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Una pellicola di Wakamatsu che prende le distanze da quelle della prima parte della sua carriera,presenta infatti uno stile più pacato ed asciutto privo di quell' impazienza di mostrare che caratterizza le sue produzioni degli anni 60/70. Non per questo però aspettatevi qualcosa di meno morboso ed ossessivo... Una pellicola sulla mancanza d'amore e sulla solitudine della società moderna,portata avanti con un tono provocatorio e beffardo,non mancando di una certa ( nerissima) vena umoristica. Ritmo lento,regia curatissima e interpretazioni convincenti ( inutile dire che quella di Uchida è probabilmente la migliore di tutta la sua carriera),un lavoro insolito e disturbante,cupissimo, che si inserisce tra le opere più riuscite del grande regista nipponico.
Il protagonista di questo film è un uomo qualunque, un padre di famiglia sposato con due figli che lavora come controllore dei biglietti in una stazione della metropolitana. E' anche un uomo giusto e coraggioso: come si vede nella scena iniziale, sventa un tentativo di stupro salvando una ragazza da due malintenzionati. Ma è proprio questo avvenimento a dargli una inattesa scarica di adrenalina, che gli farà sembrare incolore la routine di tutti i giorni. La goccia che fa traboccare il vaso, poi, è quando durante un pic-nic si imbatte in una coppia che stava facendo sesso tra i cespugli: il nudo corpo madido di sudore di lei risveglia nel protagonista gli impulsi sessuali da tempo repressi e ne determina la definitiva trasformazione: da retto padre di famiglia che sventa uno stupro a stupratore egli stesso. Armatosi di cloroformio, egli inizia così ad addentrarsi nelle case delle sue vittime dopo averle addormentate, e approfitta ripetutamente del loro corpo. Tra le ragazze che violenta ve ne sarà poi una di cui si innamorerà perdutamente, ed è divertente vedere come le prepara la colazione e le fa le pulizie di casa quando lei giace ancora narcotizzata dopo essere stata stuprata. Ciò che in questo film Wakamatsu riesce forse meglio a immortalare, sono le contraddizioni dei sentimenti che albergano nel cuore degli uomini, che devono riuscire a convivere con degli impulsi molte volte più forti di loro. La repressione degli istinti, il risveglio del desiderio, l'inclinazione allo stesso tempo a violentare e a trattare dolcemente la persona amata. E nel farlo Wakamatsu sembra mantenere un occhio freddo e distaccato: il protagonista non mostra platealmente il cambio da uomo giusto a mostro, le sue violenze si perpetrano con la stessa naturalezza con cui timbrava i biglietti della metropolitana. E' proprio ciò che riesce ad esprimere come le azioni del protagonista di questo film siano i desideri inconsci o inespressi (o semplicemente repressi) di qualsiasi controllore della metropolitana, in attesa solamente di quella scarica di adrenalina che non li farà più tornare indietro.