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Molto bello! Completamente in disaccordo con gli ultimi commenti - del resto, mi pare, di controtendenza. La ritengo un'opera ben riuscita; se molli dopo 3 minuti cosa ti aspetti! Alcune trovate sono tutte da ridere (vedi, ad esempio, la resa di giovanni battista e di erodiade), ma assolutamente centrate nel cogliere i 'tipi' dietro i personaggi; a conti fatti si tratta di un'opera di sdrammatizzazione della tragedia Salomè. Da vedere e rivedere.
Certi intellettuali non dovrebbero fare cinema. Hanno già il loro campo d'azione (l'eloquio, la scrittura) ed è già tanto che si cimentino nel teatro. Le rappresentazioni cinematografiche sono altra cosa. Se poi ti chiami Lars von Trier, allora è chiaro che puoi permetterti tutto, indipendentemente che tu sia un intellettuale o meno, ma non è questo il caso.
Montaggio nevrastenico e dente avvelenato contro i dogmi del cattolicesimo, Carmelo Bene mette in sequenza visioni deliranti di cattivo gusto, senza capo né coda, tuttavia in grado di soddisfare anticlericali snob e bestemmiatori dal palato fine. Tra l'altro, in barba ai più elementari canoni della fotografia, il film presenta un contrasto d'immagine talmente elevato da brutalizzare anche il più resistente dei pixel.
Far passare una roba simile per capolavoro è puro illusionismo dialettico, come dire che "l'attore non deve interpretare". Ne seppe qualcosa l'ambasciatore argentino in Italia, insozzato di urina durante una rappresentazione teatrale da un attore che scambiò il pubblico presente per il cesso di casa sua. Cose che capitano. Carmelo Bene riteneva che l'attore non dev'essere l'interprete, ma l'Artefice. Oh, quello gli aveva talmente creduto da diventare l'Artefice di una pisciata. D'altronde va anche considerato che Bene credeva nel dogma dell'improvvisazione. Difatti un giorno le autorità gli fecero una bella improvvisata, chiudendogli il suo Teatro Laboratorio.
In sintesi: questo "Salomè" è una buffonata. In passato ebbi duri scambi di opinione per questo mio giudizio. Ricordo quando, nel corso di una cena in cui si parlava di cinema, un fan di questo pseudo-regista mi disse che non capivo nulla di arte e che non sapevo apprezzare l'impatto parodistico di un autore geniale, che ero insensibile al crepitìo di un estro scintillante ma anche allo scintillio di un estro crepitante, che non sapevo gustarmi la sublimazione fastosa del grottesco e inebriarmi della magia raffinata degli effetti cromatici. Dopo una lunga pausa di riflessione, dovetti riconoscere quest'ultimo aspetto.
Buffonata con effetti cromatici.
"Qui si sta parlando di Carmelo Bene come di uno scrittore di scena, si sta parlando di Carmelo Bene come un attore, ma mi pare che l'unica cosa di cui si possa parlare è la sua vera professione, cioè l'antipatico. Come antipatico Carmelo Bene è assolutamente inarrivabile. Ma come scrittore scenico sei di una modestia sconfortante… Le tue partiture, i tuoi collage sono una pacchianeria veramente giovanilistica… Poi mi permetto di dire anche che come attore sei molto modesto… hai un fisico che non sai assolutamente portare... sei anche truccato con una frangetta da parrucchiere di borgata… E insomma, sant'Iddio, vuoi che ancora ci occupiamo di te seriamente..." (Guido Davico Bonino)
Non c'è altro amore che l'amore di Dio... Non c'è altro amore che l'amore... Non c'è altro amore... Non c'è altro.
Già da subito si intuisce la sottrazione: sottrazione al senso, al logico al razionale. E' una pellicola in cui C.B. si toglie di scena, annientarsi. Una pellicola sull'impossibilità del martirio, con un povero Cristo che non riesce a crocifiggersi. Il finale con la danza dei sette veli è l'apice della sottrazione. Si tolgono i sette veli e, poco per volta, spariscono la scena e i personaggi stessi. Non c'è più nulla. Un film allucinante, con un montaggio folle e un innovativo uso di luci e pellicola. Carmelo Bene, un genio che l'Italia non ha mai meritato!
Dopo aver rivisto questa Salomè di CB mi son chiesto se spesso non si esageri ad utilizzare la parola genio per i nostri cineasti più famosi. La parola genio,spetta a pochissimi e tra questi c'è sicuramente Carmelo Bene. In Italia abbiamo avuto un genio di quelli veri,di quelli che ne nascono uno ogni 2 secoli e non di quelli che chiamiamo quotidianamente tali abusando di questa parola. Salomè non è altro che la trasposizione del suo medesimo spettacolo teatrale. E' difficile parlare di questo film,si rischia di perdersi nelle parole e come di ceva lo stesso Bene bisogna stare attenti alle parole perchè 'le parole ci fottono,ci traforano senza che noi ce ne accorgiamo'. Un cinema per se stesso e su se stesso,un montaggio folle,questa Salomè è un orgia di colori e musiche,non per tutti.
Salomè è il punto d'arrivo della scorribanda beniana nel cinema, è anche il suo film piu ricco e tecnicamente piu complesso, ma Salomè è tante altre cose, è l'impossibilità del martirio in un mondo presente, non più barbaro ma esclusivamente stupido. La scommessa del colore, della luce, Salomè non colora più gli oggetti, li illumina, anticipando involontariamente di vent'anni la tecnica del videoclip. Gli americani restarono sbalorditi quando presero atto di come Bene era riuscito ad utilizzare i costosissimi rulli di scotch-lights materiali adesivi rifrangenti, un impresa in cui loro avevano battuto la testa, puntualmente rompendosela. Penso che al di la della consuetà demolizione dei classici che attua Bene di volta in voltà, questo film rende omaggio da un certo punto di vista l'opera di Wilde, Wilde avrebbe apprezzato, film imbevuto di un kitch maniacale e psichedelico, che cade nello sberleffo più pungente, tra ambiguità varie, non ultima l'inquietante parallelismo Luna-Salomè nello svolgersi del film (e che ricorre nel libro stesso di Wilde). " "Io non credo ai miracoli. Ne ho visti troppi."