le citta' di pianura regia di Francesco Sossai Italia, Germania 2025
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le citta' di pianura (2025)

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locandina del film LE CITTA' DI PIANURA

Titolo Originale: LE CITTŔ DI PIANURA

RegiaFrancesco Sossai

InterpretiFilippo Scotti, Sergio Romano, Pierpaolo Capovilla, Roberto Citran, Andrea Pennacchi

Durata: h 1.38
NazionalitàItalia, Germania 2025
Generecommedia
Al cinema nell'Ottobre 2025

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Trama del film Le citta' di pianura

Due spiantati cinquantenni sono ossessionati di bere l'ultimo bicchiere. Una sera incontrano un ragazzo, Giulio, timido studente di architettura e il modo di vedere il mondo e l'amore all'improvviso si trasforma pian piano mentre i tre girano tra i locali del Veneto.

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Voto Visitatori:   6,96 / 10 (12 voti)6,96Grafico
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Voti e commenti su Le citta' di pianura, 12 opinioni inserite

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  Pagina di 1  

topsecret  @  30/01/2026 22:12:29
   6 / 10
A mio avviso paragonare AMICI MIEI a questo film è una super*****la con i fiocchi, vista l'atmosfera totalmente diversa, nella resa comica, che differenzia i due film.
LE CITTA' DI PIANURA è un road movie dall'aria malinconica, rarefatta e autorale che personalmente non ha lasciato il segno ma anzi ha portato una certa pesantezza e una verbosità poco sopportabile. Nonostante la bravura che riconosco a Scotti, già apprezzato ne L'ORTO AMERICANO, gli altri due protagonisti non mi hanno ispirato granchè, anche se la loro caratterizzazione è piuttosto ben evidenziata dal punto di vista umano.
Sossai non ha particolari meriti nella regia, il plot del film ha alcune buone incanalature ma, personalmente, non mi ha lasciato nulla da ricordare.
Sufficiente ma nulla più.

Cinder  @  28/01/2026 22:00:30
   10 / 10
Fatevi un favore: guardatelo. Tra i migliori film italiani degli ultimi anni.

BigHatLogan91  @  27/01/2026 02:12:09
   8 / 10
Chiare le fonti d'ispirazione, tra cui Il sorpasso e Amici miei. Nonostante questo, il film riesce a distinguersi e a offrire diverse chiavi di lettura. Voto: 7/8.

Gruppo COLLABORATORI SENIOR The Gaunt  @  21/01/2026 22:31:53
   7 / 10
La struttura di questo film è quella classica del road movie, tuttavia per le caratteristiche intrinseche dei due personaggi principali, cinquantenni fan*****sti e sfaccendati, non ha una vera e propria meta, ma il semplice mantra dell'"ultimo bicchiere", ciò che sfugge alla legge economica delle utilità marginali decrescenti. In questo loro peregrinare coinvolgono un giovane e timido studente di architettura che si rivela come un fratello minore a cui fare da mentori. Molto buono l'alchimia fra i personaggi e ben centrato il contesto provinciale del veneziano e del trevigiano in cui è ambientato. Apparati industriali in disuso, grigiore quotidiano, deturpazioni del paesaggio dove comunque puoi trovare delle oasi. Carlo e Doriano vivono i loro ricordi decantati come leggende, ma non hanno segni di pessimismo o peggio ancora un nichilismo esistenziale. Vivono alla giornata, resistono con disincanto riuscendo a smuovere la rigidità dello studente. Un film a suo modo particolare, che rimanda ai classici come il sorpasso o a Mazzacurati in certi momenti.

TheLegend  @  11/01/2026 23:24:28
   5½ / 10
Ne ho apprezzato l'anima ma nel complesso mi è risultato troppo noioso e difficile da seguire.

Jumpy  @  11/01/2026 12:14:51
   6½ / 10
Un po' l'amarezza, le disillusioni e le zingarate di Amici miei (il primo), un po' film di formazione, un po' ponte generazionale (Giulio, di fatto, è figlio della generazione dei 2 protagonisti principali).
Osannato da certa critica, non mi è sembrato chissà cosa, certo, neanche brutto (che è già tanto nel contesto del cinema italiano).
Spesso gira a vuoto, di tanto in tanto perde il ritmo, ma ci ho trovato un paio di cose particolarmente riuscite

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Non male la colonna sonora, peccato che a volte, soprattutto nella prima parte, è troppo invadente e copre i dialoghi.

Mauro@Lanari  @  11/01/2026 08:01:48
   5½ / 10
Forse conviene vederlo d'astemi, sennò ci si vede quel che non c'è: "I vitelloni", "Il sorpasso", Mazzacurati, Kaurismaki, Wenders, le bischerate monicelliane. Finalista Premio Solinas 2020 per il miglior soggetto (https://cinema.icrewplay.com/premio-solinas-2020-i-nove-finalisti/), Capovilla credibile come quando cita Žižek ogni 3x2, mesta ballata on the road from nowhere to nowhere in linea col debutto di Jarmusch "Stranger than Paradise" (1984), "Una Storia Vera" di Lynch (1999), "Nebraska" di Payne (2010). "Il meglio è un sonno briaco sulla spiaggia" ("Le meilleur, c'est un sommeil bien ivre, sur la grève": Rimbaud, "Mauvais Sang", 1873; https://books.google.it/?id=oljyOpjXJ4AC&&pg=PG204&dq=%22Le+meilleur,+c'est+un+sommeil+bien+ivre,+sur+la+gr%C3%A8ve%22). Ci siamo ridotti a "Groundhog Day", l'uomo-criceto di Bowman mentre fa jogging sulla Discovery One fra i colleghi crioibernati prima della disconnessione d'HAL 9000, l'eterno ritorno neozoroastriano di Nietzsche. M'almeno Kubrick offriv'a Dave una way out, non la resiliente manutenzione dell'esistenza ("Sono troppo vecchio per imparare a crescere": immane lezione di vita dei GenX ai GenZ). "Cities of the Plain" è il 3° famigerato romanzo della "Trilogia della frontiera", McCarthy '98: letteratura e cinema filosofici sull'accidia per il 3° millennio.

altroquando  @  10/01/2026 23:31:12
   7½ / 10
Amici miei atto III

Tempest78  @  14/10/2025 16:54:57
   5½ / 10
Filmetto con ottimo spunti.. viaggio nostalgico tra generazioni e in iniziazioni in questo scorrere inesorabile e malinconico. Peccato che non lasci molto

Gruppo COLLABORATORI JUNIOR Invia una mail all'autore del commento williamdollace  @  12/10/2025 09:50:37
   8½ / 10
Come un Aki Kaurismaki trapiantanto nel Triveneto, una toponomastica veneta, in cui passano le giornate Doriano e Claudiobianchi, losers per eccellenza, dai matrimoni spaccati a metà e i cani assegnati alle scorribande alcoliche fino ai letti dell'adolescenza con gli stessi quadrettati colori, odori, giudizi genitoriali e loro concessioni alla tenerezza, incontreranno Giulio, per un battesimo della vita, ne condivideranno i giorni, le paure, le passioni, bellissima la gravità della tomba Brion di Carlo Scarpa e la pianura veneta all'orizzonte, piegato alle circostanze eppure bucato dai tondi disegnati nel cemento vuoti che vogliono così disperatamente la libertà. È la megalopoli padana e i suoi attori, ne più ne meno, imbastita in concreto, in una ricerca dell'ultimo bar aperto per bersi l'ultima e l'ultimissima, che faccia notte e poi mattina, il sesto giorno, dio si riposò, e loro con lui, eternamente ciclico, arreso eppur vivo fino al midollo, nella rovigo che non esiste e nella eldorado di venezia, ci sono tutti i topoi veneti, in questo gioiello di urbanistica umana troppo umana così grezzo e così reale, fino alle "fondamenta degli incurabili", fino a quando c'è benzina e un bar aperto per rincorrere i treni, per urlare a squarciagola, per sboccare ma senza vomitare mai l'anima, così attaccata alle ossa da prosciugare le ore, così uguali a se stesse, eppure così incredibili.

neverhood  @  08/10/2025 22:40:11
   8 / 10
Film apparentemente semplice ma compresso nella sua stratificazione e nei diversi piani di lettura. Da un Veneto stuprato e consumato, ad una critica sul lavoro e le classi sociali; dal dialogo tra generazioni, capace di trasformare entrambe, fino alla disillusione che nasce dal confronto tra illusioni, progetti e sogni, e alla malinconica consapevolezza di vite in cui ormai i giochi sono già stati fatti. Bravi gli attori, mai sopra le righe ma che, da veneto, credo abbiano incarnato alla perfezione lo spirito di questa regione.

AleWiseGuy  @  03/10/2025 12:52:20
   5½ / 10
Le scorribande etiliche di due folletti che vagabondano per il Veneto diventano rito di iniziazione grazie all'incontro con il buon Giulio, pacato laureando in architettura che imparerà da loro l'arte di vivere l'istante e la libertà dai condizionamenti.

Ma le zingarate di monicelliana memoria e i bar che sembrano usciti da un film di Kaurismaki non bastano a consolidare quello che poteva essere un ottimo spunto creativo. I momenti di stanca si susseguono, il ritmo arranca e alcune imperfezioni nel missaggio del sonoro innervosiscono pure un po'.

La scelta registica di esagerare con le musiche di sottofondo anche durante i dialoghi è piuttosto fastidiosa, soprattutto se si opta per scarne litanie voce-chitarra dall'andamento vagamente psichedelico, il cui cantato dal tono beone e addolorato non fa che rendere le scene più deprimenti anzichè arricchirle.

I protagonisti però rendono benissimo la parte: i primi piani su Capovilla e il compare "Carlobianchi-CharlieWhite" che filosofeggiano sul senso della vita sono forse la cosa che funziona meglio, insieme a qualche trovata comico-surreale piuttosto spassosa. Mentre i tentativi di fare un apologo socio-ambientalista sulla spersonalizzazione della provincia veneta, devastata dal cemento e dall'abbandono, rimangono in superficie.

Il "tesoretto" mitizzato dai due protagonisti sembra simboleggi più che altro la voglia di emanciparsi da un vissuto che rimane cupo e grigio, nonostante lo si tenti di ravvivare con ripetuti lampi alcolici. Ma l'importante è continuare a scavare, anche quando si è capito che quello che si cerca non può più essere lì.

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