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Se l'intento del regista era riflettere su tematiche estreme quali disfacimento fisico,morte,peccato e sacrificio,o magari un monito sull'inquinamento imperante (a giudicare dall'overdose di sequenze di fumi di scarico)non c'è proprio riuscito.Questo film non è che un'accozzaglia di trucidume repellente(che effettivamente può disturbare se non si è avvezzi all'estremo)tenute insieme da una trama pressochè nulla e del tutto priva di logica sul perchè il protagonista accetti stoicamente quel che gli succede(o perchè facendo il lavoro che fa non indossi nemmeno i guanti) e chi gli sta intorno se freghi quasi del tutto ugualmente,dalla fidanzata che continua a farci sesso all'amico idiota-masochista al capo menefreghista e la madre bigotta e il prete con l'epistassi interpretato dal regista e collaboratore Lommel.E la fotografia quasi perennemente scura che sia voluta o dovuta alla bassa qualità della confezione non giova decisamente.Noiose le sequenze soft e inutili gli sprazzi di violenze sugli animali(quindi evitate se siete anime sensibili).87 minuti interminabili che ti portano a desiderare il trapasso rapido del protagonista più per mettere fine al tuo strazio che al suo...Una certa nomea come gli altri film del regista se l'è fatta,ma aldilà dello shock visivo fine a se stesso non c'è altro.
Finita la visione si viene assaliti dalla voglia di sapere che cosa intendesse rappresentare il regista con questo suo film. Assistiamo alla disgregazione fisica di un malato oncologico grave: l'ospedale visto come un girone dantesco si contrappone alla stanza-mausoleo religioso dove viene curato dalla anziana madre; si cerca il conforto religioso e l'aiuto di Dio nella confessione ma la colpa non è di Dio quindi si cerca l'espiazione con metodi più o meno ortodossi. Intano il male cresce, i rapporti si disgregano, la natura continua ad essere inquinata dai gas e dagli scarichi (forse è quella la vera causa? ormai non importa). I simbolismi portano ad accostare il corpo dolorante che si contorce alle spire del serpente che, appunto come un tumore, fagocita piccoli indifesi animali senza lasciare loro scampo. Quindi è un film drammatico strappalacrime? Assolutamente no; perchè con pochi dialoghi, nessuna introspezione psicologica ed il massimo del minimalismo a Marian Dora non frega niente di farci vivere un dramma ma intende schockarci e disturbarci con un tripudio di "pornografia" della malattia con scene autentiche di vomito e di diarrea, con disgustosi effetti splatter delle piaghe malate e purulente. Gli basta questo? Assolutamente no e allora decide di strafare con realistiche scene di sesso con cui vorrebbe scandalizzare nemmeno fossimo ancora negli anni '70. Il risultato? Un tripudio di scene schifose assolutamente senza senso e fini a se stesse, che disgustano senza interessare, che non lasciano niente se non l'impressione di aver buttato via del tempo. Trovo triste ed ingenuo che ancora oggi ci siano registi che non hanno capito che ormai è passato il tempo dei film-shock, che oggi è stato visto e mostrato tutto e non c'è più niente che ci spaventi o ci sconvolga. Volete un consiglio? Non guardatelo dopo aver mangiato! Volete un consiglio migliore? Non guardatelo affatto!