Recensione il demonio regia di Brunello Rondi Italia 1963
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Recensione il demonio (1963)

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locandina del film IL DEMONIO

Immagine tratta dal film IL DEMONIO

Immagine tratta dal film IL DEMONIO

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Immagine tratta dal film IL DEMONIO

Immagine tratta dal film IL DEMONIO
 

"Io credo che se il diavolo non esiste, e quindi è stato creato dall'uomo, questi lo ha creato a sua immagine e somiglianza."
Fëdor Dostoevskij - "I fratelli Karamàzov"

"Il Demonio" è il secondo film di Brunello Rondi. Uscito nel 1963, fu proiettato fuori concorso al 24° Festival di Venezia ma non ottenne successo, fu addirittura vietato ai minori di 18 anni. Il successo arrivò invece al festival di Berlino dove vinse l'Orso d'oro.

Nella Lucania rurale, Purì è una bella giovane morbosamente innamorata di Antonio, un uomo che, dopo avere avuto una sorta di storia con lei in passato, non vuole averci più niente a che fare. La giovane, con l'inganno, riesce a far bere all'uomo del vino contenente il suo sangue, una sorta di fattura preparata da lei. Saputo ciò, il padre di Purì in preda alla collera la picchia rabbiosamente. Il giorno successivo Antonio si sposa, Purì si reca al portone della chiesa dove si celebra la funzione e fa una scenata finché non viene allontanata dai compaesani. La sera Purì si reca all'abitazione dei novelli sposi e continua a lanciare maledizioni, viene però viene messa in fuga. In mezzo alle colline si imbatte in un gregge di pecore, il pastore, dopo averla legata, la violenta.
Al mattino, presso il torrente, incontra un bambino. Tornata a casa, apprende dalla madre che quel bambino sta ricevendo l'estrema unzione. Stupefatta corre a perdifiato per verificare la notizia. Purì viene additata come indemoniata delle vecchiette del paese che arrivano ad accusarla anche della morte del piccolo. Solo grazie al prete si salva da un linciaggio.
Al termine di una processione, gli abitanti del villaggio confessano i loro peccati sulla pubblica piazza. Dopo le confessioni di bestemmiatori, ladri, lussuriosi, e così via, Purì confessa di aver parlato con il Demonio.
La ragazza viene quindi portata da un guaritore, questi non riesce a liberarla dai suoi problemi ma coglie l'occasione per allungare le mani ed approfittare della bella giovane. La presunta possessione non svanisce, anzi, Purì sembra avere anche una sorta di amplesso col Demonio. La giovane viene quindi portata dal prete del paese per un rito di esorcismo. Il curato procede al rituale dell'esorcismo, durante il quale la ragazza si mette a camminare come un ragno e parla in una lingua ignota.
I paesani cercano, con un rito collettivo, di allontanare il maltempo dai loro campi. Purì assiste al rituale ma non appena viene vista da Antonio, questi aizza la folla contro di lei, ritenuta colpevole del maltempo. Per salvarla dal pubblico linciaggio, i familiari la nascondono sottoterra ma, quando Antonio la chiama a gran voce, lei si rivela e viene quindi scacciata a sassate dal paese.
Purì trova ospitalità in un convento di suore ma il suo comportamento è molto strano e addirittura violento tanto da entrare in aperto contrasto con le suore già restie ad accettarla.
Antonio, avendo delle infiammazioni cutanee, si convince di essere vittima della fattura di Purì. Nel paesino viene quindi organizzato un rogo per "bruciare l'aria", allontanare cioè la presenza malefica di Purì dall'aria. Intanto la giovane, lasciato il convento, ritorna al paese e incontra Antonio. I due si appartano e consumano un rapporto sessuale. Al mattino Antonio accoltella al cuore Purì, così facendo libera lei dal demonio e se stesso dalla fattura.

"Le streghe hanno smesso di esistere quando noi abbiamo smesso di bruciarle" diceva Voltaire. In questo paesino della Lucania continua la caccia alle streghe, quindi continuano ad esserci delle presunte streghe come Purì. L'idea che la giovane possa soffrire di disturbi psicologici non tocca minimamente nessuno degli ignoranti abitanti del villaggio.
"Il film si ispira a un fatto di cronaca tragicamente recente. Tutto il complesso dei riti, delle formule magiche e anche delle crisi demoniache è scientificamente esatto e corrisponde alla realtà italiana. Equivalente a quella di altre parti del mondo", appare in apertura al termine dei titoli di testa. Difficile verificare la veridicità storica di tale fatto, senz'altro però tutto quello che viene mostrato è accurato: i riti e le usanze, riprese con sguardo documentaristico, sono ricostruite sulla base degli studi etnologici del professor Ernesto De Martino.

Il film è stato girato a Matera. i paesaggi sono i medesimi de "Il Vangelo secondo Matteo" di Pasolini che, più o meno in quel periodo, girò lì il suo noto film. Sono appunto paesaggi che non hanno mutato nel tempo, buoni addirittura per girarvi un film ambientato due millenni fa. Ambiente perfetto per questa storia dal sapore medievale anche se ambientata a metà Novecento. La cosa più interessante del film è proprio la rappresentazione di quello spaccato d'Italia che ne esce. Una società rurale ignorante, meschina, misogina e ipocrita, più superstiziosa che religiosa.
La scena della processione con i flagellanti rimanda davvero al medioevo. La confessione sulla pubblica piazza mette invece a nudo una società ipocrita che vuole apparire timorata di Dio ma che è in realtà assolutamente torbida.
Interessanti anche i rituali apotropaici che i genitori degli sposi compiono nella camera da letto di quest'ultimi. Dei rituali particolari, impensabili e forse ridicoli per lo spettatore odierno che non ne abbia mai sentito parlare. Una falce sotto il letto e dell'uva passa sulle lenzuola, qui senz'altro emerge il lavoro del prof. De Martino.
Proprio questa attenzione per queste culture particolari, scomparse o in via di sparizione, rende il film molto particolare e di grande interesse antropologico.

C'è poi il lato horror della pellicola; questo è uno dei primi film ad ispirarsi a possessioni demoniache ed esorcismi, un filone che sarà poi sfruttato con risultati non sempre soddisfacenti. La scena dell'esorcismo è ottima ed è stata sicuramente fonte di ispirazione per "L'esorcista" di Friedkin, uscito una decina d'anni dopo. Ad ispirarsi a questo film fu di sicuro anche Lucio Fulci per il suo "Non si sevizia un paperino".

Per quel che riguarda il cast: a parte un Frank Wolff abbastanza marginale, tutto poggia sulle spalle della bella Daliah Lavi che ben figura in questa non facile interpretazione. Tutto il resto del cast è composto di non professionisti, sostanzialmente autentici i contadini lucani.

In definitiva "Il Demonio" è un film che travalica i confini del cinema di genere, definirlo horror è sicuramente riduttivo. Questo lavoro di Rondi, ingiustamente dimenticato, merita di essere riscoperto e rivalutato.

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Recensione a cura di Compagneros - aggiornata al 23/07/2012 15.51.00

Il contenuto di questo scritto esprime il pensiero dell'autore e non necessariamente rappresenta Filmscoop.it

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