the square (2017) regia di Ruben Östlund Svezia, Germania, Francia, Danimarca 2017
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the square (2017)

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locandina del film THE SQUARE (2017)

Titolo Originale: THE SQUARE

RegiaRuben Östlund

InterpretiElisabeth Moss, Dominic West, Claes Bang, Terry Notary, Linda Anborg, Annica Liljeblad

Durata: h 2.25
NazionalitàSvezia, Germania, Francia, Danimarca 2017
Generedrammatico
Al cinema nel Novembre 2017

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Trama del film The square (2017)

Protagonista del film è Christian, curatore di un importante museo di arte contemporanea di Stoccolma, nonché padre amorevole di due bambine. Nel museo c'è grande fermento per il debutto di un'installazione chiamata "The Square", che invita all'altruismo e alla condivisione, ma quando gli viene rubato il cellulare per strada, Christian reagisce in modo scomposto, innescando una serie di eventi che precipitano la sua vita rispettabile nel caos più completo.

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Voto Visitatori:   6,80 / 10 (33 voti)6,80Grafico
Miglior film dell'Unione Europea
VINCITORE DI 1 PREMIO DAVID DI DONATELLO:
Miglior film dell'Unione Europea
Palma d'oro
VINCITORE DI 1 PREMIO AL FESTIVAL DI CANNES:
Palma d'oro
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Voti e commenti su The square (2017), 33 opinioni inserite

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  Pagina di 1  

76mm  @  29/06/2023 16:44:06
   6½ / 10
SPOILER

Non essendo riuscito a recuperarlo prima, mi sono imbattuto in questo film dopo aver già visto Forza Maggiore (buono) e Triangle of Sadness (fuffa).
Questo lo considero appena discreto, per cui, cronologicamente parlando, sembra che il cinema di Ostlund vada sempre peggiorando (a questo punto sarei curioso di visionare i suoi primi lavori che se tanto mi dà tanto dovrebbero essere molto buoni).
Lo svedese fa un largo uso del grottesco per portare lo spettatore a ragionare su diverse tematiche, alcune delle quali interessanti, anche se non proprio di prima mano (ad esempio la querelle sull'arte contemporanea e sul fatto che qualsiasi cosa possa diventare un'opera d'arte, se qualcuno la espone in un museo e gli dà una valutazione a sei zeri, è già stata ampiamente dibattuta e discussa, dagli squarci su tela di Fontana ai sacchi di juta di Burri, passando addirittura per la satira di Aldo Giovanni e Giacomo (!) con la celebre gamba di Garpez che " il mio falegname con 30.000 lire la faceva meglio").
Lo scopo manifesto dell'opera è quello di mettere a disagio lo spettatore con scenette apparentemente scollegate fra loro e sempre più bizzarre ed allegoriche, per costringerlo a fare i conti sia con i problemi della società (l'integrazione, l'indifferenza, la mancanza di solidarietà), che con quelli individuali (la perdita della fiducia negli altri, l'opportunismo, l'incapacità di assumersi le proprie responsabilità) e bisogna riconoscere che a volte coglie nel segno, come ad esempio nella ormai famosissima sequenza della performance "scimmiesca" durante la cena di gala (che però può funzionare solo per la compassata società svedese, in Italia sarebbe finita a cazz.otti dopo 30 secondi, così come da noi sarebbe stato impensabile ottenere la restituzione della refurtiva di uno scippo con un metodo così idiota come quello escogitato da Christian e socio).
La sequenza più riuscita a mio avviso è quella dove il protagonista, sempre più nel baratro, cerca di inviare un videomessaggio di scuse al ragazzino arabo ma, dopo aver iniziato in maniera promettente ammettendo qualche colpa personale, scade presto nel becero qualunquismo con un banalissimo pippone contro i mali e i pregiudizi della società, scaricando così ogni colpa e perorando la tesi dell'incapacità umana, ed in particolare di una determinata classe sociale, di fare i conti con le proprie responsabilità.
Meno incisivo il discorso sul rapporto fra i sessi e sulle logiche di potere che ne determinano i ruoli (la sequenza del preservativo conteso è divertente, ma trova comodo rifugio in un nonsense un po' fine a se stesso).
Azzeccata infine la scelta di frustrare le pur buone intenzioni del protagonista, impedendogli di fatto una vera e propria catarsi nel finale (che resta però aperto…è ormai certificato che l'incapacità – o la mancanza di volontà – del regista di dare una vera e propria chiusa alle sue storie è un po' il suo marchio di fabbrica).
In definitiva non ho visto molto per poter giustificare una Palma d'oro, ma delle 2 che ha vinto Ostlund non è certo questa quella più ridicola.

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