Recensione la bambolona regia di Franco Giraldi Italia 1969
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Recensione la bambolona (1969)

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locandina del film LA BAMBOLONA
 

Giulio Broggini (Ugo Tognazzi), avvocato romano appartenete all'alta borghesia, si invaghisce morbosamente della diciassettenne Ivana (Isabella Rei).Giulio, abituato ad avere sempre tutto e subito, si accorge però che conquistare la ragazza non è poi così semplice...

Tratto dall'omonimo romanzo di Alba De Céspedes del 1967, "La bambolona" è la prima commedia girata da Franco Giraldi. Per la sceneggiatura, il regista triestino si avvale dell'aiuto dell'amico Ruggero Maccari, mentre per le musiche sceglie Luis Bacalov, il quale aveva già collaborato con lui in "Sugar Colt", e con il quale collaborerà ancora in quasi tutti i film successivi. Il ruolo di protagonista, che inizialmente spettava a Marcello Mastroianni, viene assegnato poi ad un altro grande interprete della commedia all'italiana, Ugo Tognazzi. Isabella Rei, la protagonista femminile, è invece all'esordio assoluto nel cinema.

Siamo alla fine degli anni sessanta, in un periodo in cui la commedia all'italiana attraversa i suoi anni migliori. In particolar modo, ci troviamo in un periodo nel quale i protagonisti delle commedie, nella fattispecie il benestante avvocato Broggini, cercano in tutti i modi di fuggire dal tran-tran del della vita quotidiana cercando sfogo nel sesso. Perfino Giulio, perfettamente a suo agio nei lussi che la sua condizione privilegiata gli consentono (tennis, massaggi, Maserati coupè, feste mondane), si trova al punto di voler inconsciamente qualcosa di diverso, qualcosa di sessualmente diverso. Un uomo abituato ad avere tante donne, tutte bellissime e benestanti, si trova improvvisamente a rincorrere una ragazzina che non ha poi niente di così bello o particolare, ma che ha qualcosa, nell'aspetto fisico abbondante e nel viso a momenti inquietante, che lo attrae morbosamente. Il fatto che la ragazza, poi, si dimostri invero poco disponibile, fa sì che Giulio ne venga attratto ancor di più, ed anzi sia costretto a scendere ad ogni tipo di compromesso per cercare di portarsela a letto. Ivana, che inizialmente avrebbe dovuto essere una semplice preda sessuale, diventa poi una vera e propria fissazione per Giulio, il quale non si accorge, se non alla fine del film, che tra i due la preda è lui.

La tematica del sesso ricorre in tutto il film, e non solo nel rapporto che Giulio ha con Ivana, ma anche nei rapporti che lui ha avuto o ha con altre donne, nonché nell'accenno neanche tanto velato all'omosessualità di Diodeo, il domestico tuttofare del protagonista.
Altra tematica che si riscontra nel film è quella, tipicamente sessantottina, dell'emancipazione femminile. È questo un argomento al quale Giraldi tiene molto e che tratterà poi in molti dei suoi film, primo su tutti "Un anno di scuola". Non per niente alla fine della storia sarà proprio la donna ad averla vinta, da ogni punto di vista.

Due diversi conflitti si riscontrano tra i protagonisti: uno generazionale ed uno economico-sociale. Giulio vede Ivana come una ragazzina di bassa estrazione sociale ed oggetto di piacere, lei vede lui come un vecchio che le può dare possibilità di riscatto economico. Il riscatto economico, di fatto, si rivelerà poi essere il vero filo conduttore della vicenda.

La conclusione del film, diversamente da quella del libro, vede Giulio tornare alle vecchie abitudini, come se la storia successa con Ivana non gli fosse per niente servita da lezione.
Curiosa l'ultima inquadratura, che si sofferma proprio su Tognazzi il quale, accesosi una sigaretta dopo aver fatto l'amore con una delle solite bionde, guarda in direzione della telecamera attraverso la testiera del letto che ricorda quasi sbarre di una prigione. È probabilmente un modo implicito per spiegare allo spettatore che, in fin dei conti, Giulio non ha per niente cambiato le sue abitudini, anzi, è tornato ad essere prigioniero della stessa vita che faceva prima di incontrare Ivana.

Un elogio particolare va alla scelta delle musiche, a partire dal motivetto che accompagna i titoli di testa e quelli di coda, per giungere al momento più alto del film con l'incedere prepotente de "Il barbiere di Siviglia" nella scena che si svolge a teatro.

Una commedia divertente, mai banale né volgare, a tratti sottilmente astuta, recitata ottimamente da un mostro sacro come Ugo Tognazzi e dalla sorprendente debuttante Isabella Rei.

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Recensione a cura di Matteo Sonego - aggiornata al 30/03/2007

Il contenuto di questo scritto esprime il pensiero dell'autore e non necessariamente rappresenta Filmscoop.it

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