snowpiercer regia di Joon-Ho Bong Corea del Sud, USA, Francia 2013
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snowpiercer (2013)

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locandina del film SNOWPIERCER

Titolo Originale: SNOWPIERCER

RegiaJoon-Ho Bong

InterpretiKang-ho Song, Chris Evans, Tilda Swinton, Jamie Bell, Octavia Spencer, John Hurt, Ed Harris

Durata: h 2.06
NazionalitàCorea del Sud, USA, Francia 2013
Genereazione
Al cinema nel Febbraio 2014

•  Altri film di Joon-Ho Bong

Trama del film Snowpiercer

In un futuro non lontano, la Terra conosce una nuova Era Glaciale. Gli ultimi sopravvissuti del genere umano vivono confinati in un treno rompighiaccio in grado di correre perpetuamente attraverso il globo. L'inventore di questa macchina perfetta, il misterioso Wilford, ha anche determinato un sistema sociale su cui si regge l'equilibrio della comunità che abita i vagoni del treno. In coda stanno i miserabili sfruttati che salirono a bordo gratis, verso la testa del treno vivono invece nei privilegi i passeggeri di prima classe. Ma la rivolta degli oppressi dalla coda del treno è oramai imminente e il suo leader, Curtis, attende solo il momento giusto per tentare l'ardimentosa presa della testa del convoglio.

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Voti e commenti su Snowpiercer, 138 opinioni inserite

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  Pagina di 1  

_Hollow_  @  24/06/2014 03:51:14
   9 / 10
Una media ingiustamente bassa per quello che, in fin dei conti, è un gran film in linea coi lavori di Joon-Ho Bong.

Dai molti commenti negativi che ho letto, l'unica cosa che posso capire è che a certa gente manca un concetto direi parecchio importante riguardante qualsiasi opera di finzione, quindi non solo cinematografica: si chiama "sospensione d'incredulità". Cito testualmente il primo rigo di wikipedia: "è un particolare carattere semiotico che consiste nella volontà, da parte del lettore o dello spettatore, di sospendere le proprie facoltà critiche allo scopo di ignorare le incongruenze secondarie e godere di un'opera di fantasia."
Notare la parola "secondarie", che coglie molto bene il punto.

Nel caso qui in questione, il treno è un'enorme metafora ("il treno è il mondo") che, rappresentando una sorta di distopica società del futuro composta dagli ultimi sopravvissuti del genere umano, vuole in realtà criticare la società attuale che, in maniera assai più velata ma non diversa, è strutturata allo stesso identico modo.
A tutti noi della prima classe del mondo, che ha potuto vedere questo film, non frega nulla degli ultimi vagoni; non sappiamo esattamente come vanno le cose laggiù; come i tizi dei primi vagoni (con macellerie, acquari, serre, saloni di bellezza, saune, discoteche ecc.) ci limitiamo, magari dopo un mese che in una qualche parte del mondo è accaduto un cataclisma, scoppiata la siccità od una guerra, a spedire qualche medicazione o qualche genere alimentare (magari yogurt scaduti, com'è successo, roba insomma non troppo diversa da quelle barre proteiche). E questo succede anche nel nostro stesso Paese, perché la reazione di chiunque, alla vista dei barboni dell'ultima classe a camminare tra noi come nella seconda metà del film, sarebbe guardare con circospezione o storcere il naso dal tanfo che emettono.

In pratica, dopo l'iniziale critica ecologista e scientista, il treno (e la sua fine) può benissimo simboleggiare la deriva di un capitalismo senza freni. Da cui escono una bambina cinese ed uno di colore, scoprendo che, nonostante tutto, la vita andrà ancora avanti.

Tra l'altro, a parte il dialogo finale con Wilford in persona (e tutto quello che può rappresentare: classe politica, mass media, capitani d'industria, Dio e la religione ecc; in cui la realtà stava per essere distorta dalle parole, da un discorso ben fatto alla Vermilinguo del Signore degli Anelli, dall'eloquenza), risultano poi pure stupende le ultime metafore che fanno tornare il senno a Curtis, i mali peggiori del sistema a cui non si può rimanere indifferenti: lavoro minorile e bambini soldato.

Ovviamente in tutto questo si passa attraverso vagoni di ******** dedite alle loro attività inutili mentre la gente muore, oppure attraverso il vagone propagandistico dell'istruzione e del lavaggio di cervello delle giovani menti ("The Wall").

Il ritmo è sempre alto, mantenendo così pure l'interesse, e sono ottime regia e fotografia.

Ma, per tornare al discorso iniziale, come metafora si è scelto di usare il viaggio circolare su rotaie (e, anche qui, notare il simbolismo per descrivere un mondo in apparente movimento, magari tecnologico, ma in realtà perennemente fermo da millenni nelle stesse condizioni di egemonia/subalternità e in uno stato in cui una parte della popolazione soffre mentre l'altra rimane indifferente, sia per volontà sia perché inconsapevole di tutto quello che gli succede attorno, come se fosse rimasta in uno stato perennemente puerile come ipotizzato da Toqueville; un mondo, insomma, che gira, o meglio ruota, attorno al proprio asse o in un'orbita intorno al Sole ma senza che nulla cambi sulla sua superficie. Un perenne presente.) di un treno.
E allora altolà! Ecco i soliti *****ni, che hanno lasciato la sospensione dell'incredulità nel cesso insieme al cervello, che devono scartavetrare la minchia evidenziando come sia impossibile che un treno possa girare per anni senza problemi ecc. si chiama METAFORA. Vorrei vedere il commento di qualcuno, su un blog od un forum di letteratura, che leggendo Ungaretti cominciasse a puntualizzare sul fatto che non si sta come le foglie in autunno sugli alberi e che i cuori non sono paesi. Verrebbe mandato al centro d'igiene mentale più vicino o sarebbe rintracciato tramite indirizzo IP e preso a calci in **** appena dovesse mettere un piede fuori casa.

Oltretutto sono presenti parecchi elementi strani e grotteschi non nuovi a chi avesse già visto un qualche film del regista, "The Host" ad esempio.

E Kang-ho Song è grande come al solito (lo adoro da JSA), idem per il semi-dio John Hurt.

Tra l'altro, non so se fosse la versione vista da me o se sia effettivamente così, ma molte parti in Coreano, non venendo tradotte dall'aggeggio apposito, davano l'effetto di un volere autoriale di lasciare il pubblico all'oscuro di certi dialoghi magari importanti, dialoghi tra padre e figlia e quello sul finale tra il coreano e Curtis che, a differenza dello spettatore, sembravano in grado di capirsi ugualmente una volta ingranata la marcia. Se fosse intenzionale, sarebbe un gran utilizzo della polarizzazione.

Buona la recensione, anch'io non do il massimo ma senza un vero motivo razionale; solo una sensazione che, per qualche motivo, poteva essere ancora migliore.

3 risposte al commento
Ultima risposta 07/09/2014 09.59.13
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