giochi proibiti regia di René Clément Francia 1952
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giochi proibiti (1952)

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locandina del film GIOCHI PROIBITI

Titolo Originale: JEUX INTERDITS

RegiaRené Clément

InterpretiBrigitte Fossey, Georges Poujouly, Amédée, Laurence Badie

Durata: h 1.24
NazionalitàFrancia 1952
Generecommedia
Al cinema nell'Aprile 1952

•  Altri film di René Clément

Trama del film Giochi proibiti

Francia, 1940: la guerra imperversa e Paulette, orfana di cinque anni, diventa amica di Michel, undici anni e orfano pure lui. I due si fanno compagnia e seppelliscono insieme gli animali morti, decidendo addirittura di costruire un cimitero a questo scopo. I grandi non approvano.

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Voto Visitatori:   8,36 / 10 (7 voti)8,36Grafico
Miglior film straniero
VINCITORE DI 1 PREMIO OSCAR:
Miglior film straniero
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Voti e commenti su Giochi proibiti, 7 opinioni inserite

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  Pagina di 1  

Gruppo COLLABORATORI JUNIOR Invia una mail all'autore del commento emans  @  21/05/2020 20:33:59
   9 / 10
A mio avviso questa è la miglior rappresentazione della guerra vista con gli occhi dei bambini.
Dopo un inizio che è un vero e proprio pugno al cuore, seguiamo la storia di questa bambina accolta da una famiglia di contadini ignoranti che credono di guarire tutto con l'olio di ricino.
L'amicizia con il figlio piu' piccolo è un vero e proprio viaggio sul significato della morte, per i bambini ovviamente. Non c'è altro che morta accanto a loro del reso, anche nel nucleo familiare ci sara' un lutto su cui nessuno versera' una lacrima, tanto ci siamo abituati a questi eventi in tempi di guerra. Durante il funerale il Padre è piu' interessato a sistemare il carro funebre per evitare giudizi negativi da parte dell'occhio sociale.
Il "gioco" che sta' al centro del film è la creazione di un cimitero di animali dove ad ogni carcassa deve corrispondere una croce, poco importa se queste croci vanno rubate dal cimitero, perfino quella del fratello da poco morto.
Un comportamento scandaloso, se non lo si guarda empatizzando con il giovane protagonista. Non è forse piu' crudele la guerra?
Colonna sonora perfetta e due giovani attori che faranno carriera. Un film straziante e imperdibile.

topsecret  @  13/09/2016 14:07:19
   8 / 10
Un bel film francese che inneggia alla purezza d'animo dei bambini che riescono a non farsi travolgere dalla drammaticità della guerra, dall'incomprensione e dalla litigiosità degli adulti.
Il film di Clement si aggiudica, a ragione, alcuni premi importanti quali l'oscar come miglior film straniero e il leone d'oro di Venezia, riuscendo a convincere e coinvolgere in maniera lineare, semplice e con una certa dose di umanità, regalando una visione estremamente fluida e interessante, anche se il finale appare un po' affrettato.
Molto buona la prova del cast, dove i due piccoli interpreti, specialmente, riescono ad essere credibili mostrando capacità espressive evidenti.
Davvero un bel film da riscoprire.

Niko.g  @  27/05/2015 10:44:30
   9 / 10
Dopo l'apparentamento al neorealismo italiano con "Operazione Apfelkern" e un altro premio Oscar come miglior film straniero con "Le mura di Malapaga", René Clément tocca il suo vertice artistico con "Giochi proibiti". La guerra è ancora presente, ma stavolta vissuta dal punto di vista dei bambini.
"Se non diventerete come i bambini, non entrerete nel regno dei cieli" (Matteo 18,3). Le parole di Gesù sembrano tuonare qui come mai prima d'ora. Bambini come esempi da seguire. Innocenti tra i colpevoli. Puri tra i duri di cuore.
Se l'estremizzazione del mondo degli adulti può giustificare qualche critica, certamente il messaggio suona come un duro monito e arriva nel modo più straziante possibile, eppure con grazia estrema, cogliendo tutte le sfumature emotive dei due piccoli attori.
Brigitte Fossey la ritroveremo a fare la mamma di Sophie Marceau ne "Il tempo delle mele". Qui la sua interpretazione ha pochi eguali nella storia del cinema. Forse potremmo scomodare il piccolo Enzo Staiola di "Ladri di biciclette" o Victoire Thivisol, che a cinque anni sì portò a casa la Coppa Volpi, ma capite che stiamo parlando di talenti unici, capaci di una straordinaria intensità drammatica.
Un film a un passo dal capolavoro, una meraviglia dello spirito umano da non perdere.

Gruppo COLLABORATORI SENIOR Ciumi  @  31/07/2009 20:16:05
   8½ / 10
Perché il suo viso, tanto piccolo e puro, non è trasfigurato dagli orrori che ha vissuto? Perché dai suoi occhi, ancora limpidi, non esce quasi una lacrima di dolore? Perché le sue piccole manine giocano con la morte invece d’averne terrore?
Perché Paulette è troppo piccina per capire. Ma nel suo piccolo cuore si è aperta una ferita grande. E quando la sua fievole vocina chiamerà “Michel!”, l’amico perduto, e poi “mamma!”, s’accorgerà d’essere rimasta sola.

8… anzi 8 ½ ; mezzo voto in più per la splendida “romance” (o come cavolo si chiama).

Gruppo COLLABORATORI Marco Iafrate  @  26/04/2009 22:41:25
   8 / 10
A fare da sfondo al film è la guerra, con il suo pesante tributo di morte; è infatti la morte che accompagna costantemente Paulette, la piccola protagonista del film, ne fa la triste conoscenza quando i colpi della mitragliatrice di un aereo le uccidono i genitori e successivamente il cagnolino, la ritroverà nella casa dei Dollè, una famiglia di contadini che le offre ospitalità proprio mentre uno dei figli giace in un letto ferito mortalmente, continuerà a respirarla durante i “giochi proibiti” che svolge insieme a Michel il più giovane della famiglia con i suoi 11 anni e con il quale instaura una profonda amicizia.
Il film si fa notare soprattutto per la crudezza con la quale viene descritta la familiarità con la morte nel periodo oscuro della guerra e per il delicato lirismo che emerge dalla descrizione delle ferite infantili che la stessa produce. Pellicola di grande valore dove si osservano in maniera lucida e crudele le azioni e la passioni dell’uomo, ancor più evidenti perché analizzate dagli occhi dei bambini, strumenti inconsapevoli delle paure e della codardia del mondo degli adulti.

2 risposte al commento
Ultima risposta 12/08/2009 22.13.05
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Gruppo REDAZIONE amterme63  @  02/05/2008 16:27:16
   8 / 10
Intorno al 1950 ci fu in Europa un ritorno allo spiritualismo religioso che influenzò la politica, la cultura, l’arte e anche il cinema. Il 1950 è l’anno di produzione di “Miracolo a Milano” e di “Diario di un curato di campagna”, due dei più bei film che parlano del lato spirituale e religioso dell’animo umano. Anche il festival del cinema di Venezia non resta insensibile a questa prevalenza culturale; dopo avere premiato De Sica, nel 1952 premia un film francese (“Jeux interdits”) incentrato proprio sulla religiosità molto particolare e anticonvenzionale di due bambini.
In realtà i protagonisti del film sono la guerra e la morte. Ne vediamo un saggio nelle scene iniziali, che sono le più belle e le più drammatiche del film. E’ il giugno 1940, la Francia è in rotta davanti all’avanzata nazista. Una carovana di sfollati viene sorpresa su di un ponte da un attacco areo tedesco. Succede il finimondo. Le scene sono molto realistiche e molto umane allo stesso tempo. C’è concitazione, confusione, oggetti e vite umane non hanno più peso o valore. Questo però per gli adulti. Per una bambina no, gli oggetti e le persone hanno valore, eccome! Il proprio cagnolino è la cosa più preziosa che ci possa essere e lo si insegue anche sotto un bombardamento. Una scelta sentimentale che costa cara, molto molto cara! Paulette vede con i propri occhi ingenui la morte all’improvviso davanti a sé e la morte diventa qualcosa di tangibile, presente, che comanda il mondo. I bambini arrivano anche a introiettare la presenza della morte dentro il loro mondo e a farne addirittura un oggetto per i propri giochi; con la forza della disperazione si attaccano alla fantasia, alla creazione di un proprio mondo immaginario con il quale riescono a sopportare e a metabolizzare anche i dolori e le sciagure che vengono dalla realtà e dal mondo dei grandi. In questo mondo immaginario i simboli e i significati dei grandi cambiano valore. Per un bambino una croce non è altro che un oggetto come un altro e se sta sulla tomba di una persona o in una chiesa non si vede perché non possa stare in un mulino a ornare un cimitero improvvisato di cani, talpe, pulcini, lombrichi …
E’ il mondo dei grandi che sta sul banco degli accusati. Oltre all’insensatezza della guerra, c’è anche l’insensatezza di invidie, rancori, gelosie. Per gli adulti ha più valore l’apparenza, il simbolo in sé, piuttosto che la sostanza o il significato di un rapporto umano o di un oggetto. In questo i bambini riescono a dare lezioni ai grandi. Ma, ahimé, sono gli adulti che “comandano” e con le loro regole imposte riescono anche a distruggere la felicità e l’affetto di due poveri bambini. Alla guerra si aggiunge quindi anche la rigidità e la sordità delle regole legali, delle leggi scritte fatte dagli “adulti”.
Questo il bellissimo nucleo ideologico del film, il quale viene però un po’ smorzato o sviato dalla veste estetico-spiritualista che gli ha dato il regista. A parte le scene iniziali, il film si svolge in un quadro un po’ idealizzato e bucolico. Le vicende dei bambini vengono trattate in maniera molto poetica, grazie al trattamento dolce e complice fatto dalla mdp (molte sono le scene commoventi), ma soprattutto grazie alla bellissima colonna sonora: un tema per chitarra di Narciso Yepes che è diventato famosissimo (in Italia è stato usato per la canzone “Sogni proibiti di due innamorati …”). Il mondo degli adulti viene criticato ma senza infierire troppo. C’è anche una specie di omaggio alla Francia campagnola, con la sua semplicità, la sua vivacità e il vivere virtuoso e genuino. Ovviamente non poteva mancare l’onnipresente buon vecchio parroco a dirimere pacificamente tutte le controversie. Un mondo che comunque non può fare a meno della religione; se non è quella un po’ formale e consolatoria degli adulti, c’è sempre quella spontanea, ingenua ma molto sentita dei bambini, visti in ogni caso come esseri istintivamente buoni e puri d’animo. Almeno così ce li vuole far apparire Clement (negli stessi anni Bunuel dava un quadro molto più cattivo e pessimista dell’infanzia con “I figli della violenza”).

Gruppo COLLABORATORI SENIOR Invia una mail all'autore del commento kowalsky  @  06/04/2007 20:27:48
   8 / 10
Ma quale scandalo... un film, piuttosto, assai coraggioso nel dimostrare quanto la guerra possa distruggere la vita anche dei bambini... la piccola Paulette (Brigitte Fossey al suo esordio) che tiene tra le braccia l'animale morto, unica testimonianza evidente di un massacro che ha ucciso i suoi genitori, i bambini che giocano con le lapidi e le croci in un mondo che vede soltanto l'apologia della guerra, e quindi tutta la brutalità della morte di cui i due piccoli sono testimoni.
Sono trascorsi tanti anni, e il film è piuttosto datato, ma resta un grandissimo ritratto di inquietudine e di dolore sullo sfondo della guerra.
Raramente nel cinema è stata data l'opportunità di spiegare agli spettatori cosa provano i bambini davanti agli errori e ai crimini degli adulti.
"Giochi proibiti" è una notevole eccezione.
Escluso da Cannes per la sua presunta "brutalità" (no comment), si avvale anche dello struggente tema musicale, "Romance".

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