Recensione memorabilia - una storia di famiglia regia di Giovanni Morassutti Italia 2025
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Recensione memorabilia - una storia di famiglia (2025Film Novità

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locandina del film MEMORABILIA - UNA STORIA DI FAMIGLIA

Immagine tratta dal film MEMORABILIA - UNA STORIA DI FAMIGLIA

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Immagine tratta dal film MEMORABILIA - UNA STORIA DI FAMIGLIA
 

È imprenditore chi esercita professionalmente un'attività economica organizzata a fine della produzione o dello scambio di beni e servizi.
(Art. 2082 del Codice Civile)

Cosa significa essere un imprenditore?
Essere imprenditore significa avviare, organizzare e gestire un'attività economica assumendosi il rischio e la responsabilità di creare valore, innovare e generare profitto attraverso la produzione o lo scambio di beni e servizi. Richiede visione, determinazione, capacità di leadership e di gestione di risorse, e la volontà di trasformare un'idea in un progetto concreto, anche a fronte del rischio di fallimento.
Quest'ultima definizione si può trovare nei codici o nei testi a carattere giuridico legati al diritto commerciale, o societario oppure fallimentare. Se non avete studi giuridici attuali o passati alle spalle, potete tranquillamente cercarla anche su Google, che si fa anche prima. Se il codice civile definisce nella sua essenza ciò che definisce un imprenditore, la seconda, cioé essere un imprenditore, comporta un'espansione delle fredda definizione del Codice Civile.
In fondo essere un imprenditore è innanzitutto avere un capitale a disposizione per poter avviare un progetto, il quale con accurata gestione economico-aziendale, mette a frutto il capitale iniziale per trarne profitto e benessere. Il fine è appunto il profitto, se non esiste tale fine, semplicemente non esisterebbe nemmeno l'imprenditore. Sarebbe semplicemente un mecenate o un benefattore.
Visione, determinazione, capacità di leadership e di gestione delle risorse, riprendendo la definizione soprastante ed il fattore umano è la più importante delle risorse da gestire perché contribuiscono alla creazione di quel profitto, che è il fine ultimo dell'imprenditore. Il fattore umano condivide quella visione e contribuisce, come detto, dal concepimento del progetto fino alla sua realizzazione.

Il documentario ricostruisce la storia della famiglia Morassutti, evidenziando una mentalità ed una cultura abbastanza paternalista nel suo complesso, ma piuttosto moderna e con una visione strategica nel rapporto con i propri dipendenti che ha contribuito all'attaccamento aziendale non tanto attraverso imposizioni, bensì creando un clima quasi familiare al suo interno. Come osservato dalle numerose testimonianze degli ex-dipendenti, andare al lavoro alla Morassutti, lo stabilimento principale come i punti vendita distribuiti nel territorio, non era assolutamente un peso ma un piacere. C'era un clima di vicinanza fra dipendenti ed il rapporto gerarchico non era pesante o oppressivo. Prova ne sia che negli anni infuocati degli anni 60 le adesioni allo sciopero erano bassissime perché era molto basso il tasso conflittuale all'interno dell'impresa e della catena dei negozi. Che sia un capitalismo con una forte etica sociale o immensa paraculaggine dei vertici nel documentario non si evince, ma è secondario in rapporto ai risultati complessivi. Aldilà di un livello puramente formale, la sostanza evidenzia lo stato di un'azienda florida, che offre ottimi stipendi (“lavorare alla Morassutti era meglio di un posto in banca”) ed un clima lavorativo sano. In fondo è l'obiettivo di ogni buon imprenditore. Venivano organizzate molto spesso varie gite aziendali, occasioni d'incontro come cene e pranzi insieme ai vertici, ottime gratifiche natalizie e non. E soprattutto favorivano le attività extra lavoro come il teatro, quest'ultimo proposto dagli stessi dipendenti quasi per scherzo, successivamente favorito e sostenuto a livello finanziario con la fondazione di una compagnia stabile teatrale.

Il teatro è appunto l'elemento centrale che accomuna Giovanni Morassutti, attore e regista di questo documentario. Questo lavoro non è altro per l'autore di approfondire la storia della propria famiglia, cui probabilmente aveva liquidato in maniera superficiale nel suo passato. Aveva il sogno di diventare attore e scelse di intraprendere una strada diversa da quella di un futuro in azienda, trasferendosi negli Stati Uniti presso la Scuola Strasberg. Probabilmente aveva immaginato la propria famiglia come una delle tante realtà imprenditoriali senza però percepirne le sfumature, perché come egli stesso ha riscoperto, la sua famiglia non era solo una delle tante dinastie di imprenditori come le altre presenti in Italia. Era qualcosa di più, di conseguenza il viaggio personale di Giovanni Moraussutti diventa un ritorno ed approfondimento nei confronti delle propria.
Approfondimento tratto inizialmente dalla corrispondenza con lo zio Paolo che aveva preso le redini dell'azienda e che a suo tempo aveva fortemente sostenuto la sua scelta di voler diventare un attore di teatro.

L'attività extra lavorativa teatrale gradualmente diventa sempre più coinvolgente con provini e prove che venivano sempre effettuati in orario serale, liberi dal proprio lavoro. Non il solito passatempo ma una passione sempre più crescente per quei lavoratori dotati di un certo talento di calcare un palcoscenico teatrale. L'anedottica si fa interessante quando nel casi di donne molto giovani che devono uscire da sole la sera. Negli anni sessanta non è che le famiglie erano molto favorevoli a ciò, ma l'azienda garantiva il servizio di un pulmino che prendeva le ragazze e le portava alle prove per poi riportarle a casa alla fine di esse.
L'attività teatrale favorisce ancor di più il grado di coesione lavorativa, riuscendo a creare dei nuclei con forti rapporti che andavano oltre quello lavorativo. Fra l'altro diversi ex dipendenti si sono sposati conoscendosi all'interno del proprio lavoro, come di intere famiglie che ancora oggi conservano un rapporto di salda amicizia reciproca.
Le opere rappresentate a teatro erano perlopiù commedie dialettali venete, ma anche alzando il tiro con rappresentazioni di Goldoni che permette anche di andare fuori dal proprio territorio, dove c'erano negozi Morassutti, come Roma e Napoli e con tanto di costumi scenici di pregio affittati per l'occasione dalla stessa Morassutti. Gli appassionati di teatro magari non conoscono testi di commedie venete, ma certamente conoscono Goldoni e tali rappresentazioni hanno avuto anche un buon riscontro di pubblico e critica. Un bel risultato se parliamo di attori non professionisti.

La realtà Morassutti tuttavia subisce un brusco stop all'inizio degli anni 70, quando il progetto per un ulteriore espansione del brand avrebbe bisogno di un aumento consistente di capitale che la famiglia non era in grado di sostenere. La Morassutti era un marchio conosciuto, però dalle solide basi familiari. Per tale ulteriore passo bisogna passare all'azionariato esterno in modo da separare anche il patrimonio aziendale da quello familiare. Una scelta azzardata ma con una sua logica strategica. Soltanto che si sono rivolti al consulente finanziario peggiore, ma che al tempo non godeva della pessima fama che avrebbe goduto di lì a non molto: Michele Sindona.
Tramite la Carlo Pacchetti Spa, sostanzialmente una scatola vuota dove dietro c'era la presenza dello stesso Sindona, il finanziere prende possesso del pacchetto di maggioranza delle azioni e da buon finanziere non fa altro che monetizzare smembrando l'azienda che in poco tempo viene praticamente cancellata. Una realtà florida che la spregiudicatezza di un criminale ha ridotto in cenere.
Sopravviverà solo una parte del brand tramite un accordo tra Paolo Morassutti ed il colosso Fischer tedesco. Ma sopravvive anche la compagnia teatrale stabile, la quale cambiando anche il nome rimane tutt'oggi una realtà sia pure territoriale.

Il documentario principalmente deve raccontare una storia, non lo scopriamo oggi. La forma può essere sacrificata a favore di un racconto, di un episodio o di una realtà che possa mettere curiosità ed interesse nello spettatore. Memorabilia ci riesce perché rappresenta, con un certo tono nostalgico, un esempio di welfare aziendale anche se allo stesso tempo, purtroppo, un'eccezione in mezzo al mare della borghesia più ignorante d'Europa di pasoliniana memoria. A braccio mi viene in mente solo la galassia Olivetti come alto livello di welfare aziendale.
La Morassutti era molto legata al territorio come già ripetuto, per cui trovare il materiale di repertorio deve essere stata un'impresa tutt'altro che facile e presumo da archivi privati degli stessi dipendenti in buona parte. I risultati comunque premiano questo lavoro che permette, a livello personale intendo, la conoscenza di una realtà a me ignota.

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Recensione a cura di The Gaunt - aggiornata al 31/08/2026 12.37.00

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