killers of the flower moon regia di Martin Scorsese USA 2023
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killers of the flower moon (2023)

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locandina del film KILLERS OF THE FLOWER MOON

Titolo Originale: KILLERS OF THE FLOWER MOON

RegiaMartin Scorsese

InterpretiLeonardo DiCaprio, Robert De Niro, Lily Gladstone, Jesse Plemons, Tantoo Cardinal, John Lithgow, Brendan Fraser, Cara Jade Myers, JaNae Collins, Jillian Dion, Jason Isbell, William Belleau, Louis Cancelmi, Scott Shepherd, Everett Waller, Tahlee Redcorn, Yancey Red Corn, Tatanka Means, Tommy Schultz, Sturgill Simpson, Ty Mitchell, Gary Basaraba, Charlie Musselwhite, Pat Healy, Steve Witting, Steve Routman, Gene Jones, Michael Abbott Jr., J. C. MacKenzie, Jack White, Larry Sellers, Barry Corbin

Durata: h 3.26
NazionalitàUSA 2023
Generethriller
Tratto dal libro "Killers of the Flower Moon" di David Grann
Al cinema nell'Ottobre 2023

•  Altri film di Martin Scorsese

Trama del film Killers of the flower moon

All’inizio del XX secolo, la scoperta del petrolio trasformò l’esistenza degli Osage che diventarono da un giorno all’altro immensamente ricchi. L’improvviso benessere di questi nativi americani attirò l’interesse dei bianchi che iniziarono a manipolare, estorcere e sottrarre con l’inganno i beni degli Osage fino a ricorrere all’omicidio. Una storia d’amore e tradimenti, delitti e misteri in un intrigo avvincente per la scoperta della verità.

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Voto Visitatori:   7,39 / 10 (36 voti)7,39Grafico
Miglior attrice in un film drammatico (Lily Gladstone)
VINCITORE DI 1 PREMIO GOLDEN GLOBE:
Miglior attrice in un film drammatico (Lily Gladstone)
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Voti e commenti su Killers of the flower moon, 36 opinioni inserite

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  Pagina di 1  

Giorg1  @  12/02/2024 10:10:13
   7½ / 10
3 ore e 20 minuti al netto dei titoli di coda. Film pesante che richiede una visione impegnata. Non è difficile da capire ma la soglia dell'attenzione deve essere mantenuta alta per tutta la durata perchè se perdete un pezzo del puzzle è poi difficile venire a capo di alcuni aspetti della trama.
Detto questo siamo di fronte ad un ottimo racconto dell'America rurale di un secolo fa.

Ch.Chaplin  @  11/02/2024 16:15:49
   8½ / 10
Alzi la mano chi è riuscito a vederlo tutto dall'inizio alla fine ;) Killers of the flower moon è praticamente una serie senza stacchi, strutturata come un a cristallina visione di ciò che un tempo era (e in parte forse è ancora) il pregiudizio razziale negli States. De Niro torna finalmente a interpretazioni degne del suo nome, mentre Di Capriolo, che personalmente amo, stavolta è un po' più bloccato, quasi troppo speso un corrucciato e monocorde. Regia magistrale (ça va sans dire), fotografia e costumi da Oscar.

BlueBlaster  @  09/02/2024 16:46:53
   7 / 10
Sulla regia di Scorsese non saprei che dire....bravissimo ma il suo stile ha qualcosa che mi lascia perplesso, mette troppi personaggi nei suoi film e mi incasino il cervello e questo lo ha sempre fatto!
Bravissimi gli attori protagonisti.
La storia non è di quelle per cui impazzisco ma il film mi ha appassionato e non è pesato, fa anche piacere scoprire i lati oscuri del Sogno Americano.

Kyo_Kusanagi  @  03/02/2024 19:28:39
   6½ / 10
Film difficile da digerire sia per la durata (3h30 è quasi un sequestro di persona) sia per i temi trattati. Una storia dolorosa, straziante, che ti lacera per tutta la visione, ancora di più sapendo che è tratta da una storia vera! con protagonista personaggi assolutamente negativi e spregevoli che suscitano fastidio e rabbia e che trova nella bravura di due mostri come De Niro e Di Caprio un'interpretazione convincente e magistrale (sopratutto Di Caprio imbruttito e irriconoscibile con quell'espressione da bifolco). Film che scuote la coscienza e che è una chiara denuncia al passato americano raccontando l'avidità umana e cosa è capace di fare verso i propri simili.

markos  @  29/01/2024 13:19:26
   8½ / 10
Film dalla durata lunga. Per me è stato una vera goduria, la sceneggiatura, la fotografia, gli attori ecc...Veramente consigliato a chi ama il buon cinema.

DogDayAfternoon  @  28/01/2024 20:35:00
   6 / 10
Leggendo la trama già lo immaginavo, ma devo dire che a livello di storia non mi ha mai preso dal primo all'ultimo dei suoi 206 (!!) minuti; forse qualcosina nell'ultima ora, ma si arriva abbastanza sfiancati e dopo più di una pausa, credo che se lo avessi visto al cinema tutto d'un fiato lo avrei giudicato ancora più negativamente. Indubbiamente però quando hai certi registi e certi attori è sempre un piacere vederli, indipendentemente dal fatto che la trama prenda o no, e in questo film Di Caprio e Lily Gladstone se non sono da Oscar poco ci manca.

Deludenti dialoghi e colonna sonora: i primi che dovrebbero essere ciò che più fa scorrere la spropositata durata li ho trovati per la maggior parte prolissi, vuoti, poco incisivi, anche noiosi; per quanto riguarda la musica, più che una colonna sonora è spesso una cacofonia di suoni a volte anche troppo invadenti.

Non c'era comunque alcun bisogno di farlo durare più di una finale del grande Slam per raccontare una storia del genere. Visto una volta, non credo lo rivedrò mai più.

antoeboli  @  28/01/2024 14:33:07
   9 / 10
Tre ore e oltre di grande cinema di intrattenimento targato Scorsese in cui si toccano alte punte di recitazione, dialoghi profondi, personaggi scritti in maniera sublime.
Se De Niro e Di Caprio sono una conferma e un lusso che pochi possono permettersi, va citata la prova magistrale di Lily Gladstone nel ruolo della moglie e nativa Osage. Un ruolo di profonda emozione a larghi tratti, e che resta il suo piu importante finora a 38 anni.
Regia solidissima che trascende da un ganster movie ibrido nella religione dei nativi di america, con quell immagine dall alto finale che rimane impressa nella mente.

Gruppo COLLABORATORI Compagneros  @  21/01/2024 14:35:09
   7½ / 10
Scorsese riesce sempre a fare centro e questa pellicola non fa eccezione. Durata davvero eccessiva, ma si lascia vedere, perché è davvero grande cinema.
Scorsese prende una vicenda americana poco nota e ne fa un grande affresco, con un sempre ottimo Di Caprio, un intramontabile Robert De Niro e una bravissima Lily Gladstone.

alberto1234  @  15/01/2024 13:38:12
   9 / 10
Film lungo ma che va via tutto d' un fiato e non e' facile fare una cosa del genere. Di Caprio bravo ma come un attore normale, anzi a volte ha esagerato con le urla e spesso la sua espressione non mi faceva intendere cosa voleva far intendere...magari una e' stata scelta proprio per ottenere quel risultato. Il film narra di un tema delicatissimo e si schiera senza fraintendimenti dal lato degli osage. Forse un oscar ci sta per molly.

benzo24  @  15/01/2024 12:14:52
   3 / 10
Scorsese ha perso il senso della misura, per una storia semplice come questa bastavano max un'ora e mezza di pellicola invece Scorsese allunga fino all'inverosimile il film che va avanti senza guizzi, colpi di scena o sussulti di sceneggiatura, poi parafrasando Paul Schrader, tre ore e e mezza con protagonista un idiota sono francamente troppe, pure Scemo e + Scemo fosse stato così lungo non avrebbe fatto ridere a nessuno

4 risposte al commento
Ultima risposta 02/02/2024 19.28.11
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Gruppo COLLABORATORI JUNIOR Invia una mail all'autore del commento emans  @  06/01/2024 23:46:58
   7½ / 10
Visto tutto d'un fiato senza un attimo di noia, le oltre tre ore di durata spaventano solo prima di premere "Avvio" pensando ai tempi morti di "The Irishman". Qui siamo ad un altro livello.

Non riesco a trovare un tempo morto o una sequenza da eliminare. Solo mi ha confuso un po' il montaggio, volutamente veloce, a volte è esageratamente rapido visto che i flash-back vanno un po' indietro e un po' avanti con la storia.

Incredibile che i fatti raccontati siano veri, una legge Americana scritta ad hoc per giustificare gli omicidi di questa "povera" gente. Storia che sconoscevo completamente come molti.

Davvero interessante, da non sottovalutare.

TheLegend  @  27/12/2023 17:46:04
   7 / 10
Film ben diretto e interpretato, manca un po' di emozione.

felym  @  15/12/2023 22:06:10
   4 / 10
Appena finito di vedere. A me, non è piaciuto. Cioè proprio non mi ha emozionato..nonostante la discreta prova del cast e l'innegabile buona regia di Scorsese. Pellicola troppo prolissa, alcune scene incomprensibili e/o poco utili alla storia; ripeto, sono rimasto deluso dal film.

Mauro@Lanari  @  14/12/2023 18:26:13
   4½ / 10
La banalità teologica di (questo) Scorsese
Durant'una pausa dello spot per la Fiat 600e, DiCaprio bacia la moglie mentre l'avvelena o l'avvelena mentre la bacia. È il "Judas Kiss", la poetica di Scorsese impoverita, immiserita, depauperata fin'a una singola stupida idea. Come prendere dalla "Commedia" dantesca solo il quarto cerchio dell'"Inferno", il girone degl'avidi col De Niro luciferino d'"Angel Heart" (Parker '87) e ogn'altro personaggio raffigurato com'una delle caricature deformi di Grosz contro banchieri, affaristi e redditieri. Nell'eziologia del male la "reductio ad unum" neotestamentaria non può consistere nei 30 denari, i "trenta pezzi d'argento" di Matteo 26, 14-16 (https://www.laparola.net/wiki.php?riferimento=Matteo+26,+14-16), il peccat'originale che si propaga contagiando prima gl'Osage macchiati dagli zampilli di petrolio e poi i bianchi non può esser'individuato nello "sterco del diavolo", collo di bottiglia in cui s'era già infilato Bresson col suo ultimo film "L'Argent" ('83), mentre l'ex seminarista ha cominciato a mostrare 'sta fissa d'almeno "Casino" del '95, forse da "Goodfellas" del '90 o ancor prima da "The Color of Money" dell'86. Il serpente (o coyote) tentatore non può assumere il significato unifattoriale della "cupiditas" verso i soldi. Voglio dire: unire Griffith e Stroheim si può fare qualche volta, ma Scorsese stesso ci aveva abituato a disamine più sfaccettate. In un altro suo film a caso, "New York, New York" ('77), il "Major Chord" indica la sin qui vana speranza ch'una coppia s'emancipi dai rapporti di forza, sopraffazione, predatorietà raggiungendo un equilibrio "economico" nel valore reciproco e non in senso letterale. Materia ormai ereditata da P.T. Anderson anche se in modo altrettanto ossessivo-compulsivo. La resa dell'Inferno con la scena dell'incendio è più pregevole di quella inventatasi con poca fantasia da Trier nell'epilogo del suo lavoro più recente, "La casa di Jack" (2018). Il finale cameo metanarrativo come produttore d'un programma radiofonico è meno discreto e arguto di quello in "After Hours" ('85) com'operatore dei fari/luci/proiettori del club. A parte ciò, zzz.

Elfo Scuro  @  13/12/2023 01:56:02
   9 / 10
Direi che posso altamente consigliare il nuovo film di Scorsese, mi ha fatto venire in mente "Goodfellas" però negli aspetti che erano stati meno evidenziati. Gran cast, fotografia al bacio come la colonna sonora. La comparsata di Martin è un bellissimo tocco, forse anche migliore di quella in "Taxi Driver". Bob in gran spolvero, anche più della parte finale di "The Irishman".

VincVega  @  12/12/2023 12:05:42
   8 / 10
Scorsese riadatta il saggio di Grann cambiando molte cose, dato che il ruolo del protagonista sarebbe stato l'agente dell'FBI Tom White, chiamato ad indagare sugli omicidi degli indiani Osage. E giustamente direi, dato che quel tipo di narrazione sarebbe stata più sulle corde di un Michaell Mann per esempio, con la contrapposizione tra bene e male, le derive, le sfumature. Scorsese invece scava nel marcio, come quasi sempre nel suo cinema, intrufolandosi nelle losche trame di Bill "King" Hale e concentrandosi nel rapporto tra il nipote rozzo Ernest e la nuova moglie indiana Mollie. Dove con "Goodfellas", "Casinò" e "The Irishman" eravamo nei meccanismi della malavita, con "Killers of the Flower Moon" si colpisce l'America razzista avida di soldi degli anni '20 e pensandoci ora che sono passati cento anni dall'inizio della storia raccontata dal buon Martin, non è che sia cambiato chissà poi tanto. Gli Stati Uniti, certo non dovunque, in tanti luoghi sembra di essere ancora da quelle parti e la storia del genocidio degli Indiani Osage non fa altro che rammentarcelo. Atmosfere western, momenti noir, scene oniriche (il gufo), personaggi sgradevoli (incluso il protagonista interpretato da un bravo DiCaprio). Le uniche luci sono rappresentate da questi Indiani Osage la cui unica colpa era di essere divenuti ricchi. Ottimo DeNiro, superlativa Lily Gladstone.

Tre ore e mezza che volano grazie anche ad una messa in scena impeccabile, le critiche per la durata sono ridicole. Non tra i capolavori del maestro Scorsese, ma senz'altro trova posto nella sua immensa filmografia. Sicuramente tra i top 5 del 2023.

Filman  @  26/11/2023 08:00:31
   8½ / 10
Martin Scorsese sta concludendo la sua carriera con un adagio di straordinaria fattura.
Un artista ed un uomo come lui, che ha già completamente dato sé stesso al cinema e al pubblico, nel suo ultimo lasso di carriera, avrebbe poco da dire ancora, ma parliamo pur sempre del regista vivente americano forse più importante, forse migliore, in un momento del mondo in cui ritorna forte il senso filosofico-religioso della redenzione e del peccato che, per quanto passato, deve essere espiato, secondo alcuni e secondo lo stesso regista. E si parla ovviamente dei peccati dell'uomo bianco occidentale.
Nell'epilogo geniale lo stesso autore si prende le responsabilità, mettendo letteralmente la faccia, di fare un mea culpa sulla questione dello sterminio degli indiani d'America, approvato e liberalizzato in maniera informale da parte delle caste del tempo. Questo rende chiaro il senso e l'esistenza di questo KILLERS OF THE FLOWER MOON, aldilà della sua bellezza di scrittura, recitazione, fotografia, scenografia e tutto il resto: l'unica maniera per redimersi è dire la verità, raccontare cosa è successo, abbracciare il paradiso e lasciare alle spalle l'inferno anche solo con l'uso delle parole, in un'idea di cinema che lascia alle spalle l'idea di cinema di inchiesta o di cinema verità e diviene un confessionale per il pubblico occidentale.
In un momento in cui il mondo che spesso definiamo "civilizzato" si contrae, si ritira, abbandona le sue colonie, rilascia spazio alla natura e ai suoi frutti, si reprime e si deprime, senza però retoriche o sviste di troppo, questo film diventa importante e attuale.
Va menzionata anche, inevitabilmente, una costruzione cinematografica monolitica e non-frammentabile che lavora sul western, modernizzandolo attraverso la storia e non la bugia, e quindi trovando il perfetto ponte tra questo e il noir, che usufruisce degli spazi bucolici e del marcio del tempo. Un vero gioiello teorico sui generi.

mrmassori  @  20/11/2023 14:07:32
   8 / 10
Un gran bel film, a tratti con un'influenza "alla fratelli Coen", interpetato da grandi attori. Ottimo come sempre il maestro Scorsese.

Gruppo STAFF, Moderatore Jellybelly  @  13/11/2023 12:47:59
   8 / 10
Per il suo ritorno in sala Scorsese sceglie una storia terribile e poco conosciuta (perlomeno, io la ignoravo completamente), che decide di raccontare con tempi dilatatissimi, quasi avesse in mente di fare un film esplicitamente anti-Marvel. E alla fine ci riesce, anche se in effetti per una storia simile un'oretta e mezza in meno non avrebbe guastato: si respirano molta epicità e molto cinema in questo film, ed in alcuni momenti anche un lirismo inaspettato (come quando gli antenati vengono a visitare la

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Che poi è vero che il film ha un'ora e mezza di troppo, ma è un'ora e mezza di troppo di grande cinema, con un buon ritmo e nessun tempo morto: KOTFM non annoia, mai, e per un film di questa durata è veramente un miracolo.

Insomma bravo Scorsese, che a 80 anni suonati ancora dà le piste a tutti e riesce ancora a creare un senso di attesa e hype attorno a qualsiasi film giri, anche uno che sarebbe potuto sembrare respingente come questo.

2 risposte al commento
Ultima risposta 10/01/2024 16.10.51
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Samusgravato  @  08/11/2023 21:54:23
   7½ / 10
Killers of the flower moon non è un brutto film,anzi vedendo quello che propone il cinema odierno è pure sopra la media (d'altronde stiamo parlando pur sempre di Scorsese),tuttavia tralasciando la perfezione dell'aspetto tecnico (da questo punto di vista meriterebbe un 10,ci sono alcune inquadrature e la fotografia che rasentano la perfezione) e le magnifiche interpretazioni di Leonardo DiCaprio e Robert DeNiro (da solo reggono 3/4 del film tranquillamente),il film offre una storia sicuramente interessante narrata con uno stile asciutto che senza troppi giri scava a fondo nella cattiveria dell'animo umano e porta sicuramente a riflettere lo spettatore ma non si può negare che sia un film che le tre ore e mezza le fa sentire tutte,ecco,killers of the flower moon mi ha dato la sensazione di essere troppo dilatato,troppo lungo per la storia che si prefissava di narrare,tirato troppo per le lunghe solo per mostrare quanto Scorsese sia bravo dietro la macchina da presa con scene messe lì appositamente per allungare inutilmente il brodo e portare la pellicola a durare il più possibile.
Un film crudo,che mostra bene quanto l'essere umano faccia schifo,girato e interpretato maestosamente ma purtroppo non un capolavoro e non privo (ahimè )di difetti,perchè anche solo tagliare mezz'ora dal mio punto di vista avrebbe giovato e reso la pellicola più digeribile.
P.S.da grandissimo fan di Breaking bad è stata una bella sorpresa vedere nella pellicola Jesse Plemons ovvero il Todd Alquist della serie

Gruppo COLLABORATORI Harpo  @  06/11/2023 16:46:37
   9 / 10
Fare un'analisi di Killers of the flower moon è un esercizio assolutamente inutile e probabilmente fine a sé stesso, è un capolavoro e basta. Molto meglio contestualizzare l'ultimo lavoro di Scorsese nello scenario attuale, piuttosto che sciorinare tutte le ragioni per le quali si tratta del miglior film di un anno. Anno che, per quel che mi riguarda, a parte qualche meravigliosa chicca, si sta trascinando abbastanza stancamente alla conclusione senza troppi scossoni.
Io credo, anzi sono certo, che se dei film come "C'era una volta in America" uscissero oggi in sala, oltre a fare un prevedibilissimo flop al botteghino, risulterebbero inguardabili anche per la stragrande maggioranza dei cinefili. Capolavori che mettono il primo dialogo dopo decine di minuti di montato, dove la dilatazione temporale è parte integrante della pellicola, dove unità di tempo e spazio vengono letteralmente deformate per fini narrativi e il montaggio rispecchia una concezione che ormai, ad eccezion di quei 3 o 4 vecchi ruderi della New Hollywood, è assolutamente defunta.
Ho sentito con le mie orecchie sedicenti cinefili lamentarsi della lunghezza del film, dell'autoreferenzialismo di Scorsese e di altre strunzate che per fortuna ho rimosso dal mio cervello in pochi secondi. Per me, è stata la più grande soddisfazione cinematografica dell'anno, è un film che in un mondo normale oltre al plauso della critica avrebbe sbancato anche al botteghino. Ma gli anni '90 sono finiti e accontentiamoci di gustarcelo in pochi.

daaani  @  02/11/2023 06:26:04
   8 / 10
Bellissimo, film di 3 ore che però passano in fretta, ottime interpretazioni

Cosimo70  @  01/11/2023 14:32:17
   9 / 10
Bella storia, belle scenografie, ottime interpretazioni. Grande film.

andrea9002  @  30/10/2023 15:23:22
   9 / 10
A tratti mi ha ricordato "C'era una volta in America" il capolavoro di Sergio Leone ma qui non c'è la colonna sonora di Ennio Morricone purtroppo... ma il paragone regge bene perchè Martin Scorsese è Martin Scorsese!

Di Caprio dà il suo meglio e De Niro deve solo recitare le battute ed essere sè stesso per rendere i personaggi credibili e carismatici.
affascinante la ricostruzione dell'epoca e meravigliosa la luce degli esterni, sembra di vedere un mondo da favola che ormai non esiste più... come la stragrande maggioranza dei popoli indigeni americani...

Pellicola lunga oltre 3 ore ma non c'è molto da dire... questo è cinema, con la C maiuscola.

Gruppo COLLABORATORI JUNIOR rain  @  29/10/2023 11:14:48
   8½ / 10
Immaginatevi di vedere uno dei gangster-movie di Scorsese portato negli anni '20, tra tribù di nativi americani (gli Osage) e ricchi possidenti bianchi e avrete un quadro abbastanza chiaro di cosa possa essere "Killers of the Flower Moon". Certo anche Scorsese negli anni è un po' cambiato, così la violenza è passata dall'essere efferata all'essere metodica (e subdola), però rimane intatta la straordinaria capacità del cineasta newyorkino nel mostrarci l'ambiguità dell'essere umano, diviso tra avidità e sentimenti, tra momenti "esplosivi" e altri più intimi.
Ovviamente non sarebbe un film di Scorsese senza grandissimi attori e anche qui "Killers of the Flower Moon" non vuole sfigurare: De Niro dimostra di saper ancora sparare qualche buona cartuccia, DiCaprio ha dimostrato da tempo di essere non solo un (ex)ragazzo che piace alle donne ma anche un grandissimo attore, Lily Gladston dimostra una presenza scenica straordinaria pur usando più le espressioni che le parole, Plemons attore bravissimo anche se sottovalutato (ho la mia personale convinzione che con un aspetto fisico più simile a quello di tante presunte star di Hollywood sarebbe ora tra gli attori più in voga).

Manticora  @  29/10/2023 10:15:51
   8 / 10
Se da una parte oramai Scorsese ha raggiunto l'autorialità che gli consente di essere un regista anticommerciale che segue un preciso progetto artistico dall'altra il regista di New York complice forse la vecchiaia è diventato più introspettivo e "lento" nel raccontare le sue storie, ma questo diventa un difetto solo verso la fine. In questo western, il primo che ha girato, riesce comunque a tenere sempre in mano il bandolo della matassa, elaborando un affresco sociale e storico che risulta convincente e non annoia. Indubbiamente non è solo merito della storia, ma gli interpreti fanno la differenza, la dove David O. Russel con Amsterdam e un cast equivalente non riusciva a tenere in piedi dopo metà film l'attenzione dello spettatore qui Scorsese riesce perfettamente. Leonardo di Caprio nel suo primo vero ruolo da EVIL funziona benissimo, con quell'aria trasognata, dubbiosa vagamente ottusa e invece poi

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Ovviamente il boss è Robert De Niro, che qui è peggio che un mafioso, senza tornare a interpretare il ruolo di quei bravi ragazzi o casinò risulta più sobdolo e sottile, un vero EVIL che manipola, convince e ordina. Perchè sa come abbindolare gli indiani, e non si fà scrupoli a farlo, grazie anche al nipote. Il suo narcisismo e presunzione sfiorano il patologico, tanto è convinto di essere un benefattore per gli Osage. La terza attrice che funziona in contrapposizione ai due protagonisti è Lily Gladstone, attrice indiana che buca lo schermo con la sua sola presenza, anche se parla pochissimo, sono i suoi pensieri, il voichover del film che raccontano la storia a dare la dimensione di tutto. In tutto questo oltre alla storia funziona tutto, scenografie perfette, gli altri attori tra cui spiccano una marea di caratteristi danno spessore a tutta la vicenda.Quando appare poi Jesse Plemens siamo al culmine, nel ruolo che doveva essere di Di Caprio, ovvero il poliziotto "buono" dell'FBI. Invece è meglio così, l'attore ha l'aria da sempliciotto bonario, tutt'altro che irresistibile ma invece

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lo sfruttamento degli Osage e delle loro ricchezze tra cui il petrolio verrà scoperto perchè i bianchi sono degli stupidi rubagalline che non sanno affrontare AGENTI ESTERNI al loro mondo, in cui inevitabilmente si sono rinchiusi, convinti di farla franca, si arriva quindi ad un finale inevitabile

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nella parte procedural-drama purtroppo Scorsese si adagia, rendendo il film un pò pesante da seguire, d'altronde 3 ore e 40 non sono uno scherzo. Si riprende nel processo, innellando anche due attori perfetti con Brendan Fraser e John Lightow ossia avvocato difensore e dell'accusa che battibeccano durante il procedimento gudiziario. Finale diverso ed efficace, lasciato ai musicisti e vari presentatori che raccontano l'epilogo del processo e dei personaggi, con l'ultima scena narrata da Scorsese stesso. Agli Oscar credo che sarà battaglia, soprattutto con Napoleone di Scott, per il resto non vedo molti altri contendenti.

Wilding  @  28/10/2023 18:17:46
   6½ / 10
Tema estremamente interessante, ma racchiuso in due righe, e pertanto dialoghi interminabili e pesanti come macigni che allungano il brodo ma non portano da nessuna parte. In tal modo la prima parte viaggia benino, poi il film arranca, perde colpi e si trascina stanco sino alla fine, per fortuna supportato da interpreti di spessore, pur se De Niro non si scosta da quelle espressioni che lo accompagnano da oltre mezzo secolo, e Di Caprio con la smorfia che inizia finisce senza mai cambiarla.

Boromir  @  27/10/2023 17:43:07
   8 / 10
Sotto molteplici punti di vista, l'ultimo lavoro di Martin Scorsese può essere letto come la diretta conseguenza di The Irishman: quattro anni fa abbiamo assistito a una presa d'atto di Scorsese della propria mortalità (e della fine di un genere che lui, analogamente ad altri maestri della ruggente New Hollywood, ha contribuito a plasmare); in Killers of the Flower Moon udiamo il ruggito di un leone che, accettata l'idea del tramonto dietro l'angolo, non può far altro che rispondere all'urgenza di continuare a raccontare grandi storie. E i lati oscuri della Storia.
Con virtuosismi registici da mozzare il fiato, Scorsese tira i fili di un grande romanzo visuale cupo e travolgente, che emana la classicità di sguardo e la voglia di fare iconoclastia del mito americano tipica delle epopee di George Stevens. Il cast è meraviglioso, persino nei ruoli secondari caratterizzati in maniera maniacale: DiCaprio stupisce come antesignano inetto del Ray Liotta di Goodfellas; De Niro è sgradevole come non mai e continua a beneficiare di quella "cura Joker" che lo ha riportato a livelli altissimi (imperdibile l'omaggio a Gli Intoccabili); Lily Gladstone è la rivelazione del film, un prisma di emozioni che dà i brividi.
Thelma Schoonmaker ci regala il montaggio dell'anno, tre ore di pura godibilità come non se ne vedevano da tempo. Rodrigo Prieto scolpisce volti ed espressioni con l'impeto drammatico del miglior Caravaggio. Il finale può suonare ricattatorio, quando in realtà è il tributo più bello all'arte cinematografica e un j'accuse memorabile.

anthony  @  26/10/2023 20:23:48
   10 / 10
Martin Scorsese firma il suo primo capolavoro degli anni 2000, trattasi in effetti del suo miglior film da tempo di... "Casinò".
"Killers of the Flower Moon" è il funerale, la ballata funebre di una nazione intera; Cimino, con il capo d'opera "I cancelli del cielo", aveva seppellito il mito della frontiera... Scorsese ne celebra la totale dipartita, acuendo e accuminando ancora di più la feroce critica politica, sociale e storica: gli USA sul banco degli imputati, insieme ai suoi cowboys, i suoi 'pre-capitalisti', i suoi padroni bianchi colonizzatori, genocidiari e razzisti. Scorsese, con incedere gravoso e senza speranza, mette in scena il genocidio finale, la sostituzione umana, etnica, storica e culturale di una tribù nativa, quella degli Osage, che ha avuto la tremenda (s)fortuna di divenire temporaneamente ricchi per la prodigiosa scoperta del petrolio nella loro riserva confinata e recintata; fortuna temporanea distrutta e fatta deflagrare con cinica, spietata, beffarda e centellinata violenza dall'uomo bianco colono e colonizzatore. Nessun uomo bianco razzista e capitalista si salverà dalle responsabilità: NESSUNO, neanche la neonata FBI di J.Edgar Hoover.
Scorsese elimina qualsiasi epicizzazione ed eroicizzazione narrativa dei suoi bianchi lupi gangsters, nessuna gigioneggiata, nessun acuto, nessun climax, niente: pura e scarna storia reiterata di violenza, sopruso e morte... un incedere gravoso e spietato nell'abisso più oscuro e senza ritorno: grandiosa la sceneggiatura dello stesso Scorsese e di Eric Roth. Alla fine solo i personaggi nativi Osage si 'salvano' e insieme a loro, quindi, Molly... interpretato magistralmente da una gigantesca Lily Gladstone. Enormi anche le prove attoriali di un luciferino De Niro e un ominicchio pavido Di Caprio.
Regia immensa di Scorsese, insieme alla fotografia, le scenografie e le musiche del grande Robertson.
Cinema come non se ne vedeva da lungo tempo.

Un grande capolavoro.

Gruppo COLLABORATORI SENIOR The Gaunt  @  26/10/2023 18:50:59
   7½ / 10
Un pezzo di storia del primo dopoguerra americano intorno agli anni 20. Un inizio a dir poco straniante perchè mette in luce un certo grado di ribaltamento sociale. Una nazione indiana ricca e prospera che dopo aver scoperto il petrolio all'interno della riserva, grazie alle concessioni a peso d'oro diventano ricchi tanto che hanno alle dipendenze personale bianco. Una ricchezza ai limiti dell'esibizione in alcuni casi, ma che non nasconde la fragilità su cui poggia: malattie come il diabete, depressione cronica che conducono al suicidio e se Madre Natura non arriva, l'uomo aiuta con omicidi ed uccisioni in serie.
Killer of The Flowers Moon non esprime una violenza iperrealistica come altre pellicole di Scorsese, bensì più "semplificata" ed essenziale, sufficente per spiegare un meccanismo più sottile ma non meno inesorabile quando si muovono gli antenati dei lupi di Wolf Street, mossi da spregiudicatezza ed avidità, ma con il volto suadente ed i modi generosi di un Robert De Niro cinico e manipolatore. Un latifondista che manovra le sue pedine a piacimento, in primo luogo Ernest, e mosso dalla volontà di accumulare denaro e concessioni a suo favore e dei suoi sodali. Anche Di Caprio è convincente nel portare sullo schermo un carattere problematico e debole, inetto e poco intelligente, però più genuino e sinceramente innamorato della moglie. Anche lui ha i suoi lati di ambiguità proprio nel rapporto coniugale (molto brava anche la Gladstone), nel misurare il grado di consapevolezza se la cura per il diabete non sia in realtà una forma di lento avvelenamento. Un film dalla durata gigantesca, tuttavia scorrevole che mostra uno spaccato di storia poco conosciuto. Una forma di massacro attuata in maniera più subdola per nutrire l'avidità di pochi a svantaggio di molti.

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Ultima risposta 27/10/2023 12.00.49
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Thorondir  @  26/10/2023 15:13:00
   7 / 10
Ci sarebbero tante cose da dire ma mi limito ad alcune: con questo film Scorsese prosegue sulla sua lunghissima e personale poetica del racconto delle contraddizioni criminali degli Stati Uniti. In questo caso l'occhio è puntato su un momento di svolta (nascita dell'Fbi, Usa ormai superpotenza economica, scoperta del petrolio nelle plains) e su una realtà "interstiziale" del mondo Usa, quella dei nativi. L'affresco è quello di una realtà in cui anche quando dovrebbe mancare la tara del razzismo economico (sono selvaggi perchè non conoscono ricchezza, ecc.) si inserisce quella prepotentemente suprematista di un mondo non a caso bianco e maschile che vuole prendersi tutto (persino le vite altrui). Da questo punto di vista il racconto scorsesiano è distaccato, quasi documentaristico, ben esemplificato dalla scena in cui uno degli accusati dice senza problemi di esser pronto a far fuori i figli se ciò significa ottenere l'eredità. Come ha detto Menarini, è un film sulla banalità del male. Tutto questo e la messa in scena classica e posata lo rendono interessante e per certi versi lontano dai film recenti di Scorsese, tutti ritmati in modo diverso (e forse per questo più vicino ad un titolo come "Silence"). Certo, qualcuno potrebbe dire che si guardano da un punto di vista diverso le solite tematiche di Scorsese, che quindi siamo sempre nella sua comfort zone. In realtà però quello che secondo me funziona meno del film è la sua costruzione narrativa: le prime due ore, soprattutto dopo la prima mezz'ora, sono di un ingolfamento continuo di dinamiche narrative tutte identiche a se stesse, con uno screentime eccessivo per situazioni che non ne necessitavano e per di più tutto piattamente mostrative nei confronti dello spettatore. Lo spettatore sa e vede tutto ma i personaggi sono imbelli, o perchè ingenui e un po' stupidi o perché descritti come degli automi in grado di non ben comprendere cosa sta succedendo. La credibilità filmica per un film che fa del realismo uno dei suoi punti cardine va un po' a farsi benedire. Ne risulta un grande romanzo-film-fiume in cui il taglio documentaristico finisce per eliminare qualsiasi momento di pathos e di costruzione emotiva dei personaggi, tutti identici a loro stessi se non nell'ultima mezz'ora, quando gli eventi faranno maturare (ma solo secondariamente) dei differenti tratti psicologici. Mi sembra il film di Scorsese dell'ultimo periodo in cui la voglia di dire tanto, forse troppo, finisce per inficiare in modo determinante il risultato complessivo.

stratoZ  @  26/10/2023 13:34:45
   8 / 10
ATTENZIONE POSSIBILI SPOILER

Film splendido di Scorsese che ancora nel 2023 ad ottant'anni suonati ci regala l'ennesimo affresco sull'America e le sue origini, sull'uomo e le sue pulsioni più basse, "Killers of the Flower Moon" è una rappresentazione spietata dell'avarizia, egoismo, brama e crudeltà umana, un film dilaniante per la cattiveria che mostra, l'ennesima analisi antropologica di Scorsese che dopo aver ampiamente approfondito la brama di potere senza scrupoli dei gangster, ma anche dei broker, si concentra sui coloni, realizzando a posteriori, se proprio vogliamo divertirci con i generi, un post western revisionista. Se nel filotto a cavallo tra gli anni 60' e 70' però ancora vi sono i cowboy che fieramente sparano all'impazzata e mostrano i massacri dei nativi come motivo di vanto qui i tempi sono cambiati, la società è andata avanti, uccidere non è più ben visto, allora ecco che entra in gioco uno dei personaggi più viscidi e meschini che mi sia capitato di vedere su schermo ultimamente.

Bill Hale, interpretato da un De Niro monumentale, racchiude tutto lo schifo di cui ho parlato prima, è un proprietario terriero che fiuta l'opportunità di mettere le mani sulle possessioni della famiglia appena suo nipote Ernest si sposa con Mollie, una donna appartenente a questa famiglia osage in possesso di terreni su cui sono stati scoperti i giacimenti petroliferi.
A questo punto è facile intuire dove andrà a parare la trama, come nel nostro caro vecchio western, e Scorsese lo sa benissimo, in cui se ne facevano di cotte e di crude per accaparrarsi l'oro, qui Bill e il suo burattino personale Ernest ne faranno di cotte e di crude per accaparrarsi l'oro del nuovo secolo, quello nero.
Ed è fantastico vedere De Niro interpretare il suo personaggio nella sua immensa falsità, i cambi di registro tra la freddezza con cui comunica le sue intenzioni a Ernest e la finta compassione che deve impersonare di fronte al susseguirsi delle tragedie nella famiglia di Mollie, fino ad arrivare al confronto finale tra le sbarre, in cui Ernest gli comunica che testimonierà la verità, con la sua voce tremolante e la finta sicurezza per cercare di farla franca ancora una volta, il suo porsi da uomo onnisciente, semplicemente straordinario, va goduto in lingua originale per apprezzare totalmente una performance del genere.

Non che DiCaprio sia tanto da meno, oddio forse interpreta un personaggio un po' più facile, semplicemente grezzo e arrivista, sempre negativo e un po' paradio*, ma fondamentalmente sarà una marionetta delle mani dello spietato zio, alla fine regala diversi grandi momenti anche lui e una buona crescita, basti pensare a come cresce la malizia tra l'inizio del film e la seconda parte, ma direi che il dialogo sulla lettura tra lui e suo zio rende perfettamente l'idea del personaggio "Sì, di leggere so leggere" ecco se metaforizziamo un pochino si potrebbe parlare del male che usa l'ignoranza come comburente per portare a termine le sue malefatte.

Poi c'è tutto il comparto tecnico che è eccezionale, qui la regia di Scorsese è ispiratissima, non rischia troppo e rimane sulla sua bellezza ormai canonizzata ma regala momenti di puro piacere a partire dai pianosequenza, qui mostrati con anche una discreta frequenza, che ricordano molto i suoi film più corali, da "Goodfellas" a "Casinò" - in realtà anche la struttura narrativa mi ricorda molto quei film - ad esempio quello post esplosione della bomba, con la camera che fa le scale e poi si fa il giro della casa ad immortalare il dramma di una famiglia ormai a pezzi, ma la cosa che stupisce particolarmente è come Scorsese, in coppia con la fedelissima Telma, realizza i cambi scena, un'eleganza unica nell'impallare e mostrare ogni transizione come l'apertura di un sipario, di una porta, di una finestra, immergendo totalmente lo spettatore nella visione con una semplicità fantastica.
La fotografia è di gran livello, si nota particolarmente il dualismo tra gli esterni più radiosi, specie nelle scene prettamente immerse nella natura, come a sottolineare la nostalgia verso un tempo nel quale le tribù vivevano libere e gli interni cupi e contrastati, con quei colori caldi tra il rossiccio e l'arancione pieni di ardore.
Bisogna anche menzionare la colonna sonora del grande Robbie Robertson - strano che in un film di Scorsese ci sia una grande colonna sonora eh - ex membro dei "The Band" che effettivamente con la loro musica hanno rappresentato le origini dell'America, qui i colpi di armonica e chitarra, banjo o quel che sia, in un tripudio di folk e country si sposano benissimo con le immagini.

In definitiva, a mio parere Scorsese realizza uno dei suoi migliori film degli ultimi 25/30 anni, un'epopea tragica della fine dei bei tempi andati per le tribù ormai oppresse dal coercitivo uomo bianco in un sistema distruttivo delle tradizione e delle persone stesse, un meccanismo che macina tutto ciò che incontra per la brama di denaro, tutto rappresentato con un'asciuttezza da spezzare il cuore, in particolare, penso che la sequenza dopo l'esplosione tra le macerie è devastante a livello emotivo, ma in generale credo che il quadro complessivo crei la maggior rabbia e breccia interiore.

Il pre finale, che mi ha ricordato molto "Goodfellas", è una caduta di tutti i finti ideali e i castelli di parole costruiti fino a quel momento, con i personaggi che un tempo alleati cercheranno di metterselo nel di dietro a vicenda, in barba a tutti gli accordi, promesse e robe varie, ecco qui Scorsese ci mostra quanto vale la loro parola, soprattutto se pesata con i loro interessi, non è casuale anche il riferimento alla religione, con quella critica al bigottismo, un po' stantia anche, che ho visto in innumerevoli gangster movie.

Poi il finalissimo è una chicca, più stilistica che altro, però vedere Scorsese salire sul palco, qualche brividino me l'ha causato.

BigHatLogan91  @  26/10/2023 10:35:24
   7 / 10
Interessante compagine storica. Scorsese scrive e dirige un ottimo adattamento, ma pecca nellla durata e nel ritmo.

Gruppo COLLABORATORI JUNIOR Invia una mail all'autore del commento williamdollace  @  24/10/2023 19:25:39
   6½ / 10
Ok affondo storico, ok cameo, ok la banalità come rumore del male e viceversa, ok le magistrali interpretazioni, Lily soprattutto oltre a Leonardo, ok 2 inquadrature: l'inizio (la pioggia di petrolio, i corpi), la fine, ma, non sono soddisfatto.

JOKER1926  @  24/10/2023 02:42:49
   2 / 10
Scorsese è un regista che realizza le sue fatiche cinematografiche in base ad uno stile definibile coerente. L'impronta artistica del cineasta è facilmente prevedibile/leggibile, in genere, si parte da una scelta tutt'altro che accidentale del corpus attoriale e si prosegue nel nome di vecchie storie americane, fra spaccati sociali generalmente criminosi.

La coerenza c'è, ed è questo il dramma. "Killers of the flower moon" tecnicamente e concettualmente sembra appartenere alla stessa idea un po' fallimentare di "The Irishman". A preoccupare, in primis, è una durata spaventosa del prodotto, si va ben oltre le tre ore, i risultati quali saranno?

"Killers of the flower moon" non impiega troppo per palesare il suo fraudolento progetto, insomma, basteranno circa quaranta minuti per capire che il film è stato strutturato sulla falsariga del già citato "The Irishman", ma questa volta il collasso è oggettivo. Dopo un prima parte quasi "documentaristica", Scorsese lascia trasparire già le intenzioni e le dinamiche inesorabili di un disegno magrissimo. In teoria si parte da uno spunto "giocabile" ma la trama non gode di sviluppi significativi e la sceneggiatura, in modo del tutto meccanico e sincronico, sprofonda negli abissi dell'imbarazzo. Fra pigrizia, ridondanza e vuoti funesti circa l'introspezione dei personaggi principali il film è una quintana di ripetitività e lungaggine inaudite ("Quei bravi ragazzi" a confronto è un capolavoro) dal sapore di beffa per chi paga il biglietto.
Location interessanti ma non estremamente curate, meglio per quanto riguarda le atmosfere e il gioco di inquadrature messo a disposizione da Scorsese (se fosse venuto meno anche su questo punto, diremmo del vuoto cosmico). Sufficiente De Niro, ruolo infinitamente stereotipato per lui. Se la cava benone Lily Gladstone, più immagine qui che attrice. Malissimo Di Caprio in un ruolo fin troppo a testa bassa che stanca già dalla prima inquadratura. Tris di attori bruciati come i soldi dei magnati al casinò.

"Killers of the flower moon" è una schematica ed elementare parabola discendente di uomini e donne, storia triste e drammatica quasi quanto la superficialità e la leziosità della regia circa l'esposizione dei fatti e della mancata veemenza dei personaggi, splendidi protagonisti di un mortuario club dell'apatia.

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Ultima risposta 29/10/2023 02.48.11
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Gruppo COLLABORATORI JUNIOR Satyr  @  23/10/2023 22:40:17
   7½ / 10
Visto 3 giorni fa, ho lentamente metabolizzato quindi dico la mia dopo aver letto i soliti schieramenti nazi del tipo "se non hai apprezzato, non puoi parlare di cinema" oppure i riduttivi e sotto un certo punto di vista avvilenti "film lento, un'agonia, una sequestro di persona, una *****!".
Parto da un concetto semplice che credo vada comunque ribadito: Scorsese gira un film straordinario con quelli che sono gli elementi essenziali del Cinema, ovvero una grande scrittura, una superba messa in scena, un budget elevato che garantisca un comparto tecnico di livello assoluto, e un cast fatto di grandissimi attori. Ed è innegabile che ormai dopo 50 anni la coda del cinema di Scorsese sia sempre più orientata verso una cifra stilistica priva di ogni tipo di ammiccamento al pubblico; gli ultimi tre film del regista sono quanto di più anti hollywoodiano si possa trovare nella sua filmografia, l'esatto opposto rispetto al canone generico contemporaneo che siamo abituati a mandare giù in sala. Manca del tutto quel tipo di "intrattenimento" di autore tipico (per citare due titoli dell'ultimo ventennio) di film come The Departed o il Lupo di Wall Street e se mi fermo a pensarci un attimo la trovo una scelta del tutto pacifica e condivisibile, senza contare che nella maggior parte dei casi è anche normale non girare film a 80 anni come lo facevi a 40. Scritto tutto il pippone introduttivo (ma necessario) a me il film è piaciuto molto ma non lo considero ne il capolavoro assoluto del regista, ne superiore (per rimanere in tema con il discorso di prima) a un The Irishman. Gli riconosco innumerevoli pregi ma ne patisco la fruibilità. 3 ore e mezza sono tante, i tempi così dilatati nel mio caso hanno appesantito non poco la visione, ma questo è un discorso puramente soggettivo, ho letto di gente che dormiva dopo 1 ora e altri che sarebbero rimasti immersi nel mondo dei fatti narrati all'infinito. L'unica cosa che non ho provato è la noia, perché ci sono tantissimi elementi che mi hanno catturato fin dall'inizio, primo su tutto le performance; e anche qui "Di Caprio fa le smorfie" "De Niro è invecchiato male" etc etc…*******, due attori magnifici, e se il primo sicuramente gigioneggia un po' troppo senza comunque rovinare assolutamente la caratura della sua prova attoriale, al secondo basta uno sguardo seguito da un lungo silenzio per raccontarci tutto (e non è per nulla scontato, visto che gli ultimi anni di carriera per lui rappresentano copioni come "Nonno questa volta è guerra" e "Papà scatenato". Splendidi, sia loro che Lily Glandstone, attrice capace di portare in scena tutta la drammaticità degli eventi con un intensità ammirevole.
Secondo me va visto, senza paura, è un'esperienza impegnativa ma che allo stesso tempo arricchisce molto lo spettatore.

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