ricordati di me regia di Gabriele Muccino Italia 2002
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ricordati di me (2002)

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locandina del film RICORDATI DI ME

Titolo Originale: RICORDATI DI ME

RegiaGabriele Muccino

InterpretiMonica Bellucci, Fabrizio Bentivoglio, Laura Morante, Silvio Muccino, Nicoletta Romanoff, Chiara Mastalli

Durata: h 2.05
NazionalitàItalia 2002
Generecommedia
Al cinema nel Febbraio 2003

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Trama del film Ricordati di me

Volevano diventare qualcuno. Giulia una grande attrice e Carlo uno scrittore di romanzi. Poi sono arrivati i figli e anno dopo anno i sogni di gloria hanno dovuto lasciare il passo ad una vita familiare tranquilla. Ora i sogni di diventare soubrette di Valentina, la figlia diciassettenne, risvegliano nella famiglia desideri sopiti mettendo in crisi anche il fratello Paolo.

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Voto Visitatori:   6,60 / 10 (410 voti)6,60Grafico
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Voti e commenti su Ricordati di me, 410 opinioni inserite

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kafka62  @  08/04/2018 12:39:06
   6 / 10
Cos'è che distingue Gabriele Muccino dagli altri registi della sua generazione? Anzitutto, Muccino ha la capacità di parlare con estrema naturalezza e sufficiente credibilità tanto dei problemi sentimentali degli adolescenti quanto delle nevrosi esistenziali dei loro genitori (Ligabue, tanto per fare un esempio, nelle sue canzoni e nei suoi film, restringe il suo campo di analisi esclusivamente alla generazione dei trentenni). In secondo luogo, quelli che in altre pellicole sarebbero solo dei fastidiosi stereotipi (le ragazze che vanno a letto con chiunque pur di diventare veline televisive, i fratelli che socializzano con gli spinelli, i padri che si fanno l'amante), nelle mani di Muccino finiscono quasi per apparire lo specchio fedele della realtà di oggi, merito di una sensibilità (umana prima che artistica) che gli permette di disegnare personaggi, ambienti, dialoghi e situazioni in cui lo spettatore finisce facilmente per riconoscersi, e allo stesso tempo di non far pesare sul risultato finale la scarsa profondità intellettuale della sua analisi sociologica. Infine, il nostro regista sa mescolare e intersecare abilmente le singole storie e le varie sottotrame, per mezzo di un montaggio concitato e frenetico che garantisce un palpitante crescendo emotivo al suo affresco corale.
Per tutti questi motivi, Muccino è un regista difficile da non amare, e "Ricordati di me" un film di cui non poter parlare se non in modo indulgente e benevolo. Rispetto a "L'ultimo bacio" non c'è nessuna novità di rilievo, nessun passo in avanti, al contrario forse una minore tensione drammatica, eppure l'opera quarta di Muccino avvince lo stesso con quel suo stile urlato, quella musica che cadenza ossessivamente le sequenze, i telefonini che squillano in continuazione, la televisione perennemente accesa, le bugie che hanno le gambe cortissime, il tutto centrifugato a un ritmo tale da provocare fatalmente rovinose esplosioni e disastrosi cortocircuiti emotivi. Il disgusto nei confronti della volgarità del mondo contemporaneo sale qui a livelli inusitati: i ragazzi scaricano nel sesso facile, nelle "canne" e nella ricerca di un'effimera popolarità mediatica le loro insicurezze e la latitanza affettiva dei loro genitori; questi ultimi sono attanagliati dalla noia coniugale, dai fallimenti lavorativi e soprattutto dai rimpianti di quello che la loro vita avrebbe potuto essere e non è stato, finendo irrazionalmente per cedere a tentazioni autodistruttive del tipo "basta, mollo tutto e ricomincio da zero". Se una volta il dilemma esistenziale era "essere o avere", adesso non rimane altro che "apparire", per cancellare il desolante vuoto interiore e l'irrimediabile perdita di ideali e valori. In quell'autentico caravanserraglio in cui si è ridotta la famiglia di oggi (ognuno entra ed esce dalle mura domestiche come se fosse solo di passaggio, rinchiuso nel narcisistico guscio dei propri sogni e delle proprie ossessioni, e nessuno parla più con nessuno, se non per chiedere con una punta di angoscia "ma tu come mi vedi?") non si salva proprio nessuno, né il padre che perde la testa per una vecchia fiamma incontrata ad una festa, né la madre che sfoga nel teatro le proprie insicurezze da menopausa, né il figlio in cerca di una identità da indossare senza complessi di inferiorità nel mondo degli adulti, né tantomeno la figlia che quella identità la cerca nell'ambiente patinato, luccicante e triviale della televisione (come una versione aggiornata e smaliziata della Sandrelli di "Io la conoscevo bene"). Muccino è quanto mai caustico e velenoso, adoperando il suo bisturi tagliente nella ricerca impietosa delle ragioni che hanno fatto smarrire la strada della felicità (la quale visivamente si compendia nella vecchia fotografia della famigliola unita e serena, che solo intorno al letto di un ospedale si ricompone, in un bellissimo accostamento di immagini). Il dolore e la sofferenza riescono nel miracolo di ricompattare provvisoriamente i frammenti sparsi dello sbalestrato nucleo familiare, ma il lieto fine, si può scommetterci, è solo apparente. La ragazza riesce sì a entrare come ballerina in un popolare show televisivo, ma a che prezzo? E la nuova telefonata del padre alla vecchia amante nel frattempo dimenticata è, come già avveniva nella sequenza finale de "L'ultimo bacio", foriera di altre e forse peggiori tempeste.

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