buon giorno! regia di Yasujiro Ozu Giappone 1959
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buon giorno! (1959)

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locandina del film BUON GIORNO!

Titolo Originale: OHAYÔ

RegiaYasujiro Ozu

InterpretiKeiji Sada, Yoshiko Kuga, Chishu Ryu, Kuniko Miyake, Masuo Fujiki, Eiko Miyoshi

Durata: h 1.34
NazionalitàGiappone 1959
Generecommedia
Al cinema nel Gennaio 1959

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Trama del film Buon giorno!

Esasperati dalle continue richieste di un televisore da parte dei due figli, mamma e papà impongono loro di starsene tranquilli. E i ragazzini li prendono in parola, rifiutandosi di proferire sillaba: il loro forzato silenzio metterà a soqquadro tutto il vicinato...

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Voto Visitatori:   8,00 / 10 (5 voti)8,00Grafico
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Voti e commenti su Buon giorno!, 5 opinioni inserite

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  Pagina di 1  

stratoZ  @  19/02/2026 11:33:46
   7 / 10
ATTENZIONE POSSIBILI SPOILER

Gradevole commedia di Ozu, che dedica particolare attenzione al mondo dell'infanzia, il film presenta un soggetto essenziale quanto tipico del regista, che tramite un incipit lineare porta la narrazione a trattare svariati argomenti, alla base di tutto c'è l'eterno scontro tra tradizione e modernità, qui rappresentato dal rapporto tra genitori e figli, o ancora più in generale, tra adulti e bambini, Minoro e Isamu, considerabili i protagonisti di una pellicola che in realtà a livello di struttura si avvicina molto al film corale, sono come abbagliati da questa tecnologia nuova di zecca, la televisione, andando tutti i pomeriggi a casa di un loro amico per guardarla, cosa che col tempo fa crescere un certo disappunto nei genitori che vogliono invece che i due bambini vadano a fare lezioni d'inglese, in questo elemento si nota come in realtà, quella che dovrebbe rappresentare la tradizione stessa, ovvero l'opporsi dei genitori alla televisione, è comunque influenzata da un globalismo sempre più imperante, con la volontà di mandare i bambini a studiare una lingua straniera, concetto che si rafforza ancora di più col fatto che riguarda l'inglese, riferimento non nuovo di Ozu all'invadente capitalismo americano, basti guardare la trilogia di Noriko dove vi sono lampanti esempi.

Altro elemento trattato, in realtà in maniera molto sardonica, è la differenza tra le attitudini dei bambini e quelle degli adulti, il film presenta dei bambini in realtà molto uniti e collaborativi tra di loro, al contrario, è nel mondo degli adulti che succedono le peggiori scaramucce, rendendoli particolarmente puerili, basti guardare tutta la questione dell'associazione ed il litigio che si viene a creare tra la direttrice ed una dei membri che viene accusata di aver rubato dei fondi, quando in realtà se ne era scordata l'anziana madre affetta da demenza senile - e questo non è un dettaglio, gli anziani, esattamente come i bambini, diventano un capro espiatorio degli adulti - o ancora, tutta la vicenda riguardante il professore e la sua infatuazione, con la bella scena alla stazione dove i due non riescono a comunicare perché bloccati da un certo imbarazzo e convenzioni da adulti, così facendo Ozu crea un simpatico paradosso tra i comportamenti dei bambini considerati infantili e quelli degli adulti.

Molto valido a livello tecnico, è uno dei film della fase a colori, sul finire della carriera del maestro nipponico, che presenta una componente visiva molto simile alle sue precedenti opere, inquadrature fisse e simmetriche, con degli splendidi quadri all'interno del nido familiare.

Buona commedia.

Thorondir  @  09/04/2023 22:42:02
   8½ / 10
Forse la commedia più divertente di Ozu. È un piccolo-grande film corale in cui Ozu sviscera, seppur in tono più scherzoso, i temi cardine del suo cinema precedente e successivo: relazioni interpersonali e intrafamigliari, arrivo della modernità, incomunicabilità, matrimoni, lotte generazionali e differenze generazionali. Con la classica e strabiliante costruzione di inquadrature fisse che si aprono in altre inquadrature nelle inquadrature (e relativi surcadrage), Ozu racconta questi micro-quadri di vita famigliare nel Giappone dei '50: stanno arrivando le novità tecnologiche (tv e lavatrici), i giovani ne sono attratti, gli adulti non sanno come interpretare questi cambiamenti. Temi importanti su cui Ozu costruisce una commedia di piccole gag esilaranti (splendido il bambino più piccolo) ma che non tace temi dolorosi e tipici del cineasta giapponese: mentre i bambini nella loro innocenza e incoscienza vanno dritti al sodo, gli adulti si nascondono dietro convenivoli, frasi fatte, perché non hanno il coraggio di dirsi veramente ciò che pensano (il dialogo alla stazione tra i due innamorati che non sanno dirselo è chiarissimo in tal senso).

Danae77  @  12/10/2015 23:32:38
   8½ / 10
"I love you", mai frase pronunciata con più orgoglio. Due solidalissimi fratelli conducono la loro grande battaglia adolescenziale, pena: la disobbedienza ed il silenzio. Un compagno poco affine col gioco del sibilo dei flussi corporei, nel quale, gli altri, ne sono grandi maestri. Una lucidissima madre succube ed una figlia, poco figlia e meno ancora madre. Autentica severità giapponese, smussata dal timore di un capriccio vestito di paura. Due timidi e riservati innamorati che aspettano l'occasione del treno della vita. Tutto sullo sfondo di una cornice fatta di pettegolezzi di rione, preziosissime lezioni di inglese, opportunismi e ambulanti che tentano di sbarcare il lunario con l'assurdo. Una chicca.

Ciaby  @  13/04/2013 18:25:49
   9 / 10
Trovare gag comiche sulle scoregge non è una cosa comune nei film di Ozu, di solito sempre così legato ad un pudore terribilmente giapponese e tenero, dolce, impenetrabile, delicato, ma "Buon Giorno" è una delle commedie più belle che abbia mai visto. A partire dai colori (straordinari) per arrivare alla caratterizzazione dei personaggi, a situazioni quotidiane che diventano divertenti, a una sceneggiatura coinvolgente. Tutto è d'altissimo livello. Come sempre.

Invia una mail all'autore del commento wega  @  17/07/2009 11:10:39
   7 / 10
"Buon Giorno" è un remake del fortunato "Sono nato ma..", una commedia della quotidianità in puro spirito Ozu. E' interessante l' esperimento suggeritomi: guardare il film senza sottotitoli, così, puro come è stato creato. Ebbene sì, una volta letta la trama, i film di Ozu potrebbero anche essere visti senza capire nulla del parlato, perché è talmente semplice la dinamica, rispecchia talmente tanto la quotidianità di chiunque, che basta cogliere gli sguardi, le reazioni degli attori, il conteso per capire quello che sta succedendo. "Ohayo" è tra i primi, forse il secondo esperimento a colori del cineasta nipponico, e tra gli ultimi della sua carriera. La regia di Ozu non è proprio facilmente digeribile, almeno personalmente, sono abbastanza certo però che un giorno, con un po' più di maturità, sarà tra i miei autori preferiti. Molto bella la fotografia e splendide comunque le inquadrature (tassativamente fisse).

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