il maestro (2025) regia di Andrea Di Stefano Italia 2025
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il maestro (2025)

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locandina del film IL MAESTRO (2025)

Titolo Originale: IL MAESTRO (2025)

RegiaAndrea Di Stefano

InterpretiPierfrancesco Favino, Tiziano Menichelli, Giovanni Ludeno, Dora Romano, Paolo Briguglia, Valentina Bellè, Edwige Fenech

Durata: h 2.05
NazionalitàItalia 2025
Generecommedia
Al cinema nel Novembre 2025

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Trama del film Il maestro (2025)

Negli anni '80, un ex tennista deluso dalla sua carriera mediocre diventa allenatore di un giovane talento timido, schiacciato dalle aspettative del padre. Affrontano paure e insicurezze, scoprendo che non serve nascondersi.

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Voto Visitatori:   6,60 / 10 (15 voti)6,60Grafico
Voto Recensore:   7,00 / 10  7,00
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Voti e commenti su Il maestro (2025), 15 opinioni inserite

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Commenti negativiStai visualizzando solo i commenti negativi

TheLegend  @  10/08/2026 23:43:19
   5 / 10
Classico film italiano che non sa osare e si spegne lentamente.
Bravo Favino ma tutto il resto, a parte qualche piccolo frangente, non funziona.
Poteva durare tranquillamente di meno.

Invia una mail all'autore del commento bleck  @  09/05/2026 07:50:52
   4½ / 10
Un film sul tennis dove il tennis di fatto non si vede, l'attenzione si concentra di più sulle figure del pubblico sugli spalti che volta a destra ed a sinistra il proprio volto a seconda di dove va la pallina, ed è tutto dire. Eppoi un finale che è così scontato che più scontato non si può. Eppoi, dai, per il ruolo del maestro si poteva scegliere un attore che sapesse tenere in mano una racchetta, per quanto si è tenuto Favino il più lontano possibile dal campo in terra rossa, in quei pochi attimi in cui il regista, giocoforza, è stato costretto a fargli effettuare qualche colpo il risultato è stato imbarazzante.

Mauro@Lanari  @  09/04/2026 09:09:06
   4½ / 10
Al gigioneggiante Favino viene prescritto il Carbolithium per la stabilizzazione dell'umore nel disturbo bipolare (e al posto di "Cuccurucucù" di Battiato, 1981, Di Stefano avrebbe potuto inserire direttamente "Lithium" dei Nirvana, 1992, ma sarebbe stato un anacronismo rispetto al periodo storico in cui è collocato il film), ha fallito il suicidio e da 13 anni non incontra più la donna da cui ha avuto una figlia. Il ragazzino, 13enne pure lui, si chiama Felice, la mamma Beata ma sono depressi. "'Il Maestro'" insegna che fallire significa crescere: imparare a perdere, a cadere e a rialzarsi": è il mantra del coach motivazionale di Sinner, però questi personaggi sembrano a tutti gl'effetti o casi psichiatrici o afflitti da problemi familiari: cos'abbiano da imparare l'uno dall'altro è un mistero (pallettar'o serve & volley, difensore o attaccante pari sono), tuttavia tanto è bastato per rilanciare il tamtam social su fragilità, insicurezza, immaturità di figure adult'e genitoriali, di preferenza maschili. Poetico e ricco di preziosi simbolismi (le linee del campo, la parentesi visionaria del Crocifisso che batte un servizio)? Incontro di solitudini coatte, melò piagnone oltr'il limite della decenza, peggiore dell'opera precedente del regista.
https://cineforum.it/voti/film/Il_maestro

1 risposta al commento
Ultima risposta 09/04/2026 10.53.06
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stratoZ  @  12/12/2025 18:08:12
   4½ / 10
ATTENZIONE POSSIBILI SPOILER

Film che non ho gradito particolarmente, per quanto in alcuni frangenti presenti una messa in scena di discreto livello, ha il difetto di quei film italiani che non riescono mai ad osare, è il tipico dramma di formazione che si impantana su binari già troppo sfruttati, la tipica dicotomia dei caratteri impostata, tra il primo mentore, il padre, rigido ingegnere che punta tutto sul figlio e la sua passione per il tennis per sbancare il lunario, con rigidi schemi, quadernetti, segnali e tutti questi elementi macchinosi, in estremo contrasto col nuovo maestro di tennis, che tende a vivere alla giornata e ripudia questo approccio, ma se lo fa andare bene per racimolare qualche quattrino, il viaggio dei due, tra i campi di provincia del tennis giovanile, è la più banale rappresentazione del riconciliamento tra due caratteri estranei che in qualche modo fa imparare qualcosa ad entrambi, ma ho trovato le figure fin troppo macchiettistiche, il personaggio di Favino in piena crisi esistenziale, una testa calda che ha fatto i tipici errori che questo personaggio può fare, come buttare al vento il suo talento, mandare in malora qualsiasi tipo di relazione e non riconoscere una figlia, con annesso pentimento che lo porta sul baratro a livello psicologico, il giovane con un sogno nel cassetto che si scontra con una realtà ben più dura del previsto, dopo la prima vittoria al torneo regionale, in una categoria che sembra troppo grande per lui e la mentalità che ha portato avanti fino a quel momento, il tutto coniugato ad una serie di enormi aspettative create dai genitori, che lo porta ad un grosso sgomento emotivo.

La narrazione procede episodicamente con momenti che sembrano quasi scollegati tra di loro, introducendo più aspetti ed approfondendone nessuno, la sessualità da poco scoperta, una nuova empatia sviluppata nei confronti dell'esuberante personalità del maestro, la comprensione di alcuni aspetti prima coperti dalla confort zone, il tutto però è trattato in maniera abbastanza didascalica, poco approfondita, andando a giocare con la solita banale metafora dello sport e della vita, arrivando al più scontato finale che può capitare in un film italiano, tutto sta andando male, ma chi se ne frega, balliamo Battiato, con una canzone che l'avranno messa in qualche altro migliaio di film italiani.

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