l'arpa birmana regia di Kon Ichikawa Giappone 1956
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l'arpa birmana (1956)

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locandina del film L'ARPA BIRMANA

Titolo Originale: BIRUMA NO TATEGOTO

RegiaKon Ichikawa

InterpretiShoji Yasui, Rentaro Mikuni, Jun Hamamura, Tatsuya Mihashi

Durata: h 1.56
NazionalitàGiappone 1956
Generedrammatico
Al cinema nell'Aprile 1956

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Trama del film L'arpa birmana

Alla fine della Seconda guerra mondiale, il soldato giapponese Mizushima decide di non rimpatriare per dedicarsi al culto dei morti nella giungla birmana. Diventa bonzo e ricorda la pagina più sanguinaria della sua esperienza in guerra, quando il suo superiore sterminò tutta la sua truppa pur di non consegnarla viva al nemico.

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Voto Visitatori:   8,75 / 10 (10 voti)8,75Grafico
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Voti e commenti su L'arpa birmana, 10 opinioni inserite

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  Pagina di 1  

topsecret  @  08/03/2026 14:23:04
   7½ / 10
Credo che il finale racchiuda tutta l'essenza che l'intero film vuole raccontare: il contrasto tra il sacrificio di Mizushima e la quasi indifferenza degli altri soldati che lentamente pensano al ritorno alla normalità delle loro vite.
Un film intenso dal punto di vista emotivo, ben bilanciato tra immagini e suoni, tra dialoghi e scene crude dove il dolore della guerra si fa sentire, vedere e toccare.
Bene il cast, ottimamente diretto da Ichikawa, buona anche la narrazione che sembra confondere per poi chiarire ogni dubbio e, complessivamente, buona la fotografia e gli ambienti ricreati, per un film degno di essere recuperato e meritevole di considerazione positiva.

Gruppo COLLABORATORI JUNIOR Invia una mail all'autore del commento emans  @  27/10/2020 23:46:02
   8½ / 10
Un vero film sentimentale sulla guerra, ancora prima de "La sottile linea rossa" che immagino abbia preso qualche spunto dal capolavoro di Kon Ichikawa.
La soave musica dell'arpa Birmana ci accompagna per tutto il film sia che si canti con i commilitoni che quando ci si trova davanti la morte.
Forse l'atteggiamento della truppa è un po' esagerato nei confronti del compagno scomparso, considerando che in guerra si perdono molti "amici", ma questo fa anche parte della cultura Giapponese. Insieme all'onore ovviamente.
Un film magico che ti propone la "solita" seconda guerra Mondiale sotto altre prospettive.


La lettera finale mi ha cosi colpito che ho deciso di riproporla alla fine del mio commento.

«Ho superato i monti, guadato i fiumi, come la guerra li aveva superati e guadati in un urlo insano. Ho visto l'erba bruciata, i campi riarsi... perché tanta distruzione caduta sul mondo? E la luce mi illuminò i pensieri. Nessun pensiero umano può dare una risposta a un interrogativo inumano. Io non potevo che portare un poco di pietà laddove non era esistita che crudeltà. Quanti dovrebbero avere questa pietà! Allora non importerebbero la guerra, la sofferenza, la distruzione, la paura, se solo potessero da queste nascere alcune lacrime di carità umana. Vorrei continuare in questa mia missione, continuare nel tempo fino alla fine.»

Gruppo COLLABORATORI SENIOR The Gaunt  @  15/10/2014 14:11:40
   8 / 10
Aldilà dell'indole chiaramente pacifista, di denuncia antimilitarista nei confronti della guerra, L'arpa birmana rappresenta la sconfitta di un paese trascinato dal suo stesso cieco fanatismo, ma anche della sua rinascita spirituale e morale. Il lungo viaggio di ritorno verso i suoi compagni è per Mitsushima l'inizio di un percorso non tanto di espiazione di una colpa collettiva, quanto di un dovere morale di preservare la memoria di un orrore operata da un nemico più subdolo e strisciante: l'oblio. Ichikawa tocca corde emotive nel profondo, ci rende partecipi di questo viaggio d'iniziazione creando una forte empatia con i personaggi rappresentati e molto attento soprattutto a non cadere nel facile sentimentalismo o nella retorica.

Gruppo COLLABORATORI JUNIOR Invia una mail all'autore del commento agentediviaggi  @  30/12/2012 01:30:32
   10 / 10
Voto 10 a un film che oltre a essere un capolavoro riconosciuto della storia del cinema, "l'Orizzonti di Gloria" giapponese, mi ha incantato per un umanesimo così profondo e convinto che non ho trovato nemmeno nelle pietre miliari antimilitariste della cinematografia occidentale. Sarà il fascino esotico della terra di Birmania, o la musica struggente che accompagna le dolorose vicende del reparto giapponese e le scelte di vita di Mizushima, o forse la semplice originalità della vicenda narrata e il modo in cui è narrata (montaggio innovativo nella gestione della scansione temporale degli eventi) che lascia allo stesso tempo una sensazione di commozione e di pace nel cuore di chi lo guarda, al punto che si finisce per scordarsi della guerra, del Giappone, della Birmania e ci si ritrova a pensare a sé stessi come appartenenti a un' unica fragilissima famiglia: il genere umano.

Geeno  @  04/08/2012 19:09:34
   8½ / 10
"Il capitano diceva di tornare in Giappone per collaborare alla ricostruzione del paese distrutto dalla guerra. Ricordo molto bene queste sue parole, ma quando vidi i morti giacere insepolti, preda degli avvoltoi, della dimenticanza e dell'indifferenza, decisi di rimanere perché le migliaia e le migliaia di anime sapessero che una memoria d'amore le ricordava tutte, ad una ad una."

Una celebrazione e un elogio della pietà, un manifesto dell'antimilitarismo.
Bellissimo

Gruppo COLLABORATORI JUNIOR Tumassa84  @  30/11/2010 04:24:12
   8½ / 10
Molto bello questo film antimilitarista di Ichikawa Kon, dove la musica si pone come mezzo di comunicazione universale e più espressivo della parola. Innovativa per l'epoca la struttura temporale del film, con lo stesso evento (l'incontro tra la truppa e Mizushima sul ponte) riproposto da due prospettive diverse dopo aver raccontato separatamente gli avvenimenti che si susseguono fino a quel giorno. Da sottolineare anche l'uso delle luci, a formare dei giochi di luce ed ombra molto suggestivi e che ci mostrano tutti i dubbi e le paure di quegli uomini gettati in una terra lontana a combattere una guerra assurda e crudele.

Gruppo COLLABORATORI SENIOR Ciumi  @  03/10/2009 18:51:01
   9 / 10
“Alle fronde dei salici, per voto,
anche le nostre cetre erano appese,
oscillavano lievi al triste vento”

Io invece non mi fermai.
Restai in quei luoghi atri, arsi dalla guerra, rinunciando di votarmi al Silenzio.
E mi fabbricai un’arpa, e presi con me un pappagallo che mostrava tutti i colori della pace.
E persuasi i miei compagni a rinunciare a combattere, accettando così d’essere scambiato da loro per codardo.
Intonai, per tutti, un canto d’amore.
Per i compagni e i nemici, per chi è sopravvissuto e per chi invece fu caduto, ugualmente.
M’assunsi, come l’uomo che piantava gli alberi, il compito di commiserare e sotterrare i nostri morti insepolti.
E là ritrovai il mio Dio, Buddha, la luce.

E’ il messaggio di pace di Ichikawa, lento e soave come una nenia spirituale, commentato da una galleria d’immagini pregne di realtà e allo stesso tempo illuminate da un chiarore mistico e umano.
E’ inutile chiedersi le cause di tanti orrori della guerra. Adesso, soltanto, dobbiamo aiutarci a non dimenticare.

1 risposta al commento
Ultima risposta 03/10/2009 20.50.28
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Gruppo REDAZIONE amterme63  @  10/01/2008 23:36:03
   9 / 10
E’ veramente molto difficile tradurre in parole l’incanto che si crea guardando questo film. Prima di tutto è un opera che si rivolge proprio al sentimento più che alla ragione. Cerca di risvegliare nell’animo dello spettatore la commozione, la nostalgia, il senso di appartenenza, la solidarietà, la fratellanza, l’amore. Ichikawa fa affidamento su una fotografia eccezionale, degli attori bravissimi, un ritmo lento e meditativo, per poter portare chi guarda a entrare e vivere una storia dove si respira quasi l’atmosfera incantata delle fiabe. E’ chiaro che nel proprio animo ci deve essere la serratura giusta in cui questa chiave si possa infilare. Altrimenti il film non può che apparire lento, melenso, noioso, assurdo e irrealistico. Questo affidarsi al sentimento, alla sensazione pura ha però un suo scopo: quello di insegnare a non ripetere assurdi errori, ad abbandonare i freddi idealismi e le ideologie astratte per abbandonarsi alla semplicità e alla genuinità del vivere, anche e soprattutto in funzione degli altri.
Il protagonista del film è un plotone di soldati giapponesi, in cui spiccano le figure del capitano e del giovane Mizushima che è un po’ il beniamino di tutto il gruppo. Sono tutti molto uniti e molto umani. Fanno la guerra ma non si scordano di aiutarsi a vicenda, rispettare gli indigeni e anche i propri nemici, riconoscendo la loro vittoria. Il loro animo è nobilitato dall’arte: infatti cantano spessissimo. In tutto il film sembra che la cattiveria, l’egoismo e l’odio razziale siano stati banditi; o meglio, si vuole dimostrare che nelle singole persone non albergano certo questi sentimenti. Si tratta dello stesso idealismo un po’ utopico che animava “La grande illusione” di Renoir. Solo in una scena c’è un’aperta contrapposizione, quando Mizushima cerca di convincere un gruppo di soldati giapponesi ad arrendersi. Quegli esaltati e fanatici non vogliono cedere e finiranno tutti inutilmente morti, nonostante il loro “eroismo”.
Mizushima ha proprio il dono spontaneo dell’arte. Infatti impara infatti da sé a suonare benissimo l’arpa birmana. Lui rappresenta il lato spirituale puro dell’animo umano. E’ sopraffatto dalla visione dei tanti soldati morti abbandonati e insepolti. In lui la pietà ha il sopravvento su tutto, sulla nostalgia, sul richiamo della patria e dei propri affetti privati. Si dona tutto a questo servizio che per lui è un voler tramandare il ricordo e i valori che servano a non ripetere più quegli orrori. Questa sua scelta radicale rimane forse un po’ oscura o forse la nostra cultura non è in grado di capirla completamente.
L’altro grande personaggio è il capitano. Da alcune inquadrature e dal suo comportamento si capisce che si è innamorato di Mizushima. Un amore purissimo e bellissimo: una grande stima e ammirazione accompagnata dalla voglia di avere questa persona accanto, per avere la sua bellezza interiore, per poter affrontare meglio le difficoltà della vita. Ma non è facile descrivere, va visto per capire.
Si può accusare tranquillamente questo film di idealismo, sentimentalismo e retorica, ma è un rischio che Ichikawa ha corso volutamente. Si è imposto di credere nelle illusioni e nella fondamentale bontà dell’animo della singola persona; speranza che forse noi oggi abbiamo un po’ perso.

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5 risposte al commento
Ultima risposta 04/10/2009 23.07.09
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Dick  @  26/07/2007 12:38:48
   8½ / 10
Che roba, solo ora mi ricordodi votarlo.
Comunque è un bel film antimilitarista fatto di belle atmosfere e ben caratterizzato. Leone mancato a Venezia per opposizione di Visconti da come ho letto. °________O

ds1hm  @  11/05/2007 14:46:32
   10 / 10
è un film bellissimo, capace di trasmettere immagini e non solo, come solo il cinema vero sa fare, e non come la confusione di oggi, spazzatura e parvenza di cultura.

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