Recensione kronos - il conquistatore dell'universo regia di Kurt Neumann USA 1957
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Recensione kronos - il conquistatore dell'universo (1957)

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locandina del film KRONOS - IL CONQUISTATORE DELL'UNIVERSO

Immagine tratta dal film KRONOS - IL CONQUISTATORE DELL'UNIVERSO

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A poche miglia dalla costa messicana dove si è inabissato un UFO, emerge un gigantesco robot dall'aspetto minaccioso. Lo scopo della sua visita è immagazzinare dal pianeta Terra quanta più energia possibile per trasportarla al pianeta morente di provenienza, dove verrà trasformata in preziosa materia in grado di ricostruire quel mondo.
La missione programmata dell'automa, che ha una corazza composta da un materiale sconosciuto praticamente impenetrabile, si preannuncia portatrice di tragedie per il nostro pianeta.
Il robot inizia infatti a compiere devastanti operazioni di assorbimento energetico sulle centrali e linee elettriche del nostro pianeta, avvalendosi dell'aiuto informativo-telepatico di uno scienziato dell'osservatorio astronomico che ha seguito la caduta dell'asteroide.
La sicurezza nazionale, dopo i primi misfatti di Kronos nel nostro mondo, decide senza esitazione la sua distruzione.
Ma nonostante l'uso di potenti ordigni nucleari, a nulla servirà l'attacco al robot da parte dei militari. Scoraggiati dall'insuccesso, gli scienziati sul punto di smarrirsi intravedono all'improvviso una possibile soluzione di tipo chimico-elettrico, consistente nel far interagire tra i due elettrodi, positivo e negativo, situati sulla sommità dell'automa, un materiale con caratteristiche radioattive isotopiche, lanciato da un aereo. Si prevede con ciò di poter invertire i poli degli elettrodi innescando sul robot medesimo un processo elettrico verso l'interno in grado di danneggiare le funzionalità principali dell'automa.

"Kronos" è un film di fantascienza americano anni '50, in bianco e nero, esemplare per il genere, inspiegabilmente stroncato dai critici, forse per ragioni di politica industriale cinematografica. Probabilmente il giudizio negativo dato è scaturito o è stato condizionato da una pressione redazionale molto forte, tendente alla ricerca di una qualità filmica nuova e superiore, ritenuta o già presente o imminente, seppur a quei tempi stentava ad arrivare; come dire che le redazioni stampa di cinema operavano dei vagli di film ben selezionati di cui non ritenevano facesse parte "Kronos".
Essi nella critica portata avanti facevano notare l'esistenza di una presunta debolezza d'insieme nella regia di Kurt Neumann, regista che secondo loro non sarebbe riuscito a dare forza visiva alle scene chiave, abbandonandole a un freddo significato funzionale alla narrazione spicciola; inoltre quei critici sottolineavano una mancanza di originalità nella trasposizione più linguistica dei codici visivi fantascientifici, che apparirebbero spesso come già visti, seguendo intrecci narrativi un po' scontati rispetto a quanto sul tema era già stato proposto cinematograficamente in modi più efficaci da altri.
Nessun critico, a sorpresa, si è soffermato sui contenuti scientifici o parascientifici del film che sono del tutto originali e caratterizzano buona parte della pellicola dandogli una forza particolare, soprattutto di intelligenza, se proprio non si vuole ammettere l'esistenza di quella dello spettacolo.

L'idea scientifica che sta alla base del film e il suo relativo sviluppo narrativo non trovano riscontro in altre pellicole di fantascienza, per lo meno non così come vengono proposte da questa pellicola, con tutta la loro ben articolata problematicità e la gradevole forma artistica narrativa, che si avvale tra altri aspetti anche di un dialogo divertente tra un vecchio computer a valvole che guastandosi spesso sembra voler lasciare il posto da protagonista all'uomo, il suo operatore entusiasta, una donna attraente e signorile e uno scienziato bello particolarmente geniale.
Trasformare l'energia in materia come erano in grado di fare gli abitanti del pianeta di origine del robot Kronos e andare incontro poi a gravi carenze di energia, tanto da veder morire il proprio mondo, fa pensare per simmetria inversa ai nostri gravi problemi energetici legati all'inquinamento, alla dissipazione irrazionale dell'energia, all'esaurimento delle fonti energetiche e fa riflettere su un futuro che si preannuncia difficile per il pianeta Terra. Mai il cinema di fantascienza aveva trattato questi argomenti in modo così drammatico e avvincente.

La regia di Neumann in realtà non perde un colpo, con mano sicura rende la narrazione suggestiva e coinvolgente. Egli dirige gli attori con grande professionalità e determinazione, a tal punto da far assumere alla finzione stessa aspetti a tratti del tutto realistici, che fanno dimenticare allo spettatore, per lunghi istanti, di essere in sala.
Da un punto di vista un po' più psicanalitico il film sembra evocare nell'immaginifico del pensiero fantascientifico la questione umana della proiezione di parte di sé nella ricerca sul cosmo, una sorta di a-priori immaginifico che si manifesta lungo il viaggio fantasioso e che è spesso di provenienza inconscia. Con essa il mondo spaziale interplanetario con cui veniamo a contatto appare sempre legato in qualche modo ad argomenti problematici nostri, dal tono familiare, che riguardano o hanno riguardato la nostra vita sociale e più immaginativa.
Ad esempio il tema proposto della carenza dell'energia in altri pianeti presuppone di conseguenza che in quei mondi esistano vite bio-sociali simili alle nostre. La constatazione poi, nel film, di uno stato di un avanzamento o meno, scientifico, di altri pianeti abitati rispetto al nostro, porta alla constatazione dell'esistenza di un'ottica di risultati scientifici che si possono muovere paralleli al nostro, lungo uno specchio che sembra riflettere solo scoperte divenute per noi essenziali e recenti.
Difficilmente riusciamo ad immaginare le vite e le loro rispettive organizzazioni sociali in altri pianeti, in una forma del tutto diverse dalla nostra, ad esempio con esseri biologici senza sistema respiratorio o riproduttivo, con una diversa composizione chimica tale da poter far scaturire dalla natura cellule e corpi senza bisogno di acqua e cibo, o intelligenze non originate da un cervello acquoso e poroso ma da altre strutture biochimiche con cellule composte da atomi a noi sconosciuti.
E' come se immaginando mondi e vite simili alla nostra noi incrementassimo in qualche modo tra di noi un confronto di tipo etico, a volte esemplare, o lanciassimo un grido di allarme che fa spettacolo giocando sulle carenze delle nostre risorse e suggerendo riflessioni più ponderate intorno alle forme organizzative sociali idonee ad affrontare il problema.
Kronos ad esempio con la sua fame di energia per il suo pianeta morente da una parte e le capacità del suo mondo di trasformare energia in materia dall'altra, ci ricorda da un lato un pericolo di estinzione che può essere il nostro e dall'altra una necessità di alleanza tra eventuali pianeti abitati per scambiare informazioni tecnologiche che si complementino per un reciproco vantaggio.
Il nostro pianeta trae energia dalla materia, il pianeta morente di Kronos trasforma energia in materia. Quale miglior occasione allora per stringere un'amicizia di lavoro o di scopi comuni?
Ma il film sembra voler dire che ciò non è facile, solo possibile, Kronos ha infatti già deciso di derubare il nostro pianeta di energia seminando lutti e distruzioni di ogni genere, come dire che non dipende da noi la ricerca di una alleanza, perché esistono intelligenze simili all'uomo ma indubbiamente peggiori di noi sul piano dell'avanzamento e affermazione di un'etica.

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Recensione a cura di Giordano Biagio - aggiornata al 18/04/2012 16.33.00

Il contenuto di questo scritto esprime il pensiero dell'autore e non necessariamente rappresenta Filmscoop.it

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