rashomon regia di Akira Kurosawa Giappone 1950
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rashomon (1950)

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locandina del film RASHOMON

Titolo Originale: RASHÔMON

RegiaAkira Kurosawa

InterpretiMachiko Kyo, Toshiro Mifune, Masayuki Mori, Takashi Shimura

Durata: h 1.28
NazionalitàGiappone 1950
Generedrammatico
Tratto dal libro "Rashomon - Nel bosco" di Ryonosuke Akutagawa
Al cinema nel Novembre 1950

•  Altri film di Akira Kurosawa

Trama del film Rashomon

Sotto il portico del tempio del dio Rasho a Kyoto nel XV secolo un boscaiolo, un bonzo e un servo rievocano un tragico fatto di sangue, giudicato in un tribunale davanti al quale hanno deposto come testimoni: un bandito aveva aggredito un samurai che, in compagnia della moglie, attraversava una foresta, uccidendo l'uomo e violentando la donna.

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Voto Visitatori:   8,92 / 10 (96 voti)8,92Grafico
Voto Recensore:   10,00 / 10  10,00
Miglior film straniero
VINCITORE DI 1 PREMIO OSCAR:
Miglior film straniero
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Voti e commenti su Rashomon, 96 opinioni inserite

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Gruppo COLLABORATORI JUNIOR Zazzauser  @  07/02/2021 18:31:16
   10 / 10
Capolavoro senza tempo di Kurosawa. Una lucida ed ispirata introspezione sulla psiche umana, sul processo epistemologico della ricerca e della ricostruzione della verita' e sulla fondamentale ambiguita' del concetto di verita' stessa, sulla fede nell'umanita' in un Giappone appena uscito da una guerra devastante, sul vizio, sulla virtù, sulla giustificazione morale. Le tre versioni della "storia orribile" sono totalmente contraddittorie ma su una cosa non differiscono: nessuna, per assurdo, punta ad una proclamazione d'innocenza ("non ho ucciso io il samurai") anzi sembra rivendicare senza problemi il gesto; tutte d'altro canto puntano alla costruzione di una realta' dei fatti edificante, onorevole per i loro portavoce, che li legittimi a mantenere intatta la propria immagine idealizzata. Davanti a sé stessi principalmente, o al massimo davanti a noi spettatori: in quel giardino di tribunale non si vedono giudici né corte, solo tre persone che cercano di raccontare e raccontarsi, in cerca di un assoluzione morale molto piu che legale, come su un palco e non come sul banco degli imputati.
Ci pensera' il punto di vista del boscaiolo, pare testimone oculare della vicenda, a fornire una quarta versione, che getta una diversa luce sui personaggi, per nulla aderenti a quell'ideale romantico fin ora delineato. Ma e' credibile la sua versione? D'altronde "Gli uomini sono tutti deboli, per questo devono mentire".
Kurosawa porta ai massimi livelli il meccanismo del narratore inaffidabile, veicolando in termini puramente cinematografici la sua riflessione sull'indagine della verita'; quello che ci viene mostrato e' a tutti gli effetti il racconto di un racconto passato attraverso vari livelli di referenza e per questo nulla di cio' che ci viene mostrato, a parte i tre personaggi sotto il Rashomon colpito dall'incessante pioggia, assurge allo stato di infallibilitá. Gli uomini non sono in grado di dire la veritá, perché dovrebbe riuscirci il cinema?
Anzi é solo grazie a un meccanismo, a un processo logico inconscio, che la versione finale in termini cronologici la identifichiamo con la versione "finale" in senso stretto: il boscaiolo, quello che "non voleva essere coinvolto", quello che ruba lo stiletto imperlato, e' inaffidabile quanto gli altri. Non possiamo neanche sapere se sia un testimone oculare effettivo. Potrebbe mentire, ma non perche' sia malvagio - non c'entra la cattiveria dell'animo nel processo mentitorio - ma perche' e' debole e pavido esattamente quanto gli altri. Forse non ci sono banditi forti, virili, folli ma d'onore come Tajomaru ne' donne scioccate dalla vergogna e dagli sguardi di disgusto dei mariti, ne' samurai che preferiscono il seppuku all'onta del tradimento. O forse sí: questo statuto di falsificabilitá totale che permea il film non permette all' "ultimo racconto" di essere quello definitivo, anche se questo procedimento narrativo/filmico verra' poi ripreso dal cinema successivo come espediente per il disvelamento della verita' dei fatti ("ah, ecco com'é la storia"..)
Un grande film di Kurosawa, quello che per primo permise al cinema giapponese (pur forte all'epoca di nomi come Mizoguchi e Ozu) di fare breccia nel pubblico europeo, scritto, recitato (non solo Mifune), fotografato in maniera impeccabile

Gruppo COLLABORATORI JUNIOR 1819  @  04/12/2020 19:24:58
   9 / 10
Un capolavoro non facile da capire e interpretare adeguatamente. Essenziale esempio di introspezione umana.

zerimor  @  24/11/2019 00:16:37
   10 / 10
Il mio Bergman preferito. L'immagine del tempio di Rashomon "avvolto" dalla pioggia incessante è tra le più belle che io abbia mai visto. Adoro alla follia questa pellicola.

5 risposte al commento
Ultima risposta 03/01/2021 16.42.29
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Gruppo COLLABORATORI JUNIOR rain  @  24/09/2018 20:31:54
   9 / 10
Una pellicola che inquadra alla perfezione l'attitudine alla menzogna dell'essere umano il quale rielabora la realtà(volontariamente o inconsciamente) assecondando il suo personale punto di vista che, poco o tanto, si discosta sempre dalla totale oggettività.
Un film che, se osservato bene, nasconde un pessimismo infinito.

Dom Cobb  @  31/08/2018 01:07:22
   8 / 10
Tre individui si incontrano sotto il portico d'un tempio per ripararsi dalla pioggia: due di loro, un monaco e un boscaiolo, raccontano al terzo di un processo a cui hanno entrambi partecipato come testimoni -un processo riguardo l'uccisione di un samurai e la violentazione della donna che questi proteggeva...
Il cinema giapponese non nasce con "Rashomon", né in generale con Akira Kurosawa; ciò che nasce con essi è piuttosto la notorietà a livello internazionale del cinema nipponico e i lavori del cineasta, che finirà col diventare ben presto uno dei più imitati e influenti in tutta la storia della settima arte e che opera l'uscita dall'ombra dell'industria cinematografica del suo paese, fino a quel momento sviluppatasi in modo isolato. "Rashomon" non è il primo tassello della sua ricca filmografia, ma ne costituisce in ogni caso uno dei più apprezzati, anche se non conosciuto allo stesso modo di altri suoi "capolavori".
Nonostante il cinema rappresenti la mia passione, non ho mai provato una forte attrazione per film di provenienza orientale, più che altro perché sono a livello di struttura e di mentalità così drasticamente diversi dal cinema occidentale, cui sono invece abituato dalla nascita; e anche se questo aspetto si è fatto vivo più volte anche durante questa visione, ciò non mi ha impedito di apprezzare l'opera in sé comunque. E l'elemento più interessante che ha colto il mio interesse fin dal principio è proprio la storia, cosa rara per un film; ancora più delle (rarissime) scelte stilistiche o dell'abilità degli attori.
Con "Rashomon", Kurosawa affronta un tema che, per quanto ne so, mai finora è stato toccato, almeno non in maniera significativa, ossia la relatività della verità; e lo fa con l'escamotage più semplice e diretto, e proprio per questo più efficace di tutti, della narrazione soggettiva.


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Per ben quattro volte si assiste alla stessa scena, e ogni volta le carte in tavola vengono rimescolate; viene lasciato intendere forte e chiaro che, se i testimoni fossero stati di più, altrettante sarebbero state le versioni. Perché la verità non è unica e inconfutabile: la verità è quella che noi scegliamo, quella che ci fa più comodo al momento, quella che ci arreca meno danno. Ed è affascinante il modo in cui Kurosawa va ancora oltre, usando l'intera storia come pretesto per indagare alcuni dei lati più oscuri (e più positivi) della nostra natura umana.


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Ne emerge un quadro intrigante, dove l'intento non è né glorificare, né condannare alcun particolare aspetto dell'animo umano, quanto piuttosto disegnarne una specie di affresco, un insieme di chiazze bianche, grigie e nere, dove spetta a ciascuno di noi decidere cosa credere e trarre le dovute conclusioni.


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La potenza del tema trattato e l'efficacia dell'esecuzione riesce in maniera egregia a controbilanciare alcuni piccoli difetti: il film non dura molto, meno di un'ora e mezza infatti, eppure a tratti sembra il doppio. Il ritmo con cui si dipana la vicenda infatti è a dir poco letargico, perdendosi spesso in lungaggini inutili e pause infinite fra una battuta e l'altra, per non parlare di scene di duello non della migliore qualità che non finiscono mai. Gli attori fanno il loro dovere, ma l'unico a spiccare fra tutti è Toshiro Mifune, istrione al limite del pazzoide; forse l'unica altra capace di lasciare un certo impatto è l'attrice che interpreta la donna violentata, molto brava a trasformarsi da una versione all'altra.
Simili difettucci mi impediscono di gridare al capolavoro, ma nonostante tutto, questo primo assaggio della filmografia di Kurosawa mi ha abbastanza soddisfatto: se il livello di qualità dei suoi prossimi lavori sarà uguale, se non superiore, ne sarà valsa sicuramente la pena.

Filman  @  23/09/2016 00:18:52
   9½ / 10
Il capolavoro che lancia Akira Kurosawa nel mercato internazionale e fa conoscere il cinema orientale al resto del mondo è RASHÔMON, letteralmente "La porta nelle mura difensive", il quale rappresenta un tipico esemplare del cinema giapponese d'epoca, influenzato dal mondo occidentale proprio come questo modernizzato jidai-geki, elaborato da un Kurosawa finalmente aperto alla cultura e all'arte straniera, sia letteraria che cinematografica, ma che non tralascia la felice tradizione del teatro No e dei suoi codici. Questo apogeo di arte figurativa, compromesso tra un'anima ermetica e una rappresentazione piana e minimalista, che sposa l'arte moderna al cinema muto, quasi, si potrebbe dire, anticipa il flashback sincronico in un'assoluta innovazione narrativa per la sceneggiatura di una pellicola, dove la verità è proposta nella sua impossibilità di essere espressa dall'uomo, simbolo dell'inaffidabilità, manipolatore del racconto e profondo custode di una inaspettabile natura, mutabile e nascosta a seconda delle necessità. In poche parole, il narratore, e quindi anche il regista, diventa inattendibile, secondo un concetto meraviglioso e solido al servizio di una morale pessimista che si confronta con una realtà fatta di decadenza morale.

alucarda  @  01/02/2016 17:36:02
   10 / 10
Un film perfetto in ogni sua sfumatura.. il modo in cui scava nella psiche umana è di un'accuratezza praticamente inimitabile. L'impostazione dello svolgimento è a dir poco straordinaria [ndr. non a caso ha fatto scuola] e l'opera è talmente potente esteticamente e sonicamente che potrebbe scuotere qualsiasi animo, persino il più forte. È davvero una gioia per i sensi e per la mente..
Mifune indescrivibile, gustosamente teatrale ed in completa sintonia col ruolo.
Capolavoro con la C maiuscola.

suzuki71  @  03/01/2016 19:00:51
   7 / 10
Con l'enfasi giapponese del teatro del NO, un film di onore, menzogne e pessimismo, dal sapiente intreccio narrativo e magnificamente interpretato.

1 risposta al commento
Ultima risposta 07/03/2016 12.44.27
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dagon  @  07/08/2015 14:32:06
   8½ / 10
Anche se è una delle pellicole più famose del grande regista giapponese, non è tra le sue che amo maggiormente, fermo restando che è un grande film girato con estrema classe e, per il tempo, anche innovativo. Rimasto nella memoria soprattutto per la costruzione dell'intreccio narrativo, il film presenta anche molte soluzioni più strettamente di linguaggio davvero interessanti e coraggiose per essere il 1950.

Sestri Potente  @  18/12/2013 22:46:04
   9 / 10
Eccellente e ricco di significato: un film sulla bugia e sull'onore, sulla vigliaccheria e sull'opportunismo dell'essere umano.
Bellissima la fotografia, e le interpretazioni di tutti i protagonisti, che reggono la scena con la sola forza del... respiro.

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Goldust  @  14/10/2013 12:07:21
   7 / 10
Non mi ritengo deluso ma mi aspettavo sinceramente di più da un film così celebre e decantato. Le componenti che mi hanno colpito maggiormente sono state la costruzione a flashback, la performance grandiosa di Toshiro Mifune, l'abile uso della luce per sottolineare gli aspetti drammatici dei protagonisti ed esaltarne i combattimenti.

Kit Carson  @  08/10/2013 02:35:32
   8½ / 10
Eccellente opera del maestro Kurosawa. Siamo a livelli altissimi sotto svariati profili.

zando  @  28/06/2013 10:58:57
   10 / 10
ottima regia, ottima storia, ottima fotografia, insomma un altro capolavoro di Kurasawa!!

DarkRareMirko  @  04/06/2013 22:29:07
   9½ / 10
Ennesimo capolavoro di un grandissimo artista, interpretato, tra gli altri, dall'afecionado Toshiro Mifune.

Un pò in anticipo sotto vari punti di vista, anche Kurosawa ci riconferma che la verità ha a che fare più con percezioni soggettive che con fatti indiscutibili (aspetto anche molto pericoloso e, perchè no, ingiusto).

Stupendo lavoro tecnico/registico (anche le soggettive attraverso le quali i personaggi narrano risultano originali e ben fatte), grande fotografia, per un bellissimo film (Oscar strameritato).

Rifatto a colori (ed in versione western) da Ritt (L'oltraggio) con Paul Newman.

Invia una mail all'autore del commento diderot  @  28/01/2013 11:00:11
   6½ / 10
Storia che nel complesso è interessante e di spessore per il tema trattato ma raccontata in una maniera troppo lontana dal cinema di intrattenimento. Nonostante la breve durata è un film che annoia un pochino per salvarsi solo nel finale. Bravi gli attori, ma il loro stile recitativo oggi non rende più!

TheShadow91  @  08/01/2013 03:49:55
   8½ / 10
Primo film che vedo di Kurosawa.Si è rivelato un ottimo thriller,grazie all'interessante intreccio delle 4 storie.L'ultima versione raggiunge un'altissimo livello di critica sociale e morale..denudando i 3 protagonisti delle loro apparenti dignità e mostrando il lato più meschino che cela il lato umano

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Perfetto anche il finale..dove ormai siamo rassegnati a vivere in un mondo dove le menzogne ci impediranno sempre più di scorgere la differenza tra bene e male

Però essendo un film di Kurosawa mi aspettavo una maggior influenza della cultura giapponese..che invece ho avvertito una sua influenza rilevante in poche occasioni.La scena della camminata nel bosco è l'unica dove si sente appieno lo stile del regista...ma purtroppo si è rivelata un'arma a doppio taglio,essendo protratta fino all'inverosimile.Ho particolarmente apprezzato però la scena dove il ladro spia la donna..e questa viene rappresentata in maniera completamente angelica...rivelandosi invece solo un punto di partenza della sua continua discesa di valori.Per il resto la sceneggiatura si può adattare benissimo a qualsiasi etnia e credo che ciò faccia perdere un pò il fascino al film

vieste84  @  27/12/2012 22:54:57
   8½ / 10
Visto la prima volta devo dire che ero rimasto un po deluso, ma poi notando che questo film è presente in tutte le classifiche dei migliori film del secolo, è pure nella top 250 imdb che è un sito dove è risaputo che per il 70 per cento votano ragazzini o plagiati da hollywood, mi sono ripromesso di riguardarlo.
Dalla noia che mi prese la prima visione avrei dato 5 ma nel riguardarlo mi sono reso conto di quanto sciocco sono stato e che ero davanti un altro signor capolavoro del maestro giapponese. Già dalle prime scene si vede che il film è perfetto, tipo le inquadrature mentre Takashi Shimura cammina e le musiche che accompagnano questa scena semplicissima in maniera incredibile. Belle poi le varie testimonianze soprattutto quella fatta tramite medium, le parole usate e la delusione del samurai sono veramente notevoli. Molti sono rimasti scontenti dal finale un po troppo ottimista, ma a me non è dispiaciuto, anzi l unica pecca l ho trovata nel racconto finale dove il combattimento tra Mifune e il samurai è un po troppo lungo e caricaturale, ma ci può stare dato che siamo nel 1950. Cmq capolavoro assoluto del mio regista preferito(più di Kubrick)

Invia una mail all'autore del commento luca986  @  02/09/2012 00:08:29
   8½ / 10
Merita la sua fama. Il film più pirandelliano che abbia mai visto!

hghgg  @  10/08/2012 14:41:38
   9½ / 10
Primo grandissimo capolavoro di Akira Kurosawa dopo gli ottimi "L'Angelo Ubriaco" e "Cane Randagio". Pietra miliare del cinema tutto, ricco di innovative tecniche di ripresa e di sviluppo della trama, recitato alla perfezione (vero mattatore Toshiro Mifune). Film pessimista nonostante Kurosawa nel finale faccia traspirare un raggio di luce e ottimismo. L'uomo mente, è mentitore per natura, spesso non degno di fiducia, questo il messaggio che pervade gran parte del film. Della regia innovativa ed estremamente coinvolgente del maestro ho già detto, virtuoso e poeta della macchina da presa. Capolavoro.

speXia  @  13/07/2012 23:58:46
   8½ / 10
Un altro gran bel film di Kurosawa, una teatrale ed originale storia sulle molteplici facce della Verità.
Come sempre impeccabile e dettagliata la caratterizzazione dei personaggi, di cui non sappiamo chi sia il bugiardo, il colpevole, o quello che effettivamente non sta mentendo.

Belle scenografie e musiche, grandissimi gli attori (il doppiaggio della donna però non si può proprio sentire).

Un ottima pellicola, molto interessante, anche se del regista, per quel pochissimo che ho visto, ho preferito altro (Vivere).

nefilim  @  14/06/2012 01:44:21
   7½ / 10
primo film di AK che mi gusto...è stato detto detto tutto a proposito, personalmente non l'ho mai trovato pesante, anzi, ma certe cose non mi convincono, a livello filosofico intendo. Ma è del '50 caspita... voto 10 allora, voto 7e mezzo oggi

Gruppo COLLABORATORI JUNIOR Invia una mail all'autore del commento emans  @  23/05/2012 07:56:13
   9 / 10
"Rashomon" è il film che fece conoscere il grandissimo Kurosawa a noi Europei,e un po' di merito ce lo possiamo prendere anche noi Italiani visto che il "parto" avvenne durante il festival di Venezia!
Un caso di omicidio viene discusso in un tribunale-tempio con i tre protagonisti...perfino con il morto!
Ognuno da' la propria versione dei fatti cercando di innalzare la propria immagine ma non sapremo mai l'assoluta verita' dei fatti.
Gli imputati rispondono a quelle domande "scontate" che lo stesso spettatore potrebbe fargli e rispondono sempre quardando dentro la macchina da presa perche siamo proprio noi che dobbiamo dare un interpretazione della vicenda,o almeno ci possiamo provare!
Tecnicamente perfetto,dalla scelta delle musiche al lavoro del cast dove primeggia il solito Mifune...
Il film non è invecchiato per niente,visto oggi fa lo stesso splendido effetto!
Solo quel finale con il ritrovamente del bambino ammorbidisce troppo la storia rendendolo inutilmente ottimista...ma nel 1950 il Giappone era invaso dagli Americani e forse il messaggio positivo e di speranza era anche d'obbligo.
Imperdibile

JOKER1926  @  07/02/2012 17:01:50
   6½ / 10
Akira Kurosawa ha rappresentato, e rappresenta ancora, nel cinema orientale un must per lo spettatore e per gli stessi registi che si apprestano a calcare i campi della cinematografia.
Parlando del regista nipponico con scarsa fatica si arriva a parlare di "Rashomon" pellicola del 1950.
"Rashomon" è uno di quei film che prima di arrivare a godere di fama passò nel grigiore dell'anonimato, premiato in Italia acquisì col tempo importanza.
E' estremamente palese percepire tutta la qualità tecnica del film, le inquadrature, ad esempio, sono di classe e vanno a creare, a livello visivo, quel fatidico triangolo di amore, odio e sofferenza che alberga, nel corso della proiezione, fra i personaggi in "Rashomon".
La fotografia e la musica sono altri enti essenziali nell'erigere, verso l'alto, il film.
Qualche crepa, però, inizia col tempo ad alzarsi nell'intelaiatura del contenuto che a conti fatti si dimostra appena sufficiente. Nel tutto manca, a mio parere, quella traiettoria di storia che porta i personaggi verso un fine preciso. Insomma si gironzola troppo nella filosofia e vari sono alla fine i passaggi che risultano essere metodici e molto ripetitivi. Visionare la pellicola nel 1950, ovvero decenni addietro, poteva essere sublime; oggi, invece la visione potrebbe diventare a tratti noiosa dando l'impressione di essere costantemente imperniata su concezioni troppo vaghe, fra il filosofico e il religioso.

Gruppo COLLABORATORI ilSimo81  @  05/02/2012 12:24:09
   5 / 10
In molte classifiche, "Rashomon" è giudicato tra i migliori film orientali di sempre. Avevo quindi un'enorme curiosità di capirne i motivi.
Con occhio da appassionato, ma non certo da esperto, ho visto abbastanza film orientali da comprendere e accettare l'uso del tempo che si fa in quel cinema. Un uso totalmente diverso da quello che se ne fa in Europa o in America. A volte il risultato mi piace, altre volte purtroppo mi annoia.

"Rashomon" è metafora di grandissime riflessioni umane. Tutti i personaggi sono protagonisti e testimoni di uno specifico evento, eppure ogni racconto è diverso dall'altro. Questa Babele insegna che, quando ci sono mille verità, allora non ce n'è nessuna. Una situazione di pessimismo universale, che si riflette negli occhi tristi, a tratti terrorizzati, del bonzo: "Gli uomini sono un mistero per i loro simili".
Il ricordo e la riproduzione della realtà sono necessariamente e profondamente modificabili a seconda del protagonista, del suo vissuto e del suo interesse: e questo è assolutamente attuale.
"E' la prima volta che sento un fatto come questo... ed è terribile... perché uccide la fiducia negli uomini". Il finale lascerà poi aperto un interrogativo a cui ognuno (tanto per cambiare) risponderà diversamente: ci può essere speranza?

Merita un cenno un confronto dialettico molto interessante tra il samurai e la moglie appena violentata. L'uomo esprime la considerazione, prettamente e storicamente nipponica, dell'onore: "Sei appena stata disonorata, perchè non ti uccidi?". E' noto infatti che il suicidio tramite "seppuku" (sventramento) è sempre stato, per il giapponese, il modo supremo di affermare e rivendicare il proprio onore. Di contro, la donna ribatte che due uomini che si contendono una donna farebbero di tutto per averla, persino un combattimento con la spada. Affermazione decisamente moderna, nel suo porsi in netto contrasto con la considerazione che i due uomini (decisamente specchio della mentalità del tempo) hanno mostrato per lei fino a quel momento.

Al film va riconosciuto il merito di accendere profonde riflessioni come queste. Come visione in sé invece non mi ha entusiasmato: l'ho trovato poco convincente nella sua realizzazione, non mi ha appassionato e non mi ha colpito visivamente. Non è uno di quei film che rivedrei volentieri, ecco.
Mi rendo conto di dare un voto molto basso rispetto alla media, ma credo che anche il mio giudizio abbia una sua dignità: d'altra parte è lo stesso "Rashomon" a mostrare che ognuno ha un suo modo di intendere e valutare la realtà, no?

Fratuck89  @  23/11/2011 10:35:42
   8½ / 10
altro bellissimo film di Kurosawa, trama intrecciata e apparentemente complicata sciolta perfettamente dell'abilità del regista, e resa un vero capolavoro.

Dante69  @  20/09/2011 22:43:45
   8½ / 10
Veramente un film molto bello e ben fatto per essere del 1950 .
Trama stupenda attori impeccabili,peccato per il doppiaggio che però non rovina il film , veramente consigliato a tutti , un film destinato a essere ricordato negli anni a venire, complimenti kurosawa.

barone_rosso  @  13/09/2011 22:47:23
   4½ / 10
Bah, il cinema cinese non mi ha mai convinto. Film molto datato, messaggio interessante ma sceneggiatura buttata lì' senza mordente, doppiaggio italiano veramente agghiacchiate, sembrava di sentire le voci di un film di Bud Spencer...

5 risposte al commento
Ultima risposta 28/11/2011 03.11.44
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Lopan88  @  24/07/2011 12:52:47
   10 / 10
Il mio preferito tra quelli di Kurosawa

Gruppo COLLABORATORI JUNIOR pier91  @  01/07/2011 22:04:06
   9 / 10
"..niente è più inconcepibile del fatto che tra gli uomini possa emergere un impulso onesto e puro verso la verità"
Nietzsche avrebbe amato questo film, salvo forse biasimare l'indulgenza nei confronti dell'idealista. Per quanto mi riguarda la speculazione è impeccabile fin quasi alla conclusione, che si profila come un'apertura fiduciosa piuttosto che ambigua, tendendo a far retromarcia rispetto ad una visone altrimenti lucidissima. Il tema trattato non è certo vergine, la novità sta semmai nell'affrontare una realtà estremamente umbratile attraverso un'esposizione perfettamente limpida. Il regista sembrerebbe incappare in uno dei paradossi più antichi del mondo, la pretesa cioè di esporre la propria concezione con approccio obiettivo, pur ribadendo il relativismo della verità. Ma Kurosawa, e questo lo assolve, non nega l'esistenza di una verità assoluta, afferma semmai la sua totale inaccessibilità all'uomo. Non specula sulla presumibile inesistenza del reale, quanto piuttosto sulla sua imperscrutabilità. Solo in questo senso, cioè in riferimento all'uomo, per natura votato alla menzogna, la verità può dirsi relativa e di conseguenza extra-morale.
Non fosse altro che per la ricchezza filosofica, "Rashomon" andrebbe visto almeno una volta, pur con tutti i suoi limiti.

cort  @  21/06/2011 01:09:14
   7½ / 10
il film lo ho trovato abbastanza noioso. secondo me dopo la meta inizia ad essere interessante ma l'inizio è un po troppo lento. il doppiaggio non perfetto.

la storia non è epica anzi tutto l'opposto ed è molto semplice il messaggio finale. trama originale sceneggiatura ottima messaggio finale che colpisce(almeno a me)
consigliato ad appasionati.

censurableah  @  31/05/2011 18:24:25
   10 / 10
La vita ed il gioco della vita, la parzialità che genera la confusione ed il riflesso dell'altro in noi, e il suo rifiuto. Un film tremendo, che scava all'interno dell'essere umano, e che si addentra nei misteri dell'esistenza

incubodimorte  @  27/03/2011 18:36:02
   8½ / 10
Mi ha preso molto questo film, nonostante avessi già letto il racconto a cui è ispirato. Gli attori e i combattimenti a me sono piaciuti.

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Gruppo COLLABORATORI JUNIOR Gardner  @  27/01/2011 11:38:13
   9 / 10
Il film migliore di AK. Preciso e spietato. Simbologia decadente giapponese a freno. OK

The BluBus  @  04/01/2011 12:21:00
   9 / 10
KUROSAWA + MIFUNE = TOP
Peccato per quelche attore non all altezza e qualche scena di combattimento realizzata maluccio, ma nel complesso stupendo.

7219415  @  20/11/2010 10:57:06
   7½ / 10
Sarà che l'ho visto che era tardissimo ma questo film rispetto ad altri Kurosawa mi è sembrato inferiore..

ValeGo  @  14/11/2010 12:49:36
   7 / 10
Del film mi ha colpito l'espressività del protagonista,si poteva capire i suoi stati d'animo anche senza leggere le didascalie sottostanti. Inoltre il film è stato realizzato davvero con poco in termini economici..un bosco,un "tempio" di legno semidistrutto, un tribunale all'aperto..insomma notevole se si pensa ai budget da capogiro dei film di oggigiorno..!La tematica della relatività della realtà è molto interessante..ognuno ha la sua visione della realtà che risulta quindi essere molto soggetiva e sfaccettata.Insomma vorresti essere stato presente anche te al fatto per farti un'idea personale di come sono andate le cose; e sicuramente la tua versione dei fatti risulterebbe diversa da tutte quelle raccontate.In generale il film mi è piaciuto per questi aspetti ma l'ho trovato in alcune parti un pò lento e quindi,anche se non dura molto,mi ha dato l'impressione di una durata eccessiva. Non il mio preferito di Kurosawa.

dave89  @  08/10/2010 22:30:44
   9 / 10
stupendo film....assolutamente da vedere....ottimo kurosawa e mifune.

Izivs  @  12/09/2010 08:07:29
   8½ / 10
Leone d'oro a Venezia e premio oscar ad onorem come miglior film straniero.....meritatissimi. Kurosawa era un vero talento, con un badget bassissimo, ha trasformato un racconto nato da una delusione d'amore in un grandissimo film sulla natura umana....il tocco di speranza che mette nel finale, naturalmente, non era presente nella trama originale.
Primo film trasmesso dalla neonata televisione italiana nel 1954.....una volta la rai trasmetteva solo cose serie :-).

Invia una mail all'autore del commento Steppenwolf  @  06/09/2010 15:42:28
   9 / 10
Dare meno di 9 a questo film sarebbe indegno a mio avviso della sperimentalità di questo regista e soprattutto delle importantissime tematiche da lui affrontate. Dei film che si trovano in cima alla classifica è - insieme a C'era una volta in America(che ha forse preso spunto in parte) - il migliore(non me ne vogliano i fan del Padrino o di One Flew over...).
Non credo il mio commento possa aggiungere qualcosa di nuovo ai sottostanti commenti dei più navigati utenti o all'ottima recensione.
La tematica di fondo è tanto importante quanto facile da cogliere: il film parla della relatività della verità, dell'impossibilità da parte dell'Uomo di ottenere una conoscenza universale ed oggettiva, rievocando dunque quello che era il messaggio di wellesiana memoria(Quarto Potere, anyone?). Solo che mentre in Citizen Kane era la verità su un singolo individuo ad essere irraggiungibile nella sua universalità ed il puzzle era destinato a restare scomposto, in Rashomon Kurosawa estende il concetto di Welles e lo rende di una portata molto più amplia, estesa fino ad ogni aspetto del conoscibile.
Ma il pessimismo di fondo sorge nel momento in cui ad impedire la conoscenza disinteressata della Verità(Truth for Truth's Sake, protrei dire ribaltando l'affermazione di Welles, a meno di non indentificare l'Arte con la Realtà... ma da Lynchiano non saprei...)sono gli egoismi, le avversioni e gli interessi dei singoli.
Kurosawa ritrae un quadro negativo dell'Uomo, limitato dal suo stesso odio, dal suo stesso orgoglio, ed impossibilitato da se stesso a raggiungere la Verità, che è pur sempre il fine ultimo di ogni nostra esperienza intellettiva.
L'Uomo persegue una Realtà che non potrà mai essere raggiunta proprio a causa dei limiti autoimpostisi.
E così la verità non verrà conosciuta proprio perché ognuno ha interesse a non uscirne sfigurato, a portare avanti la propria verità, quella che è più comoda. Perché noi, esseri limitati, non possiamo giocare con l'Assoluto, non possiamo parlare di Verità assoluta.
E forse ciò che ci resta è la nostra verità.
Il finale ottimista è tanto repentino da risultare per me quasi inaccettabile, quasi come un disperato tentativo di venir fuori dal relativismo gnoseologico(e di quello in generale). Kurosawa tira fuori dal cilindro un finale speranzoso, ottimista, nel bambino è incarnata forse la speranza che è ultima a morire. Morti gli dei, morta la Verità, resta solo la Speranza.

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thamadartist  @  20/06/2010 18:49:16
   9 / 10
Bel film di kurosawa che sembra "Così è (se vi pare)" di Pirandello. Eccellente film... ma l'unica pecca secondo me sono gli attori (tranne Toshirō Mifune) che non sembrano molto convincenti (anche se francamente non sò se in Giappone parlino normalmente con questa intonazione).

Gruppo COLLABORATORI JUNIOR Freddy Krueger  @  10/06/2010 18:26:08
   7 / 10
"Rashomon" è un film che sicuramente tratta temi importanti: la disonestà insita della natura umana, infatti in questo mondo ogni uomo utilizza la falsità solo per trarne propri benefici… a questo punto però mi chiedo: perché ogni personaggio si autoaccusa dell'omicidio? Non è certo per dimostrare l'egoismo! Allora forse Kurosawa vuole dimostrare che la bugia non deve essere sempre una cosa negativa, necessaria sì, ma non tutti la utilizzano per scopi avversi.
L'altro pregio di questo film, è l'aver fatto conoscere Kurosawa al resto del mondo, e anche il cinema giapponese in generale.
Di per sé il film non è affatto male, a volte però i personaggi sono eccessivamente "isterici".
Non mancano colpi di vero genio: la scena della maga, surreale e inquietante; la pioggia incessante come simbolo della redenzione; il "tribunale" invisibile nel quale lo spettatore sembra farne parte; il montaggio, che alterna i flashback, le storie e il presente.
Peccato per l'ultimo combattimento del film: si vede che è troppo finto. Gli altri invece sono fatti bene.

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Suskis  @  16/05/2010 23:49:07
   9 / 10
Un grandissimo film: a partire dall'affascinante ambientazione (una pioggia scura come sangue) passando dalle miserie umane, le vanità, l'orgoglio del sol levante, l'umiliazione, i codici uomo/donna dell'epoca e ancora la possibilità di interpretare totalmente il mondo a seconda dei punti di vista, fino a lasciare a noi stessi l'ultima parola (se possibile). Veramente notevole.

luketh81  @  05/05/2010 13:25:14
   10 / 10
Da vedere sicuramente mi piace molto questo genere di film.

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--Vitasnella--  @  03/05/2010 21:51:54
   10 / 10
capolavoro andate a vederlo subito

Manu90  @  30/04/2010 09:19:37
   6½ / 10
Sarò una voce fuori coro, ma questo film non mi ha colpito come speravo. Affronta temi importanti quali la relatività e le mille sfaccettature della verità, però è proprio il film di per se che non mi è piaciuto molto. Non nego che sia una pellicola importantissima, anche perchè ha fatto conoscere il cinema giapponese in Europa, ma che ci posso fare...sono rimasto deluso.

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Gruppo COLLABORATORI Compagneros  @  23/04/2010 17:54:41
   9½ / 10
Nessuno racconta i fatti, ognuno riporta una sua versione dei fatti. L'atteggiamento dei protagonisti, non è un qualcosa di medievale. E' attuale, oggi più che mai, nella stampa e in tutte le sue omissioni e mistificazioni.
Grande pellicola, dopo 60 anni è ancora di grande effetto. Imperdibile.

muscida  @  17/03/2010 04:59:16
   9½ / 10
di un nichilismo disarmante. Il lento delinearsi dei contorni oscuri di ciò che è la miseria umana. Miseria, sì. E' la parola che mi sono ritrovato tra le dita non appena il film è terminato. Una potente, monumentale miseria pervade le figure dei protagonisti, come una condanna a morte inappellabile, scritta nelle stelle. Nulla è ciò che sembra. Eppure tutto è possibile. Ma fino a che punto si può spingere la menzogna? Quanto può esser grande il prezzo da pagare per la redenzione (nel senso più lato possibile del termine)?
Un capolavoro assoluto, Rashomon. Al quale non arrivo a dare dieci solo per il tono assunto dall'opera negli ultimi minuti. Avrei apprezzato maggiormente se Kurosawa avesse mantenuto il finale originario, quello del romanzo omonimo dal quale è stato tratto. Una storia che nasce nel nichilismo e che nel nichilismo muore.

uzzyubis  @  19/01/2010 09:56:10
   7 / 10
Il film, soprattutto storicizzandolo, è ottimo nelle recitazioni e nella regia. La tematica di fondo è profonda e sicuramente interessante...ma a me questo film non ha colpito più di tanto.

Dr.Orgasmatron  @  13/01/2010 18:01:05
   9½ / 10
Miglior film straniero negli Usa, ma anche Leone d'oro a Venezia, ovvero spartiacque e precursore del cinema giapponese importato in Europa. Facilmente accostabile a Pirandello, il film è un insieme di svariate espressioni artistiche che si fondono tra loro. Una trama avvincente che fa interrogare e riflettere lo spettatore facendo da battistrada nei festival e sui mercati europei al cinema giapponese. Il dramma è sempre scandito dall'incessante pioggia che cade sul tempio dedicato al dio Rasho. Capolavoro di rara bellezza ed intensità

Gruppo COLLABORATORI SENIOR elio91  @  16/09/2009 00:23:00
   8 / 10
Finalmente Kurosawa mi soddisfa nel terzo suo film che visiono. La tecnica registica è innovativa per i tempi in cui è utilizzata e la storia è un continuo susseguirsi di verità-menzonga. Le musiche sono coinvolgenti,gli attori bravi,l'unico poblema è che il film in poche scene risulta troppo monotono. Comunque Kurosawa dirige con tocchi da maestro e ci regala sequenze fantastiche come quela del medium,inquitante e surreale. Un grande film di Kurosawa,a mio giudizio non un capolavoro ma un ottimo film sicuramente.

edmond90  @  09/09/2009 23:18:02
   10 / 10
Capolavoro assoluto del cinema giapponese.Film filosofico e dalle tematiche profonde e attualissime.Mifune offre un interpretazione di altissimo livello e Kurosawa una regia sontuosa coadiuvata da una fotogafia perfetta

mr orange  @  09/09/2009 23:10:08
   9 / 10
non ha sentito lo scorrere del tempo, belle le tematiche e il modo con cui è stato girato e l'accuratezza nel ricercare i vari comportamenti in modo sempre credibile.

Paolo70  @  19/07/2009 22:05:14
   5½ / 10
Questo film non mi è piaciuto tanto nonostante sia stato girato da un grande regista. Nel film vengono trasmessi pensieri profondi che danno grandi spunti di riflessione però lo svolgimento dell'azione risulta lento e spesso diventa monotono. Bravo Mifune molto espressivo.

Invia una mail all'autore del commento marcocorsi  @  19/07/2009 13:37:11
   8½ / 10
Per i miei gusti siamo lontani sia dall'inarrivabile I sette samurai, sia dal "quadro in movimento" Ran. La storia dall'intreccio tutto pirandelliano e la grande atmosfera caratterizzata dalla pioggia battente che non abbandona mai i tre protagonisti rifugiatisi sotto il tempio innalzato in onore del Dio Rasho fanno sì che il lavoro di Kurosawa sia sempre di gran lunga superiore alla media. La presenza del grande Toshiro Mifune è optional aggiuntivo di non poco conto

Gruppo REDAZIONE maremare  @  11/05/2009 23:58:05
   10 / 10
Grandioso film di Kurosawa.
Epico e filosofico.

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Sepultura  @  11/05/2009 23:51:53
   9 / 10
Mai oscar al miglior film straniero fu più meritato. Il tempio di Rashomon e l'acqua che scende copiosa fotografano uno dei tanti capolavori di Akira Kurosawa, che mette in piedi una novella by Pirandello

Godzilla  @  02/04/2009 15:52:55
   10 / 10
Strepitoso film dell'Imperatore, il suo primo grande capolavoro che ha aperto le porte del cinema giapponese all'occidente

Ciaby  @  08/03/2009 12:48:05
   10 / 10
come ho potuto dimenticare di votarlo? La summa dell'arte di Kurosawa. Trama tutta incroci e sospensioni. Favoloso.

VikCrow  @  08/03/2009 11:19:29
   10 / 10
Il gigantesco capolavoro del regista. Uno dei pochissimi chambara che io sia riuscito ad apprezzare.

Invia una mail all'autore del commento Totius  @  04/03/2009 02:22:55
   9 / 10
Pirandelliano. Concordo con chi mi ha preceduto. Un Kurosawa che nella sua visione positiva della natura umana risente moltissimo di pensatori come Carl Rogers in auge in quel periodo in Giappone!!

drabin  @  16/12/2008 18:21:40
   9½ / 10
Uno spartiacque nella storia del cinema, una pietra miliare indiscutibile. Questo film, che forse rivisto oggi potrebbe stupire meno di quando uscì, è in realtà un terremoto che ha ridisegnato i confini del fare cinema, partorendo scie imprevedibili e così lontane (ad es. il Tarantino di "Le iene"). Questo è forse il più grande manifesto cinematografico di ogni tempo riguardo alla relatività della verità e del reale: la scelta di far raccontare uno stesso episodio a diversi personaggi tende ad incrinare le certezze ontologiche su cui si fonda la vita stessa dell'uomo. Inoltre va sottolineato che la storia centrale è a sua volta contenuta in un altro quadro che la apre e la chiude in maniera esemplare. Il finale, però, ha suscitato molte critiche: infatti sono in molti a ritenere quello di Kurosawa un cinema a tratti un po' troppo emotivo e moralista. Questa critica a mio avviso è inaccettabile: quello che invece andrebbe sottolineato è l'enorme aurea di umanità che trasuda ogni film del maestro giapponese, così legati ad una morale eppure così poco moralizzatori nell'accezione negativa del termine (v. ad es. "Vivere"). Insomma, trattasi di un film metafisico, relativista e relativizzante; capostipite del grande cinema d'autore che verrà (in qualche modo diversi grandi registi sono figli di questo filone legato alla discutibilità delle verità assolute: ad es. l'Antonioni di "Blow-up" non può non ritenersi in qualche modo connesso a queste tematiche). Certo è che chi si avvicina senza alcuno spirito critico a questo film, limitandosi ad una lettura superficiale, non ne potrà mai cogliere la titanica essenza. Immenso

pinhead88  @  28/10/2008 12:42:29
   10 / 10
uno dei tanti capolavori di Kurosawa che si ispira alle favole della tradizione orientale..straordinario il personaggio del bandito interpretato da Mifune.
una pellicola rovinata che ha ispirato moltissime opere future,soprattutto di grandi registi,per la tecnica e la tipologia di narrazione

Gruppo COLLABORATORI JUNIOR kubrickforever  @  12/09/2008 14:59:13
   10 / 10
Assolutamente meraviglioso. Rashomon è un film che analizza l'aspetto introspettivo della natura umana. E' incredibile come le opere di Kurosawa appaiano sospese nel tempo, capaci di rievocare paesaggi e mondi ormai lontani. Rashomon è un film sulla verità, la verità - intesa come i rapporti umani - che spesso non corrisponde a ciò che gli occhi mostrano e che viene svelata solo quando l'individuo si trova in determinate situazioni o in momenti particolari della propria vita. Il caos interiore dei protagonisti è la rappresentazione della società giapponese nel 1950, confusa e stordita dalla seconda guerra mondiale, verso la sua conclusione. Fondamentale è la figura del monaco, che perde la propria fiducia nell'uomo per poi riacquisirla solo alla conclusione del film (bellissima la scena finale). Alcuni critici hanno accusato Kurosawa di non essere stato concreto fino alla fine e che la scena finale (ottimista) appare in netto contrasto con il messaggio pessimistico che la pellicola aveva trasmesso finora. A mio parere Kurosawa non voleva assolutamente dirigere un film pessimista, ma solo mostrare come l'uomo riesca ad assumere comportamenti totalmente differenti, da rimanerne in alcuni casi egli stesso sorpreso. Per quanto riguarda l'aspetto tecnico, la fotografia è impeccabile come del resto in molti altri lavori del regista giapponese. Quel gioco alternato di colori chiarissimi e poi scurissimi di botto, sono un'altra prova della tensione vissuta in prima persona dal popolo nipponico in quel particolare periodo storico.

Per farla breve, Rashomon è un fott***ssimo capolavoro.

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Gruppo COLLABORATORI Marco Iafrate  @  16/01/2008 22:35:57
   9 / 10
Un tempio come una camera di tribunale, scenograficamente straordinario, coreografato da una pioggia incessante che fa da cornice ad un processo per un delitto di matrice poco chiara ricordato da tre persone ( un bonzo, un servitore ed un taglialegna ) sotto il padiglione del tempio stesso. I protagonisti del processo sono un samurai, la propria moglie ed un brigante; il primo rimane ucciso, gli altri due vengono interrogati, difendendosi racconteranno ognuno la propria versione dei fatti. Allo stesso modo come i tre incontratesi sotto il tempio, inizieranno a discutere sulle responsabilità dell'accaduto passando la colpa ora all'uno ora all'altro imputato ingarbugliando la matassa, Kurosawa pone anche lo spettatore sul tavolo della giuria, rendendolo partecipe alla ricerca della verità, ma noi sappiamo che quandro si entra nei meandri del giudizio umano non esistono verità assolute, lo vediamo benissimo (se mi è permesso un esempio terra terra) durante le patetiche discussioni in televisione tra "esperti" opinionisti del calcio, ognuno vede quello che vuole vedere, l'obiettività di un giudizio è condizionata dalla propria cultura, dalle proprie esperienze, dagli impulsi e dalle pressioni che ci giungono dall'esterno.
I tre personaggi incontratosi sotto il rahomon manifestano inconsapevolmente tutta la debolezza dell'uomo quando questi si avvale del libero arbitrio; siamo noi in grado di giudicare dove sta il bene e dove sta il male? Il contradditorio che si crea ad ogni versione del racconto è il risultato di una volontà, oppure è l'inconscio a guidare il pensiero? Un tema classico del pensiero occidentale è proprio la contrapposizione tra verità ( alètheia) e opinione (doxa); la verità è la convinzione basata su argomenti razionali, anche quando questi sembrano in totale contrasto con le evidenze sensibili; l'opinione è invece la credenza che si basa su dati sensibili e percettivi, anche quando questi sembrano certi ed evidenti, si può quindi affermare che più che la verità, il bonzo, il servitore e il taglialegna esprimono semplicemente una loro epinione sulla faccenda.
Un film che dopo più di 50 anni dalla sua uscita mantiene una solidità incredibile, c'è voluto l'interessamento di una docente dell'università di Tokyo a far si che la pellicola giungesse in Italia aprendo definitivamente le porte dell'occidente a questo straordinario regista, il quale, avendo nel film ridimensionato il mito del samurai (nel sol levante sempre trionfante) ed avendo messo a nudo una certa mediocrità (se non meschinità) dei personaggi, in patria aveva raccolto soltanto critiche. Una nota di merito va senza ombra di dubbio al grande Toshiro Mifune, ogni sua interpretazione è l'esempio di come il carisma di un attore può elevare un bel film a capolavoro anche le sue (di certo non rare) risate isteriche, che sulla bocca di un altro attore magari darebbero fastidio, riescono ad essere coinvolgenti, grande espressività nello sguardo, grande disinvoltura dietro la macchina da presa; l'epilogo è un messaggio di speranza, l'innocenza del neonato, ancora non inquinata dalla conoscenza, cancella la meschinità della storia ed apre le porte ad un orizzonte nuovo.

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Invia una mail all'autore del commento wega  @  09/12/2007 12:22:46
   10 / 10
Una INCREDIBILE indagine introspettiva e psicoanalitica al riparo da una delle pioggie cinematografiche più belle di tutti i tempi.

vitocortesi  @  28/11/2007 16:13:35
   10 / 10
Non posso dare meno di 10 a questo film incredibile sulla natura umana.Kurosawa partendo da un fatto di sangue accaduto in un bosco analizza quattro punti di vista in merito alla vicenda.

Ch.Chaplin  @  05/11/2007 11:52:02
   10 / 10
film molto particolare, non me l'aspettavo..la tecnica narrativa è eccezionale, così come la fotografia (esclusivamente di esterni) e mifune, una vera e propria forza della natura..kurosawa prende sicuramente (e sembra fosse così) da pirandello il tema della verità ignota e da Citizen Kane la struttura narrativa in continui flashback..

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addicted  @  27/10/2007 10:25:43
   10 / 10
Kurosawa realizza un'opera che ha la grandezza dei grandi classici antichi.
La forma è adeguata al contenuto. Una tematica universale non poteva essere espressa se non in una forma elevatissima, che ricorda l'ampio respiro classico dell'epica di Omero.
I personaggi sono figure gigantesche. Lo sguardo del maestro è possente.
Cinema epico e filosofico.
Lo puoi vedere decine di volte ricavandone sempre qualcosa di nuovo.
E' l'opera della maturità di un genio.

Gruppo COLLABORATORI JUNIOR Invia una mail all'autore del commento tylerdurden73  @  15/10/2007 11:34:12
   9 / 10
“Rashomon” è uno di quei film giustamente entrati nella storia del cinema,è infatti un lavoro che lascia sbigottiti,dotato di una potenza contenutistico/visiva che scaturisce in maniera dirompente non solo dall’intrigante svolgimento degli accadimenti, ma anche dell’encomiabile lavoro fatto in sede di regia,luci e musiche.
Un film eccellente con il quale Kurosawa affronto’ il tema della verita’ e dell’esperienza visiva di ogni singolo individuo che puo’ essere il piu’ delle volte soggettiva causa svariate motivazioni, tra le quali:vanita’,codardia,meschinita’ o piu' semplicemente(seguendo un pensiero pessimistico) perché radicata inesorabilmente nella natura umana.
Kurosawa analizza attraverso una storia “aperta”,interpretabile come meglio si crede, quanto possa essere riveduta,corretta,modificata insomma contaminata un' immagine ed il relativo messaggio che trasporta.
“Rashomon” appare anche come una rappresentazione della falsita’ dell’uomo,spesso bugiardo non solo con gli altri ma anche con se stesso,il regista pero' nel finale lascia un barlume di speranza abbandonando l’evidente pessimismo del resto dell’opera ,facendo intuire che in mezzo alla massa ci si puo’ ancora imbattere nell’uomo sincero e generoso determinato al raggiungimento del bene anche a costo di perdere la ragione.
Il film venne premiato con il Leone d’oro a Venezia nel 1951 e comincio’ a sdoganare in Europa il fino ad allora misterioso cinema orientale.

Gruppo COLLABORATORI ULTRAVIOLENCE78  @  20/09/2007 10:35:08
   9 / 10
GRANDIOSO FILM DI KUROSAWA. ECCEZIONALE L'IDEA DI METTERE A CONFRONTO I VARI PUNTI DI VISTA. TRA I PIU' BELLI DEL MAESTRO. FINALE RICCO DI SPERANZA.

Gruppo STAFF, Moderatore priss  @  19/09/2007 15:13:36
   9 / 10
un'opera che non invecchia, pur con tutte le critiche che un osservatore occidentale potrebbe muovervi.
La genialità sta nello spezzare l'assioma che quanto vediamo sia automaticamente verità, nel rendere ogni racconto vero, reale, drammatico, straziante e pur nella sua soggettività non indulgere mai nell'uso della soggettiva. Molte cose sarebbero da dire, molte sono state già dette, per me è semplicemente un film da vedere con i propri occhi.

Vegetable man  @  16/09/2007 10:25:22
   8 / 10
Un film che certamente colpisce...per i movimenti della macchina da presa, per il superbo montaggio in flashback, per l'ambientazione della scena del presenta, per il morto che parla attraverso la medium...tutti dettagli che rendono questa pellicola di un certo spessore. Eppure, il tono è spesso molto didascalico, così le infinite versioni della storia diventano troppi esempi di uno stesso concetto, andando così a stemperare qualsiasi entusiasmo nello spettatore.

Guy Picciotto  @  19/08/2007 16:34:53
   6 / 10
soppravvalutato film di kurosawa, che ha fatto di meglio (ran, kagemusha, l'angelo ubriaco, vivere, la sfida del samurai), soggettivamente mi ha annoiato anche se riconosco l'importanza della tematica sulla dicotomia verità/menzogna, ma c'è di meglio in giro.

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Ultima risposta 09/10/2009 19.24.46
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metafisico  @  05/08/2007 19:35:21
   10 / 10
film stratosferico. profondissimo

onda  @  24/07/2007 23:57:51
   9 / 10
Al di là del contenuto filosofico, contano molto le geniali scelte registiche (il porre i personaggi a contatto teatrale con lo spettatore durante l'interrogatorio, l'oppressione del calore nel bosco con il sole accecante e il contrasto con la pioggia battente nel luogo ove si trovano i narratori).
Anche una certa enfasi recitativa nipponica, una volta che che ci si abitua, diventa un elemento essenziale.

Gruppo COLLABORATORI Terry Malloy  @  09/07/2007 21:50:30
   10 / 10
finalmente...finalmente l'ho visto. che bello!
partiamo dal presupposto che merita il dieci solo per la scena in cui il falegname è ritratto nell'andare in cerca di legna e Kurosawa da grande sperimentalista della macchina da presa congegna una perfetta e armonica (stile giapponese) mescolanza filmica di pianosequenze, riprese dall'alto, dal basso, di primo, primissimo piano etc....
Kurosawa è il Sergio Leone del Giappone e un regista a cui il Cinema deve molto. il genere che Kurosawa diede inizio io lo chiamo "western orientale"...in fondo cos'era il western? favole per adulti, favole in cui sebbene vi sia una verosomiglianza con la realtà americana descritta nel genere, rimane una certa soprannaturalità che in America si può riassumere nella scena in Winchester'73 dove Stewart spara nella moneta bucata e la pallottola passa perfettamente, in Giappone nella scena di Rashomon in cui viene evocato il samurai morto. queste favole cinematografiche sono lo specchio di una società che ha bisogno di sfogare i propri problemi...e più generalmente sono uno specchio universale in cui l'Uomo si confronta con il suo più grande quesito: la Verità. Kurosawa scandaglia i rapporti umani con uno stile e una padronanza del mezzo assoluta, in questo film si nota tutta l'arroganza dell'Uomo (nel personaggio del grande Mifune) a conflitto con la sua concezione di dignità (nel personaggio del Samurai) che inevitabilmente viene messa in crisi nella figura femminile, unica capace di distruggere l'equilibrio dell'individuo.

Beefheart  @  09/07/2007 19:12:37
   7½ / 10
Un film che definirei come un buon noir, ambientato nel medioevo nipponico, macchiato da giusto un paio di peccatucci... Probabilmente l'intenzione era di sviluppare un'analisi sulla vocazione dell'umanità al male ed alla menzogna, attraverso una galleria di personaggi ed eventi uniformemente e didascalicamente negativi; fatto sta che tra tutti i protagonisti, moralmente, non se ne salva uno. Forse uno solo, il più marginale, colui che rimanendo in silenzio, ad ascoltare la torbida narrazione dei fatti, vacilla nel mantenere un barlume di speranza e fiducia nell'uomo. Il quadretto generale, animato da personaggi egoisti, bugiardi, prepotenti e vigliacchi è, senza dubbio, ottimamente riuscito; così come la scelta tecnica, attualissima, di elaborare il tutto a suon di ripetuti flash-back del medesimo evento, diversamente raccontato ed arrangiato dai protagonisti, in base alle diverse convenienze individuali. Anche la recitazione non è male, con un Mifune in gran forma, in perfetto stile Kikuchiyo, che sembra essere stato preso in prestito, per un attimo, da "I sette samurai", ed uno Shimura, stavolta defilato, che comunque non sfigura. Meno bene invece le sequenze di lotta corpo a corpo, fortemente datate, per niente convincenti, goffe e ridicole. Infine, considerato il felicemente azzeccato taglio maligno impresso al film non senza una sorta di provocatorio humor nero, avrei personalmente evitato il finale palesemente, esageratamente ed inopportunamente ottimista. Eccezionale invece la sequenza dell'evocazione dello spirito del defunto. Nel complesso comunque è apprezzabile.

Invia una mail all'autore del commento domeXna79  @  14/06/2007 23:24:38
   9 / 10
Grande opera del maestro Akira Kurosawa.
Il centro è rappresentato dalla volontà del regista di porre l’accento sul concetto di “costruzione della verità”, riecheggiante nella difformità di ricostruzioni della tragica vicenda ..il pessimismo pervade il racconto, in un’analisi sull’egoismo, sulla cattiveria dell’uomo destinato per sua natura a mentire per salvarsi ..larga parte di questa visione negativa sull’essenza della vita umana deriva anche dalla particolare situazione storica (il dopoguerra), e soltanto con questa contestualizzazzione possono cogliersi sfumatura non sempre intelligibili ..lo spiraglio di speranza emerge nelle ultime sequenze, forse un barlume di umanità esiste ancora, forse la possibilità di accordare fiducia al prossimo non è del tutto svanita.
Il ritmo del racconto scandito dal suono del bolero risulta pregnante al fine di accrescere l’emozione, la suggestione che le immagini portano con se, così come la scelta di far raccontare, con diversi flashback, la storia dai due personaggi narratori (il boscaiolo ed il bonzo), mentre vi è una pioggia scrosciante che sembra avvolgere il tempio di Kyoto ..innovazione registica, particolare scelta nel raccontare gli avvenimenti, costruzione teatrale dei personaggi, sono solo alcune delle perle che il grande regista giapponese pone con questa importante opera cinematografica, facendo così da apripista (facendoci conoscere una cultura così affascinante) ad altre produzioni nipponiche.
Di altissimo livello l’interpretazione di Mifune Toshiro, ma in generale tutto il cast riesce ad offrire una grande prova, che si pone come corale esaltazione di espressività e professionalità ..stilisticamente inappuntabile la direzione del grande maestro nipponico Akira Kurosawa.
Un tassello fondamentale nella storia del cinema ..imperdibile!

Gruppo COLLABORATORI Harpo  @  20/05/2007 21:28:24
   10 / 10
"Rashomon" è indubbiamente uno dei film più importanti della storia del cinema di ogni tempo. La sua struttura, basata su flashback a incastri, verrà ripresa da alcuni dei più grandi registi conosciuti della cinematografia mondiale (Leone e Tarantino solo per fare due nomi illustri), apportando novità fondamentali nella costruzione delle pellicole d'azione. Ed è proprio grazie a questa innovativa struttura, valorizzata da una narrazione fluida e veloce, che Kurosawa getta i fondamenti per l'analisi del "vero". Un'analisi profonda, studiata e sentita, sull'impossibilità della chiarificazione assoluta del vero. A mio modesto avviso, Kurosawa compie questo studio sottolineando un certo pessimismo, che solo nel finale viene (parzialmente) alleviato. Tuttavia è lecito domandarsi se il monaco, invece che riappacificarsi con il mondo, non si sia piuttosto rassegnato alle meschinità, limitandosi a gioire nelle (rare) opere di bene
"Rashomon", quindi, non è solo un film ma un vero e proprio trattato: sulla verità, ma anche sul cinema (in particolar modo d'azione). Il continuo rimescolamento delle carte può essere infatti analizzato anche come un saggio rigoroso sull'essenza del cinema.
Inutile sottolineare il valore delle interpretazioni (Toshiro Mifune è stato uno dei più grandi interpreti di ogni tempo) e delle musiche (splendido il bolero spagnolo che si unisce magnificamente alla pellicola).
“Rashomon” non è solo un film da vedere, ma da studiare.

AKIRA KUROSAWA  @  08/05/2007 17:50:13
   10 / 10
un film che ha cambiato la storia del cinema come quarto potere, la nascita di una nazione o tanti altri. mifune grandioso e geniale l idea di far parlare lo spirito defunto attraverso una medium. capolavoro

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