il silenzio dopo lo sparo regia di Volker Schlöndorff Germania 1999
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il silenzio dopo lo sparo (1999)

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locandina del film IL SILENZIO DOPO LO SPARO

Titolo Originale: DIE STILLE NACH DEM SCHUß

RegiaVolker Schlöndorff

InterpretiBibiana Beglau, Richard Kropf, Martin Wuttke, Nadja Uhl

Durata: h 1.43
NazionalitàGermania 1999
Generedrammatico
Al cinema nel Maggio 2002

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Trama del film Il silenzio dopo lo sparo

Germania Ovest metà degli anni '70. Rita Vogt è una terrorista, ma abbandonate le idee rivoluzionarie si rifugia nella Germania dell'est dove i servizi di sicurezza segreti le danno una nuova identità. Vive con il costante timore che il suo passato venga scoperto, cosa che inevitabilmente accade con la caduta del muro di Berlino...

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Voto Visitatori:   7,56 / 10 (9 voti)7,56Grafico
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Voti e commenti su Il silenzio dopo lo sparo, 9 opinioni inserite

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  Pagina di 1  

Gruppo REDAZIONE amterme63  @  31/05/2009 12:54:26
   7 / 10
L’oggetto del film è il racconto di una decina di anni di vita di una terrorista tedesca, Rita Voigt. Il punto di vista è abbastanza distaccato e si limita a raccontare in sunto alcuni momenti chiave della sua vita, sia di azione che di vita normale. Lo scopo è quello di guardare in controluce la figura del “terrorista”, al di fuori di qualunque preconcetto o stereotipo. Vediamo le cose dal suo punto di vista, ma non possiamo fare a meno di mettere in rapporto i suoi atti con il contesto storico e con il mondo che la circonda, rivelando così le contraddizioni fra quello che vuole e quello che fa. Il punto di vista in questione è principalmente quello della sua vita normale e sentimentale. Di riflesso entra anche la riflessione politica e ideologica.
Come detto, lo sguardo del regista è uno sguardo distaccato. La struttura del film è un po’ all’americana, con ritmo veloce, a volte frenetico, dialoghi stringati e ridotti all’essenziale, prevalenza della narrazione sull’introspezione. L’inizio è da classico film d’azione, con camera a spalla che ci porta in mezzo a rapine o evasioni. Questa parte è un po’ stereotipata, con i terroristi con le loro tipiche facce dure, l’eterna sigaretta in bocca e le loro giustificazioni sbrigative e nette. Anche le ragioni etiche di tali azioni sono annunciate in maniera sommaria (chi contro l’imperialismo, chi contro la vita borghese …). Nei fatti diventa invece una vita impossibile, quasi impraticabile e soprattutto con scelte drastiche (gli assassini) che segnano e trasformano profondamente l’animo dei terroristi: o lo fanno diventare estremamente duro, quasi inumano o lo spingono a ripensare per non degenerare.
Rita è una di queste ultime. Decide di fermarsi e di rifarsi una vita in uno stato con un sistema corrispondente ai suoi ideali etico-politici, cioè la DDR degli anni ’80. E’ così convinta della giustezza di questi ideali che si butta anima e corpo – in maniera quasi religiosa – nella sua nuova vita. Non gli importa se si deve svegliare tutti i giorni alle 5, vivere in condizioni modeste in anonimi condomini, fare lavori generici, fingere una nuova identità. Ci si sente benissimo ed è sorridente ed entusiasta, sotto gli occhi increduli e meravigliati dei suoi colleghi di lavoro. Addirittura cerca di alleviare il dolore di chi soffre e finisce per dare una speranza di vita a Tatiana, un’emarginata della DDR (si fa intravedere in maniera indiretta che anche lì non erano tutte rose e fiori). Ne nasce una bellissima storia di amore. Nonostante che agli inizi Rita fosse così contestatrice e ribelle, adesso si mostra prona e ubbidiente a ogni direttiva che viene dall’alto, anche quelle più dolorose e inumane (lasciare Tatiana). La storia si ripete poi con un bel bagnino (innamoramento – distacco forzato).
La tanto vituperata normalità borghese diventa così la sua essenza di vita. Evidentemente è l’aggettivo “borghese” il vero problema, in quanto di normalità non si può fare a meno. Ed è per questo che è l’unica a non esultare alla notizia della caduta del Muro. Sa come funziona di là e sa che di là c’è l’impero della ricchezza sul bisogno e sulla libertà. Questo film, insieme a Goodbye Lenin, è uno dei primi che vedono l’esperienza della DDR in una luce non completamente negativa, come un esperimento in sé non sbagliato ma condotto male.
Comunque il film non è molto chiaro ed espressivo in merito, ci sono solo accenni in merito a questa questione. Prevale quindi il ritratto di vita di Rita, come a riscattare l’interiorità di una terrorista, facendola passare per una persona non certo peggiore di tanti altri. Il fatto è che la società non perdona e il proprio passato non si può cancellare. Gli errori si pagano e salato, come ci dicono le ultime fredde e distaccate inquadrature. Dopo ogni sparo non resta più niente se non un assordante silenzio.

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