the mastermind regia di Kelly Reichardt USA 2025
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the mastermind (2025)

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locandina del film THE MASTERMIND

Titolo Originale: THE MASTERMIND

RegiaKelly Reichardt

InterpretiJosh O'Connor, Alana Haim, Hope Davis, John Magaro, Gaby Hoffmann, Bill Camp, Amanda Plummer, Eli Gelb, Cole Doman, Javion Allen, Matthew Maher, Rhenzy Feliz, Juan Carlos Hernández, Jean Zarzour, D.J. Stroud, Ryan Homchick, Sterling Thompson, Jasper Thompson, Margot Anderson-Song, Maria Wedding, Jenny McManus, Katie Hubbard, Greg Violand, Ming Wang, Kevin Michael Walsh, Alexis Nicole Neuenschwander, William Cross, Barry Mulholland, Angel Kerns, Wilson Conkwright, John E. Brownlee

Durata: h 1.50
NazionalitàUSA 2025
Generepoliziesco
Al cinema nell'Ottobre 2025

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Trama del film The mastermind

Il film si svolge negli anni Settanta. Gli Stati Uniti sono sconvolti dalle proteste contro la guerra del Vietnam e dal crescente movimento di liberazione delle donne, che spinge verso un nuovo equilibrio sociale. In questo contesto, James Mooney (Josh O'Connor) orchestra un audace furto d'arte destinato a lasciare il segno. In pieno giorno, insieme a due complici, fa irruzione in un museo e riesce a sottrarre quattro preziosi dipinti, mettendo a nudo le falle di un sistema apparentemente sorvegliato. Ma se mettere a segno il colpo si rivela sorprendentemente semplice, custodire il bottino si trasforma presto in una sfida ben più ardua, logorante e piena di contraddizioni. Mentre il Paese cambia sotto i suoi occhi, Mooney si ritrova braccato e costretto a una vita da fuggitivo, in un’epoca in cui l’ordine sociale è in continuo mutamento e la sua libertà è appesa a un filo, minacciata da alleanze fragili e improvvisi tradimenti.

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Voto Visitatori:   6,80 / 10 (5 voti)6,80Grafico
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Voti e commenti su The mastermind, 5 opinioni inserite

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Jumpy  @  27/02/2026 21:49:53
   7 / 10
Una via di mezzo tra giallo/poliziesco/drammatico, ambientato, ancora una volta nell'America degli anni '70, tra fermenti culturali, l'ombra della guerra in Vietnam ed emancipazione femminile. Lavoro che deve molto al cinema di Altman (e un po' anche a quello Thomas Anderson).
Sinteticamente è la storia di una persona comune (piuttosto sotto media), che a seguito della rapina

Nascondi/Visualizza lo SPOILER SPOILER si trova invischiato in dinamiche più grandi di lui che, ad un certo punto non riesce più a gestire (con situazioni al limite del rocambolesco e comico).
Si, è vero, come notato, in alcuni momenti sembra girare un po' a vuoto, ma la storia è portata avanti molto bene, stilisticamente è perfetto, ambientazioni e fotografia molto curate, una splendida colonna sonora (un jazz/be-bop a volte molto incalzante che sottolinea bene i momenti più concitati).

stratoZ  @  09/02/2026 11:41:56
   7½ / 10
ATTENZIONE POSSIBILI SPOILER

Ho apprezzato molto questo ultimo lavoro di Kelly Reichardt, un heist movie dalle implicazioni ben più grandi, una di quelle destrutturazioni del genere - con qualche debitino al cinema di Altman se vogliamo - che si porta con sé svariati elementi interessantissimi, a partire dalla rappresentazione del periodo che fa da sottofondo alla vicenda, i primi anni settanta, periodo di particolare instabilità per gli USA, tra proteste e l'incertezza sul futuro, è qui che si svolge la storia di Mooney, un padre di famiglia disoccupato alla ricerca del successo tramite questo colpo al museo della città in cui abita, mostrando in un primo momento tutte le aspettative e le pressioni ricevute, perlopiù dalla famiglia, per un maggiore benessere economico, come si vede nel turbolento rapporto con i genitori, col severo padre, famoso giudice, e con la madre costantemente preoccupata per il suo impiego, ai limiti del pedante.

Il titolo in sé contiene già una forte ironia di fondo, altro che mastermind, il protagonista in realtà è un uomo goffo ed incapace, anche la stessa rapina si svolge in maniera particolarmente improvvisata, qui la regista si diverte a scardinare la tipica complessità e spettacolarità dell'heist movie americano, portando questi due complici a rapinare il museo in pieno giorno senza particolare arguzia e scappando davanti a delle guardie particolarmente inefficienti, ma il cuore del film è la conseguenza della rapina, vista inizialmente come l'evento che sistemerà il protagonista portando benessere nella sua vita, ma che si rivela fare tutto il contrario, tramite una serie di eventi, causati perlopiù dall'incapacità del protagonista di gestire la situazione, l'uomo verrà risucchiato dai suoi stessi errori, con un clan di malavitosi che si approprierà dei quadri, mostrando come in queste circostanze ci sono sempre pesci più grossi e più ambiziosi che lasciano men che le briciole, e portandolo, in seguito alle indagini ed alle confessioni di un membro del colpo, poi catturato per un'altra rapina, questa volta in banca a dover vagare senza meta lontano da casa, in una sorta di limbo nel quale, in seguito al diffondersi della notizia, verrà respinto un po' da tutti, amici e famiglia, portandolo a perdere il poco che già aveva, in questa parte, dai tempi dilatanti e lievemente straniante, il film concentra la sua riflessione sul periodo, sull'uomo comune, senza particolare abilità, che si trova perso nei meandri di una società che lo ha rifiutato, lo stesso personaggio di Josh O'Connor è la rappresentazione di questo, non distaccandosi dalla media del resto delle persone, ma anzi risultando peggiore, manipolativo ed egocentrico, mai umile ed approfittatore, il finale è la ciliegina sulla torta, con la meschina rapina alla vecchietta che rientrava in casa e l'arresto al corteo in cui si era infilato semplicemente per sfuggire dalla vecchietta, un'ironia della sorte potente e d'impatto che getta ancora più disillusione sulla vicenda.

Molto carino stilisticamente, con una fotografia poco contrastata, con un leggero alone che contribuisce ad evidenziare lo spaesamento del protagonista e diverse interessanti soluzioni registiche, come il 360° a tavola con i membri della famiglia riuniti per la cena, ma di base è una regia minimale che tende a lavorare per sottrazione, eliminando quasi del tutto la tensione ed il pathos, così come la spettacolarizzazione, e lasciando spazio alla disillusione.

Buonissimo film.

Gruppo COLLABORATORI SENIOR The Gaunt  @  27/12/2025 14:46:57
   7½ / 10
Il titolo in sé è molto ironico per ciò che si vede in questo film. Se vogliamo inquadrare The Mastermind in un genere è quello del classico heist movie, ma la regista concepisce qualcosa di antitetico rispetto al genere. Letteralmente lo destruttura dall'interno innanzitutto dal suo stesso protagonista, un carpentiere frustrato che concepisce il colpo confidando più sulla fortuna rispetto alla complessità. Ideazione e colpo nemmeno coprono la metà del film, perché è il dopo l'aspetto più importante in cui emerge il pressapochismo dell'operazione e la mediocrità di un uomo ordinario che crede di essere una sorta di eletto. Nel contesto di un'America anni 70 piena di contrasti, c'è un uomo braccato che perde famiglia, genitori e amici. Un uomo che manipola le persone per avere dei vantaggi temporanei, che non ha modo di rendersi conto di non essere eccezionale come crede e che rimane solo nella sua ordinaria mediocrità. Un film dove non esistono colpi di scena, né redenzioni. Ci sono momenti divertenti, tuttavia non nascondono l'atmosfera cupa del periodo storico dell'epoca.

Gruppo COLLABORATORI JUNIOR Invia una mail all'autore del commento williamdollace  @  20/12/2025 17:25:39
   7 / 10
L'ordinario si fa caotico, il turbamento comune produce errori in serie, la tragedia di un uomo ridicolo che tragedia non è ma solo pigra non accettazione dell'ordinario, minimalismo scandito da fermi immagine, montato e smontato dal jazz di Rob Mazurek, Kelly Reichardt maltratta il suo "uomo inutile" e lo segue con spirito di osservazione fino alle sue inutili peripezie, le sue vane evasioni da nulla, il suo moto maldestro perpetuo sconnesso, che ne fa un malcapitato inciampato nella propria vita, abortito vivo, perdente tenero e vigliacco, silenzioso uomo senza riscatto né virtù, fallimentare, ma senza essere eroico.

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