Un gruppo di ragazzi adolescenti si sfida in una gara annuale chiamata The Long Walk, in cui camminano a ritmo sostenuto e, se rallentano sotto una cerca velocità, saranno bersaglio di una pistola.
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Il regista di Hunger Games prende un romanzo breve di Stephen King che è sicuramente stato tra le fonti di ispirazione di Hunger Games e lo porta sullo schermo, procedendo per sottrazione. Il film non è male, ma manca della personalità per essere veramente indimenticabile e non ha attori in grado di farti veramente affezionare ai personaggi: non c'è mai veramente disperazione, in questa lunga marcia. È così diventa l'ennesima trasposizione di King di cui tra qualche anno si ricorderanno in pochi. Però fa sempre bene rivedere Mark Hamill.
Lo attendevo da tantissimi anni questo adattamento della Lunga Marcia, uno dei suoi migliori libri di King firmati ancora con lo pseudonimo Bachman. In tutto questo tempo, a maggior ragione all'epoca, quando trasponevano al cinema i suoi libri a ritmo di uno al mese, La Lunga Marcia non aveva avuto questo privilegio. Indubbiamente la metafora evidente del Vietnam era una ferita aperta a quei tempi e quindi probabilmente accantonato. E' un ottimo film che ricrea un passato distopico o attualità distopica. Non solo ci sono ottime interpretazioni di giovani attori, aiutati dal tono corale impresso al film, al contrario del libro, incentrato su Ray. Ciò che mi è piaciuto è l'atmosfera di un paese depresso e decadente. Un contesto dove non domina la violenza, presente invece nella competizione, ma una rassegnazione profonda, che è la rassegnazione di un paese. Diversi elementi del libro sono stati cambiati, il finale specialmente che ci sta se ci si riflette un attimo, ma non cambia la sostanza con quell'immagine sospesa di un futuro da esplorare. Lawrence non è certo tra i miei registi preferiti, ma ammetto che ha impostato bene il film sia nelle tonalità emotive, violente e poetiche allo stesso tempo, nella direzione di giovani attori poco conosciuti e soprattutto nel contesto di un'America sinistra e morente.
Francis Lawrence è un regista che ritengo assolutamente impalpabile, uno di quelli di cui vedo le opere con fatica, e che le dimentico circa dieci minuti dopo la visione, questo suo ultimo lavoro, lo ritengo uno dei più riusciti, lungi dall'essere un gran film, ma almeno una sufficienza se la porta a casa, probabilmente per un soggetto che ha nella sua intuizione iniziale un motivo valido per far ricordare la pellicola, "The long walk" è un film distopico e sociologico, ambientato in un futuro imprecisato dove la guerra ha ridotto l'America in una crisi economica enorme, con la popolazione affamata, viene imbastito questo gioco al massacro nel quale i partecipanti dovranno camminare all'infinito, fino a che non ne rimane uno solo, chi si ferma, viene ucciso, già da questo concept e dall'incipit emergono tante riflessioni, alcune di natura più intima, come la disperazione che porta a partecipare a questo rischiosissimo evento, il sogno di avere una vita agiata economicamente, vista la grande somma che si vince, la voglia di riscatto ed altre motivazioni personali che emergeranno nel corso degli eventi, allo stesso tempo si introduce, tramite la colorita presentazione del sindaco, questa sorta di generale star assoluta del gioco, quella tipica riflessione sull'intrattenimento violento, con le telecamere costantemente a spiare i partecipanti, adottando anche uno schema che punta a massimizzare l'hype nelle battute finali, in cui rimangono soltanto gli ultimi due in gara, il film mostra anche una realtà in cui il povero è stato portato a diventare carne da macello, mentre i ricchi, o comunque quelli dalla parte del potere, sono lì a gustarsi lo spettacolo soddisfando le loro più intime perversioni, così come, riflettendoci un attimo, il fine ultimo del gioco, quello di eliminare tutti i poveri e rendere ricco l'unico che sopravvive, non è casuale la frase che ripete lo stesso generale, di riportare l'America grande come era un tempo, sappiamo tutti a chi è riferita questa critica.
Ecco, adesso, queste riflessioni provengono solo dal soggetto, il potenziale era tanto, poi aimé lo sviluppo non è allo stesso livello, con Lawrence che mostra ancora una volta tutti i suoi limiti, sebbene la tecnica sia di ottima fattura, con il continuo utilizzo di camere mobili per accompagnare questi personaggi perennemente in movimento, la tensione latita, il film non riesce a trasmettere la stringente sensazione dell'essere in trappola, dello trovarsi in una situazione così disperata, dei fucili perennemente puntati addosso appena si rallenta leggermente, ecco sotto questo punto di vista l'ho trovato deludente, spesso il tutto è smorzato dalle dinamiche interne al gruppo, dal rapporto d'amicizia tra i due protagonisti, un po' troppo colmo di retorica a mio parere, con la classica riflessione del "ok siamo nella m3rd4 ma l'importante adesso è godersi il momento", dal triste passato di entrambi, dalle scaramucce dei vari personaggi, viene un po' meglio trasmessa la sfiancante stanchezza dei partecipanti, specie nelle battute finali, ma per i miei gusti è un film troppo pulito, che sarebbe potuto essere ben più sporco e cattivo, considerato il contesto.
Nel complesso comunque, ben buona parte della durata mi sono anche divertito, certo, il finale l'ho trovato idealisticamente insensato, nella top 10 di cose che non potrebbero accadere mai, ma va bene dai, facciamo finta di nulla.
Il film merita una visione per gli amanti di King che probabilmente troveranno una delle migliori trasposizioni cinematografiche dei suoi racconti. Un futuro distopico non troppo lontano dal nostro che racconta le dinamiche sociali tramite un'interminabile gara di camminata. Una buonissima e credibile recitazioni di tutti gli attori coinvolti rende la visione piacevole e scorrevole nonostante l'ambientazione "statica".