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Anvari approda in terra americana dopo l'ottimo Under the shadow e costruisce un film buono nelle sue premesse, perchè partendo dal quotidiano del suo protagonista e tramite il ritrovamento di uno smartphone e visualizzando i suoi contenuti, riesce a creare uno stato di paranoia strisciante in cui verrà inghiottisto lo stesso protagonista. Gradualmente la sua vita va a rotoli mentre l'orrore si manifesterà in visioni sempre più ricorrenti. Come in Under the shadow, Anvari ha un approccio molto ben definito per non dire autoriale verso il genere. Qualche srizzatina d'occhio anche al Videodrome di Cronenberg mi è parso, ma aldilà di questo, il film perde coesione proprio quando tenta di entrare nel vivo nella storia, specie nella seconda parte del film. Wounds è come vedere una bella tavola imbandita dei tuoi cibi preferiti che ti viene portata via senza assaggirne un boccone. Questa è l'amara sensazione che ti lascia questo film nel suo finale monco e un po' controproducente. Spiace perchè il regista riesce ha creare una bella atmosfera, malsana e malata sullo sfondo di una New Orleans suggestiva da una parte, ma marcia al suo interno.