io capitano regia di Matteo Garrone Italia 2023
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io capitano (2023)

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locandina del film IO CAPITANO

Titolo Originale: IO CAPITANO

RegiaMatteo Garrone

InterpretiSeydou Sarr, Moustapha Fall, Issaka Sawagodo, Hichem Yacoubi, Doodu Sagna, Khady Sy, Venus Gueye, Oumar Diaw, Joe Lassana, Mamadou Sani, Bamar Kane, Beatrice Gnonko

Durata: h 2.01
NazionalitàItalia 2023
Generedrammatico
Al cinema nel Settembre 2023

•  Altri film di Matteo Garrone

Trama del film Io capitano

Il viaggio avventuroso di Seydou e Moussa, due adolescenti che lasciano Dakar per raggiungere l'Europa, attraversando tutti i pericoli del mare, del deserto e soprattutto quelli rappresentati dagli esseri umani che incontreranno.

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Voto Visitatori:   7,79 / 10 (19 voti)7,79Grafico
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Voti e commenti su Io capitano, 19 opinioni inserite

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  Pagina di 1  

believeinme85  @  10/11/2023 13:19:28
   3½ / 10
dopo il racconto dei racconti, ecco un altra favoletta politically correct - strappalacrime, tattica infallibile per vendere oggi.
il film tuttavia è molto lento e i due protagonisti inverosimili.
una delusione enorme, ma sicuramente sarò una mosca bianca visto che è piaciuto a tutti

1 risposta al commento
Ultima risposta 11/11/2023 15.56.57
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Boromir  @  27/10/2023 16:08:32
   6½ / 10
Un sunto esplicativo (non privo di più o meno sana retorica) di ciò che è il fenomeno dell'immigrazione raccontato con gli occhi di due giovani senegalesi che affrontano l'impervio deserto del Sahara per trovare nell'Europa la loro Terra Promessa. Garrone illustra con piglio fiabesco il viaggio e l'ostilità degli ambienti, scuote con inevitabili immagini dure ma non si dimentica della tensione alla speranza, ribadisce il valore dell'empatia verso i sognatori e i caratteri indomiti. La trama procede in maniera forse troppo schematica (affidandosi agli squarci onirici per colmare alcuni buchi di sceneggiatura), ma il messaggio arriva dritto al punto grazie anche a un giovane e magnetico protagonista.

Filman  @  17/10/2023 09:09:16
   9 / 10
Un film quasi necessario, troppo importante per essere sprecato in virtuosismi diversi da quelli con cui è stato messo in scena, ovvero con realismo ed estrema efficacia comunicativa.
Matteo Garrone e i suoi interpreti si fanno portavoce di questi uomini, che per un motivo o per un altro si spingono fuori dalle loro porte di confine e diventano vittime di territori dimenticati socialmente e lasciati in balìa delle loro mafie. IO CAPITANO è un'odissea dell'orrore autenticata in ogni sua forma e in ogni suo atto.
L'inizio è ipnotico nella maniera semplice e perfetta con la quale si racconta il mondo dei protagonisti, la loro vita e la loro città, arretrata eppure con un'identità ben strutturata dalla popolazione.
Tutto il viaggio nella parte centrale è atroce e la percepiamo ancora peggio poiché parte con la speranza e sfocia nella follia a poco a poco. Tutti i personaggi non buoni di passaggio, semplicemente malvagi, sono delle figure incredibili. Le allucinazioni e i sogni del protagonista danno la dimensione non solo di una sua fuga mentale ma danno anche la dimensione dell'incubo dalla quale nascono. Il momento di "calma", ottenuta ad ogni modo con lo schiavismo, ci dà una boccata di ossigeno.
L'ultimo atto nel Mar Mediterraneo è semplicemente un'opera di cinema altissimo: l'alternanza dell'horror vacui sulla barca con la vastità del mare; la presa di coscienza delle responsabilità che assurdamente il protagonista si trova ad avere; il momento di panico sulla barca, con grottesche e magnetiche scene di urla e spintoni, riconducibile direttamente allo stile del regista e simile ad un moderno quadro infernale; l'apparizione delle piattaforme è quasi aliena e fantascientifica; l'arrivo dell'elicottero chiude con esplosività il crescendo di ritmo sonoro e visivo che caratterizza la sequenza.
Un film magistrale.

neverhood  @  17/10/2023 00:05:32
   9 / 10
Spero vinca l'oscar

Phenomeno  @  03/10/2023 08:57:35
   7 / 10
Il film inizia mostrandoci un Senegal "povero ma felice", la vita dignitosa, i balli tipici, la semplicità, i sorrisi, i forti legami familiari. Non a caso viene esibita la cultura di un popolo diversa dalla nostra e questo non può non destare rispetto se non addirittura ammirazione e invidia per la genuinità che ormai l'occidente, arroccato a difesa delle proprie ricchezze, confuso e infelice, ha perso da un pezzo. Il racconto prosegue come un road movie fuori tempo massimo e si giunge alla parte centrale, la migliore, quella della traversata nel deserto del Sahara. Scene girate magnificamente, sublime fotografia che ci fa dimenticare il dramma dei migranti. Pregio o difetto? Più debole, meno potente la seconda parte. Il fatto di non aver voluto andare fino in fondo a palesare la cruda realtà, le scene di violenza, il dolore, fa sì che il film non commuove e non si raggiungono le vette emotive di Dogman. Il viaggio sul barcone nel Mediterraneo avrebbe potuto essere sviluppato meglio mentre risulta monotono, con poche idee, a tratti confusionario.

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Vista la riuscita complessiva dell'opera, Garrone a questo punto potrebbe pensare a un sequel su quel che accade ai migranti una volta sbarcati.

federicoM  @  30/09/2023 13:52:12
   6½ / 10
Sono rimasto deluso. Mi aspettavo un film alla Gomorra, e invece "Io capitano" segue l'esperienza di Garrone con "Pinocchio" e"Il racconto dei racconti".
L'impostazione di questo film è molto più vicina a quella di una favola.
Il nostro eroe, che ha una bella famiglia, con una casa povera, ma dignitosa e pulita, parte per realizzare il proprio sogno di ricchezza. Si trova ad affrontare diverse prove, incrocia antagonisti ed aiutanti, in un percorso di maturazione che lo porterà a dire "Io capitano".
Le difficoltà disumane del viaggio vengono mostrate, ma è tutto statico, molto bello. La violenza è assente, la morte sì, commovente, ma stemperata dai sogni.
Il viaggio nel deserto, uno dei passaggi più lunghi del film, si percepisce come lungo, estenuante. Il deserto però non è minaccioso, è bellissimo dalle riprese aeree.
C'è stata una netta separazione fiabesca fra buoni e cattivi anche nel casting: i senegalesi sono tutti belli e pasciuti. I libici e gli arabi hanno il volto scavato e sono brutti (e cattivi).
6 1/2 è un voto basso per la qualità del film (7- 7 1/2, ma a Garrone è mancato il coraggio di Gomorra.
Quest'opera l'Oscar lo vedrà con il binocolo.

Gruppo COLLABORATORI SENIOR Invia una mail all'autore del commento kowalsky  @  30/09/2023 01:50:24
   7½ / 10
Il voto è il complemento tra l'empatia Artistica del film (8 e mezzo) e la sua realizzazione (6 e mezzo o 7). Nessun dubbio vero? Invece io ne ho...quando sento il cineasta che cerca il Realismo accompagnando una Storia Vera fino alla sua fine la puzza di bruciato mi resta. Ma forse la stessa cosa potevi dirla del discusso "Lamerica" di Amelio sugli Albanesi, e col tempo potevo rivalutarlo. Perché non ha velleità di Realismo. Parte il film e si scivola in una realtà Africana dove la Musica e i Riti diciamo Sciamanici, che poi a pensarci potrebbero essere quelli di una rigorosa comunità ebraica col portafogli più gonfio solcano il Presente tra Passato (tradizione) e futuro (Appartenenza, sempre e comunque). Qualcuno ha scritto che partono senza gravi motivazioni, che è un poco il cliché ignorante alla Salvini dove gli Italiani dicono di voler salvare chi muore di fame e porta addosso un corpo di venti chili...Ignoranza che non fa certo pensare che chi ha 20 chli addosso muore prima di partire e gli africani sono robusti perché lavorano sodo dalla mattina alla sera Ma passiamo ad altro, la prima parte è certamente la migliore. La mia coscienza viene piu' che mai sovvertita dagli Eventi, l'Odissea del protagonista (un "attore"strepitoso, difficile non trattenere le lacrime davanti al suo sguardo nel finale vagamente Herzoghiano) mette in moto un Idealismo represso che sembra sempre sul punto di esprimersi anche quando è celato. Garrone usa un Realismo di grande effetto, fino a quando sfocia nella Favola, e questo è un punto sfavorevole. Di grande suggestione visiva, certo, ma sembra si voglia allontanare dal Realismo iniziale, perché? Per l'eccessiva drammaticità degli eventi? Non è necessario essere Zavattini cfr. Miracolo a Milano per raccontare la Vita. O la Morte. Purtroppo la parte centrale, quella delle carceri libiche, non fa che confermare questo limite. Gli aguzzini diventano impiegati di uffici di collocamento, sono figure stereotipate, e la scena della fontana voluta dal Padrone è il punto più basso del film. Perché non prova a spiegarci perché esistono personaggi così laidi e turpi, quelli da "fa come dicono o ti uccidono", cosa li muove e perché lo fanno!? Sembra completamente disinteressato della veste ideologica che pure avrebbe potuto/dovuto inserire nel film. Il riscatto avviene nell'Epilogo, un Colpo di Grazia strepitoso dove pare davvero che i Naviganti si potrebbero mangiare a vicenda. Un Martirio Pittorico, quasi un Horror che sfocia in una dichiarazione del ragazzo che mi fa tornare in mente l'Herzog Massimalista di "Fitzcarraldo". Una Pagina di Cinema esemplare. Un protagonista magnifico. Un Jesus dei Nostri Tempi, che cura e lava le ferire degli altri. Degno Epilogo, diciamo, di un Grande Film visivo che non ha il coraggio giusto per sfociare nel Capolavoro

matt_995  @  29/09/2023 09:37:09
   8½ / 10
Che gran bel cinema. Autoriale ma commerciale. Struggente ma popolare. Un reportage ma anche un'avventura. Duro ma allo stesso tempo per tutta la famiglia. Un film presentato a Venezia ma che avrebbe potuto tranquillamente essere in concorso a Giffoni.
Garrone racconta un Senegal colorato e vivace, senza pietismi. Racconta un viaggio attraverso il Sahara (ma anche attraverso il confine tra l'infanzia e l'età adulta) duro e crudo, senza edulcorazioni, se non le (bellissime e struggenti) sequenze oniriche. Racconta una serie di rapporti umani con cui è impossibile non empatizzare: una mamma protettiva (che grande attrice!), un cugino sognatore, un padre putativo con cui costruire una fontana. E infine un episodio finale (quello che dà il nome alla pellicola e attorno a cui si è costruito l'intero film) in cui il giovane Seydou ha l'occasione di dimostrare il suo valore, i frutti di quel suo viaggio... e di quella sua crescita umana.
Bellissimo.

Febrisio  @  28/09/2023 09:30:15
   8½ / 10
Oscar in tasca (film straniero). E se così non fosse voglio proprio vedere chi lo batte. Come al solito Garrone ci offre un impeccabile fotografia e una storia che non scade nel banale, malgrado il tema sia ostico da gestire. Ha la capacità di non perdersi in altro, perchè certo si poteva approfondire altri temi che la migrazione porta con sè, ma così diventava un calderone. Ed invece segue i due ragazzi, i loro sogni, in un cammino pieno di insidie, che ci farà guardare queste persone con un occhio più sensibile.
Grande Matteo.

stratoZ  @  25/09/2023 12:13:41
   8 / 10
ATTENZIONE POSSIBILI SPOILER

Garrone torna alla grande e si conferma tra i migliori autori italiani, dopo la parentesi “Pinocchio”, che personalmente lo ritengo un passo falso, torna a raccontare i drammi dell'umanità, che siano di sfera privata - “L'imbalsamatore”, “Primo amore”, “Dogman” - o collettivi - “Gomorra”, “Reality” e anche quest'ultimo -

Io capitano è un film che colpisce stilisticamente per la sua compattezza e la maniera asciutta con cui tratta un argomento così drammatico e di attualità, Garrone mette da parte la retorica, ci risparmia il pietismo e crea un Road movie/buddy movie/film d’attualità e denuncia, che mostra la vicenda per quella che è, accusatorio si, di parte si, ma mistificante no, e non è facile non cadere in queste trappole quando si trattano argomenti così delicati.

Uno dei fattori che ho apprezzato molto è la condizione dei due protagonisti in Somalia, non disperata ne in una condizione di estrema povertà, soltanto umile, ma i due probabilmente scelgono di lasciare la loro terra per approdare in Europa per ambizione e per come l'Europa si vende, vista come una terra piena di opportunità e che ormai tramite i mezzi tecnologici espande il suo fascino anche nei paesi in via di sviluppo, diciamo che vedo anche questo fattore come una conseguenza del capitalismo sfrenato, la scena di loro che guardano i video sui social dal telefono è eloquente al riguardo, una sorta di vetrina di un mondo considerato perfetto, tanto da attirare così tanto i due giovani da lasciare casa loro a malincuore.

Una volta presa la decisione di partire il viaggio viene mostrato con estrema semplicità, senza indugiare, portando i protagonisti da un semplice autobus in cui viaggiano un po' ammassati a dei veri e propri contesti simili all'inferno sulla terra, pian piano si va a peggiorare, prima per via delle condizioni ambientali poi per via delle organizzazioni criminali/mafiose che lucrano sui disperati, é in questi momenti che si hanno le scene più crude, una rappresentazione delle prigioni libiche agghiacciante con gli esseri umani portati a diventare merci di scambio o fonti di quattrini. Garrone ogni tanto ci concede anche piccole oasi surreali fatte di visioni speranzose in cui i problemi principali sono stati risolti, ma son soltanto dei miraggi, tanto per restare in tema deserto e il ritorno alla realtà è più duro che mai.

Io capitano come detto prima è anche un buddy movie, il forte legame tra Seydou e Moussa e l'odissea per ritrovarsi, il senso di colpa di Seyoud che non viene esplicitato ma è evidente in quanto ci sarebbe potuto stare tranquillamente arrestato al posto del cugino,la determinazione per la sopravvivenza di Moussa, i dilemmi per le cure in una situazione sempre in bilico tra la clandestinità e la sopravvivenza, una di quelle situazioni dove viene a galla l’istinto più che la ragione date le condizioni estreme, ma soprattutto mi è sembrato che i due protagonisti, specialmente Seydou che viene seguito di più, vivano questa avventura sotto l’ombra del ricatto, il loro destino è sempre dipendente dalla scelte di uomini più potenti, perlopiù malvagi e interessati al puro lucro senza un briciolo di umanità, questo mi ha creato parecchio sconforto e anche una forte sensazione di oppressione, fa eccezione la bontà del muratore che salva Seydou dalla prigione, anch’esso un’oasi in mezza ad un mare di disumanità.

La parte finale narrativamente corona il viaggio dell'eroe e la definitiva crescita del protagonista, costretto a prendersi la responsabilità di centinaia di vite sulle sue spalle. Se c'è una cosa che posso appuntare é la metafora finale del bambino che nasce dopo tutte le intemperie affrontate, come se la vita iniziasse in quel momento, metafora un po' banalotta ma che si fa subito perdonare dall'urlo finale e dal primo piano del protagonista così intenso da restituire tutta la sofferenza psicofisica accumulata nel corso dell’odissea appena vissuta.

2 risposte al commento
Ultima risposta 26/09/2023 12.53.34
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Manticora  @  25/09/2023 10:53:36
   10 / 10
Il miglior film di Garrone dopo Gomorra è un ritorno alle origini, con una messa in scena essenziale e una sceneggiatura di ferro che non lascia tempo e spazio ai compromessi. Il miglior film della stagione per me oggi parte da quello che siamo come Europa e ci mostra il mondo dei giovani e non che attraversano l'Africa e il Mediterraneo per cercare un altra opportunità. Ovviamente in un paese un pochino normale il film di Garrone avrebbe incendiato il dibattito ma soprattutto si sarebbe comportato meglio al botteghino. Ovviamente invece in un paese governato dalla più becera, idiota, rozza e inconcludente destra nostrana tra fratelli d'italia e Legaland il film è passato QUASI inosservato. Quasi perchè ha preso un leone d'argento a Venezia, il premio per il miglior attore esordiente (il ragazzo Seydou è un gigante, veramente commovente l'interpretazione) e insomma anche e non era scontato la candidatura per miglior film straniero agli OSCAR. Ora tutto questo si è tradotto in ritorno a metà classifica al botteghino che almeno servirà a qualcosa. Oltre che far riflettere qualcuno il film è un pesantissimo atto d'accusa contro le micidiali antidemocratiche politiche anti-immigrati della DEMOCRATICA Europa, che se spende 50 miliardi di dollari per mantenere in vita il regime nazista di Kiev dall'altra parte non è capace a spenderne 100 per rendere i flussi migratori regolari e sotto controllo umanitario. Perchè sta tutto qui il problema, la volontà politica di affrontare un problema risolvibile li dove spendiamo 100 milioni di dollari per F-35 che funzionano a malapena. E il mercato dell'immigrazione che Garrone affronta in maniera chiara e spietata. Ragazzi abbandonati nel deserto, catturati dai tagliagole libici, imprigionati, minacciati, tortutati e uccisi se non forniscono un numero di tefefono per far pagare un riscatto ai famigliari. Al massimo vengono VENDUTI a qualche padroncino libico che li usa come manodopera a bassissimo costo. Garrone è semplice e lineare, e nel suo film più politico e potente mette al centro il futuro dell'Europa, che non è capace ad accogliere dei ragazzi che vogliono semplicemente scrivere canzoni e cantare. Facciamo veramente schifo noi mondo occidentale....altro che democrazia!

JOKER1926  @  25/09/2023 01:11:17
   7 / 10
Ha causato ovviamente "rumore" la nuova fatica cinematografica di Matteo Garrone, la trattazione del delicato dibattito dell'immigrazione apre sempre la scomoda porta delle discussioni, ben al di là delle stesse velleità della regia in questione.

"Io capitano", parte da una trama che tratteggia velocemente le dinamiche di due ragazzi senegalesi desiderosi di raggiungere il sogno europeo.
Accantonando discorsi scomodi, "Io capitano", si destreggia discretamente e palesa un progetto costruito sull'illustrazione di un viaggio foriero di vicissitudini e situazioni amare in cui la speranza resta l'ultima carta da giocare.

Garrone non si mette e fare politica e cerca la carreggiata più sicura e comoda della rappresentazione e dell'immagine: due piccoli uomini alle prese con un viaggio "omerico" (la trama è questa, non c'è altro da esaminare).
Il film si può dividere in vari blocchi, a volte sale l'interesse e la tristezza, altre volte, si vive nell'attesa della buona notizia.
"Io capitano" è Cinema adatto ad un onesto pubblico di mezzo, privo di retorica e allo stesso tempo privo anche di itinerari geniali da percorrere. Qualche cliché presente nel nome di un prodotto strutturato su una compattezza che è anche sinonimo di moderato e prudente slancio artistico. Nulla di nuovo, nulla di sbagliato.

JOKER1926

Gruppo COLLABORATORI SENIOR The Gaunt  @  24/09/2023 10:25:48
   8½ / 10
Avete fatto caso che molti migranti sopra il barcone condotto da un ragazzino indossano maglie di Barcellona, Arsenal, Real Madrid, Manchester United, Juventus ecc. Trent'anni fa in Italia ci fu un vero e proprio esodo dall'Albania di migranti che, ipnotizzati dalla tv berlusculattoniana ed altre, vennero in massa sulle coste della Puglia. Sarà un'idea mia ma è l'ulteriore conferma del potere di rin********mento di massa dei media. Rin********mento che influenza menti ingenue, figuriamoci due ragazzini minorenni che non fuggono da una guerra, che non hanno famiglie distrutte, anzi esattamente il contrario. Hanno un sogno ed ingenuamente iniziano la loro odissea che è l'odiessea di tanti altri. Ciò che Garrone mostra nella varie tappe del viaggio è proprio il meccanismo, per non dire un vero e proprio sistema del mercato dei migranti: dai passaporti falsi, alla traversata insidiosa nel deserto, all'inferno dei centri di detenzione in Libia (molti hanno criticato il fatto che la descrizione di tali centri sia all'acqua di rose. Ca22o pretendi? Hostel? Certa gente dovrebbe fare un trattato di pace duraturo col proprio cervello). Garrone sceglie la strada di una rappresentazione realistica senza rinunciare a quella poetica fiabesca che ha caratterizzato alcune sue ultime pellicole. Garrone fa cinema ed Io capitano si inserisce in quel solco di cinema italiano che pensa in grande ed oltrepassa i confini di quel cinema ambientato in stanze squallide e marce che francamente mi ha stufato. Bisogna pensare in grande e Garrone lo fa. Seydou Sarr? Poche volte ho visto un esordiente così convincente, capace di creare un'empatia fortissima con il suo personaggio. Interpretazione da incorniciare e premio meritatissimo a Venezia, sicuramente quello più facile da attribuire. Il suo urlo liberatorio è la catarsi perfetta per questo film.

Gruppo COLLABORATORI SENIOR ferro84  @  23/09/2023 11:17:04
   7 / 10
Chi Garrone? Quello di "Primo amore", "Dogman", "Reality", "Gomorra", "L'imbalsamatore""Il Racconto dei Racconti"? Questo "Io capitano" è davvero stato girato da lui? Con la signora nera che vola ? Con la storia già raccontata 1000 volte da tanti registi europei ed africani? Si lui, lui quello che il suo ultimo film è stato il milionesimo remale di Pinocchio, proprio lui.

Ecco mi immagino così un dialogo da chi vede questo film e scopre che dietro la macchina da prese c'è il più grande regista italiano vivente dopo Sorrentino.
Matteo Garrone gira un film superbo, molto avvincente, con attori guidati alla perfezione ma che alla fine è il classico film di denuncia sociale che riempie le pagine dei giornali e svuota le sale.
Garrone è uno che è sempre riuscito a far parlare per la forza del suo cinema, qui, in sincerità, si vede poco di reale. La parte iniziale è un pò macchiettistica con una rappresentaizone dell'Africa da uomo bianco, il resto del racconto è ahimè storia vera, sebbene sti poveri ragazzi le passano tutte loro.

La voglia di fare un bignami di tutte le nefandezze di questo mercato, porta il film a perdere un pò di credibilità-

Ho avuto l'impressione di un film poco ispirato ma portato in scena con la maestria di un grande quale Garrone è.
Film minore, candidato italiano agli Oscar ma difficilmente riuscirà ad entrare nella cinquina. Magari sbaglio, Lo spero.

2 risposte al commento
Ultima risposta 24/11/2023 09.47.34
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Gruppo STAFF, Moderatore Jellybelly  @  22/09/2023 21:20:35
   8½ / 10
Mamma mia che film splendido, per quanto si possa definire "splendido" un film che tratta una storia con così tanta sofferenza dentro. Proprio quando lo si iniziava a pensare in declino, Garrone tira fuori dal cilindro il suo film migliore assieme a Gomorra: nessuan sbavatura, sceneggiatura perfetta, coraggio unico nel girare un film interamente in wolof e francese con attori sconosciuti ed una storia che buona parte del pubblico si rifiuta anche solo di credere possa esistere. E invece esiste e bisogna conoscerla e diffonderla per diffondere consapevolezza: sarebbe bello se Io capitano fosse proiettato in tutte le scuole, tutti gli anni, per sempre: forse cresceremmo generazioni migliori e più consapevoli. Speriamo vinca anche l'oscar, lo meriterebbe proprio.

minut  @  19/09/2023 09:30:51
   8½ / 10
Il film è delizioso, addirittura dolce, nonostante il tema crudo e drammatico.
E' innanzitutto una storia di amicizia tra due giovani cugini senegalesi che coltivano il sogno europeo, certi di un futuro migliore e di una esistenza serena, non accorgendosi che forse la vivono già.
Garrone conferisce al film le movenze di una fiaba a lieto fine (vedi spoiler finale), nella quale il giovane protagonista persegue il suo intento quasi con una certa incoscienza inconsapevole delle difficoltà e dei traumi a cui andrà incontro.
Durante la visione del film mi sono apparse, quasi come un flash alcune sequenze del film "Pinocchio" di Matteo (qualcosa vorrà dire!).
Seydan Sarr, è bravissimo, anche se non so quando lo rivedremo ancora come protagonista, anche Moustapha Fall fa egregiamente il suo dovere.
Matteo Garrone cura la regia con grande spessore e conferisce al film i connotati di un affresco e pur rimanendo al di sopra delle parti, non rinuncia ad esporsi, quando


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anthony  @  12/09/2023 13:09:10
   9 / 10
Matteo Garrone torna al meglio; e lo fa facendo quello che deve fare: Cinema.
Spoglio di qualsivoglia superficialità, pietismo, tragedismo e commozione indotta... 'Io Capitano' fa politica a servizio del cinema, fa ideologia (non mero ideologismo) a servizio del cinema, prende fieramente posizione a favore della narrazione e del' fare cinema' stesso. Garrone racconta una storia, fa cinema classico e neo-neoralista in maniera eccezionale, evitando qualsiasi velleità meramente 'autorialistica' e personalistica fine a se stessa.
Quindi Garrone prende eccome posizione, la prende cinematograficamente e in maniera netta: nessun eroe bianco all'americana salverà i poveri deleritti neri, nessun elicottero europeo della guardia costiera farà nulla, nessun addolcimento o risolto senso di colpa troverà consenso; l'indice puntato è contro l'uomo bianco del nord del mondo seduto in poltrona: lo spettatore stesso di questo film. E' un film politico e lo è pienamente!
L'Odissea dolce, tenera, cattiva e feroce del giovanissimo Seymou (l'esordiente Seydou Sarr è di una bravura indescrivibile) è indimenticabile... e quel primo piano finale è da togliere il fiato, difficile toglierselo dalla testa.
Sul comparto tecnico e registico nulla da dire, un pensiero di riguardo per la colonna sonora, il montaggio, la regia e la fotografia.

Thorondir  @  11/09/2023 17:55:32
   7½ / 10
L'ingenuità del ragazzo non ancora uomo, che non sa e che pure vuole andare. Un road movie che è anche storia d'avventura, che è scoperta di se stessi e dell'animale uomo, che è viaggio-storia-romanzo di formazione, analisi del rapporto padre-figlio (mancante e pur sempre presente), odissea epica contro il darwinismo sociale e per la pura riscoperta di un umanesimo forse anche ingenuo, ma tanto più sentito e vero. Un racconto che non diventa mai pamphlet politico, che non indugia su buonismi e moralismi facili e prevedibili, che si ferma ogni volta un passo prima di invischiarsi nella politica (è un bene o un male)? Forse l'elemento fiabesco-superoistico potrebbe far storcere il naso, potrebbe renderlo un film più "scontato" e facile di quanto in realtà non sia. È comunque cinema coraggioso: basta la scelta di girarlo in lingua wolof/francese e di narrare quei luoghi, quei sogni, quell'ingenuità, quella realtà.

marimito  @  08/09/2023 08:15:11
   8 / 10
Nessuna retorica, nessuna indulgenza paternalistica; Io capitano è un film che inneggia al coraggio dell'innocenza, alla responsabilità e ai sogni. Seydou e suo cugino sono due adolescenti che sognano, amano la musica, la creano giocando con le parole e i suoni; vivono il loro villaggio appieno. immersi nel rumore delle risate e della fatica di chi lo abita. Ma Seydou e Moussa non rinunciano a credere nei loro sogni; lavorano duro per inseguirli perché nel loro mondo nessuno ti regala nulla. Non accettano gli avvertimenti degli adulti (che sono sempre esagerati!), certo hanno paura, ma loro ce la faranno. Con la benedizione del santone del villaggio, intraprendono quello che per tutti è "il viaggio", anticamera sulla terra dell'inferno, a cui sopravvivono solo i più forti, coraggiosi e fortunati. E si perché per farcela ci vuole anche una buona dose di fortuna, e del resto la fortuna aiuta gli audaci e Seydou ha anche tanto coraggio ed altrettanto senso di responsabilità verso se stesso si, ma anche verso chi è con lui e viene affidato a lui in quel lungo viaggio. L'urlo finale liberatorio è la metafora di un ragazzino/uomo che lottando contro ogni pronostico ce l'ha fatta. Garrone vince la sua sfida più grande: il rischio della retorica, la trascende per far vivere allo spettatore l'esperienza del viaggio attraverso gli occhi di Seydou e di tanti che, come lui, hanno l'unica colpa di voler inseguire i propri sogni.

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