Recensione an american crime regia di Tommy O'Haver USA 2007
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Recensione an american crime (2007)

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Voto Recensore:   9,50 / 10  9,50
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locandina del film AN AMERICAN CRIME

Immagine tratta dal film AN AMERICAN CRIME

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Immagine tratta dal film AN AMERICAN CRIME

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Immagine tratta dal film AN AMERICAN CRIME
 

La corte dello stato dell'Indiana condanna Gertrude Baniszewski all'ergastolo per omicidio di primo grado. Paula Baniszewski, figlia di Gertrude Baniszewski, fu condannata all'ergastolo con l'accusa di omicidio di secondo grado. Ricky Hobbs, Coy Hubbard e John Baniszewski furono condannati a 21 anni di reclusione per omicidio colposo. Il 19 Marzo 1966 la corte dello stato dell'Indiana fece giustizia per la morte di Sylvia Likens. I media definirono quel brutale omicidio così : "The most terrible crime ever committed in the state of Indiana".

Tommy O'Haver è il regista di "An American Crime", film del 2007 che narra le vicende che hanno portato alla morte la quindicenne Sylvia Likens. Il film inizia così come inizia questa recensione, un processo in atto, sul banco vediamo il signor Likens che risponde alle domande dell'avvocato in maniera alquanto imbarazzata e triste. Le domande sono dirette e a tratti pungenti, dopo questo prologo, ha inizio il film. Entrano in scena le foto del corpo di Sylvia Likens, martoriato e torturato, con tracce di bruciature e di abrasioni. Ma la foto più significativa e raccapricciante è quella che mostra il ventre di Sylvia orribilmente marchiato con un "I'M A PROSTITUTE AND PROUD OF IT!" ovvero "Sono una prostituta e ne vado fiera". La colpevole di tale atrocità è Gertrude Baniszewski.

Prima di capire come la signora Baniszewski abbia commesso questo delitto, la pellicola di O'Haver compie un piccolo salto indietro nel tempo, mostrandoci Sylvia con sua sorella Jennifer Faye, appena uscite dalla messa domenicale, durante il primo incontro con i membri più giovani della famiglia Baniszewski. I ragazzini e la signora Baniszewski sono cordiali e disponibili, convincono il padre di Sylvia e Faye a lasciarle lì con loro. I genitori di Sylvia sono via per lavoro e hanno necessità di lasciare le loro due bambine in qualche posto, d'altronde quelle persone sono affidabili . Ma i membri della famigliola spensierata e disponibile si trasformano in mostri assetati di sangue. Con un pretesto Gertrude Baniszewski comincia a torturare la povera Sylvia fino a condurla alla morte.

In questa pellicola, non è l'effetto sorpresa l'elemento principale, anche perchè il tutto è tratto da una storia vera e il prologo iniziale risulta essere anche l'epilogo finale dell'intera vicenda. Ciò che interessa è la progressione dell'evento, ovvero come il tutto sia successo. Sin dall'inizio sappiamo la fine che farà la povera Sylvia, ma non possiamo immaginare le atroci sofferenze che ha dovuto subire fino a questo terribile finale.

L'intento di O'Haver non è quello di mostrarci l'orrore per intero, infatti non sono le scene forti a volerci sorprendere, ma le situazioni angoscianti che ci catapultano all'interno della storia, facendoci male come un pugno nello stomaco. Il risultato è sorprendente, la pellicola infatti riesce a farci trattenere il fiato fino alla fine, nonostante (come ripetuto prima) l'effetto sorpresa sia nullo. La regia di O'Haver ci "trascina" all'interno della casa degli orrori, fino a scendere giù nella cantina delle sevizie che ci sembrerà, arrivati ad un certo punto, la discesa per gli inferi.

Le bellissime atmosfere anni '60 riescono a camminare di pari passo con le luci e la fotografia, grazie all'ottimo lavoro di Lisa Alkofer (già scenografa del film "The Aviator" di Martin Scorsese). Oltre alla fotografia e alla scenografia, un altro elemento indispensabile e altrettanto riuscito è la sceneggiatura dello stesso Tommy O'Haver insieme ad Irene Turner che, a quattro mani, riescono a dare la giusta dimensione ai dialoghi perfetti e mai banali di "An American Crime".

Il cast è infarcito di nomi noti e meno noti, in particolare possiamo notare la bravura e la maestria di Catherine Keener ("40 anni vergine") nel ruolo di Gertrude Baniszewski, ruolo inusuale per l'attrice nata a Miami che, però, dimostra come l'esperienza e la grandi doti da interprete non le mancano di certo. Tra la filmografia dell'attrice forse questo risulta essere uno dei ruoli più riusciti, tanto che le valse le nomination per gli Emmy Award e il Golden Globe.

Ellen Page, invece, la troviamo nel ruolo di Sylvia Likens, la "tiny canadian" (soprannome che le diedero i suoi amici durante un periodo di studi a New York) in questo film, fu chiamata alla grande prova di maturità. Il risultato è (naturalmente) sorprendente, infatti la Page non solo passa l'esame a pieni voti, ma riesce anche a dare al personaggio un carisma ed un timbro malinconico straordinario. Questo risulta essere uno dei ruoli di maggior spessore (quasi al pari del personaggio di "Juno") della giovane attrice canadese che dimostra di essere ,già a 20 anni, un'attrice di spessore internazionale.

Tra i personaggi che fanno da contorno alla vicenda, sicuramente c'è da segnalare la prestigiosa (non tanto rilevante) presenza dell'attore James Franco, attore che tutti noi conosciamo per le sue "prodezze" nella serie di film dedicati all'Uomo Ragno diretti da Sam Raimi ("Spider-man") ma anche per la sua conduzione durante la notte degli Oscar 2011.

Infine, altra nota interessante del cast è la presenza di un giovane Evan Peters, irriconoscibile nel ruolo di Ricky Hobbs. Il giovane attore, classe '87, lo troviamo qualche anno (e soprattutto con 10 chili in più) prima del suo esordio nella famosa serie "American Horror Story".

Poche sono le pellicole e i libri dedicati alla delicata e triste vicenda di Sylvia Likens; tra i film spiccano sicuramente: "The Girl Next Door" e "The Woman", ma solo "An American Crime" è un filo diretto alla vera vicenda di Sylvia Likens, per quanto gli altri due siano ben diretti, rimangono solo prodotti horror che vogliono stupire lo spettatore con immagini raccapriccianti, se vogliamo utilizzare un aggettivo possiamo definire la pellicola di O'Haver più "sincera" rispetto alle altre due.

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Recensione a cura di HollywoodUndead - aggiornata al 22/03/2012 16.18.00

Il contenuto di questo scritto esprime il pensiero dell'autore e non necessariamente rappresenta Filmscoop.it

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