un tranquillo weekend di paura regia di John Boorman USA 1972
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un tranquillo weekend di paura (1972)

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locandina del film UN TRANQUILLO WEEKEND DI PAURA

Titolo Originale: DELIVERANCE

RegiaJohn Boorman

InterpretiJon Voight, Burt Reynolds, Ned Beatty, Ronny Cox, Ed Ramey, Billy Redden, Seamon Glass

Durata: h 1.49
NazionalitàUSA 1972
Generedrammatico
Tratto dal libro "Deliverance" di James Dickey
Al cinema nel Settembre 1972

•  Altri film di John Boorman

Trama del film Un tranquillo weekend di paura

Quattro amici decidono di fare un'escursione in canoa sui monti Appalachi ma gli abitanti del luogo non si dimostrano molto amichevoli e sono costretti a difendersi quando vengono aggrediti. Durante l'escursione uno dei quattro amici scompare tra le rapide, e i guai non sono ancora finiti!

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Voto Visitatori:   7,75 / 10 (126 voti)7,75Grafico
Voto Recensore:   9,00 / 10  9,00
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Voti e commenti su Un tranquillo weekend di paura, 126 opinioni inserite

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Spotify  @  04/09/2016 18:47:18
   7 / 10
PRESENTI SPOILER

Thriller d'altri tempi che ha sicuramente segnato la storia del cinema. Forse, insieme al "Silenzio degli Innocenti" è la pellicola più famosa nel suo genere. Questa di John Boorman, è un'opera sulla paura, sulla sopravvivenza e soprattutto su quanto ci sia di marcio nell'uomo, nient'altro. Si, perchè non è che "Deliverance" abbia una trama vera e propria, ma più che altro segue le tragiche avventure di quattro amici andati a fare una gita in canoa e che improvvisamente, a causa di una drammatica concatenazione di eventi, si ritrovano a lottare tra la vita e la morte. La pellicola, specialmente nella prima parte, vive di una fortissima tensione con Boorman che si dimostra molto bravo a rendere suggestive, sequenze all'apparenza innocue. La scena dell'arrivo dei nostri protagonisti al villaggio l'ho trovata di grande impatto, col regista che senza mezzi termini, ci mostra in che condizioni vivono i pochi abitanti (inquietante l'immagine della vecchia con la bambina disabile). E poi qui, abbiamo senza dubbio l'episodio più famoso di questo film e cioè vale a dire il duetto chitarra-banjo tra Ronny Cox e un ragazzino acustico. Non so voi, ma questa sequenza, nonostante sia anche allegra, l'ho trovata molto conturbante. Il director successivamente ci immerge in una splendida oasi di verde con un fiume in mezzo, dove il nostro quartetto di amici si avventura con la canoa. Girate divinamente, tutte le scene che vedono i protagonisti impegnati a superare le insidiose rapide, molto esaltanti. Boorman si dimostra abile a creare suspense attraverso delle semplici inquadrature dei soggetti che navigano il fiume e degli alberi. E sta proprio qui il colpo di classe, cioè che molta di questa tensione, il regista la fa scaturire proprio dal bosco che circonda i quattro amici, un bosco molto fitto, isolato, dentro il quale, si potrebbe incontrare chiunque o una qualsiasi cosa. E infatti succede proprio questo, in quanto due dei nostri hanno un incontro piuttosto spiacevole con due montanari del posto che non ci pensano due volte a violare i diritti umani dei poveri Ed e Bobby. A questo punto assistiamo probabilmente ad una delle scene più malate dell'intero cinema e forse a quella più sconvolgente di tutti gli anni 70. Il povero Bobby viene violentato da uno di questi balordi con Ed costretto ad assistere inerme alla scena. Boorman ovviamente, lo stupro non ce lo fa quasi vedere, però la sequenza è ugualmente di forte impatto e gli istanti che precedono l'abuso sessuale sono di ordinaria follia. Ma i guai non finiscono qui, anzi, da questo punto in poi, comincerà per i quattro amici una dura lotta per la sopravvivenza. Boorman non poteva scegliere cast migliore, ogni attore è caratterizzato alla perfezione e soprattutto tutti i personaggi sono diversi fra loro: Ed Gentry è quello che si ritrova a decidere se seguire i propri principi morali oppure optare per soluzioni più drastiche, Lewis Medlock è il classico spaccone che agisce senza pensare, il duro della situazione, Bobby Trippe è lo scemo del gruppo e infine Drew Ballinger è quello più ancorato al buon senso e alla moralità. Dunque si può chiaramente vedere come il regista si preoccupi di mettere in scena quattro caratteri diversi, in modo da rendere ancor più critica la situazione in cui imperversano gli uomini, dove nessuno è d'accordo con nessuno, perchè deciso a seguire la propria filosofia, giusta o sbagliata che sia. La fotografia funziona, si sposa bene con i colori del bosco e si può vedere anche come essa sia alquanto torbida, allo scopo di accentuare il lato marcio del film. La location è fantastica, da una sensazione di smarrimento, fa rimanere lo spettatore abbastanza disorientato. Inoltre, è anche molto affascinante. Il cast è in ottima forma: Jon Voight in una bella interpretazione, riesce a trasmettere ansia allo spettatore ed è sempre molto verosimile, non esagera e non forza mai la sua recitazione. Insomma, impersona il classico uomo che deve cercare di sopravvivere in un ambiente ostile. Buone le espressioni e l'esplicazione dei dialoghi. Burt Reynolds nella più tipica delle rappresentazioni del maschio virile. Comunque la sua figura è di estrema importanza per la "vita" della pellicola. Sembra che il ruolo di Lewis Medlock gli sia stato cucito addosso. Molto convincenti le espressioni e come era lecito aspettarsi, molto mascolina l'interpretazione dei dialoghi. Valide anche le prove di Beatty e Cox. La pellicola tuttavia ha un rovescio della medaglia, altrimenti il voto sarebbe stato decisamente più alto. Il problema di maggior rilievo è stato secondo me, la lentezza che imperversa soprattutto nella seconda parte dell'opera. La regia di Boorman è come se improvvisamente perdesse smalto, e si cominciano a susseguire diverse scene che essenzialmente sono senza sostanza. Diciamo che se al secondo tempo venivano sottratti 15-20 minuti, ci sarebbe stata molta più fluidità narrativa in attesa dell'epilogo. Ed è proprio qui che il regista inciampa per la seconda volta. Il finale è davvero troppo sbrigativo, non rende giustizia a tutto il resto della pellicola. Sembra quasi come se il director avesse finito le idee, e quindi ha deciso di sprecare malamente le ultime cartuccie a sua disposizione invece di trovare una degna soluzione. Io sinceramente mi aspettavo una fine piena di suspense ed adrenalina e invece tutto si spegne adagio. Che peccato! In tutto questo la sceneggiatura non è esente da colpe, in quanto anch'essa si perde un po' nella seconda parte. Ci sono diverse situazioni che si potevano tranquillamente evitare e anche qualche episodio ripetitivo. Finale scritto molto male, si vede chiaramente che anche tale James Dickey aveva esaurito le ispirazioni. Per il resto non è uno screenplay malvagio, c'è infatti una grande stesura dei personaggi, descritti benissimo, qualche colpo di scena interessante, la sola pensata di immettere la sequenza dello stupro è geniale e infine dei dialoghi convincenti e a volte introspettivi.

Conclusione: un film sulla paura e sulla follia umana, la quale ci viene mostrata nuda e cruda, nella sua veste più selvaggia. Il regista con questo suo lavoro, risveglia le angoscie più profonde dell'uomo, quelle più primordiali. Bravi gli interpreti e regia in parte eccellente, peccato per altrettanti errori parecchio grossolani, i quali la rendono una buona pellicola ma niente di più. Comunque almeno una volta va vista. 7- .

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