due o tre cose che so di lei regia di Jean-Luc Godard Francia 1966
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due o tre cose che so di lei (1966)

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locandina del film DUE O TRE COSE CHE SO DI LEI

Titolo Originale: DEUX OU TROIS CHOSES QUE JE SAIS D'ELLE

RegiaJean-Luc Godard

InterpretiRoger Montsoret, Juliet Berto, Raoul Lévy, Marina Vlady, Anny Duperey, Jean Narboni

Durata: h 1.35
NazionalitàFrancia 1966
Generedrammatico
Al cinema nel Settembre 1966

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Trama del film Due o tre cose che so di lei

Lei' non è una donna. Non è Juliette Manson (M. Vlady) che si prostituisce a ore per integrare il bilancio domestico, ma la sua città, la regione parigina, l'intera società dei consumi che l'ha ridotta a oggetto.

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Voto Visitatori:   7,04 / 10 (12 voti)7,04Grafico
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Voti e commenti su Due o tre cose che so di lei, 12 opinioni inserite

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76mm  @  10/04/2025 14:31:53
   5 / 10
Indigesto.
Ho sempre avuto grossi problemi con Godard, e questo è sicuramente anche un mio limite, ma quando si dimentica (o per meglio dire se ne sbatte altamente) dell'esistenza di un pubblico proprio non lo reggo.
Forse non ha neanche senso valutare un film del genere nel 2025, se non a scopi puramente esegetici, considerando che si tratta di un prodotto figlio di un preciso contesto storico-politico e pertanto inattualizzabile.
All'epoca avrà probabilmente colto nel segno, per merito del suo stile peculiare e di un'indubbia perizia nel declamare quelle che oggi si disvelano in tutta la loro ovvietà come fossero abissali riflessioni sui massimi sistemi.
Nessuna trama, nessuna sceneggiatura, nessun personaggio a cui interessarsi…solo tante citazioni fuori contesto (marchio di fabbrica di JLG), tanta voice-off (e voice-over) e tanto sfondamento della quarta parete (e delle mie palle).
Un'opera ad oggi impensabile, sia da realizzare che da guardare.
Pane per critici, studiosi ed archivisti.

Thorondir  @  15/02/2023 15:20:15
   7½ / 10
Riflessione sul linguaggio cinematografico e non, sull'arte visiva e non, sul cinema e non, sulla città e le sue trasformazioni, sulla società, e così via. Film del tutto sperimentale, fiction-documentario-sperimentazione tutto auto-centrato su Godard, nulla concesso allo spettatore. Opera per cinefili puri e di cui molte cose positive e negative si potrebbero dire. L'elemento interessante è il suo porre domande filosoficamente pregnanti senza mai cercare di dare risposte, tantomeno assolute. Un'opera che ha valore come riflessione sul testo cinematografico e il senso delle immagini e che in questo sopravvive al suo tempo.

P.s. Quasi profetica la frase "nella città di oggi sembra di vivere in un grande fumetto"...

Oskarsson88  @  14/12/2022 17:02:21
   7 / 10
Film sociologico e filosofico sulla città di Parigi e i suoi abitanti, non sempre tutto facile da cogliere di quel che vuole dire, comunque brillante e godardiano.

Gruppo COLLABORATORI JUNIOR Invia una mail all'autore del commento emans  @  03/06/2021 13:51:31
   5 / 10
Godard parla di "lei" un'attrice, il personaggio che l'interpreta e Parigi. Una citta' avvolta dal consumismo come esplicitamente mostra la sequenza finale.
Come spesso mi capita pero' mi trovo distante dal modo di fare cinema di questo regista, troppo oscuro nei suoi messaggi e quindi spesso noioso.
Ogni volta che leggo qualcosa su Godard c'è un complimento da parte di Truffaut che aveva una grande ammirazione, eppure Truffaut a mio avviso faceva film migliori di Godard.
Difficile da digerire ma per fortuna dura poco.

Gruppo COLLABORATORI JUNIOR Freddy Krueger  @  02/06/2013 12:03:39
   7 / 10
Godard può piacere oppure no; a me piace abbastanza, ha uno stile visionario, pop-art, moderno, e nella sceneggiatura getta tutto ciò che gli passa per la testa. In questo lungometraggio esprime con stravaganza il suo pensiero (deleterio) riguardo al progresso e all'economia nel boom anni '60. Bellissime tutte le attrici, anzi, direi belle fi...e e geniale il narratore che sussurra.

Gruppo REDAZIONE amterme63  @  31/01/2013 21:15:45
   7 / 10
Si possono accusare i film di Godard di essere noiosi e pesanti, ma non si può non riconoscere che sono fatti veramente bene, che hanno un tocco particolarissimo che rimane comunque impresso in chi guarda. Sono soprattutto film intellettuali, opere il cui significato va al di là di ciò che viene mostrato sullo schermo. In alcuni casi sono film molto stimolanti e interessanti.
E' il caso di "Due o tre cose che so di lei". E' un documento veramente notevole della presa di coscienza della profonda trasformazione che si stava svolgendo nella società francese degli anni '60 (e di converso in quella occidentale); una presa di coscienza molto problematica. L'aspetto di questa trasformazione che si vuole mettere in risalto è quello dell'inglobamento dell'individuo all'interno di un sistema complesso, fatto dal dominio di ambienti geometrici, asettici, di un'invadenza di prodotti e immagini, che portando di fatto a massificare la vita delle persone, a renderla schiava di bisogni indotti. I soldi diventano così la misura di tutto, anche del sesso.
Chi riesce ancora a rendersi conto di quello che sta succedendo (come la protagonista) vive scisso fra una vita esteriore uguale agli altri, apparentemente normale, e una coscienza dolorosa, alienata, vuota, triste, che anela solo alla morte.
Sulla testa di tutti si svolgono giochi politici incontrollati, guerre, distruzioni - alla faccia della democrazia e dei "valori" occidentali.
E' questo il significato di un film dove volutamente non c'è storia, non ci sono fatti o narrazione. Si tratta poi di un gioco stilistico scoperto, visto che i personaggi stessi spesso si fermano e rispondono alle domande della voce fuori campo, per poi riprendere tranquillamente quello che stavano facendo. Tra l'altro quelle dibattute sono tutte questioni scottanti e in parte ancora attuali, quindi non sono affatto discorsi astrusi o senza senso. Inframezzate alle scene di vita quotidiana di una moglie/madre borghese che si prostituisce per pagarsi gli agi, ci sono inquadrature panoramiche di palazzoni di periferia, ponti in costruzione e dell'invasione di oggetti e immagini iconiche che in pratica costituiscono la nostra percezione del reale.
"Due o tre cose che so di lei" è un efficacissimo spaccato sociologico di un momento ben preciso nell'evoluzione della società occidentale (la metà degli anni '60). Ciò che salta all'occhio rivedendo i film di allora è la nettezza della coscienza critica che ancora resisteva e cercava di denunciare il processo di asservimento della coscienza individuale alle regole di un sistema fondamentalmente coercitivo, travestito però con agi e piaceri. Una coscienza critica che purtroppo noi del XXI secolo abbiamo perso perché ormai siamo completamente assuefatti e prendiamo come sostanziale ed esclusivo tutto ciò che i fornitori di immagini ci procurano.

Gruppo COLLABORATORI Compagneros  @  29/11/2012 21:04:36
   6½ / 10
Eccessivamente intellettualistico qui Godard. Un film molto particolare con riflessioni filosofiche di una voce fuori campo e la triste quotidianità di una Parigi vittima e carnefice del consumismo. Un film comunque interessante anche se un filino pesante, merita comunque una visione.

baskettaro00  @  31/08/2012 12:40:38
   7½ / 10
troppo inutilmente filosofico in alcuni punti,in altri il significato delle frasi è ambiguo.per una volta ho trovata fantastica la figura del narratore,perchè più che narrare,con quel sibilo di voce,riflette;o meglio:fa rifletter..sulla società,compresa quella dei consumi,anche se non è così radicale e feroce la rabbia nei suoi confronti.telecamera ferma per interi minuti è la peculiarità del film.
ottima la scena finale.

endriuu  @  02/04/2010 12:12:15
   7 / 10
Si muove tra riflessioni intense e ad altre decisamente gratuite.Significativo il montaggio particolare che si muove tra episodi,inchieste e vivaci colori.
Una critica lucida (per essere nel 66..) verso l'impero dei consumi,ma a tratti diventa pesante.

xxxgabryxxx0840  @  06/10/2008 01:00:00
   9½ / 10
Siamo di fronte ad una pellicola di pura arte. Un film completamente fuori dagli schemi della classica narrazione hollywoodiana, dove la "lei" del titolo non è la protagonista femminile, bensì Parigi, la regione parigina, che Godard attraverso immagine ferme e bruschi silenzi descrive sottolineandone il grande mutamento e la grande evoluzione che cova al proprio interno. Non per tutti, ma un'opera d'arte immensa che incorona a mio avviso forse il miglior Godard

Gruppo COLLABORATORI JUNIOR Invia una mail all'autore del commento mkmonti  @  14/11/2007 22:35:17
   6½ / 10
Non ai livelli a cui JLG ci ha abituato con i suoi capolavori( su tutti Fino all'ultimo respiro e Missione Alphaville),ma l'idea di fondo(critica alla società attuale,consumismo,guerre,etc) alla base di questa pellicola-inchiesta giornalistica è straordinaria; quanto al suo sviluppo lascia un attimino a desiderare ma non sarò certo io a criticare uno dei padri della Nouvelle Vague.

gsound  @  30/04/2005 14:04:38
   9 / 10
Penso sia il miglior film di godard (forse xchè e stato il primo che ho visto)
pura arte visuale espressiva esposta da jean-luc nel fiorfiore della sua carriera
amo le telecamere ferme,le espressioni femminili immortalate in questo
films che unite ad una poesia verbale fanno del contesto a mio parere un'opera unica

simply Pearl

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