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In The Bunny Game mi è sembrato di notare alcuni aspetti complementari dei due protagonisti. Il primo, una prostituta, si fa praticamente fare di tutto dai suoi clienti salvo poi utilizzare la droga per rimuovere o obnubilare il ricordo stesso dell'esperienza. Il secondo, il serial killer, attraverso lo stordimento della droga crea un mezzo per attingere ai ricordi delle precedenti vittime per scandire un rituale sadico ripetuto più volte. Non ci sono violenze esplicite, semmai la violenza è legata a livello psicologico e deformata sia dalla regia, dall'ottima recitazione dei due attori, ma con un montaggio frenetico che ho trovato controproducente, nel senso che toglie potenza alle scene violente. Ripetendo il procedimento si cade nella sottolineatura e purtroppo nella noia.