sulla mia pelle (2018) regia di Alessio Cremonini Italia 2018
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sulla mia pelle (2018)

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locandina del film SULLA MIA PELLE (2018)

Titolo Originale: SULLA MIA PELLE (2018)

RegiaAlessio Cremonini

InterpretiAlessandro Borghi, Jasmine Trinca, Max Tortora, Milvia Marigliano

Durata: h 1.40
NazionalitàItalia 2018
Generedrammatico
Al cinema nel Settembre 2018

•  Altri film di Alessio Cremonini

Trama del film Sulla mia pelle (2018)

Stefano Cucchi, giovane geometra romano muore mentre si trovava in custodia cautelare a Regina Coeli, la sua morte è diventa un caso di cronaca nera e giudiziaria che ha cambiato per sempre la vita della sua famiglia.

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Voto Visitatori:   7,40 / 10 (36 voti)7,40Grafico
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Voti e commenti su Sulla mia pelle (2018), 36 opinioni inserite

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TheLegend  @  oggi alle 01:29:12
   7 / 10
Buon film,storia importante

davideS  @  13/11/2018 21:16:44
   7 / 10
il film di stefano cucchi
un manifesto

marimito  @  10/11/2018 22:46:45
   7½ / 10
Non ci sono immagini di violenza, tutto si muove su di un piano però che lascia pochi margini alla immaginazione; ho sentito così forte il peso di quell'ingiustizia da starne male, da avere moti di rabbia. Il mondo dovrebbe vederlo, tutti dovrebbero indignarsi.
Borghi superlativo.

the saint  @  03/11/2018 10:32:58
   7 / 10
'' non ce lo fate vede' da vivo, ora manco da morto''
Un pugno nello stomaco, un atroce e lenta sofferenza!
Un grande Borghi!

Vediamo se riescono a fare un film- documentario anche su quell'altro povero cristo di David Rossi!
Magari come accaduto dopo questo film, spunta a sorpresa la verità..
Anche se non penso: dietro sta storia ci stanno solo due carabinieri, due persone ''normali''che in fondo non se li Gaga nessuno!
Sul caso di David Rossi ci sono dietro troppe persone scomode! Ci sono soldi ( miliardi) che non sappiamo che fine fanno, festini in villa, ministri, magistrati corrotti, massoneria, dirigenti etc

7219415  @  28/10/2018 13:11:21
   7 / 10
Difficile commentare una vicenda così recente ma mi è parso un buon film e la interpretazione di Borghi ottima

wicker  @  27/10/2018 19:19:27
   6½ / 10
Film che cavalca l'onda mediatica del fatto , è comunqure ben fatto , molto lineare nella descrizione della storia (per quanto finora si sappia ) e recitato bene soprttutto dal protagonista .
Nessuna presa di posizione di parte (cosa per me giusta) e didascalie finali che comunque bilanciano le carte in tavola e lasciano allo spettatore il giudizio personale.

polbot  @  27/10/2018 09:09:21
   8 / 10
Film asciutto, senza retorica, che centra decisamente l'obbiettivo di fissarsi nella memoria dello spettatore. Ottime interpretazioni

Gruppo COLLABORATORI Terry Malloy  @  23/10/2018 21:41:58
   10 / 10
Con l'aggettivo possessivo, tipico della rivendicazione vittimaria (non la vostra, non la sua, ma la *mia*), inizia il film di Netflix che prova a fare luce, con le armi della letteratura, quei giorni oscuri e pieni di dolore fisico e spirituale.
Il film, dunque, parte con una rivendicazione legata allo sguardo della vittima-protagonista, è un film che viene girato del tutto in soggettiva, il punto di vista è sempre di Stefano, anche quando Stefano non c'è. Le botte non le vediamo, perché nemmeno Stefano le ha viste. Gli sono arrivate, con tutta la loro devastazione psicologica e fisica, in uno stanzino buio.
Il film sceglie lo sguardo di Cucchi, perché è l'unico che non abbiamo mai del tutto considerato. Penetra nella mente della vittima e soprattutto nei suoi occhi, gli occhi di un attore (il migliore che abbiamo, da 30 anni) che ha capito perfettamente il suo ruolo e ci ha restituito probabilmente la migliore interpretazione del 2018, se non anche di qualche anno addietro e avvenire.
Se il corpo di Stefano è devastato, gli occhi di Borghi rimangono vivi e vegeti e giudicano. Il corpo devastato è offerto allo sguardo dello spettatore (e di chi lo ha lasciato morire) come Ilaria, nelle sequenze storiche poste alla fine del film, faceva con quel poster ormai divenuto il simbolo di una battaglia con cui ormai di fatto stiamo crescendo e che sta contribuendo a plasmare la nostra coscienza civile. Ma è la mente di Cucchi che interessa al film (ossia, a chi l'ha costruito). Nei momenti in cui il corpo di Stefano perde progressivamente vita, gli occhi rimangono sarcastici, feriti, traumatizzati, caustici, giudicanti. Era un ragazzo, "un uomo di 31 anni" dice il padre (Max Tortora) per implorare un'adultità che non sarà la postura etica scelta da suo figlio per resistere al potere criminale che lo ha spezzato, letteralmente, in due.
Il film inizia con quattro sequenze meravigliose e che rilette retrospettivamente fanno male al cuore di chi ha visto e apprezzato il film: Cucchi che corre con le cuffie, Cucchi che va a messa a scambia il segno di pace, Cucchi che va a lavorare, Cucchi che taglia in 12 pezzi una panetta di fumo e Cucchi che va a casa di sua madre e suo padre e incontra la sorella.
La vita di Cucchi prima del momento cruciale che lo ha consegnato alla storia era tutta qui. Una vita normale, segnata da un disagio che era rimasto rinchiuso in quattro mura, prima che se ne interessasse lo Stato. Non a caso la il suo tempo è scandito da interni: l'interno della sua auto, dove viene beccato, l'interno della casa dove spezza il fumo, l'interno della casa dei suoi dove va in scena la sua vita morale e psicologica (i problemi che hanno tutti i figli coi loro padri), l'interno delle numerose celle in cui lo smistano durante la sua morte. La vita di Cucchi non si svolge mai all'aperto. Sembra un ragazzo tutto sommato contento di essere al mondo, ma consapevole di vivere in un posto dove si è soli. Infatti non rinuncia mai a cercare il contatto umano, dalle guardie, al giudice, alla famiglia, all'amico che lo tradisce (forse, "se vuole una canna iaa regalo, mica iaa faccio pagà"), ai secondini, ai compagni di cella, ai medici. Cucchi, come la sorella, vive di appelli, pronunciati sempre più faticosamente, ma sempre validi. L'appello è quello a vedere la sua devastazione e non chiudere gli occhi. La domanda con cui il film sfida lo spettatore è dunque questa: cosa ha ucciso veramente Stefano Cucchi?
Non è una domanda provocatoria, dal momento che né giudizialmente né storicamente ancora sappiamo qualcosa di definito. Ovviamente che siano state le "guardie bigotte" il film non lo mette in dubbio, che siano stati i medici (o chi per loro) a seguire pedissequamente le indicazioni che lo stesso Stefano dava è dato per scontato: "il paziente rifiuta le cure".
Ma COSA sia stato è ciò su cui si concentra questo piccolo grande pezzo di letteratura: perché il cinema non è ricostruzione della verità, né riviviscenza della memoria, né denuncia sociale. Possono diventarlo, ma non sono questo. La letteratura, col suo dispositivo realistico problematico, va a scavare dove si annidano le ambiguità, dove i documenti delle vite e delle posture degli uomini vengono nascoste nelle intercapedini dei luoghi da dove non si vuole che esca la verità, significa affondare nella materia complessa di una società che riflette su se stessa e questa ferita fa male a tutti, non solo a quella parte politica che nega l'esistenza di una violenza feroce nei corpi che dovrebbero rappresentare lo Stato.
Il film, in altre parole, tratta della Resistenza di Stefano Cucchi e non della sua morte. Tanto è vero che la sua morte è fatta vedere subito, nella sua intossicante normalità. Ciò che non è normale è come Stefano abbia scelto di reagire. Perché la tesi del film, ambigua e intelligentemente provocatoria, è che Cucchi in qualche modo si sia ammazzato da solo, come forma di disprezzo verso il potere che lo ha trattato come un drogato qualunque a cui insegnare una lezione ("se fossi pieno de fumo con cinque carabinieri intorno me ne starei zitto"). Quelli attorno a lui, quelli che conoscono la vita di strada, lo avvertono: "il dolore è traditore, arriva piano piano", non sappiamo, il film questo non può dirlo, se Cucchi è consapevole o no della difficoltà fisica che questa resistenza autodistruttiva e autolesionistica porta alla sua mente e alle sue scelte. Sappiamo che Cucchi vuole dimostrare qualcosa, e che la sua ostinazione è stato il primo step di una battaglia che la sorella ha compreso e assunto su di sé ("d'ora in poi si interfacci solo con me", dice all'avvocato), come una consegna. Questo il film racconta, dando a Cucchi quel che è di Cucchi. La tesi è sia letteraria che civile: se la vicenda di Cucchi è così esemplare e viva nella coscienza civile di una comunità, è innanzitutto grazie a lui, che si è lasciato morire per i nostri peccati. In questo senso va interpretato il richiamo cristologico finale (e la messa all'inizio).
Più umanamente, e psicologicamente, quello che quei tre animali (a cui non daremo la soddisfazione di chiamare "carabinieri", per non infangare la dignità dell'Arma) non hanno capito e quindi accettato di quel ragazzo che hanno ammazzato di botte, è che la Resistenza può organizzarsi in forme che la loro fibra morale, di gente ligia al potere e allo scaricarsi reciproco delle responsabilità, non può e non conoscerà mai. Che pure un drogatello può compiere gesti morali complessi e capaci di segnare per sempre la vita di una nazione. Che pure il popolano qualunque, con una famiglia qualunque, con una vita qualunque, quella mostrataci dalle quattro sequenze iniziali, può mettere in luce le contraddizioni di un Sistema. E se anche Cucchi non aveva previsto tutto, ci ha pensato Ilaria (e chi si è stretto attorno a lei) a configurare in una maniera universale il suo gesto estremo. Cucchi in altre parole ha rivendicato la violenza fatta su di sé e l'ha eletta a condizione significante della sua vita. Ha dato un senso profondo e politico al suo trauma, tingendolo di sarcasmo e disprezzo di sé e della sua incolumità. Quello che non hanno valutato gli animali che lo hanno calciato a morte è che la mente ha modi imprevedibili di reagire all'ingiustizia condita in salsa "macelleria messicana". Il modo scelto da Cucchi ora è anche Letteratura, non più solo battaglia politica. E a chi ha scelto di farne un film così sfaccettato, filosofico, provocatorio e doloroso, non possiamo che fare i nostri complimenti.

JOKER1926  @  19/10/2018 18:59:45
   6 / 10
Accompagnato da un grande rumore mediatico, il film di Alessio Cremonini, offre una panoramica e un illustrazione sui momenti nevralgici del caso Cucchi.
Si tratta di un doloroso fatto di cronaca nera italiano di qualche anno fa.
"Sulla mia pelle" è dunque una produzione che si basa su quei dati "filologici" che al momento possono esser presi in considerazione.
E' un film dal contenuto duro che lascerà aperti vari dibattiti.
Tecnicamente "Sulla mia pelle" è una produzione alquanto lineare, fredda e glaciale. Questo è lo scopo della regia, proporre un qualcosa di verosimile, senza retorica. Senza personalismi.
La visione, nel frangente, potrebbe anche non piacere. "Sulla mia pelle" ha le stigmate del doloroso documentario , a livello cinematografico non ha acuti e non ha svolte particolari. La cosa ci sembra giusta.

L'utilità della produzione, a nostra avviso, risiede nell'effetto boomerang che essa stessa crea. Ossia con il film la tematica Cucchi ritorna giustamente in auge. La competenza del caso appartiene a chi di dovere, ma parlarne (nonostante le difficoltà) sembra essere una cosa abbastanza ragionevole.

Invia una mail all'autore del commento Jason XI  @  16/10/2018 13:00:42
   7½ / 10
Senza fronzoli, minimale, a tratti disturbante e disarmante.... le sensazioni che Borghi riesce a trasmettere sono reali.... una grande prova per il giovane attore.

horror83  @  13/10/2018 09:17:30
   7 / 10
Uno dei pochi film italiani che mi è piaciuto. finalmente hanno fatto un film serio su un fatto di cronaca di una storia vera, e non il solito filmetto comico-demenziale come ce ne sono a quintali in Italia! io infatti guardo raramente film italiani perché per il 99% sono cinepanettoni. Parlando del film devo dire che è stato fatto bene sia tecnicamente, sia nella ricostruzione dell'ultima settimana di Cucchi, sia come hanno recitato gli attori (bravissimo il protagonista). L'unica pecca che ci trovo è che non mi ha sconvolta, e non mi ha fatto provare le emozioni che pensavo, infatti ci ho pensato un po' se vederlo oppure no perché avevo paura che mi avrebbe molto turbata, ed invece ho provato emozioni nella norma (tristezza e un po' di turbamento per Cucchi e il suo pestaggio, e rabbia per quei carabinieri che lo hanno ridotto così).
Cmq un film che vale la pena vedere e sono d'accordo con la sorella di Cucchi di farlo vedere nelle scuole!
Stefano hai una sorella con le pàl.le che ha combattuto tanto per te e lo sta facendo ancora adesso! Spero che sia fatta giustizia sia per Stefano sia per tanti altri casi, e che cose del genere non si ripetano mai più!

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Sestri Potente  @  07/10/2018 17:27:13
   9 / 10
Un pugno nello stomaco: crudo, diretto, violento (psicologicamente).
Il racconto di un'agonia da rivivere con quest'opera davvero molto interessante.

Invia una mail all'autore del commento luca986  @  04/10/2018 22:45:26
   7½ / 10
Vedendo questo film ho riflettuto sul fatto che molti alunni poco studiosi, non dotati di grandi capacità e coinvolti in episodi di bullismo (nel senso che i bulli erano loro) hanno poi intrapreso una carriera nelle forze dell'ordine subito dopo la fine della scuola. Allora ho capito che le forze dell'ordine sono una forma di welfare state, oltre che un indispensabile elemento di ogni società. Ogni tanto ci scappa il morto visti i precedenti dei soggetti coinvolti nell'arma: questo l'insegnamento di un film ben diretto e interpretato.
Valutate voi se sto facendo ironia o meno.

daniele64  @  04/10/2018 12:36:40
   7½ / 10
Alessio Cremonini dirige questo film duro e coraggioso , per quanto può esserlo un' opera del genere in Italia , paese in cui i processi durano decenni e non arrivano ( quasi ) mai ad identificare e punire responsabili e responsabilità in maniera definitiva ( vedere al proposito i procedimenti penali inerenti il famigerato G8 di Genova ! ) . Per questo nella pellicola risulta impossibile fare nomi o accuse particolareggiate e ci si deve limitare ad una ricostruzione sommaria sulla base dei dati del processo ancora in corso ( a distanza di 9 anni dai fatti ! ) . Tornando al film , si tratta della lenta cronaca di una morte annunciata , di un calvario in cui il protagonista ( peraltro arrestato legittimamente ) passa come un pacco di consegna in consegna senza che nessuno si senta in dovere di fare qualcosa di più che qualche battuta sulle sue terribili ed evidenti condizioni di salute . E quasi tutti , dal personale di custodia a quello sanitario , si coprono di infamia , chiudendo gli occhi , interessati solo a pararsi le spalle ed a lavarsene al più presto le mani , nel più tipico sistema di scaricabarile all' italiana . Lo so , non mancheranno i benpensanti che diranno : embè , che volete ? , in fondo era uno spacciatore , a noi persone normali non capiterà mai qualcosa del genere ... Del resto siamo in un momento politico generale in cui ad una buona fetta dell' opinione pubblica magari non dispiacerebbe un comportamento sopra le righe da parte delle forze dell' ordine ... Ma è un ragionamento sbagliatissimo , uno stato di diritto non può mai permettere l' arbitrario uso della violenza da parte delle forze di polizia , nè che qualcuno si ritenga al di sopra della legalità ! Ad ogni modo , al di là di ogni altra cosa , l' innegabile valore aggiunto di questo film è l' ottima prova interpretativa di Alessandro Borghi , che riesce sempre a caratterizzare alla grande i personaggi da coatti di borgata ( vedi " Suburra " e " Non essere cattivo " ) . Marginali gli altri ruoli , in cui si fanno notare Jasmine Trinca e l' inatteso Max Tortora . Voto 7,5 .

benzo24  @  30/09/2018 19:03:28
   8 / 10
Grandissima interpretazione per un film che è una vera sofferenza , un calvario di un povero cristo

olikarin  @  28/09/2018 17:05:48
   8 / 10
Il film rende ancora di più se visto in un cinema d'essai in un'atmosfera intima e silenziosa priva della confusione, tipica dei multisala, della gente che sgranocchia pop-corn o disturba con le cannucce. Guardatelo al cinema, non su Netflix. Al massimo, riguardatelo su Netflix.

Ciò che "Sulla mia pelle" riesce a fare bene è portare lo spettatore a immedesimarsi in Stefano Cucchi, interpretato magistralmente da Alessandro Borghi, e ad entrare in empatia con lui. Ci si ritrova con le lacrime agli occhi, a rabbrividire senza accorgersene con mille domande che affollano il cervello. La mia sensazione più forte credo sia stata la rabbia: dove arriva l'indifferenza dell'uomo? Sempre se si può parlare di umanità davanti a infermieri e medici che fanno finta di niente, negano l'evidenza e privano Stefano persino dei suoi diritti e della sua dignità. Potremmo discorrere a lungo anche di abuso di potere, da quando portare una divisa equivale al diritto di pestare un detenuto? Per non parlare della frustrazione della famiglia di Stefano nel non poter fare assolutamente niente se non essere passiva spettatrice degli avvenimenti. Possibile che fosse loro vietato di vedere il figlio? Dicono loro di andare lunedì, poi che serve il permesso del carcere, poi quello del tribunale fino al tragico "ma almeno da morto ce lo fate vedere?" Questa pellicola riesce perfettamente nella misura in cui smuove le coscienze e mette a nudo la parte più marcia della natura umana.

Trovo difficile esprimermi su un film del genere. Non ha senso focalizzarsi sulle scelte tecniche, in questo caso sono secondarie. Trattandosi di una storia vera ci si chiede fino a che punto si possa giudicare. Ci sono dei difetti nella sceneggiatura: si possono davvero definire così? Quelle che apparentemente sembrano delle mancanze sono delle dichiarate scelte: Cremonini è consapevole del fatto che avrebbe potuto concentrarsi sulla vita di Stefano Cucchi precedentemente al suo arresto, ha semplicemente deciso di non farlo. Oppure raccontare esclusivamente la parte giudiziaria. Si tratta di una presa di posizione: c'è chi la apprezza e chi la condanna. Il regista ha voluto narrare la storia di un uomo, le sofferenze che ha patito, le reazioni di coloro che entrano a contatto con lui, né più né meno. La vicenda è questa, il regista non si espone granché, non sta né dalla parte della vittima né da quella dei carnefici.

Alessandro Borghi, ribadisco, superlativo. Riesce a interpretare e a commuovere calandosi ancora una volta in un ruolo alquanto complesso, come già in "Suburra" e "Non essere cattivo". Penso che il film non avrebbe l'effetto che ha né reggerebbe se non fosse per lui, è grazie alla sua splendida capacità di calarsi nel ruolo che arriva come un pugno nello stomaco. Non resta impresso sicuramente per ardue scelte tecniche, anzi, la regia è funzionale alla narrazione. Ma le emozioni restano, quel non riuscire ad alzarsi dalla poltrona alla fine della visione, il fissare lo schermo, ormai nero, anche dopo la fine dei titoli di coda, gli occhi gonfi e la comprensione e le parole gentili di chi a sua volta ha voluto lasciarsi trasportare dalla magia che solo il cinema sa creare.

"Strane ste scale, eh? Feriscono agli occhi e non fanno niente al naso."
"Sì, so strane ste scale."
Il cinema questo deve saper fare: non lasciare indifferenti.

Gruppo COLLABORATORI Compagneros  @  24/09/2018 16:41:42
   6½ / 10
Sempre difficile giudicare un film che si basa su fatti di cronaca recenti e ancora non del tutto chiari. Il film di Cremonini ha però il pregio di non cercare d'essere solo un tentativo di ricostruzione dei fatti, ma piuttosto è il ritratto della sofferenza di un uomo; un uomo considerato marginale, e perciò lasciato morire ai margini, solo, mentre era nelle mani dello Stato, che doveva provvedere sì alla sua detenzione, ma anche alla sua incolumità.
Bravo Alessandro Borghi. Un film che merita di essere visto.

guidox  @  23/09/2018 23:22:55
   8 / 10
un gran bel film, che non è la ricostruzione di ciò che potrebbe essere successo, ma che espone i fatti nudi e crudi e che porta lo spettatore a riflettere su tutti gli aspetti assurdi di cui la vicenda di Stefano Cucchi è piena zeppa.
non c'è un martire, semplicemente un ragazzo che paga con la propria vita, essendo vittima delle percosse da parte di chi dovrebbe rispettare la stessa legge che permette il suo arresto per il reato contestatogli.
c'è tanta indifferenza in un mare di burocrazia.
c'è la sofferenza della famiglia.
c'è soprattutto tanta tristezza, perchè si prova la sensazione fortissima che bastava veramente poco per non far succedere questa tragedia, tanto che se non fosse una storia vera, si criticherebbe la sceneggiatura perchè poco verosimile.
ma tant'è, quando si dice che la realtà tante volte supera la fantasia.
un plauso a Borghi, splendida la sua interpretazione.

Snake Plissken  @  22/09/2018 12:16:07
   6 / 10
Docu-film che, con fedeltà estrema e un grado accettabile di obiettività, ricostruisce la vicenda di cronaca nera di Stefano Cucchi. Tuttavia, il risultato complessivo non mi ha molto convinto. La sceneggiatura è molto scarna e carente e la fedeltà alla vicenda, se da un lato è un pregio, dall'altro appesantisce troppo la trama. Anche altre scelte del regista (il non mostrare direttamente le violenze subite da Stefano) rendono la struttura narrativa troppo farraginosa, ripetitiva e noiosa, più simile a quella di un documentario che a quella di un film. Bene invece gli interpreti, soprattutto il protagonista, l'espressivo Alessandro Borghi che con un grande linguaggio del corpo riflette le sofferenze degli ultimi e tormentati giorni di Stefano.

Invia una mail all'autore del commento Tempesta  @  21/09/2018 12:07:18
   8½ / 10
Sulla mia pelle.
Un film basato su fatti reali che ti distrugge nell anima .

12 dosi di hashish e 2 grammi di cocaina. Sí, è un reato. No, non si condanna a morte un ragazzo per questo. Un avvocato di ufficio, neanche la possibilità di fare una telefonata al proprio avvocato, un diritto che tutti abbiamo. Questa è la legge. Stefano, un ragazzo come tanti , un ragazzo che non ha potuto difendersi. Da chi? Da animali che usano la divisa solo per sentirti i padroni del mondo. Quando finirete di cadere dalle scale ? Quando le scale finiranno di menarci! Poteva succedere a tutti noi, ai nostri figli , a persone a cui vogliamo bene, e ad uno di loro è successo. È successo questo ad un essere umano. Stefano voleva solo pagare la sua condanna, non essere massacrato. Un'esperienza terrificante che ci deve far riflettere su coloroe che ci dovrebbero tutelare, non uccidere . Non voglio fare di tutta un'erba un fascio, perché non sarebbe giusto, ma quel fascio d'erba non dovrebbe avere più diritto di giustificarsi. Vedere questo film è stato come un cazzotto allo stomaco che ti lascia senza respiro. Stefano poteva essere salvato , Stefano poteva essere ancora insieme a noi, ma purtroppo qualcuno ha deciso per lui . Oltre la beffa, il danno. Agghiacciante la scena in cui i genitori non vengono fatti passare, anche se lui è in gravi condizioni. E ripeto: per pochi grammi di fumo e 2 grammi di cocaina. A volte penso a quello che farei se un giorno dovessi incontrare animali del genere. Cosa potrebbero fare loro a me? Che questo film non si dimentichi , che questo film cambi qualcosa, che la morte di Stefano non sia dimenticata, perché nessuno può fare quello che è stato fatto a lui, soprattutto chi dovrebbe in primis rispettare la legge e farla rispettare . Sentirsi dire da mia madre con le lacrime agli occhi alla fine del film " stai attento se ti fermano per strada " mi ha fatto piangere.

3 risposte al commento
Ultima risposta 01/10/2018 13.07.16
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C_0_  @  21/09/2018 09:46:35
   5 / 10
Non mi è piaciuto. Ad un certo punto mi sono messo a smanettare col telefono perchè il film mi stava davvero annoiando. Sceneggiatura quasi zero. I personaggi non sono caratterizzati quasi per nulla. Dire che questo film è un pugno nello stomaco mi pare paradossale. Vedetevi "detenuto in attesa di giudizio" poi ne riparliamo e diciamo quale sia un pugno nello stomaco. Non si capisce come sia morto sto poveraccio. Si vede solo che ogni giorno è sempre più pieno di lividi ma il regista non si espone mai. Se hai paura di beccarti una denuncia e non sei coraggioso allora è meglio che i film non li fai. Poteva fare un documentario. Era meglio. Borghi non è male per carità ma non è nemmeno questo mostro di bravura che alcuni dicono. In sintesi: non è pessimo ma non gli do nemmeno la sufficienza.

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Ultima risposta 24/09/2018 09.14.43
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Glenn0212  @  21/09/2018 09:08:18
   7½ / 10
Ammetto di non essere amante del genere, ma sono felice di aver superato le mie barriere e aver visto questo film. Premetto anche che la vicenda Cucchi mi ha comunque sempre interessato. Comunque questo film è veramente bello. Ben realizzato, grandissima regia, un po' meno la fotografia. Cast nella media, nonostante un grandissimo Borghi che si conferma uno dei migliori nuovi talenti italiani. Consigliato

Gruppo COLLABORATORI SENIOR ferro84  @  20/09/2018 11:01:34
   5 / 10
Mettiamo che chi guarda il film in questione non sappia nulla del fatto di cronaca da cui è tratto, mettiamo che chi guarda questo film gli interessi la storia raccontata e non la messa in scena di articoli di giornale, mi chiedo cosa questo spettatore possa mai capire.
Perchè il cinema è racconto e sa essere anche fiction, Sulla mia pelle è la messa in scena della punta di un iceberg di una storia che ha troppe cose che non quadrano.
Il film non si pone di affrontare questo problema, non osa mai, suggerisce ma non sposa nessuna tesi. Risultato? Il risultato è un tossico che si comporta in modo tra l'incomprensibile e autolesionistico e dei carabinieri violenti che per motivi che non si sa, gli usano una violenza tale e si preoccupano di lasciarlo morire in modo che possa emergere uno scandalo.

Mi sembra un'operazione da cineforum che non regge, classico film che riempie le pagine dei giornali e svuota i cinema, fortuna che Netflix è riuscita a dare una giusta collocazione a film del genere: il divano di casa.

Jumpy  @  19/09/2018 23:18:39
   7 / 10
per me i film tratti da storie vere parton dal 6-7 a prescindere per il loro valore intrinseco. Potrebbero diventare i libri di storia del prossimo futuro.
Il film é come un pugno nello stomaco, crudo, diretto ma allo stesso tempo ben misurato e calibrato, sarebbe infatti stato facile sia sconfinare nel sentimentale/melodrammatico sia nell'eccessiva ostentazione della sofferenza.
Borghi straordinario, lo trovo effettivamente l'unico davvero bravo del cast.
Penalizzato da fotografia ed atmosfere quasi da fiction Rai

VincVega  @  19/09/2018 12:34:27
   7 / 10
Un film non facile, sia da girare che da giudicare. Sicuramente importante per la tematica attuale e di grande impatto nel nostro paese. Il regista Alessio Cremonini sceglie un approccio giusto, imparziale, mettendo a fuoco il calvario di Stefano Cucchi, ragazzo problematico e con svariate colpe, ma ingiustamente maltrattato e abbandonato dalle istituzioni. Manca un po' di approfondimento del rapporto del protagonista con i suoi familiari e del suo background di piccolo criminale. Un'ora e mezza è troppo poco, ci voleva più tempo e forse sarebbe potuto diventare un grande film. Grande interpretazioni di Borghi e anche di Jasmine Trinca.

Spera  @  19/09/2018 08:55:47
   6½ / 10
Questo film in quanto ad estetica e tecnica ne esce con le ossa rotte dal confronto con l'ultimo film di Garrone dove regia e fotografia erano superlative.
Qui il livello qualitativo si abbassa e se non ci fosse uno dei migliori attori del panorama italiano a reggere l'intero il film parleremmo di un altro prodotto.
Borghi si conferma un grande e si trova a suo agio in ruoli di questo tipo, l'abbiamo già visto in film come "Non essere cattivo" o "Suburra".
Per quanto riguarda la fedeltà ai fatti purtroppo non sono abbastanza preparato ma la storia riesce ad incuriosire, più per il fatto di essere una storia vera che scosse l'Italia che per una solida sceneggiatura.
Ho accusato molto il fatto che il regista volesse narrare solo un evento, io avrei apprezzato maggiormente un set up più lungo e avrei aggiunto almeno una ventina di minuti in più all'inizio per farci calare meglio nella storia e un filo di più nel personaggio.
Mi è sembrato tutto troppo frettoloso all'inizio e sono arrivato a metà film poco coinvolto in quanto la storia del protagonista non è poi così interessante.
L'unico interesse rimane quello sociale, di un caso che ha tuonato in tutto il nostro paese il suo sdegno verso un'istituzione che dovrebbe garantire la nostra sicurezza ma che troppo spesso se ne dimentica.
In un mondo saturo di violenza ho apprezzato molto la scelta di non mostrarla, mezzo voto in più.
Per me nel complesso si poteva fare molto meglio.

Un filmetto?
Non all'altezza del peso che dovrebbe avere un caso di questa portata?
Parlandone a fine film il dubbio rimane, almeno a me e a molti altri presenti alla proiezione.

genki91  @  18/09/2018 17:26:20
   7½ / 10
Come hanno già detto in tanti, un film duro, ma necessario.

Alessandro Borghi è la cosa migliore che sia capitata negli ultimi anni al cinema italiano, insieme a Luca Marinelli. Non a caso i due formano una coppia perfetta nell'ultimo lascito di Claudio Caligari, "Non essere cattivo".
Borghi è viscerale, rende difficile anche allo spettatore più temerario guardarlo intensamente per tutto il film. Non un pugno allo stomaco, ma una discesa negli abissi, annaspando. L'atmosfera è lugubre, sudicia, spietata, insofferente. Non c'è speranza. Mai.
La regia, affidata ad un attento Alessio Cremonini, è estremamente curata e fa di primi piani e dettagli necessari i punti cardine del racconto. Non mostra mai la scena delle percosse. Preferisce concentrarsi in maniera disturbante sul declino fisico di Cucchi mentre è affidato alle autorità.

Il film non parla di buoni e cattivi, non è ingenuo, non scade in beceri cliché. È un racconto che non rappresenta sullo schermo tanto la brutalità degli agenti in divisa, quanto invece la magnanimità di coloro che si dissociano da questo comportamento.
Sono in molti, gli uomini di legge che chiedono a Cucchi di spiegarsi, di raccontare cos'è successo, di parlare, di accettare le cure. Delle richieste che Stefano rifiuta fermamente ogni volta. Forse perché non vuole cedere ad un sistema che l'ha incastrato per dei reati di cui sa di essere colpevole, ma che lo condanna al di fuori delle proprie regole, quelle regole che per i tutori della legge dovrebbero essere sacre come i comandamenti per un sacerdote.

La pellicola si basa su atti processuali e testimonianze e non credo avrebbe visto la luce qualora ci fossero stati gli estremi per oscurarlo.

Ogni sistema ha degli attori che agiscono al di fuori delle regole.
L'istituzione che rappresenta la giustizia non fa eccezione. Perché non si parla di buoni e cattivi. Si parla di uomini. Si parla di sentimenti forti, ma estremamente umani. Rabbia, insofferenza, delusione. Odio. Per dei comportamenti, per delle idee, che si riflettono sugli individui.

"I medici e i periti non hanno ancora trovato una spiegazione scientificamente condivisa sulla morte di Stefano Cucchi", cita una delle ultime didascalie.
Una didascalia che potrebbe valere per migliaia di altri casi di malagiustizia.
Stefano è solo l'ennesimo, non è stato il primo, non sarà l'ultimo.
Come non è stato il primo Giuseppe Uva.
Come non sarà l'ultimo Federico Aldrovandi.
Uomini sfortunati, per quanto colpevoli.
Colpevoli dei loro reati, punibili secondo legge, sfortunati nell'esser caduti fra le braccia dei loro carnefici. Nelle braccia di chi dovrebbe proteggere e invece uccide. Ma il film non fa martiri, né carnefici. Non santifica Cucchi. Non condanna le autorità in senso generale. Non vuole la gogna, attiva un senso di responsabilità.

Testimonia una situazione nascosta, dimenticata, invisibile. Testimonia il marcio che c'è fra l'integro. Testimonia gli abusi di un sistema. Quegli abusi che senza un aiuto dall'interno, non potranno mai avere fine.
È un film che parla del buio dell'anima, dell'umanità. È un film di cui andare estremamente orgogliosi.


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maxi82  @  16/09/2018 18:16:51
   7 / 10
Ottimo film cronaca ben raccontato e ben interpretato...ansia per quasi tutta la durata!!!!lo avrei fatto più duraturo ma sarebbe forse stato stancante!!!film da far vedere a tutti

Gruppo COLLABORATORI SENIOR foxycleo  @  15/09/2018 14:12:26
   7 / 10
Cronaca fredda, lineare di un episodio che deve far discutere e riflettere, uno dei pochi portati all'attenzione generale.
Buona prova di Borghi, Jasmine Trinca lasciata un po' troppo in disparte.
Regia più che sufficiente.
Film diretto al cuore e alla testa.
Mezzo punto in più di incoraggiamento.

2 risposte al commento
Ultima risposta 15/09/2018 14.29.24
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daaani  @  13/09/2018 22:31:09
   9 / 10
Oh mamma mia.
Ho faticato molto a vedere questo film. Molto brutale.

Terzo occhio  @  13/09/2018 18:35:59
   8½ / 10
Struggente. Trascinante. Teso. Vero, storia verissima che respira l'aria di strada, quella di Roma, di un ragazzo che sa cos'è il rispetto pur non rinunciando alla sua indole di simpatica "romanità", probabimente quella che ha dato luogo a un pestaggio che sarebbe stato immotivato anche se il buon Stefano avesse aggredito le "guardie", come le chiamava lui. O forse no. Forse è solo frustrazione di schiavi del sistema che si ribellano con chi è più debole e soprattutto solo. O forse è semplicemente un'abitudine visto che il buon Stefano è solo una delle tante vittime di situazioni simili. Interpretazioni divine, per quanto il film si faccia odiare nei momenti in cui la "divisa" appare in scena non si può non riconoscere la bravura degli attori carabinieri che incutono quell'ansia e quel timore che di solito ci si aspetta quando si viene affiancati da criminali da strada che uccidono per 10 grammi di hashish, non da una macchina dei carabinieri. Quello che resta alla fine è solo tanta rabbia e la solitudine non solo del ragazzo ma anche di una famiglia nella quale nessuno di noi non può immedesimarsi. Il film è una passione, come quella di Cristo e il paragone non è azzardato, c'è tutto. Stefano non ha mai detto di essere un santo, si è dichiarato colpevole del reato di detenzione quindi a quelli che dicono "lo fate martire" risponderei che sono loro a renderlo martire, loro e le "guardie" che si potevano attenersi al protocollo! I medici poi...probabilmente ha ragione chi parla di persone senza anima, logorate da un sistema fiacco, saturo e corrotto in ogni dove, ma non mi ha stupito che fossero così cinici e disconnessi con la realtà, sarà perché alla fine come dicevano le "guardie" quello in cui era a curarsi il buon Stefano non era un ospedale ma "pur sempre un carcere" e allora non mi sono stupito in merito. Interpretazione del ragazzo da 10 e lode. Film da vedere assolutamente, un'ora e quaranta che volano via insieme, mentre lo guardi quasi speri che il finale cambi. Ma la triste realtà è già stata decretata, spegnendo la luce di una persona al pari di un corpo malridotto... di un ragazzo... che non sarà dimenticato mai.

Kit Carson  @  13/09/2018 18:31:01
   8 / 10
Il film di Cremonini è un bel cazzotto allo stomaco e fa riflettere, senza abbandonarsi ad eccessi di qualsiasi genere, rimanendo anzi focalizzato su ciò che è davvero importante. E questo è esattamente ciò che doveva fare un film del genere. Borghi davvero molto bravo.

Invia una mail all'autore del commento cupido78  @  13/09/2018 14:21:52
   7 / 10
un girone infernale quello in cui si è trovato Stefano Cucchi. Lui, anima in pena, tra altre anime in pena: giudici disumanizzati, cinici uomini in uniforme, medici svuotati anche di un ultimo residuo di sensibilità. è un film su un ragazzo-fantasma che incontra dei morti, i dipendenti statali rassegnati al loro meccanico ruolo dimicro ingranaggi della fallimentare macchina penitenziaria - sanitaria. Loro stessi malati, carnefici (innanzitutto di sè stessi), da curare tanto quanto Cucchi da un malessere grave e profondo.
Al di là delle dinamiche su cui ancora la verità giudiziaria (l'unica possibile, non si può pretendere di più) deve fare piena chiarezza, il film scivola ogni tanto su qualche momento didascalico, su qualche debolezza espressiva del padre - tortora. Per il resto un gran plauso a Borghi, molto, molto bravo, che ha condotto l'interpretazione dalla spocchia iniziale ad un lento spegnersi fra paura, omertà, e anche voglia di spegnersi per sempre. Quasi una liberazione da quel sè stesso che forse lui stesso non accettava più.

piripippi  @  13/09/2018 00:24:23
   10 / 10
difficile parlare come film e dare giudizi quando c'è un procedimento in corso. mi limitero a dire che tecnicamente è fatto benissimo e gli attori sono stati bravissimi. un pugno nello stomaco a vedere questo film

Gruppo COLLABORATORI SENIOR The Gaunt  @  09/09/2018 15:46:31
   7½ / 10
La vicenda di Cucchi è una storia che va raccontata ed alla sua opera seconda Cremonini sceglie la fredda cronaca in tutta la sua crudezza. Dal momento del suo arresto fino alla sua morte, Stefano Cucchi rimane vittima di meccanismi e situazioni tipicamente italiani, perchè purtroppo questa è una storia tipicamente italiana nei suoi risvolti. Cucchi vive giorni di passione ma non è nè un Cristo, tantomeno un santo e di questo va datto atto a Cremonini. Allo stesso tempo Cucchi non meritava una fine del genere, perchè chiunque può vivere un calvario del genere. Dimostra ancora una volta che il concetto stesso di omertà non può essere applicato solo a criminali mafiosi, ma investe tutti e corrompe tutti, anche coloro che per indole non sarebbero portati (cosa guardavano il pubblico ministero ed il giudice dell'udienza preliminare?). Il gioco dello scaricabarile appicato in maniera piò o meno raffinata nel trattare nelle varie fasi un caso controverso, una rogna di cui liberarsi il più presto possibile. Il film inizia e finisce in quel letto d'ospedale del Pertini, completamente solo. Una famiglia incredula, fiduciosa della legge, colpita al cuore da un evento dai contorni kafkiani. Cremonini dirige con estrema asciuttezza questo film lontano da toni emotivi eccessivi, riuscendo a tramettere emozioni, mentre Borghi ne conferisce l'anima, il dolore e la paura.

Gruppo COLLABORATORI SENIOR Invia una mail all'autore del commento kowalsky  @  04/09/2018 01:04:01
   7½ / 10
La scansione temporale degli eventi, da rotocalco Noir, potrebbe far discutere, eppure il film di Cremonini funziona perfettamente. Anche quando il regista sente un fortissimo bisogno - in parte represso - di giudicare ed esporsi. Cronaca di un Paese spazzato via dai veti Burocrati, con un finale di respiro quasi internazionale nonostante il tema trattato rientri nei nostri ahimè mesti parametri territoriali. Ottima prova di Borghi, riflesso della nostra passività, dal quale possiamo uscirne solo a costo della nostra (r)esistenza

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