il demonio regia di Brunello Rondi Italia 1963
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il demonio (1963)

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locandina del film IL DEMONIO

Titolo Originale: IL DEMONIO

RegiaBrunello Rondi

InterpretiDaliah Lavi, Frank Wolff, Nicola Tagliacozzo, Giovanni Cristofanelli

Durata: h 1.40
NazionalitàItalia 1963
Generehorror
Al cinema nel Luglio 1963

•  Altri film di Brunello Rondi

Trama del film Il demonio

Una ragazza è ritenuta preda del demonio e causa delle disgrazie che colpiscono il paese in cui vive. Dopo un inefficace esorcismo la donna si concede all'uomo che ama il quale, persuaso come gli altri di doverle attribuire i suoi guai, la elimina.

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Voto Visitatori:   7,86 / 10 (14 voti)7,86Grafico
Voto Recensore:   7,50 / 10  7,50
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Voti e commenti su Il demonio, 14 opinioni inserite

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  Pagina di 1  

stratoZ  @  10/02/2026 13:55:44
   8 / 10
ATTENZIONE POSSIBILI SPOILER

Grande perla di Brunello Rondi, sulla carta un horror ma in realtà è molto di più, un film di spietata critica sociale che sarà fonte d'ispirazione per diversi celebri autori del cinema italiano, dallo stesso Fulci, che con "Non si sevizia un paperino" tornerà nei meandri del pregiudizio e della chiusura mentale del luogo, sempre in chiave macabra, ad altri autori come Rosi o la Wertmuller - che curiosamente nello stesso anno farà uscire "I Basilischi", che in una veste più comica descrive un contesto molto simile -

Il film racconta delle vicende di questa ragazza che vive in un remoto paesino della Basilicata - in realtà ci sono molte scene girate a Matera, che ricordiamo, negli anni sessanta non era concepita come oggi, con un grande flusso turistico ed un valore culturale, ma veniva considerata un posto dimenticato dal signore in cui viveva una popolazione perlopiù contadina e bollata come arretrata - che tutti pensano sia posseduta dal demonio, da ciò ne scaturiscono le disavventure, è un film che tramite una serie di scene si dedica a descrivere minuziosamente un contesto estremamente dogmatico, chiuso e con una solennità religiosa da togliere il fiato, ogni brutto avvenimento nel paese viene accreditato alla ragazza, con la narrazione che gioca bene con l'influenza che genera il contesto ed arriva a far credere alla ragazza stessa di essere posseduta, Brunello Rondi ci porta in un mondo di superstizione dove la stessa protagonista, disperata per il rifiuto dell'uomo che ama, che ha scelto di sposare un'altra donna, decide di lanciargli il malocchio, destando anche preoccupazione da parte dei compaesani in diverse scene - quella del matrimonio ad esempio, dove si lancia disperatamente alle porte della chiesa - ma anche dei familiari, che ricorreranno ad un prete esorcista per provare a liberare la ragazza da questo male, e qui brillano alcune sequenze, il primo tentativo di liberazione dal demonio, col prete in quella casina isolata che sembra infliggere una molestia alla ragazza col pretesto dell'esorcismo, e ancora, il secondo episodio di esorcismo nel quale la donna inizia a camminare a quattro zampe con la pancia in sù, una posa che diventerà celebre nell'immaginario collettivo sugli esorcismi e che probabilmente ispirerà anche Friedkin dieci anni dopo, qui la regia gioca le sue carte più virtuose, aumentando sensibilmente la tensione e la sensazione di orrore e regalando anche qualche soggettiva a testa in giù.

Ma il vero punto di forza non è tanto la tensione che si viene a creare riguardante la possessione, è la schiacciante sensazione di essere in trappola in un paese convinto che tutte le sfortune siano causate dalla protagonista, Rondi gestisce benissimo i tempi e crea una componente ansiogena costante e di gran valore, che riesce a detonare in alcuni momenti chiave, come alla veglia funebre del ragazzino morto di difterite, in cui le anziane donne del paese si scagliano contro la protagonista, accusata di aver lanciato un maleficio al ragazzo, e l'assalto finale alla casa che restituisce una sensazione claustrofobica, con la protagonista costretta a nascondersi in una sorta di seminterrato coperto dalle aste di legno, e che andrà a culminare in un cattivissimo finale.

Con una bella componente visiva, un bianco e nero di ottima fattura, che gioca bene con i contrasti tra la soleggiata campagna lucana ed i cupi vestiti delle donne, il film di Rondi è un viaggio nell'orrore della superstizione, che gioca con le suggestioni dello spettatore e si colloca in un contesto ben preciso, mentre all'alba del boom economico i fari erano puntati sulle grandi città terreno fertile per il giovane ambizioso, l'autore torna in un angolo dimenticato ed ancorato ad un passato ingombrante, realizzando in teoria un horror demoniaco ma che si rivela un amaro saggio socioantropologico sull'arretratismo di alcune zone del sud Italia.

Film stupendo.

DankoCardi  @  17/12/2023 13:19:31
   8½ / 10
Brunello Rondi (qui al suo primo film da solo) dimostra subito di essere un regista deciso e con le idee chiare: invece di percorrere la più facile e commerciale strada dell'horror già aperta da Freda e da Bava narra una storia che si, ha dell'orrore e del macabro, ma profondamente realistica e soprattutto radicata alla sua terra. Ci troviamo infatti nel profondo sud dei primi anni sessanta ancora legato alle superstizioni ed alle credenze popolari che dominano praticamente ogni aspetto del quotidiano. Quasi come un documentario ci vengono mostrati i riti - magari anche tutt'altro che ortodossi- che si seguivano rigorosamente per i matrimoni, i funerali, le celebrazioni religiose. Ancora non erano arrivati i lumi della psicanalisi ed ecco che una povera malata di mente viene additata come strega, amante del demonio e perseguitata. Da brividi la sequenza dell'esorcismo nella chiesa che anticipa di dieci anni "L'Esorcista" di Friedkin. Le voci di paese sono più forti della ragione, le scaramanzie popolari sono più forti della legge ed ecco che gli abitanti cercano giustizia contro la "maciara" come vedremo diversi anni dopo in "Non si sevizia un paperino" di Fulci. Si tratta di un film audace, originale ed in anticipo sui tempi con scene per l'epoca forti in cui spicca la bravura di un attore come Frank Wolff e la bellezza torbida di Daliah Lavi. Una pellicola che meriterebbe di occupare i primi posti tra le opere italiane maggiormente ricordate.

Gruppo COLLABORATORI JUNIOR 1819  @  28/08/2022 16:52:10
   7½ / 10
Un lavoro di spessore, che ben rappresenta il meridione in quegli anni bui. Tutt'altro che horror, la sceneggiatura si destreggia bene nel descrivere le disgrazie e i deliri di una donna diversa.

GianniArshavin  @  28/08/2016 22:03:40
   7½ / 10
Misconosciuto film diretto da Brunello Rondi nel 1963 che meriterebbe un'immediata riscoperta.
Questo dramma con sfumature horror anticipa i tempi e si pone alle origini del filone demoniaco ispirando registi come Friedkin e Fulci.
Ambientato in una Lucania primordiale e arretrata (lo scenario e la fotografia ricordano il successivo Totò che visse due volte) il film tratta di una giovane donna, evidentemente affetta da turbe mentali, accusata di stregoneria e possessione demoniaca dai retrogradi e superstiziosi compaesani.
La pellicola pone chiaramente l'accento sull'ignoranza, la furia e la pericolosità di una comunità accecata dal fanatismo e dal dogmatismo che identifica in una ragazza problematica il capro espiatorio dei problemi della comunità.

Dunque ci troviamo di fronte ad un dramma che lascia all'horror solo sfumature di contorto comunque molto efficaci e suggestive. Ad esempio le fasi notturne nella camera di Purif sono abbastanza tetre e vengono esaltate da interni curatissimi e sporchi e da una fotografia in b/n pertinente.
Ovviamente la scena a tinte horror più potente e inquietante è quella della spider walk(che ha ispirato quella celebre di Regan ne L'esorcista), sequenza cruciale che ancora oggi risulta spaventosa anche perché più esplicita di quella del masterpiece del 73.

Grande merito per la riuscita del titolo va alla protagonista, brava nel dare vita ad un personaggio disturbato ma innocuo che fa tenerezza nella sua gracilità e incapace di ribellarsi all'odio che la circonda. Inoltre l'attrice israeliana si destreggia bene anche in sequenze di violenza subita e di stupri suggeriti davvero inusuali per l'epoca e lo fa con grande bravura e partecipazione.

In definitiva Il Demonio è un'opera di grande valore e molto moderna, un dramma a tinte fosche fra credenze, religione e folklore da riscoprire al più presto.

BlueBlaster  @  30/11/2015 01:24:34
   6½ / 10
Questo film ha sicuramente un grande merito ossia quello di fotografare molto bene le superstizioni religiose e l'ignoranza che dilagavano (e che forse non sono ancora del tutto morte) in certe zone del meridione.
Di horror in questa pellicola non ce nè manco l'ombra anche se per l'epoca si poteva trovare qualche spunto inquietante...come il bambino morto o la "camminata al rovescio" in chiesa, probabilmente ripresa da Friedkin ma paragonare questo all'"Esorcista" non ha alcun senso secondo me.
Un delirio di riti scaramantici che creano irritazione nella mente razionale dello spettatore, tipo nella prima notte di nozze...c'è pure un bel film di Monicelli con De Sica e Mastroianni ossia "Il medico e lo stregone" che tratta allegramente lo stesso argomento.
Bravissima la protagonista Daliah Lavi, buona la regia ed le location...film forte e coraggioso (ambientazione contemporanea) con un finale perfetto che dice tutto!
Merita la visione ma in tutta sincerità non mi ha fatto impazzire come la media farebbe credere, con qualche accorgimento atto a renderlo più horror (tipo il film "L'Anticristo") ne usciva un filmone.

alex94  @  22/08/2015 10:33:57
   8½ / 10
Primo horror demoniaco realizzato in Italia,dal bravo Brunello Rondi che realizza un film molto curato sia dal punto di vista estetico,sia per quanto riguarda il contenuto.
Rondi riesce nel non facile compito di mischiare l'horror con la critica sociale,una critica a l'arretratezza e alla superstizione di certe comunità del meridione..........lo confesso è riuscito a colpirmi e a disturbarmi,non tanto nelle scene dove vengono mostrati i comportamenti della protagonista "posseduta" ma in quelle dove viene messo in evidenzia tutto l'odio e l'idiozia dei suoi compaesani,che si accaniscono,contro di lei in modo crudele e spietato,ritenendola una creatura del diavolo.....
Presente per tutta la durata del film la tensione e pienamente azzeccata l'ambientazione (un paesino di povere case,circondato solo da pascoli e montagne),contribuisce a trasmettere un certo senso d'angoscia.
Ottima la regia,splendida la fotografia in bianco e nero e convincente la recitazione.
Un film sicuramente da riscoprire,fonte di ispirazione per tanti altre pellicole uscite nei decenni successivi (basta pensare alla scena nella quale la protagonista cammina a ragno,riproposta anche nel capolavoro di Friedkin) da vedere assolutamente,su questa tematica è uno dei lavori più interessanti.

JOKER1926  @  23/02/2013 01:50:34
   6½ / 10
Il titolo eloquente è il segnale della forza narrativa del film italiano di Brunello Rondo, "Il demonio" nasce con chiari e diversi intendi.
Le cose che subito ricadono nella cerchia delle concettualità programmate dalla regia sono quelle inerenti alla superstizione e al mondo religioso fatto in casa.
"Il demonio" ricorda tanti film, o meglio, è questo di Rondo ad offrire poi ad altre regie delle importanti idee.
I messaggi sono chiari, in primissimo piano c'è l'ignoranza e la precarietà mentale di personaggi tragici.
Si va da personalità del "popolo" alla bella Daliah Lavi, questa ultima nella parte della vittima.
In linea sommaria emergono ne "Il demonio" tanti spunti interessanti, tutti di critica e di moralità.
Al contempo, però, viene a mancare quella maniacale introspezione psicologica; insomma le varie icone del film vivono in situazioni superficiali ed ambigue.
Concetto di ambiguità questa volta abbracciato da un velo di inconcludenza.

"Il demonio" è regionalismo cinematografico.

Gruppo COLLABORATORI JUNIOR Invia una mail all'autore del commento tylerdurden73  @  21/02/2013 11:05:57
   8½ / 10
Nella magica cornice dei Sassi di Matera prende forma una storiaccia di riti ancestrali, emarginazione e (forse) possessione demoniaca.
Purif è una ragazza di umili origini, bella ed ossessionata dall'attrazione per Antonio, il quale come tutto il resto della comunità la evita ritenendola una fattucchiera. In realtà la giovane sembra più essere affetta da turbe mentali anche se l'eventuale combutta con forze oscure non viene mai respinta con decisione.
Facile far cadere su di lei ogni situazione incresciosa , perfetto capro espiatorio per ogni avvenimento sgradito Purif finisce vittima di ogni vessazione compresi stupri (suggeriti) e un esorcismo che indubbiamente ispirerà Friedkin per la "camminata del ragno" nel suo arcinoto masterpiece.
Del resto "Il demonio" è un film eccezionale, più che un horror soprannaturale sarebbe catalogabile come una spaventosa analisi antropologica di una società retrograda e immota. Non sorprende quindi che abbia ispirato molti registi, come Lucio Fulci che in "Non si sevizia un paperino" propone il personaggio della "magiara" rifacendosi palesemente alla magnetica Daliah Lavi, bravissima nell' accogliere un' interpretazione così ostica con grande trasporto.
Superstizioni e religione si intersecano messi in scena con mirabile impronta semidocumetaristica da Brunello Rondi, coadiuvato dall'esperto Ernesto De Martino nella ricostruzione di rituali folcloristici che si perdono nella notte dei tempi. Ipocrisia, ignoranza e credenze grottesche finiscono con il determinare gli eventi in un presente che sembra uscito dal Medio Evo più oscurantista, avverso a chi, con il suo comportamento strambo ma tutto sommato inoffensivo, scardina uno stato sociale radicato da sempre sul territorio e nelle menti.
Straordinaria la scena della confessione pubblica dove si riconoscono il ladro di galline, il vero mostro e soprattutto chi, innocente, avrebbe avuto solo bisogno di aiuto, e di amore.
A tutto ciò si aggiungano le conturbanti musiche e la superlativa fotografia per una perla purtroppo semisconosciuta del nostro cinema.
Da recuperare ad ogni costo.

jannakis  @  12/02/2013 16:54:25
   8 / 10
sottovalutato e ingiustamente misconosciuto, anticipa di dieci anni l'esorcista di Friedkin il quale senza dubbio ne prende spunto. eccezionale fotografia e vero e proprio documento antropologico sui riti e la magia del meridione. bellissima e bravissima la Levi che trascina da sola tutto il film.

Invia una mail all'autore del commento RubensB  @  07/01/2013 18:24:34
   8 / 10
piccolo gioiello anni '60, una fotografia eccellente ed una trama coinvolgente. Ha tra i meriti la capacità di riportare le vecchie(solo vecchie?) tradizioni locali per quanto riguarda le questioni esoteriche. Alcune scene sono da incorniciare.

Neurotico  @  25/02/2012 15:07:51
   8½ / 10
Gran film sulla superstizione della popolazione contadina dell'italia meridionale di metà secolo scorso. Memorabile l'interpretazione della Lavi, così come la scena dell'esorcismo in chiesa. Un film sottovalutato e purtroppo poco conosciuto. Da riscoprire.

Gruppo COLLABORATORI Compagneros  @  26/11/2011 17:49:14
   7½ / 10
Più che come horror è interessante come ritratto di una parte di Italia che forse non molti conoscono. Per la rappresentazione delle usanze locali si è fatto riferimento agli studi del professor Ernesto De Martino.
In un Sud Italia in cui esistono ancora le streghe visto che non si è smesso di bruciarle, si muove Purì, una giovane affetta da disagi mentali che vengono scambiati per possessione demoniaca dall'ignoranza feroce e superstiziosamente bigotta di un paesino che sembra ancora immerso nel medioevo. Senza contare gli abusi (familiari e sessuali) di cui la giovane è vittima.
Interessante anche il lato horror, con delle sequenze che senz'altro hanno ispirato Friedkin.
In definitiva un film molto interessante che meriterebbe di essere un pochino riscoperto.

Vedi recensione

gianfry  @  12/04/2011 15:46:45
   8½ / 10
Favoloso spaccato sociale di una comunità bigotta e retrograda nella Lucania contadina. Dietro ai presunti casi di possessione della protagonista Purificata (una splendida Daliah Lavi) si cela in realtà una nevrosi di natura sessuale (tema molto caro al regista che si può riscontrare anche in altri suoi lavori, vedi "Valeria Dentro e Fuori") dovuta all'ossessivo amore non corrisposto per l'inafferrabile Antonio (Frank Wolff). Quest'ultimo si sposa con un'altra donna e Purificata precipita nella spirale nevrotica e comincia a servirsi di fatture e "arti magiche" per tentare in tutti i modi di conquistarlo. Il suo comportamento però alimenta la superstizione dei concittadini, che scambiano per possessione demoniaca quella che in realtà è una patologia reale. Infatti a nulla servono i vari rimedi messi in atto per guarirla: estremamente chiara e significativa la scena del tentativo di esorcismo in chiesa, con la memorabile camminata a ragno della Lavi (ripresa chiaramente 10 anni dopo da Friedkin per "L'Esorcista"...e qui ce ne sarebbe da dire!) che si esprime in una performance fisica a dir poco spettacolare (non ci sono effetti speciali). Si possono riscontrare affinità con il personaggio interpretato dalla Lavi in altri due grandi film: per il lato superstizioso con la Florinda Bolkan di "Non si Sevizia un Paperino" e per il lato psicologico con il Lou Castel de "I Pugni in Tasca" di Marco Bellocchio. All'epoca il film raccolse svariate stroncature soprattutto per la rappresentazione della "carne" (la scena della fattura ne è un esempio)

Nascondi/Visualizza lo SPOILER SPOILER, mai apparsa così "tangibile" nel periodo pre'68 fino a quel momento in un film d'autore. Stroncature incomprensibili ai giorni nostri per una pellicola invece dal fascino così potente e schietto. Avanguardia su tutti i fronti: l'erotismo, il demoniaco, le ossessioni della mente. Straconsigliato!

Gruppo COLLABORATORI SENIOR The Gaunt  @  12/10/2010 00:47:38
   8 / 10
Questo film di Rondi è da recuperare perchè possiede dei momenti di bellezza senza il minimo dubbio, a cominciare dalla bella fotografia in bianca e nero che risalta il paesaggio aspro e quasi primordiale della Lucania, la quale fa da sfondo ad una storia violenta dal taglio molto documentaristico, in cui viene analizzata, come suggerita da un antropologo, la superstizione becera più prodonda.
A suo modo la protagonista riveste una figura ribelle verso uno status quo secolare, ne sconquassa le fondamenta gettando nel caos un intero paese, rifiutandosi ad un ruolo dimesso predefinito per tradizione (eccellente la protagonista).
Difficile catalogarlo in un genere preciso, ma senza dubbio autori come Fulci (Non si sevizia un Paperino) e il William Friedkin dell'Esorcista (vedasi l'esorcismo in chiesa) hanno sicuramente visto questo film.

4 risposte al commento
Ultima risposta 12/04/2011 17.00.26
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