Recensione travolti dalla cicogna regia di Rémi Bezançon Francia 2011
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Recensione travolti dalla cicogna (2011)

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locandina del film TRAVOLTI DALLA CICOGNA

Immagine tratta dal film TRAVOLTI DALLA CICOGNA

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Tratto dal romanzo "Lieto evento" di Eliette Abecassis (Marsilio Editori), Rémi Bezançon porta sul grande schermo una particolare storia di vita e d'amore. La banalità e soprattutto il richiamo a un'idea di commedia americana d'altro stampo (es. "Molto incinta", "Nine months") del titolo italiano non rendono giustizia a questo film d'oltralpe.

Partendo dalla fabula della storia s'inizia con l'incontro di due giovani che si corteggiano in maniera ammiccante tramite titoli di dvd a noleggio.
Nicolas (Pio Marmaï, già visto in "La delicatesse", in "Contre toi" e in "Bazar") è un trentenne eterno Peter Pan che lavora insieme al migliore amico in un videonoleggio appunto, Barbara (Louise Bourgoin, "Adèle e l'enigma del faraone" e "L'amore dura tre anni") è una giovane donna in procinto di terminare la propria tesi in filosofia per approcciarsi al mondo della ricerca e dell'insegnamento.
L'incontro tra i due protagonisti è raccontato in maniera leggera così come lo sono i movimenti di macchina che ci fanno entrare nella felicità di questa coppia innamorata e spensierata che sembra vivere un rapporto di totale idillio. La bellezza del loro rapporto è l'incanto di un abbraccio, è un fiore che aprendosi lascia illuminare il suo centro. Quando la sfericità di questo abbraccio sembra essere inesauribile a chi la sta guardando, ecco che la coppia decide di mettere al mondo un bambino come coronamento dell'unione che li lega.
Senza indugiare in troppe riflessioni sul proprio futuro i due si lasciano trasportare dall'entusiasmo del momento e in breve Barbara rimane incinta.

L'inusualità del racconto di Bezançon inizia proprio quando la giovane donna prende consapevolezza dei mutamenti del proprio corpo, dei propri ritmi e delle proprie abitudini. La felicità che, presumibilmente, dovrebbe coinvolgere tutta la sua vita si trasforma presto in dubbi, preoccupazioni sulla personale inadeguatezza a tale responsabilità e conseguente alternanza di fasi depressive e fasi di tranquillità. Nicolas sembra riuscire meglio ad affrontare la nuova situazione, cambiando immediatamente lavoro per potere sostenere al meglio la propria famiglia. Anche il momento del parto non risparmia allo spettatore sequenze realistiche che a tratti divertono e a tratti assumono toni drammatici.
Quindi la seconda parte del film, che inizia dopo la nascita della bambina, pur non essendo priva di ironia, si svela con toni decisamente seri, che passano dal vero dramma, al grottesco (dei gadget erotici utilizzati per poter ritornare ad avere un contatto con le proprie parti intime), al malinconico.

Determinate situazioni, quando risultano di radicale cambiamento nella vita di un essere umano possono essere vissute come una minaccia dell'assetto narcisistico, che spesso contraddistingue ogni persona. Rimane l'idea del prolungamento di se stessi così come il suo contrario, ossia il meccanismo di difesa per cui si avverte la scissione da se stessi e questa sensazione può essere vissuta come perturbante.
L'accettazione della nuova condizione non è immediata ma passa attraverso varie fasi, talune riportano al passato, all'infanzia stessa della protagonista, tali altre all'annullamento del proprio Io per concentrarsi sulla bambina, altre ancora all'allontanamento dal proprio compagno per vendicarsi delle mancanze di lui (spesso distratto e poco presente) e per imporre la propria importanza e quella della bambina come primarie.

Il film è scorrevole, interessante e molto ben interpretato, in maniera particolare da Louise Bourgoin, attrice che grazie al suo fascino e alla sua prova riesce a reggere quasi da sola l'intera scena.
Bezançon firma dunque un prodotto che riesce ad attirare un ampio target di pubblico senza scadere mai nel volgare o nel patetico, benché in alcune scene non riesca sempre a trovare la fluidità nel passaggio dal sorriso al malinconico.

Questo film ha il merito di cogliere nella sua verità, anche meno piacevole, il punto di vista femminile della maternità,senza trascurare i rapporti con le famiglie d'origine di entrambi i protagonisti.

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Recensione a cura di foxycleo - aggiornata al 05/09/2012 16.05.00

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