In una casa famiglia per giovani madri, Jessica, Perla, Julie, Naïma e Ariane, tutte cresciute in circostanze difficili, lottano per ottenere una vita migliore per loro stesse e i loro figli.
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I Dardenne col pilota automatico, ma parliamo comunque dei Dardenne, quindi è un film valido, col loro stile essenziale, la camera che vaga nelle vite di queste cinque donne, giovani ragazze madri, tuttavia in maniera meno irruenta rispetto al loro inizio di carriera, e che mostra i dolori e le difficoltà della loro condizione, impossibile restare impassibili di fronte a determinati eventi, il film adotta uno stampo semicorale, con un montaggio che alterna le vicissitudini di queste ragazze madri facendole incontrare saltuariamente alla casa famiglia, e tramite ognuna di esse tirando in ballo delle situazioni particolarmente delicate, dalla ragazza precedentemente abbandonata dalla madre, che si porta dietro ancora questo fardello a livello psicologico e teme abbia ripercussioni sulla figlia, che regala alcuni dei momenti più emotivamente forti del film, con i confronti con la madre, che mostrano anche un certo timore del giudizio sociale nei confronti delle ragazze madri e la difficoltà a trovare un nuovo partner, come se fosse un marchio a vita, alle vicende economiche della giovane madre costretta a chiedere dei soldi alla sorella, passando per i toccantissimi momenti della madre che è costretta a dire addio alla figlia, lasciandole una lettera da aprire per i suoi diciotto anni, concedendo solo sul finale un lieto fine che apre uno spiraglio di speranza e pura gioia nel mezzo del dolore e la malinconia che si è appena attraversata.
I Dardenne impongono il loro personalissimo stile, una fotografia radiosa in un'ambientazione spoglia, muovendosi tra i quartieri di periferia alla ricerca di un futuro migliore, che passi dal perdono, dal chiarimento, dall'affetto, o dal ripensamento, sapendo saggiamente quando fermarsi a respirare, quando regalare un momento di pausa anche allo spettatore, un abbraccio consolatorio, rendendo l'opera vitale e sentita, valorizzando sia il punto di vista emotivo che quello riguardante la critica sociale, ben esposta, ben chiara, senza mezzi termini, mostrando senza fronzoli il mondo degli ultimi, coerentemente alla loro opera da trent'anni a questa parte.