un eroe regia di Asghar Farhadi Iran 2021
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un eroe (2021)

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locandina del film UN EROE

Titolo Originale: GHAHREMAN

RegiaAsghar Farhadi

InterpretiAmir Jadidi, Mohsen Tanabande, Fereshteh Sadr Orafaee, Sahar Goldust, Maryam Shahdaie, Ali Reza Jahandideh, Ehsan Goodarzi, Sarina Farhadi, Farrokh Nourbakht, Mohammad Aghebati, Saleh Karimai

Durata: h 2.07
NazionalitàIran 2021
Generedrammatico
Al cinema nel Gennaio 2022

•  Altri film di Asghar Farhadi

Trama del film Un eroe

Rahim è in carcere a causa di un debito che non è riuscito a ripagare. Durante un permesso di due giorni, cerca di convincere il suo creditore a ritirare la denuncia in cambio di una parte della somma. Le cose però non vanno come previsto.

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Voto Visitatori:   7,46 / 10 (12 voti)7,46Grafico
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Voti e commenti su Un eroe, 12 opinioni inserite

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  Pagina di 1  

AleWiseGuy  @  27/02/2026 04:28:03
   9 / 10
Signori questo è veramente grande cinema, Farhadi ci regala un'altra perla di valore, un'opera che trova nella scrittura e negli interpreti i veri elementi chiave del suo linguaggio filmico. Si intuisce che il vero tema qui è lo sbaglio, l'errore di valutazione, la mancanza di consapevolezza di quasi tutti i personaggi che, con una serie di scelte sbagliate, danno luogo ad un rapido susseguirsi di eventi nefasti (praticamente un guaio dopo l'altro), che a loro volta generano altri conflitti e tensioni.

Rahim ha un "cuore puro", è vittima della sua stessa ingenuità, ma nasconde comunque qualcosa di inquietante, di oscuro, un alone di inspiegabile propensione a farsi travolgere dall'assurdità del sistema sociale iraniano. Perché è proprio questo, forse, l'obiettivo del regista: esporre una critica profonda al proprio paese tramite la narrazione di fatti dall'andamento vagamente kafkiano.

Nella stessa scena iniziale, un campo lunghissimo dove vediamo il protagonista che cammina lungo la spianata dei templi nella roccia, si carpisce un profondo senso di ineluttabilità, solitudine e rassegnazione, forse la stessa del popolo iraniano contemporaneo. Subito a seguire uno stacco su Rahim che sale le scale delle altissime impalcature di un cantiere, con la cinepresa che indugia a lungo sulla lenta salita, come se si volesse sottolineare la fatica del vivere di Rahim e l'assurdità del contesto nel quale viene a trovarsi, tra il sacro dei templi e il profano degli operai. In cima il cognato lo accoglie poi con affetto, riportandolo però subito giù a prendere un tè insieme. Metaforicamente la salita di Rahim si rivela inutile, come tutti i tentativi che farà durante il film per emanciparsi dalle sue difficoltà.

Il cognato è forse uno dei pochi cardini di fermezza e temperanza intorno ai quali ruotano gli altri personaggi, tutti più o meno governati da varie forme di meschinità o imprudenza. Il figlio balbuziente di Rahim invece, nel suo timido candore, ne rappresenta forse l'alter ego bambino, con l'innata tendenza ad essere sfruttato e manipolato.

Il sistema carcerario iniquo, un'economia fragile dove i commercianti devono spesso rivolgersi agli strozzini per finanziare le loro attività, le ipocrite associazioni benefiche che tengono più alla loro reputazione che al senso di giustizia: Farhadi attraversa alcuni aspetti del sistema sociale iraniano con occhio impietoso e rassegnato, raffigurando forse l'impossibilità di vedere un futuro roseo per il proprio paese.

Da queste ceneri nasce però un film prezioso, con bravissimi attori capaci di emozionare e coinvolgere, ispirando poi non poche riflessioni...soprattutto per chi ha abbastanza attenzione da cogliere le numerose sfumature e i sottotesti presenti nella storia.

Gruppo COLLABORATORI JUNIOR 1819  @  26/01/2023 18:42:55
   7 / 10
Torna Farhadi con un altro film di strada, stavolta però fin troppo semplice nella struttura. Interessante il soggetto, ma una sceneggiatura elementare e la recitazione non sempre all'altezza riducono lo spessore dell'opera. Va dato merito al regista di presentare con costanza lavori facilmente distinguibili.

TheLegend  @  18/08/2022 00:21:46
   7 / 10
Film di denuncia iraniano ben riuscito.

Gruppo COLLABORATORI JUNIOR wicker  @  03/07/2022 12:37:45
   7 / 10
Buon film tra il dramma e la denuncia di un mondo finto, antico e corrotto.
ritmo non alto , scene a tratti ripetitive ma si vede la mano esperta e sapiente del regista e le buone interpretazioni lo tengono a galla e anche qualcosa di più.

Gruppo COLLABORATORI JUNIOR Invia una mail all'autore del commento emans  @  13/06/2022 17:11:48
   8 / 10
Il grande regista torna a girare in patria dopo la non fortunata esterna in Spagna con "Tutti lo sanno".
In questo film torna a parlare di vite, di gente che approfitta di ogni situazione per portare farina al proprio mulino.

Il protagonista è un poveretto che per un piccolo debito e finito in carcere. Quando il denaro torna sulla sua strada cominciano una serie di vicissitudini incredibili ma assolutamente credibili dove la societa' e le istituzioni prendono i voti piu' bassi.

Finale mai cosi amaro per Faharadi che non vede una speranza in questo Mondo.

Veramente una regia impeccabile, cosi come il cast e la sceneggiatura.

Thorondir  @  19/05/2022 11:33:55
   7½ / 10
Ci sono le scelte morali al centro dell'ultimo film di Farhadi: le scelte, il peso che si portano dietro e le conseguenze che generano su sè stessi e gli altri. A partire da un dilemma iniziale Farhadi costruisce un film che rimane dentro le traiettorie tipiche del suo cinema, con una scrittura dei personaggi certosina ma calibrata, anche se la molta carne al fuoco nella seconda parte finisce per assommare punti di vista e sviluppi che poi non vengono del tutto assecondati. Ma più che il già visto sviluppo della vicenda, ciò è che nuovo e interessante in "Un eroe" è il discorso politico di Farhadi, in questo che è decisamente il suo film più politico degli ultimi anni: da una parte c'è l'accusa diretta al sistema mediatico di stato del suo paese, che vuole raccontare un paradiso che non esiste ma dall'altra c'è anche un'accusa neanche troppo velata alla potenza distorsiva, amplificatrice e quindi distruttrice dei nuovi media (social), che se da un lato segnano il superamento dell'informazione "ufficiale", dall'altro producono un effetto non troppo diverso di distorsione del reale. Altro tema centrale del film è quello della reputazione, così importante in un paese come l'Iran e così centrale anche nella filmografia del nostro (tema importante non solo per gli uomini e le donne ma anche per la società civile. Si veda l'associazione di volontariato come viene toccata anch'essa dalla necessità di difendere il buon nome dell'associazione).

Sebbene il film non abbia la potenza narrativa di "Una separazione" o quella drammatica de "Il cliente" è però l'ennesimo ottimo film di un autore fondamentale degli ultimi due decenni. Da segnalare la splendida inquadratura finale: il peso delle scelte ma con la porta che nonostante tutto rimane pur sempre aperta.

topsecret  @  04/05/2022 12:53:19
   6½ / 10
Un film di forte impatto sociale ed emotivo, una sorta di miscellanea tra il neorealismo e il melodramma all'italiana, un mix tra LADRI DI BICICLETTE e i melò di Matarazzo. Una storia, a mio modo di vedere, un po' troppo enfatizzata che non sempre mostra una cura di dettagli e situazioni chiare, culminando in un non finale che sembra lasciare tutto in sospeso.
La regia non è male, così pure l'apporto del cast, dal più grande al più piccolo, ma è la scelta di esasperare i toni che non mi ha lasciato completamente soddisfatto.
E' però un film di forti emozioni, che fanno riflettere, e certamente non lasciano indifferenti.

7219415  @  17/04/2022 23:16:27
   7 / 10
Non tra i migliori del regista ma comunque un discreto film

Gruppo COLLABORATORI SENIOR The Gaunt  @  08/02/2022 22:05:14
   8 / 10
Un detenuto in permesso premio e che è in prigione a causa di un debito economico mai ripagato restituisce una borsa con delle monete d'oro che potrebbero permettergli saldare gran parte del debito, riacquisendo la propria liberta. Tale gesto ecomiato dal direttore della prigione e da vari enti benefici che prendono a cuore la sua causa sarà la cima da cui poi precipeterà in una spirale kafkiana dove la vicenda viene manipolata da vari interlocutori, mettendo in dubbio la buona fede e la dignità di questo uomo. Il film di Farhadi è pericoloso nel senso che anche un gesto di buona fede può essere invertito nelle intenzioni attraverso insinuazioni che mettono in dubbio il senso di una vicenda chiara. A questo punto il debito, acquisisce un senso più ampio che voltre la sfera puramente economica. L'impossibilità da parte di chi sbaglia di avere quella redenzione che viene gradualmente negata. un lavoro che nella sua lineare semplicità è spietato e colpisce direttamente al cuore. Ed è proprio ciò che non può esssere svenduta, cioè la propria dignità, ad essere la molla per sia pur il suo parziale riscatto, anche passando attraverso la menzogna pur di far emergere tale verità. Un circolo vizioso che non si augurerebbe a nessuno.

Gruppo COLLABORATORI SENIOR Invia una mail all'autore del commento kowalsky  @  04/02/2022 01:55:40
   8 / 10
Il miglior Farhadi di Sempre, senza alcun dubbio. Anche stavolta, troppe cose sono sottolineate, conclamate, un fiume di parole che investono le nostre coscienze. Si guarda il film con un distacco geografico-razziale, ma in verità certe cose potrebbero accadere anche in Italia. Attori superlativi - la Goldust sembra una Magnani iraniana per il pathos che reca al suo personaggio, alla fede amorevole della Verità per amore del suo Uomo - per un Cineasta che passa in rassegna il miglior Loach, ma anche il cinema italiano del dopoguerra, senza esitare a esprimere tutta l'ambiguità Morale dei presunti buoni e cattivi. Non difende neanche il protagonista, l'eroe della vicenda, che non esita a sfruttare immagini familiari cfr. Il figlio balbuziente - pur di arrivare ai suoi scopi. Gli stessi dei centri sociali che mirano alla reputazione, dei direttori delle carceri che preferiscono una realtà non vera per agiografare la presunta educazione morale dei detenuti. Basterebbe solo il magnifico piano-sequenza del doloroso epilogo, che sarebbe piaciuto molto a Kiarostami, per capire quanto sia bello e profondamente intenso questo film. Dopo tante parole, le Immagini restituiscono alla Rabbia il potere del Silenzio. Più fragoroso di qualunque parola Urlata

marimito  @  30/01/2022 09:28:45
   7½ / 10
L'Iran di facciata, nemmeno troppo talebano con le donne, che addirittura si permettono di testimoniare il falso senza avere conseguenze, fa da sfondo ad una situazione surreale e grottesca, nella quale le azioni buone e l'animo di chi cerca di fare il bene sono completamente soverchiate da una mala fede dilagante che travolge l'intera parabola della breve storia da eroe del protagonista, lasciando segni indelebili sulla sua intera vita. Verso Rahim si prova compassione ma anche stizza, per gli errori maldestri in cui incorre e che lo fanno precipitare verso il pubblico ludibrio da cui lui stesso cerca di fuggire, nel tentativo di riscattare più l'onore che la libertà. Bello ed angosciante, lo definirei così.

GLIMMERTWINS  @  17/01/2022 14:44:38
   7 / 10
Scorre che è un piacere.Bellissimo il rapporto padre/figlio.Quest'ultimo, l'unica anima candida in un mondo di opportunisti e para.culi

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