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Doodslag, ovvero omicidio colposo. La storia rappresentata certamente è un caso limite a cui la stessa sceneggiatura tende a giocare ad estremizzare gli atteggiamenti del fattaccio. Diviso in tre parti ben distinte e caratterizzate dallo stile di fotografia usato. Si passa dal tono realistico della prima parte, af forte contrasto del bianco e nero della seconda, per ritornare ai colori molto accesi dell'ultima parte. Il protagonista suo malgrado diventa una cassa di risonanza delle tensioni sociali, prigioniero di quell'evento ben oltre la condanna scontata. Così fra manipolazione dei fatti, rimorsi e ricerca di espiazione abbiamo un protagonista alla deriva, sempre più marginalizzato e strumentalizzato. Il film non è esente da difetti, ma regala due o tre momenti di ottimo cinema di denuncia.