le lacrime amare di petra von kant regia di Rainer Werner Fassbinder Germania 1972
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le lacrime amare di petra von kant (1972)

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locandina del film LE LACRIME AMARE DI PETRA VON KANT

Titolo Originale: DIE BITTEREN TRÄNEN DER PETRA VON KANT

RegiaRainer Werner Fassbinder

InterpretiMargit Carstensen, Hanna Schygulla, Irm Herrman, Eva Mattes

Durata: h 2.04
NazionalitàGermania 1972
Generedrammatico
Al cinema nel Luglio 1972

•  Altri film di Rainer Werner Fassbinder

Trama del film Le lacrime amare di petra von kant

Petra Von Kant, una stilista di Brema rimasta vedova dal primo marito e separata dal secondo, si innamora di Karin, piů giovane di dieci anni. Petra č possessiva nel suo amore, mentre Karin vuole mantenere la sua indipendenza e sfruttare solo la situazione.

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Voto Visitatori:   8,68 / 10 (22 voti)8,68Grafico
Voto Recensore:   10,00 / 10  10,00
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Voti e commenti su Le lacrime amare di petra von kant, 22 opinioni inserite

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  Pagina di 1  

Gruppo REDAZIONE amterme63  @  12/11/2012 18:34:33
   9 / 10
Sono rimasto ammaliato fin dalle prime scene. Dal punto di vista dell'interazione rappresentazione-immagine è perfetto. Gli oggetti inquadrati, il modo con cui vengono inquadrati, il fluire delicato dei punti di vista, i continui rimandi di significato fra parole-espressioni-ambiente-immagine sono quanto di meglio l'arte cinematografica possa esprimere. E' questo il segreto dell'interesse continuo nella visione di uno dei film più teatrali mai realizzati. Dalla prima all'ultima inquadratura non si esce mai dalla stanza di Petra von Kant (e anche questo è determinante per il significato-messaggio del film), eppure non si sente noia, fastidio, rifiuto, proprio perché c'è sempre qualcosa di nuovo, un punto di vista differente, uno sviluppo interiore, un accostamento originale. E' uno scorrere continui di stimoli etici ed estetici. Ecco la grande forza, la perfezione del film.
Il tema trattato è molto interessante, coinvolgente e profondo. Si tratta di una spietata critica all'inautenticità borghese, una crudele disamina degli atteggiamenti di dominio e sfruttamente che questa classe crede di avere sul resto del mondo. Invece si denuda senza pietà l'ipocrisia imperante, l'aridità, la brama di possesso e soprattutto la durezza, la solitudine, la debolezza (proprio in chi si credeva "forte").
La prima parte ci mostra la parte "pubblica" di Petra von Kant (una stilista di successo, molto snob e borghese, di aspetto androgino e dominante), come vuole mostrarsi al resto del mondo: cinica, disillusa, orgogliosa. Tutto nel rispetto delle formalità borghesi (mostrate in maniera quasi grottesca e falsa). Mostra soprattutto una pretesa di controllo su se stessa e gli altri, l'altezzosità data dal raziocinio sicuro di sé, convinto di capire tutto e tutti e di potere dominare a piacimento.
La seconda parte mostra invece (impietosa) il crollo delle illusioni. Petra von Kant perde il controllo dei propri sentimenti, cede agli istinti, alla brama del possesso. Non può pensare di non avere l'oggetto dei suoi desideri (Karin, una proletaria dolce e bella che nasconde invece scaltrezza e opportunismo) e capricciosa e stizzosa cade in una spirale di annullamento di sé e di umiliazione (lei che disprezzava questa parola), non riuscendo a convincersi di essere debole e perdente. Se ne accorgerà in una scena drammatica bellissima, stupenda (viene i brividi a vederla) in cui il dolore della perdita dell'oggetto ambito non le fa vedere che altri invece le vogliono bene. Tutta presa nelle sue ossessioni non se ne accorge.
Lei che pretendeva di vedere e sapere tutto non si accorgeva invece che l'amore abitava già lì presso di lei. Il singolare e affascinante personaggio di Marianne (sempre vestita di nero, mai una parola di bocca, sempre cortese e servile) può significare tante cose. A prima vista rappresenta il lato "masochistico" del rapporto sotterraneo fra Petra e Marianne (con Petra che semplicemente usa e basta Marianne). In realtà la cosa è più complessa, perché quando alla fine Petra sola e completamente a terra si accorge di Marianne e vorrebbe coinvolgerla attivamente nel proprio mondo, lei si ribella e rifiuta. Perché? Perché non ha più il ruolo masochista? Oppure perché semplicemente il suo amore era stato fino ad allora puro, spontaneo, naturale, senza chiedere niente in cambio, soprattutto non "razionalizzato". Quando invece Petra lo vuole portare a galla e lo vuole gestire a suo modo, allora Marianne si sottrae perché sa che non sarà più lo stesso, non sarà più spontaneo e come viene. Entra nella stritolante e arida logica opportunista borghese, che mescola sentimento e affare, fa dell'amore una questione commerciale con dare e avere. Questa è la mia interpretazione.
Questo film è quello di Fassbinder che assomiglia di più a Bergman (una fine disquisizione dei sentimenti con crisi finale) e in qualche maniera anche a Dreyer (l'uso significante degli oggetti e del fluire delicato del punto di vista).
Sotto traccia c'è anche il tema cardine della filmografia di Fassbinder: l'impossibilità di ottenere la felicità e il rifugio nella morte.

3 risposte al commento
Ultima risposta 15/11/2012 13.49.55
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Gruppo COLLABORATORI Marco Iafrate  @  18/07/2012 23:01:17
   10 / 10
Non credo si possano tratteggiare meglio le devastanti conseguenze della passione estrema.
Enfatizzata dall'impronta teatrale che Fassbinder aveva precedentemente disegnato, l'impotenza a fronte del mutare dei sentimenti è il tema portante di questo film straordinario, interamente girato tra le mura di casa kant. Petra è una donna ossessionata dal timore dell'incomunicabilità e dalla perfetta geometria dei rapporti, tutto deve funzionare diligentemente all'interno della sua sfera dei sentimenti, tanto da ritrovarsi sola, con due matrimoni falliti alle spalle, una figlia ed una madre che disprezza, ed una segretaria/serva, Marlene, completamente assoggettata ai suoi capricci.
In questo mondo fatto di figure di cartone, rappresentato sapientemente dai numerosi manichini sparsi per casa, irrompe Karin, una ragazza totalmente priva di quella profondità costantemente ricercata da Petra, apparentemente sembra esserci un abisso tra i modi di pensare delle due donne ma si sa i poli opposti si attraggono e i desideri che nascono da un falso metro di giudizio non conoscono limiti, Karin ha qualcosa, sconosciuto alla razionalità, che fa scattare in Petra la molla irrefrenabile della passione incontrollata, un sentimento nuovo che fa comprendere alla donna che i mali dell'animo non tollerano nessun controllo, impossibile regolarli, Petra si innamora perdutamente della ragazza.
Come spesso succede, il fuoco della passione più è intenso più dura poco, dopo una convivenza di sei mesi ritroviamo le due donne annegate nell'oceano dell' incomprensione e della noia, quello che all'inizio appariva bianco ora appare nero, Karin mostra a Petra il lato oscuro che appartiene ad ogni essere umano e che è balzato fuori nel momento in cui gli stati d'animo che hanno fatto nascere quella passione non sono stati più in suo potere ed hanno cambiato orizzonte, Karin da vittima diventa carnefice, lo stesso destino toccherà in seguito alla devota Marlene.
L' opprimente location non inganni, siamo a livelli superiori di "Carnage" del buon Polanski, nessuno sentirà il desiderio della luce del sole, rapiti da questo sconvolgente ritratto di desideri negati, subordinazioni, gioie infinite e crolli miserevoli.
Straconsigliato.

2 risposte al commento
Ultima risposta 18/07/2012 23.50.22
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ds1hm  @  04/09/2006 14:24:04
   9 / 10
bello...però è un mattone, di quelli veramente duri.
Fassbinder e il suo cinema melodrammatico restano completamente ignorati (credo che negli ultimi 10 o 15 anni ci sia stata solo un'intera notte di fuori orario dedicata a Fassbinder).
peccato, anche perchè si perde il gusto di contemplare una delle unioni (con la Schygulla) artisticamente più inscindibili della storia del cinema europeo.
lo ripeto è un mattone, ma è un piacere sbatterci la testa.

1 risposta al commento
Ultima risposta 14/01/2007 00.28.11
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