viaggio a tokyo regia di Yasujiro Ozu Giappone 1953
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viaggio a tokyo (1953)

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locandina del film VIAGGIO A TOKYO

Titolo Originale: TOKYO MONOGATARI

RegiaYasujiro Ozu

InterpretiChishu Ryu, Chiyeko Higashiyama, So Yamamura

Durata: h 2.16
NazionalitàGiappone 1953
Generedrammatico
Al cinema nel Gennaio 1953

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Trama del film Viaggio a tokyo

Due genitori anziani lasciano la campagna giapponese per recarsi a trovare i figli sposati che abitano a Tokyo. I due nella capitale hanno trovato la loro strada, uno fa il medico e l'altra la parrucchiera. L'arrivo di mamma e papà getta nello scompiglio le rispettive famiglie che, a fatica, sopportano la loro presenza. Con un pretesto li mandano in una località turistica a passare il fine settimana. Alla fine saranno costretti a fare intraprendere il viaggio di ritorno verso casa.

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Voto Visitatori:   9,07 / 10 (36 voti)9,07Grafico
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Voti e commenti su Viaggio a tokyo, 36 opinioni inserite

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stratoZ  @  13/02/2026 13:32:44
   10 / 10
ATTENZIONE POSSIBILI SPOILER

Ozu realizza quello che per me è uno dei film più belli di sempre, per diversi meriti storico-critici, ma per quanto mi riguarda, soprattutto per l'emozione che riesce a trasmettere, lo considero uno di quei film che riescono a cambiare la vita, un film che offre una prospettiva nuova nei confronti della vita e della morte, del tempo e dei rapporti familiari, della tradizione e della modernità, l'opera in cui Ozu arriva al massimo della sua potenza espressiva ed emozionale.

Il film parla di questo viaggio a Tokyo intrapreso da una coppia di anziani, andando a trovare i figli che si sono trasferiti nella capitale giapponese e vivono a diverse ore di distanza, facciamo una piccola contestualizzazione, erano gli anni cinquanta, e questa coppia di anziani va a Tokyo per la prima volta nella loro vita, e questo potrebbe essere già il primo contrasto messo in evidenza dal soggetto in sé, il cambiamento dei tempi, lo sviluppo dei mezzi di trasporto pubblico, una nuova mentalità che porta le persone a viaggiare da l'opportunità a due anziani che fino a quel momento erano come rimasti rinchiusi all'interno della loro realtà del Giappone di provincia, rimanendo stupiti, come si vedere in diverse sequenze, dalla monumentale bellezza della città.

Ben presto il soggetto approfondisce il rapporto con i figli, mettendo in scena un grande distacco dato alla volontà dei genitori di passare del prezioso tempo con loro che tuttavia non viene ricambiato, anzi viene spesso sottovalutato, con i figli costantemente impegnati su questioni lavorative che iniziano a trattare i genitori come zavorre di cui liberarsi, passando quel poco tempo con loro con uno spirito quasi d'imposizione e formalità, mandandoli anche ad un centro termale in zona, pur di farli alloggiare lontano e non trovarseli tra i piedi durante la quotidianità, l'unica che sembra provare un certo affetto spontaneo nei confronti dei genitori è Noriko, non una figlia di sangue, ma acquisita, essendo stata la moglie di un loro figlio venuto a mancare durante la seconda guerra mondiale.

Il film tramite questo semplice soggetto approfondisce svariate tematiche, andando a toccare temi esistenziali con un'incredibile delicatezza e regalando momenti estremamente toccanti, mi viene in mente uno dei pochi campi larghi che Ozu si concede, quello della nonna che gioca spensierata con uno dei nipoti, augurandogli tutta la fortuna del mondo quando sarà grande, ma esplicando la sua consapevolezza di non poterne assistere per questioni anagrafiche, uno di quei momenti che trascina qualsiasi persona che abbia avuto la fortuna di conoscere i propri nonni nei meandri dei ricordi da bambino, sentendo la pressione del tempo che passa, del trascorrere della nostra limitata esistenza terrena. O ancora, l'immagine ricorrente delle canne fumarie dell'industria della metropoli, altro modo di Ozu di mostrare quest'avanzante modernità, che ingurgita nella frenetica vita della metropoli i figli, lasciandogli poco spazio per godere degli affetti familiari.

L'evento culmine della seconda parte, il viaggio di ritorno con annessa malattia e dipartita della madre, fa emergere il resto dei significati restati latenti nella prima parte, la presa di consapevolezza da parte dei due anziani del poco tempo restato a loro disposizione, a differenza degli stessi figli che li hanno poco considerati fino a quel momento, che tuttavia Ozu mette in scena senza alcuna morale o giudizio, proponendo una semplice considerazione sulla differenza di percezione tra chi si avvicina alla fine e chi ha più tempo da vivere, ma uno degli aspetti che mi ha emozionato di più è come viene trattata la morte, la serenità del padre pochissimo tempo dopo la morte della moglie, in quella che considero una delle scene più belle di sempre, che si affaccia nel giardino della casa a guardare l'alba di un nuovo giorno è la definitiva presa di coscienza sul ciclo della vita, il dolore viene levigato dalla consapevolezza di aver vissuto con gioia gli ultimi giorni, di aver avuto il tempo di salutare i propri cari, di aver visto un posto nuovo, un modo di trattare l'elaborazione del lutto che sembra togliere allo spettatore ogni ansia e preoccupazione per la morte, discorso valido anche per la stessa questione di Noriko, donna rimasta ancorata al passato e che non si è mai risposata, viene trattata efficacemente dai genitori, che abbattono ogni convenzione o morale ed incoraggiano la donna a farsi una nuova vita, a vivere senza senso di colpa o doveri nei loro confronti o del figlio deceduto.

Stilisticamente straordinario, minimale quanto sentito, tra numerosi primi piani che catturano le più profonde emozioni dei personaggi, sguardi che esplicano il non detto e le tipiche inquadrature da terra per gli interni che creano splendide prospettive pittoriche, "Viaggio a Tokyo" è un capolavoro per le emozioni che trasmette, uno dei punti di riferimento del dramma d'autore capace di lasciare lo spettatore in balia di fortissime emozioni, a me personalmente nella sua malinconia mi ha messo tanto di buon umore, uno di quei film considerabili perfetti per la delicatezza con cui tratta tematiche così importanti.

"But if I had known things would come to this, I'd have been kinder to her while she was alive."

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