e' solo la fine del mondo regia di Xavier Dolan Canada, Francia 2016
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e' solo la fine del mondo (2016)

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locandina del film E' SOLO LA FINE DEL MONDO

Titolo Originale: JUSTE LA FIN DU MONDE

RegiaXavier Dolan

InterpretiLéa Seydoux, Marion Cotillard, Vincent Cassel, Gaspard Ulliel, Nathalie Baye

Durata: h 1.37
NazionalitàCanada, Francia 2016
Generedrammatico
Al cinema nel Dicembre 2016

•  Altri film di Xavier Dolan

Trama del film E' solo la fine del mondo

Louis, giovane scrittore che da tempo ha lasciato la sua casa di origine per vivere a pieno la propria vita, torna a trovare la sua famiglia con una brutta notizia. Ad accoglierlo il grande amore di sua madre e dei suoi fratelli, ma anche le dinamiche nevrotiche che lo avevano allontanato dodici anni prima.

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Voto Visitatori:   7,93 / 10 (23 voti)7,93Grafico
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Voti e commenti su E' solo la fine del mondo, 23 opinioni inserite

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  Pagina di 1  

Gruppo COLLABORATORI JUNIOR 1819  @  27/08/2017 20:34:10
   9 / 10
Dolan conferma il suo gran talento. Un'ora e mezza stupenda che trasporta nel mondo del cinema vero.

Macs  @  26/08/2017 10:29:49
   5 / 10
Chiamatemi inetto e primitivo, ma a me questo film ha lasciato solo un gran senso di frustrazione. Il lato tecnico è anche buono, con giochi di luce nella fotografia suggestivi (anche se poco realistici, per esempio la luce gialla della scena finale), la colonna sonora è stuzzicante, ma sceneggiatura e recitazione mi hanno solo irritato. Nessuno vuole grandi e noiosi spiegoni, è giustissimo che un film accenni soltanto, ma deve necessariamente concedere allo spettatore almeno qualche appiglio per riuscire a costruire la storia e farsi "le proprie fabule da solo", direbbe Eco, altrimenti si entra in un astrattismo concettuale fine a se stesso che, imho, è tutto meno che arte. Qui invece c'è un background dei personaggi di cui non ci si fa sapere niente, comportamenti e dialoghi alquanto bizzarri e forzati (una madre che non vede il figlio da 12 anni, si comporta a quel modo il giorno che lo rivede? Ma veramente?), il tutto condito da una recitazione ampiamente ed eccessivamente sopra le righe, specialmente da parte di Cassell che interpreta il personaggio più odioso della sua carriera. Talmente odioso da risultare, tanto per cambiare, inverosimile oltre che irritante. Il personaggio di Suzanne è forse l'unico che si lascia almeno guardare senza irritazione, ma il resto, questi dialoghi e situazioni sempre nevroticamente al limite, questi continui giochi di sguardi (specie tra Louis e Catherine, che non dovrebbero nemmeno conoscersi e infatti si danno incredibilmente del Lei per tutto il film), questo finale altamente criptico (tanto per cambiare) che vorrebbe rimandare a chissà quali simboli che non abbiamo la voglia né la forza di indagare (perché il film ce l'ha fatte passare)... beh tutto questo ha solo un effetto-sfinimento. L'operazione mi sembra essenzialmente una gran(dissima) parac**ata da parte di un regista che gioca all'intellettualoide per far gridare al capolavoro un certo tipo di critica. Not for me.

Alex22g  @  15/08/2017 12:30:25
   9½ / 10
Ennesimo capolavoro di questo regista prodigio. Un film emozionante, sempre teatrale nell'impostazione ma ricco di dettagli davvero bellissimi. Regia e attori da 10 , musiche sempre perfette e una sceneggiatura ben calibrata in ogni sua parte.

krystian  @  10/07/2017 09:12:53
   6 / 10
Nonostante la drammaticità dei fatti narrati e le interpretazioni molto intense, il film in sé non mi ha entusiasmato né emozionato. Forse a causa di alcuni dialoghi verbosi, forzati e troppo dilungati che hanno appesantito enormemente la pellicola e abbassato l'interesse. Anche il finale non mi ha colpito, anzi, l'ho trovato un po' eccessivo e mi ha lasciato come un senso di incompletezza…

Gruppo COLLABORATORI SENIOR The Gaunt  @  20/06/2017 23:41:22
   8 / 10
E' solo la fine del mondo è l'impossibilità di una riconciliazione familiare. Il ritorno a casa di Louis lo rende un detonatore di frustrazioni, di solitudini e rabbia che lui stesso affronta singolarmente, personaggio per personaggio, ed impossibilitato nel rivelare una verità ancor più dolorosa. La messa in scena è soffocante, stretta su primi piani di volti e sguardi che non nascondono nulla di conciliante in individui che cercano grottescamente di avere una parvenza di famiglia, che non si parlano e forse nemmeno si amano più. Un melodramma amaro come il fiele, ben diretto ed interpretato da tutto il cast.

gantz88  @  14/04/2017 00:24:36
   9 / 10
che dire si può comunicare senza parlare come faccio io

wicker  @  06/04/2017 18:57:28
   8 / 10
Sicuramente il film di Dolan dal taglio più teatrale che cinematografico ..
Come sempre ottimamete girato ,dalla sceneggiatura cruda,acida ,superba e delirante nel finale ..
Bei colori ,belle musiche e grandi interpretazioni di un cast di alto livello .. su tutti un pazzo Cassel!!

Gruppo COLLABORATORI SENIOR foxycleo  @  04/04/2017 11:36:45
   8 / 10
L'ultimo film di Dolan è devastante, assordante e coinvolgente.
L'impossibilità di raccontare l'estremo dolore, le prevaricazioni famigliari, le gelosie, le invidie, il profondo amore tutto in una casa tutto in un nucleo famigliare frammentato ma strettamente legato.
Ottime prove degli attori, importante, come sempre nei film del regista, la colonna sonora.

VincVega  @  24/03/2017 20:38:30
   8 / 10
Ho la convinzione che Dolan non piaccia a tutti, i suoi film possono risultare verbosi, ad alcune persone possono annoiare, però il fatto che trasmettono una grande potenza emotiva, è difficile da negare. Come cura lui le interazioni tra i personaggi in pochi ci riescono, tra l'altro a soli 27 anni e con svariati film diretti all'attivo, tra cui "Mommy" (l'unico che ho visto a parte "E' solo la fine del mondo"), altro grande film.
Dolan mette le basi nella prima parte per poi far esplodere la tensione nella bellissima e toccante parte finale, in un crescendo di emozioni, anche se [SPOILER ]il finale con l'uccellino che sbatte contro i muri di casa per poi morire sul tappeto, l'ho trovato un pelo forzato e poco riuscito.


C'è da dire che Dolan è aiutato tantissimo dalle impeccabili interpretazioni degli attori, tutti veramente bravi.

1 risposta al commento
Ultima risposta 24/03/2017 20.41.14
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7219415  @  28/02/2017 00:49:39
   8 / 10
recitazioni eccellenti in questo dramma familiare molto realistico

Manticora  @  21/01/2017 09:17:27
   8 / 10
Il primo film di Dolan che vedo e devo dire che il regista mostra potenzialità inesauribili, sia nel flusso narrativo che in quello visivo. Un plauso particolare al cast, su tutti domina Vincent Cassel, il fratello di Luis: chiuso, arrogante, sboccato e violento, l'esatto opposto del giovane, silenzioso,gentile ma anche angosciato Luis, interpretato da un ottimo Gaspard Ulliel. Anche Lea Seydoux mostra una versatilità che i precedenti film avevano nascosto, certo è ancora ad uno stato grezzo e non può competere per esempio con Marion Cotillard, moglie di Anton, che viene umiliata dal marito, ma nonostante questo lo difende. La madre infine: nevrotica e ansiosa, cerca di tenere insieme la famiglia per l'arrivo di Luis, il quale

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Il film si svolge praticamente tutto nella casa della famiglia, tranne un uscita in auto tra Anton e Luis, la narrazione a tratti non lineare mostra degli inserti della vita passata di Luis, in cui la musica fà prepotentemente da padrona, con dei pezzi strepitosi, che aggiungono energia al tutto. Alla fine si chiude tutto sulle note di Natural Blues con un immagine potente di un uccellino che sbuca dall'orologio e svolazza per poi morire sul linoleum

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Xavier Dolan in definitiva dimostra di essere un giovane regista con capacità notevoli, e che deve ancora sfornare il meglio, insieme a Denis Villeneuve rappresenta la nuova generazione del cinema franco-canadese.

matt_995  @  16/01/2017 07:45:57
   8 / 10
Non pensavo che mai mi avrebbe potuto commuovere una scena con sottofondo Dragostei Din Tei ma Dolan ci è riuscito...
Un ottimo dramma teatrale in cui, ovviamente come in ogni altro film di Dolan, è il personaggio della madre, qui mentore assoluta del protagonista, a svettare su tutti gli altri. In Mommy era Anne Dorval, qui è la Baye, già mamma meravigliosa in Laurence Anyways.
Meravigliosi anche il personaggio della Cotillard e quello di Cassel, che ho considerato odioso e sbagliato per tutta la durata del film ma che poi si riscatta in un monologo finale commuovente.

"Quanto tempo?!"

polbot  @  14/01/2017 19:26:02
   7 / 10
Un film che fa male.. e la misura dell'efficacia della prova di questo emergente regista la si può provare decisamente nel finale.. così quasi all'improvviso. Personalmente non riesco a gridare al capolavoro in quanto non sempre apprezzo film "verbosi alla francese", come in fondo anche questo.. ma in questo caso il susseguirsi di scene "teatrali" che si susseguono nel film tutto ambientato in una casa.. alla fine fanno centro.

ZanoDenis  @  13/01/2017 15:15:12
   8½ / 10
Tra i film più belli del 2016 entra di diritto questo piccolo gioiellino di Dolan.
Meritevolissimo di visione, crea una tensione emotiva che distrugge lo spettatore dall'interno, il film è fatto tutto di sguardi, di frasi rimaste sulla punta della lingua, di incomunicabilità nei confronti di una famiglia che non si riconosce quasi più, divenuti quasi degli estranei, al tal punto che il rapporto più bello lo si ha con la cognata, conosciuta il giorno stesso.
Già dalla prima sequenza, l'arrivo in casa di Louis si ha una grandissima sensazione di imbarazzo, e in questo caso Dolan è geniale nel gestire gli attori e nel muovere la macchina da presa, il continuo ostentare gesti e parole, la telecamera a spalla, vicinissima ai personaggi, durante il film vengono regalati tantissimi primi piani, un'espressività unica che ci catapulta dentro questo piccolo dramma familiare, straziantissimo, ci catapulta dentro le sensazioni di Louis, dentro il rimorso di aver sprecato il proprio tempo.
Primo cast importante per Dolan, sfruttato benissimo, sono tutti straordinari , non voglio spendere una parola in più per nessuno, per non sminuire involontariamente gli altri.
Uno dei più bei film degli ultimi anni.
Que

Crimson  @  09/01/2017 13:02:59
   9½ / 10
Spoiler presenti.

But the beast beneath the skin has been whispering, wondering, wondering, whispering
It's only the end of the world again.

"Quanto tempo?"

Il tabù della morte.

Il dolore da condividere perché appartiene a quella sfera intima di cui fa parte anche l'amore.

Il diritto di poter essere padroni, per quanto possibile, della propria vita, di condividere la propria morte.
Parlare della propria morte come testimonianza della propria vita.
Il diritto di esprimersi.
Il diritto di poter riassaporare, rivedere e riascoltare i frammenti della propria vita, sparsi ma raccolti. Lontani, ma ancora raggiungibili. Fino al limite estremo.
Il diritto di rivangare non tanto il passato, quanto la memoria di quel passato.

Il desiderio di rivedere la "vecchia casa maltrattata dal tempo". Ricordi di miseria e tempi duri, ma quando la vita passa davanti, tutta, sapere di aver vissuto in un posto che malgrado tutto è lì, meta e non solo punto di partenza, appartiene alla legge del desiderio di riconciliazione che sgorga.
Nella vecchia casa sono nati i sogni, e Louis avrebbe voluto accarezzarli per l'ultima volta.
Desiderio di riscoperta per chiudere degnamente il cerchio. Desiderio che la testa poggi di nuovo su quel materasso.
La vecchia casa, non ha senso vederla: la brutalità della rinuncia.
Desiderio di avere la possibilità di pronunciarsi, di pronunciare la morte, per spezzare quel tabù condividendo la verità, nuda e semplice, eppur dolorosa, con la propria famiglia, con chi più di chiunque altro ha il diritto e il dovere di sapere e accogliere.
"Che cosa sei venuto a fare", domanda ripetitiva come una interrogativa subdola. Non c'è tempo per porsi in ascolto per più di una manciata di secondi, si è perso il tempo dell'attesa, del mettere gli altri nelle condizioni di esprimersi secondo i loro tempi, le loro intenzioni, le loro necessità.

La pendola, il tempo scorre, quando sarà il momento giusto?
Le parole circostanziali per introdurre le parole "giuste", quanta fatica. Scegliere il momento "giusto", Louis ci ha provato, tre parole da dire e da rispondere, quelle essenziali, a volte quelle per rompere il ghiaccio dell'omertà.
La paura di parlare e di ascoltare, per contro, la paura di sentirsi dire che si muore, come se non lo sapessimo.

La madre, tutto a punto, la mater familias che ha sempre sognato di poter esclamare "Come stiamo bene insieme, va tutto bene", la nostalgia per le domeniche trascorse in famiglia, essere artefice della spensieratezza della famiglia, un riflesso ormai consunto, irrimediabilmente.
I piatti preparati impeccabilmente "come nei libri".
La madre che vede gli occhi del padre nel figlio, perché la genetica non mente, ma il dolore di un figlio è talvolta inconcepibile, quella frase "devo andarmene" necessariamente il timore che sia un'esperienza terrena, impossibile che sia la morte. La morte di un figlio è impossibile da considerare per una madre, tra le righe. A volte. Sarà più preparata, la prossima volta. Non ci sarà una prossima volta, un concetto alieno per l'amore irrazionale di una madre.
Lei resterà sempre quella della veste svolazzante delle domeniche, la stessa fantasia della tenda anch'essa svolazzante che Louis osserva mentre l'abbraccia, con le narici intrise di quel profumo di una mamma che è impossibile da dimenticare, e che ogni volta che si cade in un suo abbraccio si ritrova come la prima volta, anche a distanza di decenni. La tenda-vestito materno che ricorda l'infanzia noi la vediamo nel riflesso degli occhi azzurri di Louis (tutti gli interpreti hanno gli occhi chiari, tutti azzurri eccetto lei, verdi).

Suzanne, l'incoscienza del mondo. Non a caso il dialogo è nella sua stanzetta, il suo letto, la speranza adolescenziale di andare lontano, ancora inconsapevole del dolore del mondo. Non sono accadute cose strane, omicidi, reati, tradimenti, quelle cose che si vedono nelle vite degli altri. La morte, anche qui, un'eco lontana. Nessuno la rassicura, nessuno le spiega.

Gli sguardi: Catherine e Louis nel salotto, soli nel mondo in quel momento. Lui ha la barba di due giorni, e lo sguardo perso.
"E' malato", pensa Catherine, si accorge Catherine, goffa nell'esprimersi, l'emblema che linguaggio emotivo e verbale non procedono di pari passo, contrariamente al tangibile, lei che non ride di una pessima storiella che prende per il **** una ragazza down, la trova di cattivo gusto, mentre per Antoine è la sola iniziativa verbale non violenta che intraprende per tutto il film; il solo terreno sul quale conversare "normalmente" è trovare un "argomento" di questo genere.

Catherine che "non è della famiglia", preferirebbe che Louis e Antoine si parlassero, in intimità. Quando i due tornano dal delirante giro in auto, teme che abbiano litigato: conosce Antoine emotivamente, non tanto per cose riferite da lui (non era a conoscenza che fosse stato in Cina, ad esempio) e intuisce cosa la parola "morire" gli possa suscitare, tanto che più tardi nel momento in cui Louis cerca di spiegare il motivo della propria visita, lo prende per mano.

L'occhiolino prima, la confidenza verso il fratello maggiore, la ricerca di un contatto maschile, con "chi saprà capirmi, ho pensato", esclama Louis in auto, prima di una folle corsa, che gli lascia una camicia sudatissima tra spavento, tristezza, dolore. Antoine non solo non l'ascolta, s'incazza persino, lo accusa farneticando di aver inventato una storia, "l'ennesima storia per incularlo", nella paranoia più malsana, ed è egli stesso che aggiunge un particolare di fantasia (la lettura del giornale) nel racconto. Efficace, per una volta, il doppiaggio italiano che traduce "nel contempo" l'espressione forbita ma naturale di Louis, che Antoine sbeffeggia (nella versione sottotitolata è tradotta con "nell'attesa" ed effettivamente non si capisce perché Antoine debba sottolineare con derisione tale espressione).
La morte di Pierre, "il tuo Pierre", gli viene in mente di riferirla così, d'impulso, preceduta da uno schiocco di dita come un particolare, omesso e recuperato.
Louis persiste a provare fino all'ultimo a comunicare con Antoine: lo sguardo sorridente durante il dessert, così caldo e dolce e ebbro di amore. L'illusione che non ha riconoscimento.
"Devo andare via", esclama: Antoine reagisce come sempre, terrorizzato, perché ha capito (come suggerisce il tipo seduto dietro di me nella sala). Il terrore di infrangere la vacua ma rassicurante sterilizzazione della realtà. Una camera iperbarica: ecco cosa desidererebbe per sé e per gli altri. Soprattutto per sé, ma anche per gli altri, e qui nasce la tenerezza verso questo personaggio che si difende distruggendo, indifeso ma violento. Lui, il primogenito - la responsabilità che rifiuta - avrebbe voluto difendere le altre, le donne, isolarle dall'impronunciabile morire, che Louis ha edulcorato per provare a introdurre il concetto. Ha fatto un bel casino, Antoine, l'ennesimo. L'ennesima prevaricazione "a fin di bene", ma pur sempre prevaricazione - la sua difesa è offesa.
Le nocche di Antoine ferite da un pugno a qualcosa o qualcuno, l'inesplicabile che trova sbocco tramite l'esercizio del pugno.

Lascia Louis interdetto, sa che è remissivo, lo costringe a partire. Gli nega la possibilità. Gli serve l'alibi (appuntamento serale). Louis accetta: tornare è equivalso ritrovare gli stessi motivi che l'avevano spinto a partire. Ma Louis è diverso, pentito sinceramente della propria assenza pregressa, asseconda il desiderio materno ("avete il diritto di venire a trovarmi"). Si è reso conto irrimediabilmente e definitivamente che il suo sentire è incompatibile con quello degli altri, coloro che avrebbero dovuto, o saputo capire.

Solo Catherine, l'estranea, traduttrice emotiva secondo una consonanza non verbale, destinataria del cenno di Louis di mantenere il segreto, a cui risponde annuendo e chiudendo gli occhi nel mantenere tacito un accordo, l'unico possibile.

maxbld  @  07/01/2017 11:07:13
   8 / 10
Recitato splendidamente da attori eccezionali. Colpisce il realismo senza veli, censure o sentimentalismi inutili. Una cronaca senza fronzoli che coinvolge e ammalia lo spettatore. Una prova di bravura imperdibile, direi.

Gruppo COLLABORATORI JUNIOR Invia una mail all'autore del commento emans  @  31/12/2016 12:52:37
   8 / 10
Dopo aver amato "Mommy" non vedevo l'ora di assistere ad un altro lavoro di questo giovane regista...il risultato è che continuo ad invidiarlo.
Un film piu' angosciante del precedente girato con grande professionalita' e con un cast, ancora una volta, superbo.
In particolare la prova dei due fratelli protagonisti è strepitosa.
Vengono mostrati quasi esclusivamente primi piani, difficile vedere l'ambiente che circonda gli attori, a volte appare anche sfocato. Lo spettatore vive lo stesso disagio del protagonista che torna a casa dalla sua famiglia dopo 12 anni.
L'ingresso e l'uscita da quella casa sono i momenti piu' toccanti, quelli che ti spiazzano di piu'.
I dialoghi mettono a disagio, il personaggio di Cassel per quanto sia antipatico è quello che mette la verita' nuda e cruda sul piatto di questo fantomatico pranzo di benvenuto...o di addio...
Non è un film per tutti...e spero che possa farne tanti altri di questi film "non per tutti"...

codino18  @  30/12/2016 21:25:44
   6½ / 10
Concordo in pieno col giudizio scritto sotto, carino ma non eccezionale

130300  @  19/12/2016 15:31:51
   6½ / 10
sarà anche originale, ma non mi ha coinvolto più di tanto. attori che tentano di comunicare su piani diversi di comunicazione, senza raggiungere mai una sintonia con lo spettatore. frasi scontate e spesso povere di contenuti che arrivano ad annoiare.
la bellezza degli attori (su cui si perde troppo spesso la camera) ed il carisma di Cassel sono gli unici ingredienti a tener vivo i film.
L'impostazione di "perfetti sconosciuti", a confronto, è da Oscar.
Sufficienza senza lode.

suzuki71  @  19/12/2016 13:09:23
   8 / 10
Un film che inizia disturbante per le frasi scomposte, i discorsi sopra le righe, i personaggi sballati, fino al finale che tutto ricompone : l'amore, scassato e tangente, nonostante tutto, ha l'ultima parola.

xymox  @  12/12/2016 11:17:21
   8½ / 10
Nel giro di tre gioni mi sono visto questo e Mommy. Reputo questo regista un vero talento. Sono uscito dalla sala con la voglia di rivederlo al più presto, stessa sensazione che mi ha lascito Mommy.
Peccato non essere riuscito a vedere i suoi film precedenti

Gruppo COLLABORATORI Terry Malloy  @  11/12/2016 18:17:27
   8½ / 10
C'era grande attesa per l'ultimo (di una già lunga serie) film di Xavier Dolan, e credo che chi ama questo regista straordinario ne verrà ripagato. Io, era il suo primo film che vedevo.

Che ormai si vada verso un neo-melodramma cinematografico, in cui la componente melica sia sempre più sullo stesso piano della scrittura, credo che (da Sorrentino in poi) sia ampiamente confermato. Che il populismo estetico tanto deprecato da Jameson sia qui praticato da Dolan al suo massimo grado manieristico ci risulta la conferma che la spiritualità postmodernista, il culto dell'immagine sonorizzata, dell'inquadratura fine a se stessa (la interminabile sequenza di sguardi tra la Cotillard e Ulliel durante il dialogo sui figli), in fondo di una poetica della superficie (come si è recentemente espresso Stefano Piri a proposito del giovane papa) siano ormai le chiavi di lettura del cinema di oggi (e di molte altre cose meno divertenti).

Riguardo alla storia in sé e allo svolgimento del film (spoiler):
1) Ho apprezzato (da spettatore qualsiasi) la prima parte, ovvero dal doppio incipit formidabile (aereo-viaggio in taxi con brano di Camille-introduzioni dei personaggi-dialogo tra Cotillard e Ulliel continuamente dissolto dagli interventi del formidabile Cassel)
2) La parte centrale a mio parere subisce un forte rallentamento che penalizza la tensione terribile di questo film divertente e angosciante.
3) Parte finale, con smatto di Cassel, sublime e assoluta nel creare una tensione che riesce a farti ricordare le parti più spiacevoli della tua esistenza.
4) MEH sul finale con Moby (cosa c'entra?) - uccellino morto è una sorrentinata scandalosa.

Se alcuni dialoghi riescono nell'intento (davvero difficile) di introdurti in un lessico e in un situazionismo famigliare che strappa più di una risata (e tanta tenerezza), altri risultano troppo ripetitivi. Se Dragostea Din Tei riesce a creare questo effetto, meno ci riesce il pezzo finale, se si è riusciti magistralmente a mettere sullo stesso piano il tema melico di archi e un pezzo dei Blink, non si è riusciti del tutto forse ad armonizzare i tanti personaggi sulla scena, su tutti quello della Cotillard. Geniale la trovata di rendere muto il protagonista scrittore (il dialogo nel casolare con la madre è il migliore), meno geniale l'allusività con cui si tratta il tema del fine-vita (maestosamente annunciato nel monologo incipitario) e la stessa (presunta) malattia del protagonista. Meno interessante il citazionismo ai film mainstream (Grande Bellezza, Titanic) e tutta la vicenda del primo amore giovanile di Louis (sequenza analettica un po' "facile", à la Kar-Wai, hipster).

In ogni caso siamo di fronte a un fuoriclasse di raro e prezioso lignaggio.

Gruppo COLLABORATORI SENIOR Invia una mail all'autore del commento kowalsky  @  11/12/2016 01:46:36
   9 / 10
"La polvere del ricordo servira' a caricare l'arma dei miei anni..."

Xavier Dolan ha rovinato fortunatamente il nostro Natale. Un gioco al Massacro che non si vedeva dai tempi di "Il lungo viaggio verso la notte" di Lumet, dal dramma di Eugene O ' Neill. Se non avete bisogno di angoscia, girate al largo. Peccato populisti o bimbominkia che vi perdete una Lezione di Cinema superlativa (la tecnica il modo di girare il metaforico tributo Bergman nell'agghiacciante scena finale). Parla di un drammaturgo ed e' girato come uno psicodramma, una piece dove prevale la messa a nudo del protagonista, una specie di incrocio tra il cantante Adamo e Laurent Terzieff. E peccato che non vi regalate una prova attoriale collettiva superba, specialmente del nevrotico Castello o della sempre bravissima Nathalie Baye - il lungo incontro col figlio ritrovato e' da consegnare alla storia del cinema contemporaneo. Xavier Dolan e' uno dei piu' Grandi talenti del Cinema Mondiale e questo film e' letteralmente incantevole. Uno dei piu' recidivi e vetriolici ritratti di Famiglia mai visti al cinema. Come un Tennessee Williams ammontato di complessa modernita'. Non e' certo un film facile, ma credo proprio che insieme a "Sully", a "Neruda" e a pochi altri possa competere al Podio di film dell'anno

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