la citta' delle donne regia di Federico Fellini Italia, Francia 1980
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la citta' delle donne (1980)

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locandina del film LA CITTA' DELLE DONNE

Titolo Originale: LA CITTA' DELLE DONNE

RegiaFederico Fellini

InterpretiMarcello Mastroianni, Ettore Manni, Anna Prucnal, Bernice Stegers

Durata: h 2.28
NazionalitàItalia, Francia 1980
Generegrottesco
Al cinema nel Gennaio 1980

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Trama del film La citta' delle donne

Snaporaz, uomo di mezza etŕ, scende dal treno su cui sta viaggiando con la moglie per seguire una donna misteriosa. Si trova dapprima in un albergo dove scatenate femministe tengono un tumultuoso convegno (di cui nulla capisce), poi nel castello di un certo Katzone, un santone dell'erotismo, poi in un tribunale dove le donne lo condannano e in un'arena in cui deve essere linciato.

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Voti e commenti su La citta' delle donne, 24 opinioni inserite

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  Pagina di 1  

Gruppo REDAZIONE amterme63  @  26/09/2013 22:00:36
   7½ / 10
Sinceramente è il film di Fellini che fino ad ora mi è piaciuto meno. Non c'è che dire: è pur sempre un signor film, dalla fotografia, scenografia, costumi e ambientazioni di prim'ordine. L'unica cosa che non va è il fatto che stavolta Fellini non è riuscito perfettamente a conciliare i propri dubbi, i propri conflitti, i propri sogni con l'universalità umana.
L'ossessione e la fascinazione per il misterioso e multiforme mondo femminile (tema costante di Fellini da "La dolce vita" in poi) qui viene espressa tramite figurazioni simboliche a volte difficili da decifrare. Le immagini di stampo onirico sono piuttosto complesse (personaggi che escono dal niente non facili da classificare, il vento che fischia fuori contesto, ecc.) e questo uccide un po' il senso di poesia che era il fascino e il mezzo comunicativo principale nei film precedenti. Si fa fatica a trovare un nesso estetico univoco (visto che quello logico è quasi inesistente) che unisca e dia un senso complessivo. Si rimane un po' smarriti e quasi travolti dall'avvilupparsi a volte caotico delle diverse scene. "La città delle donne" è forse il film più "privato" ed ermetico di Fellini.
Comunque indirettamente è possibile interpretare un preciso stato d'animo e comprendere l'atteggiamento di Fellini verso la società italiana di fine anni '70. Prima di tutto si percepisce l'incupimento dello sguardo di Fellini verso ciò che lo circonda. Ne "La dolce vita" e "Otto e mezzo" la girandola di quadri sociali era percepita come una giocosa sarabanda, vista con sguardo bonario e ironico. A partire da "Prova di orchestra" il succedersi vorticoso di scene di stampo sociale si fa caotico, aggressivo, violento. Ne "La città delle donne" si sente un'atmosfera come di incubo, di smarrimento, di prigionia.
Fellini ci rende poi un ritratto impietoso della decadenza della società italiana, minata alla radice dagli egoismi e dagli interessi personali o di categoria (gli orchestrali di "Prova d'orchestra" e le donne di questo film pensano solo a se stessi, non hanno uno sguardo complessivo, un interesse generale).
Ne "La città delle donne" si individuano poi due atteggiamenti tipici di allora imperanti ancora adesso: quello fanatico, chiuso, polemico a priori, intransigente, aggressivo, intollerante, arrogante, oggi rappresentato dal Movimento 5 Stelle, e quello volgare, di cattivo gusto, esibizionista, cafone, autocelebrativo, rappresentato da Forza Italia. Fellini aveva già capito 30 anni fa quale sarebbe stato il destino spirituale dell'Italia.
In maniera preoccupata e "negativa" viene visto anche il dilagare fra la gioventù italiana della moda di stampo anglosassone dell'esibizionismo primitivista. Anche queste sono felici intuizioni di ciò che sarebbe poi diventato per noi (purtroppo) normale e naturale.

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