Recensione ladri di cadaveri regia di John Landis Gran Bretagna 2010
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Recensione ladri di cadaveri (2010)

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locandina del film LADRI DI CADAVERI

Immagine tratta dal film LADRI DI CADAVERI

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Immagine tratta dal film LADRI DI CADAVERI

Immagine tratta dal film LADRI DI CADAVERI
 

Basato su una storia vera, il film racconta di due amici irlandesi nella Edimburgo dell'Ottocento, famosa in quel periodo per le prestigiose università di medicina. I protagonisti danno inizio ad una nuova professione: procurano cadaveri a medici e scienziati impegnati a studiare l'anatomia del corpo umano. Ma quando le salme cominciano a scarseggiare, Burk ed Hare metteranno in piedi i piani più strampalati per 'procurarseli' in maniera non proprio lecita
Fonte: excite.it

Benché sia rimasto lontano dal cinema per dodici anni (la sua ultima regia risaliva al 1998, grazie al seguito dei "Blues Brothers"), John Landis pare non sia riuscito a trovare molte idee e l'ispirazione di oggi è un po' offuscata mentre mescola maldestramente i toni offerti dalla storia di "Burk & Hare". L'umorismo macchiato dalle nefandezze delittuose è stiracchiato, il sentimentalismo verso le donne e l'arte è freddo teatro di maniera, il presunto lato horror della pellicola si riduce a due risibili schizzetti di sangue.
Un'arteria recisa è, invece, quella filmica del regista americano, che ci riempie di sviolinate e cornamuse celtiche in mezzo a donne assetate di soldi più degli uomini, mentre prendono loro il posto anche nelle rappresentazioni teatrali di Shakespeare e che pensano lucidamente e hanno ispirazione solo nel momento dell'orgasmo.
Tra chiacchiere a vuoto su argomenti che avrebbero dato molti spunti per affondi comici, la sceneggiatura effettua un burking quasi assoluto, facendo tabula rasa di variazioni e intrighi. Si vivacchia (quando non si moricchia) tra ripetute di miliziani svenuti alla vista di cadaveri sezionati e piedi rimasti a contrasto nella porta; la noia di una comicità stantia contribuisce alla puzza dei vicoli della capitale scozzese.

Buia e sporca, fredda e opprimente, la Edimburgo del 1828, ricostruita con dovizia di particolari, non è parente della società di oggi: nonostante gli sforzi (e ne occorrono tanti) per leggere tra le righe della commedia, i crimini perpetrati dai guadagni illeciti, i delitti commessi da serial killer incastrati da moderne tecnologie fotografiche, l'immoralità di fondo di ogni personaggio (sparare a tutti per colpire qualcuno) e l'indifferenza delle istituzioni di maggior potere a danno delle classi proletarie (elemento involontario che arriva quasi di rimbalzo), fanno parte di uno stile da nuovo millennio che ha smarrito la foga sovversiva e travolgente delle folli risolutezze della fine degli anni Settanta e dei primi Ottanta.

Simon Pegg, imbolsito fresco signorotto accecato dall'amore, e Andy Serkis, ancora alla ricerca di un tesssoro, sono i due William, una coppia che fa rimpiangere i precedenti vecchi abbinamenti tipici delle commedie "alla Landis". Tom Wilkinson è sprecato mentre occhieggia nascosto dalle basette, Tim Curry ha l'espressività giusta per rendere il suo dottore tradizionalista, grazie a uno sguardo roso dall'invidia; le partecipazioni di Christopher Lee, Ray Harryhausen e della famiglia Costa Gavras sono divertenti e deboli maschere dei personaggi stessi.

Perché quella di "Ladri di cadaveri" ci dicono essere una storia vera, tranne le parti inventate. Landis mette le mani avanti e, coprendo qualsiasi anacronismo o difformità storica, autogiustifica i propri svolazzamenti sulla scienza affamata di notorietà a qualsiasi costo pur di raggiungere la mappatura anatomica, si scagiona dai racconti metropolitani che, da Jack Lo Squartatore, sconfinano nelle teorie sull'evoluzionismo di Darwin, e fa cadere il film in un una fossa cimiteriale.
Il corpo riesumato (del cinema) è in vendita. Si attendono nuovi e facoltosi acquirenti.

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Recensione a cura di pompiere - aggiornata al 03/03/2011 12.44.00

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