turtles can fly regia di Bahman Ghobadi Iran, Francia, Iraq 2004
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turtles can fly (2004)

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locandina del film TURTLES CAN FLY

Titolo Originale: LAKPOSHTHA HAM PARVAZ MIKONAND

RegiaBahman Ghobadi

InterpretiSoran Ebrahim, Avaz Latif, Saddam Hossein Feysal, Hiresh Feysal Rahman, Abdol Rahman Karim

Durata: h 1.38
NazionalitàIran, Francia, Iraq 2004
Generedrammatico
Al cinema nel Febbraio 2005

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Trama del film Turtles can fly

In un villaggio del Kurdistan iracheno, al confine tra la Turchia e L'Iran, gli abitanti, preoccupati dall'imminente attacco americano in Iraq, cercano disperatamente di sapere dalla radio cosa stia accadendo. Un ragazzo mutilato, arriva assieme alla più giovane sorella, con un presagio: la guerra è sempre più vicina…

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Voto Visitatori:   8,25 / 10 (2 voti)8,25Grafico
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Voti e commenti su Turtles can fly, 2 opinioni inserite

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  Pagina di 1  

Gruppo COLLABORATORI SENIOR The Gaunt  @  04/05/2024 17:44:55
   8 / 10
Il Kurdistan è uno stato che non esiste a dispetto di un popolo che esiste ma che purtroppo la storia e potenze coloniali dell'epoca non hanno voluto che esistesse. Un popolo martoriato come il territorio aspro e desolato teatro della vicenda vissuta da bambini che hanno avuto l'infanzia spezzata, anzi forse non l'hanno vissuta e non la vivranno mai perchè portano i segni di guerre nel loro fisico e nella loro mente. Un territorio che non dà sufficiente cibo ma che è prodigo di mine che i bambini vanno a raccogliere con i rischi che possiamo immaginare, in attesa degli americani, visti come dei liberatori. Un passaggio forzato verso l'età adulta con tutto il peso insopportabile che esso comporta. Turtle can fly è un film che va vissuto, non solo vederlo. Ti colpisce l'anima e lascia tracce molto profonde.

Crimson  @  30/09/2011 13:41:38
   8½ / 10
L'artista che riesce a condividere con lo spettatore parte del peso che sente gravare sulla sua schiena fin dall'infanzia.
Bahman Ghobadi è curdo e di riflesso parte del suo cinema racconta anche la repressione subita dalla sua etnia.

Anche le tartarughe volano è un film incentrato proprio su questo tema a lui caro. Ambientato in Iraq, precisamente in un villaggio ai cui margini c'è un accampamento di rifugiati, nella fattispecie bambini e ragazzini orfani. Sono loro, già costretti a diventare adulti dagli eventi della vita, i veri protagonisti di questo dramma.
Gli adulti (quelli veri) sono di contorno e quasi sempre connotati da un'accezione negativa.

L'incipit, identico a quello del successivo film iraniano Donne senza uomini (chissà se la Neshat ne abbia tratto ispirazione o sia solo una curiosa coincidenza), ci indica immediatamente che si consumerà una tragedia.
Tuttavia nei primissimi minuti, malgrado la dimensione amena, il linguaggio è tutt'altro che drammatico. La quiete (relativa) prima della tempesta. E' tipico del Cinema del regista.

Il centro del film è il movimento che si crea attorno al ragazzino più intraprendente dell'accampamento, Satellite, chiamato così perché è un bravo antennista e si vanta di parlare la lingua inglese, anche se solo noi ovviamente capiamo ben presto che egli al di là di qualche frase di rito e qualche esclamazione non ha una conoscenza così approfondita della lingua straniera.
Nel villaggio circostante tale connubio di capacità è tuttavia fonte di attrazione, smercio e scambio.
Ma Satellite è soprattutto una guida carismatica per gli orfani del campo, sente profondamente questa responsabilità, funge come una sorta di fratello maggiore per la moltitudine degli orfani.

I terreni circostanti sono pieni di mine e i ragazzini vengono reclutati da strani personaggi che lucrano sulle loro vite. Questi "infiltrati" acquistano le mine raccolte dai ragazzi a pochissimo rivendendole all'ONU ad un prezzo molto più elevato.
E' scioccante vedere questi ragazzi senza gambe e braccia che quotidianamente raccolgono mine come se fosse frutta. Questo dettaglio agghiacciante è probabilmente il leitmotiv del film ed è descritto in modo assolutamente asciutto senza scadere mai in qualsiasi sorta di melodramma.
Il conflitto ha trasformato in normalità qualcosa di mostruoso.

L'arrivo di uno strano trio composto da un ragazzo mutilato, una ragazza di nome Agrin e un bambino piccolo cieco al seguito, attira la curiosità degli altri. In particolare Satellite s'innamora a prima vista di Agrin.
Il gioco di sguardi e attenzioni, non ricambiate minimamente, è dolcissimo.
Ci affezioniamo subito ad un personaggio principale così ben tratteggiato come quello di Satellite.

Riconosciamo in Agrin la protagonista del prologo, e cominciamo a interrogarci sul motivo del suo gesto.
La verità è nel suo passato ed emerge in maniera fluida nella narrazione, intrecciandosi con un presente incerto in vista di un imminente attacco statunitense.
L'odio di Agrin è silenzioso e sconvolgente. Il suo unico obiettivo, in una realtà senza sbocco e pervasa dal trauma del brutale stupro, diviene la soppressione della propria vita e di quella del figlio che ai suoi occhi è unicamente il prodotto dell'azione barbarica che ha subìto.
Moltissime donne curde sono state oggetto di stupro da parte delle truppe irachene, soprattutto nel corso del conflitto tra Iran e Iraq negli anni '80.

Satellite nel frattempo è rimasto ferito nello scoppio di una mina durante il tentativo di salvare il figlio di Agrin.
Satellite è l'amore e la solidarietà. Ma anche l'incoscienza.
Tutta la mancanza di limiti che normalmente contraddistingue un ragazzo, nel caso di questi orfani curdi è esasperata ed estremizzata. La loro adultità non è una scelta, del resto.

La tragedia lentamente ti assale e ti assorbe. Rimuove i tuoi meccanismi di difesa che avevi posto a guardia della tua coscienza.
Il film si rivela in tutta la sua crudeltà, ma il sottomondo soffocato e represso di questi orfani sprigiona immensa umanità. Ciascuno accorre sempre in aiuto di chi è in difficoltà. Spesso anche correndo senza una gamba.

Al di sotto dell'orrore il regista ci mostra la natura innocente.
La tecnica di Ghobadi è sopraffina. Sul piano formale il film è ineccepibile.
Il suo Cinema è intriso di violenza e sopraffazione ma non pessimista. Come scritto in apertura, attraverso queste immagini egli si scarica di parte di un peso. E noi che siamo pronti ad accoglierlo, nella nostra cecità, scarsa informazione, sprovvedutezza, veniamo a conoscenza di qualcosa che ci arricchisce e ci interroga.

In Italia è passato solo in qualche rassegna; è un film da recuperare assolutamente per il tema che tratta e perché dinanzi a Ghobadi abbiamo a che fare con un Cinema di altissimo livello.

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