salo' o le 120 giornate di sodoma regia di Pier Paolo Pasolini Italia, Francia 1975
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salo' o le 120 giornate di sodoma (1975)

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locandina del film SALO' O LE 120 GIORNATE DI SODOMA

Titolo Originale: SALO' O LE 120 GIORNATE DI SODOMA

RegiaPier Paolo Pasolini

InterpretiPaolo Bonacelli, Giorgio Cataldi, Umberto Paolo Quintavalle, Aldo Valletti, Caterina Boratto, Hélène Surgère, Sonia Saviange

Durata: h 1.57
NazionalitàItalia, Francia 1975
Generedrammatico
Tratto dal libro "Le centoventi giornate di Sodoma" di Marchese Donatien Alphonse François De Sade
Al cinema nel Settembre 1975

•  Altri film di Pier Paolo Pasolini

Trama del film Salo' o le 120 giornate di sodoma

Ambientato nel 1944 nello stato fascista di Salò, il film narra le vicende di quattro Signori che si chiudono in una villa decadente con quattro Megere e una schiera di giovani ragazzi e ragazze, figli di partigiani. Le loro giornate, divise in una struttura da inferno dantesco si dividono in un Antinferno e tre gironi: Girone delle Manie, Girone della Merda e Girone del Sangue e sono una discesa senza ritorno nella perversione e nella crudeltà umana.

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Voto Visitatori:   7,84 / 10 (190 voti)7,84Grafico
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Voti e commenti su Salo' o le 120 giornate di sodoma, 190 opinioni inserite

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ZanoDenis  @  05/03/2015 18:03:47
   10 / 10
E oggi, dato che è il compleanno di Pasolini commento il suo film che mi ha più colpito: Salò o le 120 giornate di sodoma.
Siamo senza dubbio all'apice dell'espressività del poeta-regista, girato l'anno della sua morte e uscito postumo è una delle opere più spietate, crude, scandalistiche, e incredibilmente dure che possiamo trovare nella filmografia mondiale.
Stiamo parlando di un film incredibile, Pasolini era solito citare tutti i tipi di arte, dalla pittura alla letteratura (stiamo parlando di un genio ragazzi, un uomo con una cultura globale enorme.)
Qui prende spunto dal romanzo del marchese De Sade e inizia a descrivere le torture che subiscono un paio di ragazzi costretti a restare nella struttura e soddisfare i piaceri di quattro personaggi malati e spietati.
Con riferimenti anche all'inferno dantesco (la divisione in gironi) e l'abbandono di un ironia di fondo che aveva caratterizzato alcuni lavori di Pasolini, qui non c'è un cazz.o da ridere, stiamo parlando di cose serie, altro che ironia, Pasolini mostra diversi temi, tutti di un importanza non indifferente :

- Prima di tutto, credo che il tema principale del film ( e qui prendo spunto dalle ultime interviste rilasciate da Pasolini) sia il concetto di "Anarchia del potere", Pasolini affermava che non c'è nulla di più anarchico del potere, perché chiunque si trovi li al potere, senza fare differenza di ideologia politica o altro, si ritrova nella condizione di fare cio che vuole, la situazione che si viene a creare nel film quindi potrebbe essere una metafora di cio che i potenti si permettono di fare col cittadino comune, purtroppo indifeso, che dovrebbe essere difeso dai corpi di polizia, ma, come appunto avviene nel film con i soldati nazifascisti, accade l'opposto, i corpi di polizia e queste istituzioni che teoricamente dovrebbero difendere il cittadino, limitano e opprimono ancora di più le sue capacità.
Li stesse quattro figure : Duca, Monsignore, Eccellenza e Presidente, molto probabilmente stanno a simboleggiare ognuno qualche importante istituzione, ma su questo non so dire altro.
La funzione delle maestre non mi sembra ben specificata, molto probabilmente saranno una metafora del lavaggio del cervello che vogliono farci i potenti o qualcosa del genere, probabilmente un metodo per attutire il trauma che subirà la popolazione, ed evitare rivolte. E' ottima pure la scelta di non caratterizzare affatto le vittime, si fa in modo che lo spettatore non si affezioni per nulla ad esse, non deve provare pena o empatia, nono, deve rendersi conto di come sia passivo il comportamento di essi.
Vi sono scene di un significato veramente incredibile, come quella del concorso di bellezza del deretano, l'illusione della morte, che per quelle povere vittime poteva sembrare una liberazione, questo fa capire moltissimo.
Il bello del film è uno principalmente, Pasolini non usa metafore che ci prendono dolcemente, assolutamente no, lui ci dice chiaramente che ce la stanno mettendo li dietro. E basta. Inoltre, il romanzo era ambientato molto tempo prima, probabilmente nel settecento, Pasolini lo trasferisce in un epoca molto più vicina a noi, in modo da mandare il messaggio in modo molto più diretto, in modo da destabilizzare ancora di più la nostra sensibilità.

- L'indifferenza dello spettatore: Questo viene a galla nella enigmatica scena finale in cui i soldati dopo aver assistito a tutto ciò, iniziano a ballare noncuranti delle pene sofferte dagli altri, credo che qui la scena parli da sola.

Tecnicamente è curatissimo, come al solito di Pasolini, ho notato parecchie belle pianosequenze all'interno della sala delle org.e, inquadrature simmetriche e spesso espressive e un ottimo uso degli interni, quasi in modo opprimente/claustrofobico.

Ovviamente non è un film per tutti, ci sono scene eccessivamente cruente, anche 40 anni dopo la sua uscita, voglio chiarire che, ovviamente, le mie sono considerazioni soggettive, e probabilmente avrò detto manco un decimo di cio che Pasolini intendeva, e potrei anche aver sbagliato, un film del genere, anzi un autore del genere possiamo solo provare a capire cosa intendeva, ma non ne avremo mai la certezza, è un film pieno di spunti e andrebbe visto moltissime volte a mio parere, per me è un capolavoro, ma comprendo che a molti può anche non piacere, ma è questo il bello di chi ha voglia di rischiare, di esagerare, d'altronde immagino, come ogni film di Pasolini, ci saranno stati parecchi problemi di censura e cose varie, deve aver fatto molto scalpore al tempo.

Ci sono film che sono dei pugni nello stomaco. Questo è una decina di coltellate nello stomaco.
Sarebbe 9,5 ma metto 10 perché oggi è il compleanno di Pasolini, questo è il mio tributo. Chapeau.

5 risposte al commento
Ultima risposta 29/09/2015 10.40.46
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