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Con il primo "Bloodsport", ma anche con i successivi due, non ha assolutamente nulla da spartire se non il protagonista (che per l'occasione ha anche un nome diverso). Spacciarlo come un "Bloodsport" solo per fare cassetta è un insulto all'intelligenza dello spettatore, e se veramente lo considerassimo come tale meriterebbe non zero, ma di meno. Senza star lì ad approfondire, con "Bloodsport" non c'entra un emerito cazzò, fine della storia. Preso come a film a sé invece si riduce all'ennesimo action da seconda serata su Italia 1: dialoghi pietosi, recitazione disumana e tanti di quei stereotipi da far accapponare la pelle (la divisa dei carcerati praticamente a strisce bianche e nere, tanto per dirne una… che mancavano i soldi per la palla e la catena?). Non che questo sia necessariamente un male: se visto nell'ottica del "troviamogli quanti più difetti possibili" il tutto può automaticamente tramutarsi in un'esperienza trash piuttosto esilarante che andrebbe ad integrazione dell'unico elemento veramente salvabile del film, ovvero due combattimenti in croce nel complesso neanche tanto malvagi.
In ogni caso rimane un film dal valore nullo che se non si fosse chiamato "Bloodsport IV" non se lo sarebbero filato nemmeno quei quattro polli caduti in trappola.