il profeta regia di Jacques Audiard Francia 2009
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il profeta (2009)

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locandina del film IL PROFETA

Titolo Originale: UN PROPHÉTE

RegiaJacques Audiard

InterpretiNiels Arestrup, Alaa Oumouzoune, Gilles Cohen, Adel Bencherif, Tahar Rahim, Sonia Hell, Pascal Henault, Salem Kali, Jean-Philippe Ricci, Reda Kateb

Durata: h 2.35
NazionalitàFrancia 2009
Generegiallo
Al cinema nel Marzo 2010

•  Altri film di Jacques Audiard

Trama del film Il profeta

Condannato a sei anni di prigione Malik El Djebena, non sà leggere, nè scrivere. Ha diciotto anni è solo al mondo e sembra molto più piccolo e sperduto di tutti gli altri carcerati rinchiusi insieme a lui. Malik finisce presto per indurirsi e guadagnarsi il rispetto del gruppo di corsi che comanda all'interno del carcere. Ma altrettanto presto, grazie alla sua furbizia, riesce a tessere una sua rete di relazioni che sfugga al controllo dei corsi.

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Voto Visitatori:   7,20 / 10 (135 voti)7,20Grafico
Miglior FilmMigliore regiaMiglior attore protagonista (Tahar Rahim)Miglior attore non protagonista (Niels Arestrup)Miglior attore debuttante (Tahar Rahim)Migliore sceneggiatura originaleMigliore fotografiaMiglior montaggioMigliore scenografia
VINCITORE DI 9 PREMI CÉSAR:
Miglior Film, Migliore regia, Miglior attore protagonista (Tahar Rahim), Miglior attore non protagonista (Niels Arestrup), Miglior attore debuttante (Tahar Rahim), Migliore sceneggiatura originale, Migliore fotografia, Miglior montaggio, Migliore scenografia
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Voti e commenti su Il profeta, 135 opinioni inserite

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Gruppo COLLABORATORI JUNIOR rain  @  02/10/2023 19:14:49
   8 / 10
Audiard mette in scena un straordinario racconto di formazione in chiave carceraria, vista qui come diorama della società. Il cineasta francese riesce, pur rinunciando a facili patetismi, a farci provare totale empatia con il giovane Malik (un bravissimo Tahar Rahim) nonostante questo sia a tutti gli effetti un criminale e quindi una figura negativa, pur contestualizzata nell'ambiente in cui è cresciuto.

BigHatLogan91  @  29/01/2023 00:04:29
   7½ / 10
Buon film carcerario, con dinamiche credibili.

Invia una mail all'autore del commento luca986  @  26/07/2022 23:04:33
   7½ / 10
Finale un po' sottotono. Molto bravi gli attori.

VincVega  @  09/02/2021 16:59:02
   8 / 10
Raramente in una pellicola si è mai vista un'ascesa criminale da zero così realistica e credibile, minuziosa nelle situazioni e nei dettagli. Un film brutale e duro, dal buon ritmo nonostante la durata, belle interpretazioni, grande coinvolgimento, ottima tensione, indovinati inserti onirici. Da vedere.

Oskarsson88  @  16/06/2020 10:03:40
   7½ / 10
Mi è piaciuto parecchio, camera senza fronzoli, ambiente sporco e cattivo, personaggi ben caratterizzati. Unica pecca, la durata un po' eccessiva. Credo che due orette sarebbero bastate.

Gruppo COLLABORATORI JUNIOR Zazzauser  @  05/02/2020 21:36:56
   6½ / 10
Non mi ha per niente impressionato questo prison movie di Audiard, a differenza di quanto ha fatto con la critica internazionale (uno dei migliori film del ventunesimo secolo secondo la BBC). Non che sia un film scadente: interpretazioni fantastiche (soprattutto Rahim e Arestrup), personaggi molto ben caratterizzati, ambiente carcerario ben ricreato.. L'elemento "fantastico" del personaggio di El Jebna e' sicuramente un valore aggiunto - questa sorta di daimon incarnato dal personaggio di Reyeb, il capro sacrificale sgozzato sull'altare del nuovo Dio César Luciani per entrare nelle sue grazie, un Abele del mondo arabo, tradito dal suo stesso fratello: l'omicidio della spia é per Malik un'iniziazione al mondo criminale che assume le fattezze di una lotta per la sopravvivenza, ma che si rivelerá anche il segno di un destino criminale forse predeterminato, quello del "Profeta". Anzi, di "Un Profeta": quello la cui ascesa si concluderá in un amaro declino, proprio come quella subita dal separatista corso.
Il problema é la durata, davvero eccessiva in rapporto alla sceneggiatura, che soprattutto nella parte centrale si dilunga facendo calare l'attenzione. Centosessanta minuti in cui il meccanismo del climax sembra quasi volutamente ignorato e in cui il complesso gioco di pesi e contrappesi che regola il microcosmo carcerario (gerarchie, razze, interessi, collusioni) non ha la meta' del dinamismo che ci si aspetterebbe.
L'impressione e' che si tratti di un film fortemente rivolto alla sensibilitá nazionale, nella sua disamina degli strati socio-culturali (corsi, arabi, africani, italiani) della Francia odierna e dei suoi fragili equilibri, e come tale pellicola in cui il francese si rispecchia in maniera molto piu' accentuata rispetto allo straniero (e non solo l'italiano). Il rimando può essere inappropriato ma se il termine di paragone e' il gangster movie americano (con cui comunque condivide alcune dinamiche filmiche e l'ampio respiro narrativo) questo film di Audiard non regge molto bene il confronto

kafka62  @  16/05/2018 10:15:42
   7½ / 10
Il cinema di Jacques Audiard è obliquo, irregolare, fuori dalle definizioni e dai generi, un po' come i personaggi che mette in scena: Carla, la segretaria sorda e frustrata di "Sulle mie labbra", che diventa complice di un ex galeotto in un furto, Tom, in bilico tra affari loschi e sale da concerto in "Tutti i battiti del mio cuore", e Malik, il giovane protagonista de "Il profeta", hanno tutti infatti una caratteristica, quella di non essere mai perfettamente delineati e a fuoco, di essere invece sempre un po' ossimorici, ambiziosi e insieme ripiegati su se stessi, a proprio agio nell'ambiente in cui si trovano e nel contempo dei pesci fuor d'acqua. Allo stesso modo Audiard, quando pare imboccare la strada sicura di un genere, la "sporca" con intuizioni personali che quel genere in qualche modo sovvertono. L'ascesa di Malik da spaesato e analfabeta detenuto a boss rispettato e temuto del carcere è ritratta dal regista quasi documentaristicamente, tra adesione empatica e distacco entomologico, attraverso l'analisi dei gruppi di potere all'interno della prigione (il clan dei corsi, quello degli arabi), i compromessi e le corvées necessari per sopravvivere al suo interno, i privilegi conquistati con la crescita del prestigio tra i detenuti (le prostitute e gli elettrodomestici in cella), le alleanze e le cadute in disgrazia, ma contemporaneamente la figura del protagonista, lungi dall'acquisire quell'aura mitica che ci si aspetterebbe (penso al Michael Corleone de "Il padrino", a cui in qualche modo l'evoluzione di Malik rimanda), si umanizza. Si pensi al fantasma dell'uomo che Malik ha ucciso per ordine di Luciani, il quale gli appare più volte, surrealisticamente, in cella; o alla emblematica scena finale, in cui Malik, scarcerato dopo aver trascorso sei anni nel penitenziario, si allontana a piedi con la moglie e il figlioletto dell'amico morto di cancro, e dietro il piccolo, intimo nucleo familiare si profilano le sagome di tre grosse automobili venute ad omaggiare il nuovo boss, con una canzone da "happy end" (è il Kurt Weill della brechtiana "Opera da tre soldi") ironicamente messa in sottofondo. Di lieto fine non si può certo parlare in un film che non si tira indietro dal mostrare orrori e crudeltà assortite, in una visione hobbesiana e darwiniana del mondo al di qua e al di là delle mura del carcere, nel quale il protagonista si muove con un istinto miracoloso nel sapere sempre qual è la cosa giusta da fare, tra pericolosi doppi giochi, decisioni azzardate e spietati regolamenti di conti. E' lo stesso istinto che in un certo senso sembra guidare anche Audiard, il quale è bravissimo nello scegliere i ritmi, le atmosfere e soprattutto le facce giuste (azzeccatissima quella di Luciani) per sollevare "Il profeta" ben al di sopra di un normale film carcerario.

StIwY  @  28/03/2017 19:21:49
   5½ / 10
Tedioso, troppo lungo, personaggi poco carismatici. Il protagonista è poco convincente. Solo se non si ha altro da guardare, ma dimenticatevi le emozioni.

GianniArshavin  @  26/07/2015 12:37:56
   5½ / 10
Fra i più premiati film usciti post-2000 troviamo il francese Il profeta,diretto nel 2009 da Jacques Audiard con Niels Arestrup, Alaa Oumouzoune, Gilles Cohen e Adel Bencherif.
Malgrado i numerosi elogi e le tante critiche positive questo prison movie transalpino non mi ha convinto come speravo. Dopo un inizio folgorante (fino al primo omicidio per intenderci) l'opera si affloscia,la sceneggiatura si impantana e la storia sembra girare a vuoto sempre sugli stessi concetti e sulle stesse dinamiche. Infine l'eccessiva durata e la scarsa originalità del titolo (che non aggiunge poi molto al genere) hanno reso ancor più pesante la visione per il sottoscritto portandomi al giudizio negativo che sto illustrando ora.
Ovviamente non tutto è da buttare : il comparto tecnico si attesta su livelli eccellenti,la fotografia plumbea e fredda è perfetta per la trama in questione ed anche tutto il reparto sonoro spicca per qualità. Bene le performance attoriali,nonostante un protagonista forse troppo poco espressivo che si guadagna la sufficienza senza brillare come avrebbe dovuto.

Insomma un film di grande calibro che personalmente non mi ha convinto più di tanto.

alex94  @  25/07/2015 10:35:09
   7 / 10
Film carcerario che nonostante non aggiunga niente di nuovo al genere si rivela abbastanza realistico e coinvolgente,oltre che realizzato ottimamente sotto ogni punto di vista.
Sicuramente da vedere due ore passate che volano via senza troppi problemi.

biosman2010  @  07/01/2015 18:58:24
   8 / 10
Indubbiamente ben fatto e realistico, e proprio per questo abbandonando l'aspetto cinematografico, il film evidenzia una realtà che è sempre esistita nei sistemi carcerari la quale non rispecchia quasi nulla rispetto la funzione per cui gli stessi sono stati preposti, anzi succede l'esatto opposto.
Una delle numerose prove lampanti del fallimento della società dove prevale il potere, la cattiveria, l'opportunismo, il male in genere... non si può nulla contro un sistema corrotto parallelo e intrecciato al sistema idealmente impostato nel rispetto delle leggi e regole democratiche.

Nic90  @  26/07/2014 15:09:10
   6 / 10
Appena sufficiente,buona prova del protagonista.

freddy71  @  23/03/2014 21:09:00
   7½ / 10
bel film....un pò lungo ma il regista tiene viva l'attenzione fino alla fine....bella anche la colonna sonora.

Trixter  @  26/02/2014 23:28:35
   6½ / 10
Le pellicole a tema carcerario, pur non aggiungendo quasi mai nulla di nuovo rispetto alle precedenti produzioni, hanno sempre un certo fascino e "Il Profeta" non sfugge a questo assunto.
Direi ottima la regia, altrettanto convincente la prova del giovane protagonista, attore che personalmente non conosco ma che ritengo possa senza dubbio aspirare ad un fulgido futuro nel cinema.
La storia è intrigante e piuttosto ben sviluppata, peccato per alcune fasi di stanca nella parte centrale del film che provocano qualche sbadiglio. In effetti, a mio parere, la narrazione si dilunga un pò troppo; forse per tentare di rendere il più credibile possibile l'ascesa del boss Malik.
Ad ogni modo, Il Profeta è un buon prodotto: asciutto, emotivamente calibrato, ben sviluppato.

Gruppo COLLABORATORI julian  @  23/09/2013 01:21:10
   8½ / 10
Illuminante l'osservazione di Pier sul titolo originale: un profeta e non il profeta, ad indicare uno dei tanti individui che sviluppano capacità sensoriali sovrannaturali per adattarsi e sopravvivere, senza marcare troppo sulle specificità di questo singolo.
Difatti, la componente fantastica, chiamiamola così, è solo una compagna leggiadra ed evanescente di una storia fin troppo reale.
130 minuti di puro cinema, non un momento di calo o una sbavatura, uno jail movie come non se ne vedevano da tempo.
Superbo Niels Arestrup.

Tuonato  @  04/08/2013 11:25:36
   7 / 10
Romanzata ascesa di un giovane boss, da analfabeta a stratega sofisticato; molto bravo il protagonista, abile a trasformarsi durante il film da coniglio bagnato a scafato navigato.
Nel suo genere uno dei più belli.
Visto in versione doppiata temo di essermi perso qualcosa d'importante nei diversi passaggi tra francese, corso e arabo.
Pregevoli gli inserti onirici.
Purtroppo non ho gradito la scelta delle musiche (le avrei preferite più pertinenti al contesto descritto) ed alcune situazioni un po' al limite della credibilità.

Gruppo COLLABORATORI JUNIOR pier91  @  03/08/2013 18:57:58
   8 / 10
Commemorazione assillante dello squarcio definitivo, più che proiezione spettrale della colpa, il detenuto sgozzato interpreta il bacio aberrante della fortuna, il demone custode, la sensibilità profetica.
Narratore ossessionato dai cinque sensi, Audiard accoglie tra le pieghe della sua storia anche il sesto. Lo definisce come una forma di rara percettività umana, piuttosto che come un eccezionale potere sovrannaturale.
"Un profeta" sarebbe la traduzione pignola del titolo originale. Non "il", bensì "un", uno qualsiasi fra coloro che per salvarsi hanno imparato a leggere. I segni, i sintomi, gli indizi fortuiti. Perché vivere è il duellare confuso tra la volontà e le coincidenze, tra le macchinazioni della mente e i sincronismi del caso, fra il dentro e il fuori di sé. Dunque, nel film, fra l' al di qua e l' al di là del carcere, microcosmo in cui risuona più violento il precipitare delle intenzioni.

Gruppo COLLABORATORI SENIOR elio91  @  20/03/2013 23:48:42
   8 / 10
Un gran bel prison movie (noir?) francese, con al centro la figura del protagonista Malik che vediamo crescere durante tutta la durata della pellicola. Due ore e mezza in verità mai noiose anche se nella parte centrale la sceneggiatura sembra girare troppo a vuoto.
Apprezzabile il realismo crudo e senza troppi fronzoli della regia contrapposto alle visionarie sequenze degli incubi di Malik, oltre al rifuggire da qualsiasi moraletta semplicistica sbattuta in faccia allo spettatore che si limita a farsi domande senza trovare risposte consolatorie. Perfino il finale che a molti non è piaciuto perché "lieto" in verità non può essere circoscritto nella sfera degli epiloghi felici, non fosse altro perché noi spettatori dopo esserci anche identificati con Malik, dobbiamo fare i conti con il problema di aver parteggiato per un delinquente. Senza scelta, certo, inserito in un contesto squallido e poco monitorato come le prigioni francesi (di cui il film, senza intenti espliciti, in realtà ne denuncia le condizioni) e dei suoi contrasti razziali.
Bravissimo gli attori specie quello principale, buona la colonna sonora.

markos  @  20/02/2013 11:46:28
   7 / 10
Buon film, forse un pò lungo a mio avviso...cmq storia di galera avvincente, no un capolavoro, ce ne sono di più belli del genere!

Doctor Feelings  @  29/11/2012 22:07:39
   6½ / 10
A mio modesto avviso il film è ineccepibile sotto il punto di vista tecnico, catturando prepotentemente la nostra attenzione con una fotografia dai toni freddi e con un montaggio geniale, quanto pulito e strettamente funzionale al racconto. Quest'ultimo però lascia confuso lo spettatore, con una storia spesso piatta e lineare che trova il suo punto di riscatto in alcuni momenti di appagante sensazione visiva. Il tutto però si riduce a una pellicola spesso assente e priva di emozione, brillante nella tecnica ma carente nella narrazione di sentimenti e sensazioni allo spettatore. Audiard è per me altamente contestabile, soprattutto dopo averlo scoperto con il meraviglioso e struggente "Un sapore di ruggine e Ossa", vittorioso al London Film Festival.

Sbrillo  @  08/03/2012 02:58:35
   5 / 10
nulla di nuovo in questo film, che altro non è che la storia di un giovane che entra in carcere da analfabeta e ne esce da boss!
la narrazione è lineare e il film è piatto..,poche le scene d'azione da ricordare..
il film in generale convince poco, privo di forte emozioni e dopo un pò inizia anche ad annoiare...
mamma mia, che mattone!!! solo se non si ha di meglio da fare...

Paolo70  @  28/02/2012 21:53:48
   5½ / 10
Film che non mi ha entusiasmato, particolare il tema trattato ed interessante. Il film però risulta alla lunga in alcune parti noioso.

gemellino86  @  28/02/2012 09:25:47
   6½ / 10
In parte è un buon film che affronta un tema delicato ma in maniera troppo retorica a mio parere. La regia vale molto più degli attori che non mi sono proprio piaciuti specialmente il protagonista. Molto lento e prolisso anche se ha un suo fascino. Davvero non mi spiego quei 9 premi césar.

MidnightMikko  @  28/02/2012 08:55:52
   7 / 10
Questo "Il Profeta" è un bel film, e non concordo minimamente nè con chi dice che è di una noia pazzesca, nè con chi eleva il regista a chissà quali livelli di eccellenza.
Audiard, nella prima, pesantissima e noiosissima mezz'ora sembra quasi voglia fare il verso ai fratelli Dardenne, ma il suo realismo non ha fondamenta. Sull'espressione svampita di Malik non si leggono emozioni, i personaggi sono stereotipati, la vicenda idem (il verginello che in galera incontra il boss e diventa suo scagnozzo, classico che più classico non si può). Poi il film decolla e finalmente inizia l'atmosfera, il coinvolgimento. Il punto forte di quest'opera è sicuramente il vibrante nervosismo che scuote il protagonista e la sua impercettibile trasformazione. In alcuni punti ci si ritrova a pensare "cavolo, ma è davvero diventato così?". Pur mantenendo praticamente sempre la stessa espressione, Rahim riesce a regalarci comunque un'interpretazione valida ma non di certo da manuale del cinema, e la cosa non è che mi dispiaccia. la regia purtroppo rimane sempre sugli stessi livelli: un po' Dardenne qua, un po' Scorsese di là (soprattutto per quanto riguarda il ritmato montaggio di certe scene). Insomma, tutto nella norma, regia, montaggio, sceneggiatura, fotografia, tutto molto modesto.
La storia è comunque coinvolgente, soprattutto per i toni da gangster movie che prende dopo la prima ora. Due ora e mezza che scorrono piacevolmente, un buon film che non rimarrà impresso nelle nostre menti ma che di sicuro esce da quella cancrena che sta divorando il cinema di oggi.

Invia una mail all'autore del commento Suskis  @  13/11/2011 01:30:52
   7½ / 10
Due ore e mezza che filano come un treno, girate benissimo, in un ambiente carcerario davvero realistico. Il protagonista e la sua controparte in carcere sono bravissimi. Il finale non mi ha convito del tutto però (o forse è soltanto così che poteva finire?)

PignaSystem  @  29/10/2011 17:44:52
   7½ / 10
La crescita di un ragazzino che sale rapidamente tutti i gradini della piramide alimentare,da preda diventa predatore.
La regia di Audiard ha una grande finezza stilistica, una bella scoperta Tahar Rahim e Arestrup è semplicemente un titano.

Juza21  @  22/10/2011 10:08:55
   7 / 10
Bel film, ero scettico in quanto i film francesi spesso mi deludono invece devo dire che è realizzato molto bene in tutti gli aspetti. Oscar meritati..

Gruppo COLLABORATORI JUNIOR Invia una mail all'autore del commento mkmonti  @  17/10/2011 21:39:45
   6 / 10
La pellicola di Jacques Audiard, pluripremiata ai Cesar, pecca di eccessiva lunghezza e di una sceneggiatura, seppur originale, a tratti celebrativa di un personaggio, il giovane Malik, che fonda le sue fortune criminali su sotterfugi e doppiogiochi; perplessità anche sul titolo, che viene spiegato in un solo episodio, perlatro, avulso rispetto al film e che con il resto dei fatti non è in alcun modo interlacciato; a mio avviso, sopravvalutato!

Gruppo COLLABORATORI SENIOR Invia una mail all'autore del commento pompiere  @  21/09/2011 15:33:32
   7 / 10
L'occhio offeso, trafitto da un cucchiaino. Vista annebbiata. Appannamento di scene di vita chiuse tra quattro mura. Sono parte dei titoli di testa di "Un prophète", opera che introduce una specie di elettrochoc viscerale originante un punto di vista parziale, per forza di cose da svecchiare. E in fretta. L'ingresso in carcere del giovane magrebino Malik (Tahar Rahim) non è dei più facili. Non fa in tempo ad accomodarsi nella sua cella che viene subito preso di mira dalla Compagnia dell'Anelito, un gruppo di prigionieri còrsi ammanicati con guardie, inservienti e professionisti, che aspira a comandare dentro e fuori le mura del carcere.

La macchina da presa febbrile di Jacques Audiard si aggira nervosa per i corridoi, annusa le strutture, scruta i volti, entra nei pensieri con un semplice fotogramma con tanto di titolo che funge da unità espressiva. Tahar Rahim è aderentissimo al personaggio: la testa bassa a pensare e a tormentarsi, alta quando prende consapevolezza di se e del suo talento di criminale. Di maggior rilievo, se possibile, la prova di Niels Arestrup il quale incombe sulla scena come un invincibile Padrino delle Sbarre.

Troppo uguale nelle figure descritte nell'introduzione (Malik El Djebena non rappresenta una nuova sagoma di delinquente in progress; molte altre volte abbiamo assistito a un "cinema dei cambiamenti" senza doverne per forza esaltarne a priori le lodi), "Il profeta" si anestetizza esponendo una serie di giochi senza frontiere di azioni criminose. Tanto che sembra di assistere a un poliziesco standard che strizza l'occhio ai film di spionaggio con una talpa-prototipo al centro dell'azione.

Ricorrendo in modo un po' spropositato allo studio intrecciato delle gerarchie, la pellicola ha un fondo di prevedibilità (e vista la durata, non è proprio un vantaggio). La riproduzione delle razze come traslato della società contemporanea è un'idea che vorrebbe turbare le comode acque nelle quali si muovono i politici, solo che non facciamo in tempo ad assaporarne la consistenza e il significato. La moltiplicazione di pani, pesci, còrsi, arabi, egiziani, francesi, italiani del sud e amici degli amici, sfocia in un miracolo di script riuscito solo a tratti.

Il genere carcerario ha avuto forse troppe attenzioni dalla cinematografia recente per giustificare approfondimenti indulgenti: da "Cella 211" a "Bronson", fino a questo nuovo Audiard, che si avvale di slanci di brusco realismo per poi adagiarsi sui binari di genere, l'idea è quella di una mancanza di coesione. Al momento si spasima per un cinema fatto di parentesi fantastiche, senso del dovere e sensibilità, in un tentativo un po' avventato di unire insieme tutti questi elementi. Ma, ora la flessibilità ora la legnosità dei punti di vista, prosciuga gran parte delle emozioni.

LoSpaccone  @  16/09/2011 18:20:22
   9 / 10
Di film di ambientazione carceraria, o roba simile, ne abbiamo visti in tutte le salse ma "Il profeta" si distacca, e di molto, dalla banalità delle recenti uscite. La bellezza delle immagini già basterebbe a renderlo un must ma in più può vantare una scrittura superlativa che fa del film non la solita accozzaglia di scene ad effetto ma un vero e proprio "romanzo criminale" (questo si…), un percorso di formazione delinquenziale senza le forzature e le semplificazioni utili ad accalappiare lo spettatore meno attento, quello che spesso tende ad interpretare film di questo tipo come semplici resoconti della realtà. In verità dietro l'apparente convenzionalità della trama c'è tutta l'attenzione possibile ai meccanismi psicologici e culturali che influenzano una storia individuale, in un quadro che tiene presente lo sfondo della Francia multietnica facendolo filtrare nelle dinamiche interne ad un carcere, e nel quale è possibile scorgere aspetti universali e comuni a qualsiasi società, come solo le grandi opere riescono a fare. Il tutto in un racconto equilibrato perfettamente tra realismo e iperrealismo, stilisticamente rigoroso sebbene eterogeneo quando mescola elementi simbolici ad altri quasi cronachistici. E soprattutto non c'è traccia alcuna di sensazionalismi, di tentativi di mitizzazione o di quella retorica a buon mercato che vorrebbe fare del protagonista una vittima della società oppure un carnefice da consegnare senza se e senza ma alla sedia elettrica

Gruppo STAFF, Moderatore Jellybelly  @  02/09/2011 12:40:28
   8 / 10
Malik, appena maggiorenne, entra in carcere da ragazzino fragile, analfabeta ed impaurito. Ne esce dopo 6 anni, al termine del percorso di riabilitazione, correzione e reinserimento, come

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Potentissima pellicola di Audiard che scandaglia l'animo umano con fredda naturalezza e senza alcuna indulgenza né verso i propri personaggi né verso gli spettatori. Un film che pone moltissimi interrogativi sul sistema carcerario senza fornire alcuna risposta, quasi che quella descritta fosse il normale stato delle cose. Strepitosa l'interpretazione di Tahar Rahim nei panni di Malik. Ottima la regia, che però si perde un po' quando si lancia in virtuosismi inutili e stonati.

peRFect  @  12/07/2011 21:24:59
   6 / 10
Film che ci dona una spaccato molto crudo e "pessimista" della vita carceraria. Tematica affascinante ma mal raccontata,troppi gli intrecci che il protagonista instaura all'interno ed all'esterno del carcere e raccontati con superficialità creando molta confusione. Film poi troppo lungo per quello che vuole trasmettere, a tratti un mattone in tutti i sensi. Inreale poi la scena...

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ste 10  @  01/06/2011 19:28:11
   8 / 10
Film molto intenso e profondo, in bilico tra azione pura e risvolti psicologici; la carcerazione è rappresentata in maniera adeguata e il coinvolgimento emotivo è assicurato; nonostante le 2 ore e mezzo non stanca mai

Jumpy  @  08/05/2011 17:44:23
   7½ / 10
Un poliziesco-gangster movie sviluppato in modo originale e che, nonostante la lunghezza, non annoia.
Come altri film di Audiard, al di là delle immagini, dei dialoghi e delle situazioni, molto viene lasciato al giudizio personale dello spettatore e le problematiche sociali sollevate, anche se meno evidenti rispetto a "Sulle mie labbra", sono ancor più profonde e dilanianti.

Gruppo COLLABORATORI JUNIOR 1819  @  03/05/2011 21:03:53
   7½ / 10
Molto interessante, con una struttura fuori dagli schemi e una trama per nulla scontata che regge senza affanno tutte le due ore abbondanti. Ho trovato eccellente l'interpretazione di Tahar Rahim, pressochè sconosciuto prima di questo ruolo. Di rilievo anche gli aspetti tecnici di realizzazione.
Il tema principale a mio avviso non è la sopravvivenza nel carcere e di tutti gli aspetti ad essa legati. "Il profeta" parla di reclusione ma il suo messaggio va oltre le sbarre di una cella, ben simboleggiato dai permessi speciali assegnati al protagonista. Sto parlando degli aspetti legati a una società multietnica qual è ormai la Francia; non aggiungo pareri personali perchè esulerebbero dal contento cinematografico, di certo il risultato è apprezzabile in quanto stimola la riflessione.

Gruppo COLLABORATORI JUNIOR Invia una mail all'autore del commento emans  @  03/04/2011 23:12:59
   7 / 10
"Il profeta" ci racconta l'ascesa al crimine di un ragazzo che praticamente nasce in prigione...di lui non sappiamo nulla,fuori non ha nessuno e non conosciamo nemmeno il motivo della sua carcerazione!
Il suo "svezzamento" se lo portera' dietro per tutta la vita...l'omicidio di uno sconosciuto!
Tecnicamente molto valido il film ha il difetto di dilungarsi un po troppo rendendo pesante l'ultima parte della pellicola!
Molto bravo tutto il cast ma a mio avviso il migliore è il "boss"...
Un regista molto apprezzato in patria e tra non molti anni avra' riconoscimenti anche nel resto del Mondo!

pinhead88  @  28/03/2011 20:55:55
   5½ / 10
L'incipit è fantastico, peccato però che subito dopo la narrazione diventi monotona e diluita in due ore e mezza di piattume generale. Inoltre il mischiare troppi elementi tra impicci mafiosi, visioni e premonizioni, ecco spiegato il titolo, mi ha fatto storcere un po' il naso. Finale deciso che inverte completamente i canoni del classico 'Prison movie'.

dave89  @  12/01/2011 00:15:47
   7½ / 10
bel film...però mi aspettavo di più.

gandyovo  @  05/10/2010 16:08:14
   6 / 10
forse troppe aspettative, forse un po' sopravvalutato. comunque il film non mi ha proprio preso.

BrundleFly  @  05/10/2010 11:13:29
   6 / 10
Il problema principale di questo film è la durata eccessiva.
Per il resto, solito film sulla scalata alla malavita da parte di un giovane, in principio "buono come il pane", che, in questo caso, avviene in prigione.
Come c'è scritto accanto al voto: "non male, potrebbe essere migliore".

paride_86  @  02/10/2010 02:34:40
   6½ / 10
Storia di "formazione" di un giovanotto sprovveduto all'interno di un carcere.
"Il profeta" è un film interessante e denso di avvenimenti, ognuno dei quali influirà sulla psicologia del protagonista.

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Edredone  @  29/09/2010 11:48:24
   7 / 10
Bel film mantiene l'attenzione alta nonostante la lunghezza

despise  @  23/09/2010 12:37:59
   7½ / 10
Ancora un grande film europeo, bisogna dirlo: UN PROPHÉTE è un film sporco, cattivo, violento, ma allo stesso tempo molto realistico ed intenso...
La storia è molto lineare: Malik entra in prigione come un ragazzino stupido ed inesperto, deve sopportare le angherie dei corsi, dei neri, dei musulmani ma tutto ciò gli serve per capire come comportarsi e districarsi in quel miscuglio di sub-culture e potere...
molto ben marcata la divisione etnica della popolazione carceraria ed il modo in cui il protagonista riesce a gestire i propri rapporti con tutti... e molto toccante il momento (centrale) dell'uccisione commissionata che darà inizio al percorso criminale: infatti in una continua escalation di violenza dentro e fuori dal carcere renderanno Malik suo malgrado uno spietato assassino.
Forse un pò prolisso e lento nella parte centrale, e con un finale che lascia un pò l'amaro in bocca; per il resto, un filmone.
Ma non il capolavoro che molti hanno descritto.

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davmus  @  20/09/2010 09:56:40
   6½ / 10
Si è perso un pò nel finale, allungandosi eccessivamente, altrimenti il mio personalissimo giudizio sarebbe stato più alto anche di 1 punto.
Rimane cmq gradevole, in pieno stile francese.

Gruppo COLLABORATORI SENIOR ferro84  @  18/09/2010 12:03:27
   6 / 10
Rivisitazione in salsa francese della scalata al crimine da giovane delinquente a boss della malavita.
In apparenza potrebbe sembrare il solito "gangster movie" di stile americano, in realtà "Il profeta" ha maggiori ambizioni.
Non mitizza il crimine, nè ha particolari intenti di denuncia, Audiard non utilizza sovrastrutture narrative creando un film asciutto e forte.
Insomma siamo lontani dal mito di film del genere così come ce li hanno presentati negli anni i vari Scorsese e Coppola ma volendo fare un esempio più vicino a noi, lo stesso Tornatore con il Camorrista che raccontava una storia analoga, aveva uno stile completamente diverso.

Questo smarcarsi dalla tradizione, questo racconto così realistico sono il quid in più per un film che purtroppo rischia di essere eccessivamente pesante, lungo e verboso.
Proprio l'attenzione di Audiard alla veridicità della storia, all'abolizione di tante sovrastrutture narrative, fanno si che Il Profeta sia un film freddo e distaccato.
Non sono giustificate le sue 2h e 35 veramente eccessive e la staticità dello sviluppo narrativo risulta essere un limite.

Certo si ricordano le figure dei corsi e del loro boss, molto realistiche e plausibile ma non tutto torna, certi sviluppi restano oscuri.
Nel complesso un film interessante ma non del tutto riuscito.

guidox  @  09/09/2010 19:56:54
   7½ / 10
tutto sommato un buon film, anche se nel suo genere ormai iniziano ad essercene diversi che hanno una marcia in più e quindi diventa difficile anche partorire una storia più originale.
in più gli attori non elevano il livello generale ed è un peccato perchè la caratterizzazione migliore dei personaggi poteva essere l'elemento per fare la differenza.
a favore c'è il buon ritmo a cui procede il film e il fatto che le scene fuori dal carcere sono sicuramente interessanti.

AMERICANFREE  @  29/08/2010 12:56:57
   7½ / 10
bel film condivido la media di filmscoop. avrei messo qualche in piu' soprattutto con un finale diverso piu' accattivamente. lo consiglio

snaporaz68  @  22/08/2010 19:17:43
   6½ / 10
Avevo delle aspettative clamorose, anche perchè critica e pubblico sembravano concordare nel giudizio positivo. E invece dopo la prima ora, il film comincia a cedere soprattutto negli inserti onirico-religiosi e nello sviluppo della trama che tende pericolosamente a parteggiare per le malefatte del protagonista, assolvendole nella loro ineluttabilità. Per la corsa all'Oscar Il Nastro Bianco e Il Segreto dei suoi Occhi erano superiori

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Manu90  @  20/08/2010 09:49:45
   6 / 10
Sopravvalutato per i miei gusti. Dopo aver visto "Fuga da Alcatraz", "Fuga di Mezzanotte", "Cella 211" e "Animal Factory" mi aspettavo un film carcerario un pò diverso. Girato bene e tutto, ma non mi ha appassionato. Tra l'altro dura troppo secondo me.

JOKER1926  @  19/08/2010 16:35:35
   4½ / 10
Quello di Jacques Audiard è un film che ha riscosso successo, elogiato e apprezzato dalla massa spettatrice; "Il Profeta" è un esempio di tecnica e compattezza cinematografica, in pratica da evidenziare un grande lavoro della regia con la macchina da presa, il regista riesce a trasferire molto bene le ansie del protagonista (il profeta) allo spettatore, in ciò imprescindibili gli scenari carcerari che fondono, rendono sconfinata quella maledetta area malsana.

"Il Profeta" è un viaggio nel buio, viaggio incentrato su un protagonista analfabeta e sicuramente fragile, in un primo momento, attraverso la vita della prigione, attraverso sangue e "lavoretti" incrementerà la sua esperienza e la sua competenza al servizio dei criminali.
In tutto ciò comunque è difficile notare un qualcosa di speciale e di accattivante che eleva "Il Profeta" dagli altri film del genere, anzi in questa pellicola la narrazione è fin troppo lineare e priva di passaggi originali, in linea di massima da criticare una sceneggiatura piatta; poche, veramente poche le sequenze da elogiare, magari quella dell'omicidio nella macchina, verso il finale, con l'estasi del protagonista; comunque si tratta di scene sporadiche, in lungo e in largo il film convince poco, troppa metodicità nelle azioni e specialmente nella trama.
Qui lo spettatore (sia chiaro) non assiste a nessuna storia importante e particolare, lo spettatore in pratica assiste ad una modesta e bastarda storiella di un gitano che fra un mare di botte e violenza "guadagnerà" rispetto e soldi (le solite cose, viste e riviste) con una regia quasi pro carceraria a parere prettamente soggettivo.
Manca inoltre anche quella fondamentale analisi psicologica intorno al protagonista, la sensazione è che la regia voglia giocare e mandare il film avanti fra monotonia e silenzio, prodotto a tratti veramente irritante.

Il film alla lunga annoia, quasi insopportabile, senza una buona musica e con un finale con poco pathos e dunque poco spettacolare ma soprattutto troppo ordinario e patetico; Jacques Audiard svolge il compitino di infondere un po' di "nausea" a chi guarda il prodotto ma questo è il passaggio più facile da ottenere, bisognava lavorare su altro.

5 risposte al commento
Ultima risposta 25/09/2010 19.58.53
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Gruppo COLLABORATORI Terry Malloy  @  12/08/2010 03:55:41
   8 / 10
Strepitoso.
Una macchina travolgente tirata al massimo, apparentemente senza freni, senza possibilità di arrestare la sua inesorabile corsa nell'Ignoto di un nuovo Cinema, guidata da uno straordinario Maestro di questa strana arte.
"Non si può certo dire che la vita sia una prigione. Ma questa costituisce un'importante metafora della vita: quello che impari dentro, lo utilizzi fuori".

Gruppo COLLABORATORI JUNIOR Invia una mail all'autore del commento tylerdurden73  @  06/08/2010 15:57:08
   8 / 10
Il 19enne Malik è analfabeta,non crede in nulla,non ha nessuno al mondo,è come un’ombra fuoriuscita da qualche luogo oscuro.Condannato a sei anni di carcere si troverà da vittima designata a malavitoso rispettato,temuto e libero di portare avanti i suoi loschi traffici.
La sua corrotta formazione avviene proprio nel luogo in cui i criminali dovrebbero essere reindirizzati,aiutati a non perseguire più le vie della delinquenza.La prigione invece diventa liceo di educazione malsana,luogo in cui il protagonista entra come massa informe e senza qualità e ne esce smaliziato,impratichito di un mondo pericoloso che si può domare con le giuste precauzioni.
Malik ha dalla sua non solo una propensione alla cieca violenza,ma la volontà di sopravanzare gli altri facendosi una cultura,ha un’intelligenza vivace che lo porterà ad interagire con le varie fazioni perennemente in lotta all’interno della prigione(identificabili soprattutto in corsi e arabi) e soprattutto un’innocenza di fondo,ravvisabile nel suo sguardo e nella sua disponibilità,che non lo abbandonerà mai nonostante i gravi delitti di cui si macchierà.
La legge del dare per ricevere è il tormentone che accompagna Malik e i personaggi di questo dramma carcerario,il giovane uccide perché costretto ma anche per ottenere.Il fantasma della sua prima vittima aleggerà per sempre su di lui,decisivo punto di non ritorno.
Un simbolismo più che un fardello non rimosso ,il primo omicidio segna l’entrata all’inferno ma anche lo stimolo per progredire in un necessario percorso di istruzione scolastica;ferocia ed erudizione diventano armi letali nelle mani del giovane al quale non è stata data scelta.”Il profeta” infatti parte da un presupposto di assenza di possibilità,da un imposizione che diventa determinante per tutta la vita.
Audiard quindi non nasconde un giusto senso critico vero il sistema carcerario,il suo stile è claustrofobico,spesso con camera a mano mediante la quale riprende da vicino i volti dei protagonisti in inquadrature strette,come a voler far immedesimare lo spettatore,recluso a sua volta tra le anguste mura della prigione.I colori sono smorti,solo quello del sangue sembra rivitalizzare un pellicola dalle tonalità plumbee che non lesina intriganti sperimentazioni sia a livello narrativo che visivo.
In equlibrio tra omaggi agli scritti di Edward Bunker e alla filmografia carceraria in genere un film di ottimo livello che conferma l'attuale vitalità del cinema francese.

emagiul  @  26/07/2010 20:49:07
   8½ / 10
bello!!! da vedere

the saint  @  17/07/2010 22:06:07
   2 / 10
veramente un palla sto film, ritmo sotto zero.. altro a chi lo paragona a CELLA 211... mi ha fatto solo venire sonno!

roywolf  @  24/06/2010 14:56:32
   2 / 10
non è piaciuto nemmeno un pò-
Noioso

Invia una mail all'autore del commento SPIZZDAVIDE  @  24/06/2010 14:39:02
   2½ / 10
Non capisco come fa ad avere una media cosi alta.
Il film è lento e noiso, una delle peggiori sceneggiature del genere "carcerario"
Non parliamo poi delle interpretazioni, mediocri, specie quella del protagonista.
Mi dispiace ma questo film non vale di essere visto.

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Ultima risposta 24/06/2010 14.54.18
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uzzyubis  @  10/06/2010 11:09:02
   8 / 10
Bè per il commento vi rimando a quello sotto di Martina 74 che mi sembra particolarmente azzeccato.
Solo una cosa: alcuni hanno paragonato Il profeta a cella 211 be se vedete i miei due commenti ai rispettivi film, nonchè i voti, capite che per me c'è un abisso.

1 risposta al commento
Ultima risposta 11/06/2010 19.04.07
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Gruppo COLLABORATORI martina74  @  01/06/2010 19:38:19
   9 / 10
Un film che si spiega in una frase, quella in cui il vecchio capo còrso dice che Malik sarà le sue orecchie e i suoi occhi.
E Malik, analfabeta, ignorante di tutto, attraverso la continua osservazione e al continuo ascolto e aiutato da un'intelligenza viva, impara e si affranca dal suo padrone e protettore.
"Un prophète" è un grande film, fuori dagli schemi sotto molti punti di vista e con una potenza narrativa che non ha bisogno di grandi musiche, scene sontuose, luci studiate per arrivare al bersaglio.
Il protagonista è semplicemente perfetto: un ragazzino colpevole ma quasi inconsapevole che si trasforma in un vero criminale, senza paradossalmente perdere l'innocenza dello sguardo.

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Ultima risposta 07/06/2010 10.48.58
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Chemako  @  01/06/2010 15:05:39
   6½ / 10
aiemmdv  @  29/05/2010 17:22:21
   9 / 10
Il carcere come drammatica meatafora della nostra società.
L'uomo non ha altre chance di successo se non adeguandosi alle logiche criminali che governano il nostro mondo: cinismo e astuto camaleontismo sono le uniche armi a nostra disposizione.
Audiard realizza un opera che si sbararazza dei facili buonismi moralisti nelle quali la storia affrontata potrebbe facilmente sfociare.
Non esistono setimentalismi nè tantomento una qualsiasi forzatura patetica:
La regia è fredda e le riprese a mano danno quasi un'anima documentaristica all'opera stessa.

Invia una mail all'autore del commento Andre82  @  29/05/2010 16:24:10
   4 / 10
Mi aspettavo questo genere di film ma con una trama del tutto diversa. A parte l'inespressività di quasi tutti gli attori, protagonista compreso, non mi ha coinvolto e convinto praticamente mai, anche perchè succedono eventi spesso senza una ragione comprensibile. Non riesco a capire come mai abbia una media così alta...sarà che io i film francesi non li digerisco...

Invia una mail all'autore del commento astropippa  @  24/05/2010 16:30:23
   6½ / 10
come detto dagli altri un film molto crudo e un po lunghetto... un buon film

Invia una mail all'autore del commento Malvagio  @  11/05/2010 18:48:28
   6 / 10
Bel film ma in alcuni tratti della trama non è chiaro e lascia molti interrogativi.

Cliff72  @  10/05/2010 16:09:35
   8½ / 10
Gran bel film, teso, coinvolgente, pessimista.
Da vedere assolutamente.

NandoMericoni  @  09/05/2010 20:29:57
   7½ / 10
gran film sicuramente uno dei migliori visti quest'anno, forse ecessivamente lungo ma da vedere...

danko  @  07/05/2010 22:37:16
   6½ / 10
è un buon film.non certo un capolavorto,ma comunque si guarda bene.dura un po troppo e a volte i dialoghi non sono ben fatti.sono un po surreali tutti i "traffici" che avvengono li dentro.un po troppo all'acqua di rose..

lucki71  @  07/05/2010 12:50:41
   8 / 10
sono rarissimi i film in cui riesci ad entrare così nel mondo delle carceri..bravissimo il regista..da vedere!!!!!!

maxwin  @  06/05/2010 13:21:28
   6½ / 10
Devo dire che questa opera non mi ha entusiasmato, buona la fotografia e la recitazione ma mi ha lasciatp parecchio indifferente..

crimal9436  @  05/05/2010 19:00:13
   7½ / 10
Lungo ma incalzante
Romanzato ma vero
Crudo ma armonioso

StranzCronenber  @  04/05/2010 13:31:54
   7½ / 10
Film molto bello, a tratti magnifico, direi.
La trama è complessa e ben congegnata, soprattutto se si considera che l'ambientazione (il carcere) poteva costringere lo svolgimento della storia in ambientazioni troppo "restrittive".
Invece, grazie ad alcuni accorgimenti, gli scenari cambiano spesso, con avvenimenti all'esterno fondamentali non solo per lo sviluppo della storia, ma pure per l'approfondimento dell'aspetto psicologico dei protagonisti.
Alcune sequenze sono straordinarie.


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Non siamo di fronte allo sbandierato capolavoro, ma di sicuro, vale la pena vederlo.
Unico neo, ritengo, il finale.
In un film molto "europeo", una chiusura in stile hollywoodiano non mi è sembrata molto azzeccata.
Peccato veniale, comunque.

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Ultima risposta 14/05/2010 00.34.57
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Assenzio75  @  02/05/2010 22:36:40
   7 / 10
ok..
è un bel film, è ben girato, ottimamente interpretato, teso, compatto, coinvolgente, violento, scioccante..e chi più ne ha più ne metta..
ma a me non è strapiaciuto...anzi.. sarò sacrilego difronte a tal capolavoro.. ma mi ha pure un po' annoiato..
e quanto era lungooooooooooo..
sarà che la sala in cui l'ho visto (unica in tutta Torino a proiettarlo ancora due settimane fa) era piuttosto calda e stretta..
ma me stavo a stufà..
però è bello eh.. niente da dire..
non ho ancora capito sinceramente se il "buon" Malik mi fosse simpatico o no, certo non penso che ci farei cena assieme..
che poi magari passandomi il sale mi sputa na lametta sulla giugulare..
ok..
questo è quello che riesco a dire.. di più non mi ha lasciato..
per me è sopravvalutato..
anche perchè sa di già visto..(su tutto le didascalie.. eddai!!)
vabè..
7 (con tanti -)

rob.k  @  02/05/2010 10:51:17
   4 / 10
Il genere carcerario, che in passato ha prodotto capolavori come "Il miglio verde" e "le ali della libertà", non poteva che essere rovinato dai francesi, con questo polpettone insignificante, con un protagonista che definire "attore" è un complimento, e con una trama così avvincente che puo' essere usata come sonnifero.

13 risposte al commento
Ultima risposta 12/03/2011 21.10.34
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dominus  @  28/04/2010 12:39:43
   6 / 10
il film merita di essere visto,ma2ore e mezzo sono troppe spesso si ci annoia il ritmo un po troppo blanto

testadilatta  @  24/04/2010 03:22:56
   5½ / 10
Sono un accanito fan del cinema in prigione!
La mia serie preferita è OZ; sto riscoprendo le pellicole "Women In Prison" a cui NOCTURNO ha dedicato il dossier di questo mese.
Ho premesso questo per arrivare alla conclusione che questo film non mi ha lasciato niente...
Il protagonista che da zero diventa boss, ok, e allora?
Chi lo dice che la "non spettacolarizzazione" in questi casi è un bene?
La prima serie di Prison Break è strepitosa pur essendo spettacolarizzata al massimo.
Che male può fare?
Certo, è una scelta che rispetto ma non condivido...
Se paragono questo film a FUGA DA ALCATRAZ il primo ne esce malconcio secondo me.
Comunque "Il Profeta" è un film che va visto e di cui va cercato un senso...

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Ultima risposta 26/04/2010 15.50.00
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alastar  @  23/04/2010 19:43:12
   6 / 10
Sinceramente non condivido nemmeno io tutti questi voti alti per questo film.Per carità,le scene sono molto reali,la regia è buona e i personaggi sono credibili.........ma francamente tutto ciò non mi sembra sufficiente a dare un ottimo voto.La storia non è nulla di che,alcune scene potevano benissimo essere tralasciate,non è un lavoro che merita l'insufficienza ma oltre il 6 secondo me non può andare.

Rand  @  19/04/2010 12:14:27
   9 / 10
Devo dire che pensavo di averlo perso, complice la programmazione scandalosa delle sale abruzzesi, fortunatamente inspiegabilmente l'arca lo ha programmato, e devo dire che la sala era semi piena. La storia è semplice, ma i più livelli in cui si muove, e il realismo delle situazioni è sicuramente la grande forza del film. l'evoluzione del personaggio di Malik

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Inoltre tutti i personaggi si muovono in un contesto in cui violenza e corruzione fanno da padrone. I detenuti corsi sono come i mafiosi, riescono a fare e disfare a piacimento quasi qualunque cosa nel carcere centrale.
Nei 6 anni di detenzione Malik cambia, in peggio? in meglio?
Lui è un profeta? o è solo il rimorso, che gli tiene compagnia, notevole l'uso del "compagno " di cella.
Il regista è da tenere d'occhio, il film fà a meno dell'eccessiva spettacolarità di scene d'azione inverosimili. Anche la spèaratoria nell'auto, è ben congegniata.
Musica semplice ma diretta, attori perfetti, si veda Luciani, ma anche gli arabi. Malik è ambiguo e feroce, si adegua ad un mondo spietato per sopravvivere, ma questo è il mondo reale, non la fiction.
Meritevole di oscar secondo me!

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Ultima risposta 24/04/2010 12.32.06
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corbi91  @  18/04/2010 16:37:40
   8 / 10
un bel film.. crudo, violento, sincero.. da vedere

dibinho  @  18/04/2010 16:12:09
   7½ / 10
Buon film molto crudo e reale
bravi gli interpreti ed ottima regia.
Consigliato

gkorps  @  18/04/2010 11:45:59
   6 / 10
Sinceramente carino, ma non condivido i voti molto alti

Gruppo COLLABORATORI JUNIOR Invia una mail all'autore del commento LukeMC67  @  17/04/2010 15:19:59
   9 / 10
A salvarsi non sono mai gli "eletti" o i "giusti" bensì i peggiori, i "cattivi", quelli che sanno adattarsi. Su questa difficilmente digeribile conclusione si consumò il dramma prima spirituale e poi fisico di Primo Levi. Lo scrittore torinese si riferiva ai campi di concentramento, ma, mutatis mutandis, ogni luogo ristretto di detenzione o comunque di convivenza forzata rispetta queste terribili leggi primordiali ("Arcipelago Gulag" non era da meno, tanto per rimanere in tema...). Il carcere moderno non sfugge a queste atrocità, nonostante i (goffi) tentativi di umanizzarlo per renderlo quello che dovrebbe essere: luogo di recupero e non di mera punizione.

Audiard pigia l'acceleratore e senza troppi fronzoli, con poche, decise "pennellate" iniziali ci fa piombare dentro uno degli inferni moderni (la prigione, per l'appunto) raccontandoci del classico poveraccio di origine maghrebina finito probabilmente per ingenuità in carcere e comunque non in grado di difendersi nonostante le formali premure con cui viene accolto nel mondo penitenziario (l'impotente avvocato d'ufficio, l'inutile e beffardo questionario d'ingresso, il primo giorno di "ambientazione" in una cella speciale, ecc.). A questi "zuccherini", buoni per tener tranquilla la coscienza di chi sta fuori, si contrappone la durissima realtà del cellulare (che sembra un insieme di gabbie per cani), la durezza del regolamento carcerario e, soprattutto, la cattiveria umana che lì si esprime ai massimi livelli senza alcun freno o ritegno.
A questo punto il gioco diventa esattamente quello proposto materialmente dal boss còrso (uno straordinario Niels Arestrup) al "piccolo" Malik (l'altrettanto stupefacente Tahar Rahim, nuova star del cinema d'oltralpe): uccidi o sarai ucciso. Scatenata la primordiale legge di sopravvivenza, ogni morale crolla e tutto giustifica il fine ultimo. Così cresce Malik, "profeta" dotato di una straordinaria forza intuitiva, grandissima intelligenza nell'apprendimento, tutta la forza e l'energia di un ventenne.
Ma la sua crescita (come quella di ognuno di noi) passa per traumi successivi dai quali lui impara prima e meglio degli altri soprattutto padroneggiando all'inverosimile la comunicazione verbale (parla 3 lingue "sapendole parlare" ad ogni autoctono) e quella non verbale fino a diventare un "boss" in piena regola. Con qualche sentimento in più (da mettere da parte quando serve), ma pur sempre boss.

Cinematograficamente, l'autore del notevole, originale thriller "Sur mes lèvres" ("Sulle mie labbra" cui questo "Profeta" mutua il tema della comunicazione come mezzo affermativo di sé), si muove a suo agio nello stile ormai collaudato della docu-fiction. Ma l'occhio del cinefilo smaliziato noterà che la costruzione di ogni singola sequenza è tutt'altro che casuale e tutt'altro che semplice: osservate attentamente la famosa sequenza dell'omicidio con la lametta, per esempio; oppure quella della consegna della valigetta al boss còrso; o ancora quella della resa dei conti a casa di Khalif l'Egiziano. A questo stile, reso ancor più "attendibile" e televisivo dai fermo-immagine con i nomi dei personaggi nel bel mezzo delle azioni, fanno parte di apparenti marziani caduti sulla terra le varie sequenze oniriche che, dall'omicidio con la lametta fino al finale, "irrompono" a mo' di visioni nella mente del "Profeta" e negli occhi di noi spettatori. In quegli intermezzi, prima appena accennati, poi via via sempre più pregnanti (magistrale la sequenza in cui alla visione dei daini fa seguito l'estremo realismo dell'incidente stradale in cui viene investita una di queste bestiole a interruzione violenta di uno dei dialoghi più tesi del film), Audiard mostra davvero la differenza tra "fare cinema" e " fare televisione"; tra l'impostura della "docu-fiction" e l'onestà del tacito accordo tra autore e pubblico che c'è nella "fiction"; tra falsa (im)moralità e Morale (anche se scomoda).

Nota di merito, infine, alla colonna sonora che spazia tra rap gridati, melodie arabeggianti discrete, cover interessantissime (su tutte la canzone dei titoli di coda). L'autore? Vi dice niente il nome di Alexandre Desplat? Ebbene sì: oltre ad aver già lavorato con Audiard essendo stato l'autore delle musiche di "Sur mes lèvres", è lui ad aver firmato gli spartiti hitchcockiani de "L'uomo nell'ombra" di Polanski... Che dire? Quando la classe non è acqua...

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Ultima risposta 20/04/2010 15.24.54
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