Woody, Buzz, Jessie e gli altri giocattoli devono fare i conti con l'avvento della tecnologia e affrontare una nuova minaccia rappresentata dai giochi moderni e digitali.
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Inaspettatamente apprezzabile (non sono fan della Pixar degli ultimi anni, siamo lontanissimi dai capolavori anni 2000). Nettamente superiore al 4, qui almeno c'è una idea alla base (i tablet e la tecnologia che spazzano via i vecchi giochi e di conseguenza la fantasia dei bambini), quando invece il quarto capitolo non aveva una vera e propria ragione d'essere (se non la partenza finale di Woody). L'impressione però è che sia l'episodio filler (bello per carità ma pur sempre un filler) di una bellissima serie TV che ha fatto la storia e ormai ha fatto il suo, senza più tanto da dire. Molto apprezzabile la scelta di Jessie come nuova protagonista effettiva della storia. Lei è una nuova Woody non scontata, irascibile, impulsiva e anche leggermente dispotica. Una caratterizzazione femminile decisamente più fine e tridimensionale della noiosissima Boo-Beep del quarto capitolo che era solo un pretesto per mettere in scena un monodimensionale girl-power. Pecca però in emozione: come si fa a mettere in scena il ricongiungimento di Jessie con la sua adorata Emily (ricongiungimento che aspettavano già da Toy story 2) e renderlo così anonimo e sbrigativo? Mi aspettavo i lacrimoni da quella scena invece solo indifferenza. Ma si sa, la Pixar è da Inside out che non è più in grado di commuovere.
Tutto sommato l'ho trovato carino, sicuramente meglio del quarto capitolo che era ben più scialbo, non ispirato come i primi tre, in questo invece ci sono diversi bei momenti ed una scrittura intelligente, portando al centro del discorso la tecnologia e la sua invasività nella vita di ogni bambino, le conseguenze sociali che portano la bambina che non ne usufruisce ad essere esclusa, andando a creare anche una forte competitività che sfocia nella dipendenza, come si vede in quel gioco che Bonnie fa insieme alle amiche, la paura di una bambina timida di essere giudicata dalle altre perché ancora gioca con i giocattoli, andando a reprimere i propri sentimenti, e devo dire tutto questo insieme riesce a toccare lo spettatore, ma ovviamente c'è anche l'abilità nello stemperare queste situazioni, la comicità non manca, anche quando è più amarostica, come nel caso di Woody, ormai invecchiato, e le battute sulle sue calvizie o il peso forma non più perfetto, una prima parte che ci sta un po' ad ingranare, visto il montaggio alternato di tre diverse situazioni, ma che fa convergere bene ogni personaggio, mettendo al centro anche i rapporti interpersonali, l'eterna infatuazione di Buzz nei confronti di Jesse, con la sua timidezza che non gli permette di dichiararsi anche quando sembra fin troppo palese, il rapporto d'astio che sa di conflitto generazionale tra i vecchi giocattoli e quelli elettronici, come si vede nelle varie scaramucce sia con la rana tablet che con quella carta igienica elettronica ed i suoi due amici, arrivando ad un comodo compromesso sull'uso della tecnologia.
Azione tutto sommato carina, nella prima parte stenta a decollare, la seconda, ben più ritmata, regala sequenze di tutto rispetto, le lunghe cavalcate della squadra che si è venuta a formare, con i tantissimi Buzz tecnologici, con la corsa contro il tempo per recuperare la rana tablet, e le ottime sequenze stilizzate dei giocattoli in fase di gioco, con annesse diverse citazioni ai classici disney, fino ad arrivare ai momenti dei matrimoni.
In fondo, mi sono divertito, ma il film ha anche i suoi spunti interessanti, almeno per essere un prodotto d'animazione - prevalentemente - per bambini.
TOY STORY 5 si tiene al passo con i tempi mettendo in evidenza come la tecnologia possa influenzare i comportamenti e il modo di pensare dei più piccoli. Senza demonizzare nessuno, Stanton e Harris propongono una mediazione tra la tecnologia che avanza e i giocattoli tradizionali, ormai vecchi e inutili per molti ma non per quei bambini che hanno ancora una spiccata immaginazione e sensibilità. Un bel film, per tutta la famiglia, che induce al senso critico e alla riflessione ma sempre con una porta aperta alla speranza e ai buoni sentimenti.
E' un film bello, che naturalmente andrà rivisto più volte. Diverse le cose che mi sono piaciute di più: la storia è bella, forse troppo movimentata, e forse avrei esaltato maggiormente l'impatto emotivo finale tra le due bimbe simili nella loro diversità dai loro coetanei. Bella la rappresentazione dell'impatto dei social sui bimbi e sugli adulti. Chi critica dicendo che questo capitolo è arrivato tardi rispetto al mondo problematico attuale (dei bimbi e dei loro genitori) pecca di ipocrisia e di miopia in quanto non mi risultano tanti film che abbiano affrontato questo tipo di tematica. Bella la chiave di lettura quando si cerca di non condannare i social che hanno reso tutti più poveri e soli ma augurandosi un utilizzo che possa e che doveva avere dei nessi con un mondo ed un modo diverso di conoscersi e conoscerci. Ci saranno tante critiche, di chi non si diverte riflettendo con Toy Story ma che preferisce magari ridere meccanicamente con i video di youtube. Ho rivisto i voti dati nei primi mesi al terzo capitolo, per avere la conferma che in molti avevano avuto il coraggio di criticare una film eterno e meraviglioso, solo perché a prescindere si deve essere contro i sequel. E' un film che avrà il suo valore tra anni e anni, quando forse con occhi malinconici ci renderemo conto di quel che si poteva fare per evitare l'attuale inizio della devastazione mentale di adulti e bambini. Un film a suo modo coraggioso perché non vuole stupire e meravigliare, ma si limita nel racconto di un problema enorme le cui conseguenze non sono ancora note. Avrei evitato i tanti Buzz nella storia, è una forzatura, mentre per fortuna si riduce al quasi anonimato Forky, personaggio a parer mio troppo esaltato nel quarto capitolo.