room regia di Lenny Abrahamson USA 2015
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room (2015)

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locandina del film ROOM

Titolo Originale: ROOM

RegiaLenny Abrahamson

InterpretiBrie Larson, Megan Park, William H. Macy, Jacob Tremblay, Joan Allen

Durata: h 1.58
NazionalitàUSA 2015
Generedrammatico
Tratto dal libro "Room - Stanza, letto, armadio, specchio" di Emma Donoghue
Al cinema nel Marzo 2016

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Trama del film Room

Jack è un bambino di cinque anni cresciuto in una stanza in un capanno 3 metri per 3, che crede sia il mondo intero. Ma cosa succede quando la madre, rapita da adolescente dieci anni prima, gli comunica improvvisamente che esiste ben altro fuori dalle mura della stanza?

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Voto Visitatori:   7,41 / 10 (90 voti)7,41Grafico
Miglior attrice protagonista (Brie Larson)
VINCITORE DI 1 PREMIO OSCAR:
Miglior attrice protagonista (Brie Larson)
Miglior attrice in un film drammatico (Brie Larson)
VINCITORE DI 1 PREMIO GOLDEN GLOBE:
Miglior attrice in un film drammatico (Brie Larson)
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Voti e commenti su Room, 90 opinioni inserite

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  Pagina di 1  

Jolly Roger  @  08/03/2016 22:42:16
   8 / 10

-----------------SPOILEROSO e AMMAZZAFILM--------------

ROOM mi ha emozionato.
E i film che ti emozionano così, sono rarissimi.
Esso ricalca vicende di cronaca nera, di quelle della specie più infima, che scoperchiano la peggior sozzeria dell'essere umano: donne rapite e tenute prigioniere a scopi sessuali dai loro aguzzini.
La mente va subito al caso Fritzl, a cui il film dichiara espressamente di essersi ispirato. Joseph Fritzl, quel pazzoide che tenne sua figlia segregata in cantina per 24 anni, dalla quale ebbe anche dei figli nati da rapporti incestuosi.
Forse uno dei casi più raccapriccianti della cronaca di tutti i tempi.
A onor del vero, però, non sembra questo il caso più simile a quello portato sullo schermo da ROOM. La caratterizzazione fisica e comportamentale del killer è infatti più probabilmente ispirata a Marc Dutroux, il mostro belga (mostro dI Marcinelle) che tenne segregate 6 ragazze per molti anni, uccidendone quattro. Quella stessa barbetta incolta, quello sguardo perverso, ma insieme così vile, pusillanime e schifosamente piccolo.
Tuttavia, né il caso Fritzl, che riguardava una sordida vicenda di perversione all'interno di un nucleo famigliare, né il caso Dutroux, che era un serial killer probabilmente collegato ad una più vasta rete di pedofili, rispecchiano quel che c'è nel film ROOM.
Il caso di ROOM ricalca invece quanto avvenuto a Natascha Kampusch, in Austria. Ella venne rapita dal suo aguzzino quando era ancora minorenne e rimase in prigionia per otto anni. ROOM ha introdotto l'aspetto – per niente marginale, comunque – di un figlio, nato come frutto delle violenze sessuali, che nella vicenda reale di Natascha non si verificò – tuttavia gli elementi ambientali e le caratterizzazioni umane e psicologiche sono le medesime del caso Kampusch…come ad esempio il fatto, per niente secondario, che il rapitore della protagonista di ROOM, una volta verificatasi la fuga della vittima, si uccide, come avvenne effettivamente nella realtà.
Il grosso pregio di questo film è che riesce ad essere davvero realistico nel raccontare le emozioni umane e le reazioni psicologiche di chi si trova dentro situazioni costi estreme. Il film mantiene questo realismo sia nella prima parte, in cui racconta la prigionia, sia nella seconda parte, quando affronta il delicato recupero della madre e del bambino.
A tal proposito, è tremendamente vigliacca la domanda della giornalista, quando chiede alla madre se ella non avesse pensato, una volta nato il bimbo, che sarebbe stato meglio chiedere all'aguzzino di abbandonarlo davanti a qualche istituto, così da donare al bambino una vita normale. Effettivamente è verosimile che il rapitore lo avrebbe fatto, ma sicuramente una madre non può far altro che pensare che il miglior destino di un bambino piccolo sia proprio ed unicamente quello di stare vicino a lei, sua madre. L'opposto sarebbe contro natura. Se ne faccia una ragione la giornalista (anche lei, peraltro, donna).
E poi, in effetti, il finale dà ragione alla mamma.
I due, madre e figlio, hanno un intero mondo davanti da esplorare - e qualsiasi problema si può affrontare, si possono fare i conti con qualsiasi passato, anche il più tremendo, perché sono vivi e liberi e hanno affrontato e sconfitto il peggio, insieme.
Vivi e liberi nel mondo.
Quanto è spettacolare la scena in cui il bambino si srotola dal tappeto nel retro del furgone e vede per la prima volta il cielo, la strada, le cose…egli rimane attonito, quasi pietrificato da tanta grandezza e bellezza. Fino a quel momento, il mondo di quel bambino è stato una stanza…egli non aveva alcuna idea dell'esistenza di tanta immensa bellezza. Eppure, c'è qualcosa, dentro di lui, che è più grande di quanto lo stupore possa essere pietrificante: la voglia di vivere questa bellezza. Proprio per questo il piccolo, malgrado la sua…piccolezza, appunto, riesce a buttarsi già dal furgone, a chiedere aiuto.
E in quella scena il cuore ti batte a mille all'ora. Tifi per lui, vorresti abbracciarlo, l'unica cosa che vuoi è che egli sia libero e alla fine ti scopri ad esultare quando ce la fa!
Ma c'è un altro momento in cui ancor di più si capisce quanto grande sia la voglia di vivere, che nessuna prigione può bloccare: quando il bambino, ormai libero da molto tempo, chiede di rivedere la Stanza.
Ed essa sembra così diversa da come l'aveva lasciata.
Sembra così piccola rispetto al mondo che sta fuori.
Non sembra nemmeno più lei.
"Non è la stessa, senza la porta chiusa" dice il bimbo alla mamma.
"se vuoi chiudo la porta…"
Il bambino ci pensa su, si gira e dice un monosillabo che vale miliardi di parole:
"NO."

E' tempo di lasciare la porta aperta. Di vedere tutto quello che il mondo ha da offrirci.

Un film da vedere, che parla della voglia di andare avanti e di superare i traumi, della grandezza di questo piccolo pianeta e della grandezza di questa breve vita.

Mezzo cinema aveva le lacrime agli occhi quando si sono accese le luci in sala.

3 risposte al commento
Ultima risposta 10/03/2016 11.40.25
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