bersagli mobili regia di Peter Bogdanovich USA 1968
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bersagli mobili (1968)

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locandina del film BERSAGLI MOBILI

Titolo Originale: TARGETS

RegiaPeter Bogdanovich

InterpretiBoris Karloff, Tim O'Kelly, Peter Bogdanovich, James Brown

Durata: h 1.30
NazionalitàUSA 1968
Generedrammatico
Al cinema nel Luglio 1968

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Trama del film Bersagli mobili

Bobby, un ragazzo in apparenza tranquillo, si apposta in cima a un gasometro, e da lì inizia a sparare a caso sui passanti. Poi si trasferisce dietro lo schermo di un drive-in, da dove si mette a bersagliare gli spettatori. Quella sera si proietta un film horror del vecchio divo Byron Orlock; costui è presente per caso allo spettacolo, e sarà proprio lui ad affrontare il giovane omicida, neutralizzandolo e consegnandolo alla polizia.

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Voto Visitatori:   7,93 / 10 (14 voti)7,93Grafico
Voto Recensore:   9,00 / 10  9,00
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Voti e commenti su Bersagli mobili, 14 opinioni inserite

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  Pagina di 1  

Gruppo COLLABORATORI SENIOR Ciumi  @  08/12/2010 11:59:12
   8 / 10
"Il mondo appartiene ai giovani, tocca a loro adesso" e subito dopo il cranio azzittito del vecchio è inquadrato nel mirino di uno di quei giovani. Uno stacco (bello a livello narrativo) agghiacciante nella sua ironia, da cui nasce il racconto e raffronto parallelo: da una parte l'attempato attore di vecchi horror macabri, il mostro giurassico che per fare paura si doveva truccare, superato e autocritico nei confronti del proprio orrore che egli stesso avverte come messinscena ormai grottesca e anacronistica; e dall'altra l'orrore reale da cronaca nera, il mostro dal volto di un ragazzo perbene che non sembra avere altre mire se non il cominciare a uccidere di punto in bianco famigliari ed estranei, apparentemente senza un movente.

C'è una sorta di resa della finzione nei confronti della realtà già nella scelta dei ruoli: un vero attore di vecchi film horror (Karloff, il mostro di Frankenstein) e un personaggio ispirato a una figura veramente esistita. Una resa che è tutta nell'espressione delusa dell'anziano. Spenta la luce nella sua camera, dopo una sbronza con il proprio sceneggiatore (altro bel passaggio), un fiammifero si accende nel buio della stanza sul volto del giovane, come ad appiccare nei suoi occhi la miccia di un ordigno che da tempo meditava.

Bogdanovich è un regista che predilige i vasti spazi deserti, specie quelli urbani, che anche quando affollati o trafficati, sa desolare con il suo sguardo distaccato; talvolta certe sue inquadrature ricordano per atmosfera i quadri di Hopper.
Imprigionate dentro l'oblò del mirino, le persone si trasformano in una serie di bersagli senza voce; isolati, lontani oggetti inanimati in movimento.

Suggestivo il paesaggio accanto alla strada; ma ancora più suggestivo è l'ultimo ambiente, quello notturno del drive-in, dove le due storie parallele vengono a incontrarsi - sempre con un pizzico di ironia e auto-ironia, ma amarissime - e l'orrore vero e quello cinematografico. Prende coscienza la paura sinora trattenuta. Ad ogni colpo eseguito o mancato, sale la tensione e si espande il panico, i frequenti stacchi della telecamera e lo spegnersi e accendersi dei fari, fanno viva e spaventata ora la folla davanti al tiratore, e spaventato il ragazzo stesso, un mostro al cospetto della sua platea.

Bogdanovich evita di spiegare le cause. Non giudica, lascia che alla lezione ci pensi il vecchio mostro uscito dal proiettore.

4 risposte al commento
Ultima risposta 17/12/2010 17.26.32
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Gruppo COLLABORATORI Harpo  @  22/11/2007 20:43:35
   8 / 10
Un racconto metacinematografico che, anche grazie alle (complesse) tematiche sociali affrontate (che rimangono quantomai attuali, viste le continue stragi in scuole/centri commerciali/... negli USA e non solo), dimostra molti meno anni di quelli che si porta sul groppone. Davvero magnifica l'interpretazione di Boris Karloff.

2 risposte al commento
Ultima risposta 27/11/2007 18.40.25
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Gruppo COLLABORATORI SENIOR Invia una mail all'autore del commento kowalsky  @  30/12/2006 22:49:44
   9 / 10
Semplicemente uno dei migliori esordi della storia del cinema, un film che è oltre che un'agghiacciante metafora sociale, un grande omaggio alla settima arte e alla degenerazione dell'immaginario collettivo.
Nasce come tributo autobiografico al grande Boris Karloff (doveva essere il suo ultimo film, ma firmò un contratto per altre 6 pellicole girate in pochi mesi prima della morte) e si sviluppa in direzioni diverse: road-movie, thriller, giallo, horror contemporaneo.
Bogdanovich conosce perfettamente la materia e la fonde splendidamente, tributando omaggi a Hitchcock e Howard Hawks, e risultando fra l'altro terribilmente innovativo e preveggente (dai tempi in cui fu girato, il problema della facile detenzione di armi negli Usa non è affatto diminuito).

Lucido, geniale, inquietante, un film che Osa raccontare l'apoteosi di un Divo noto come "re del sangue" (Karloff, qui Byron Orlock) alla sua ultima apparizione prima di lasciare le scene, e al tempo stesso l'orrore VERO esplorato dalla brutalità moderna e dal dramma della lucida follia quotidiana quella di Bobby (ispirato a un reale fatto di cronaca di qualche tempo prima)

Del resto, la collaborazione alla stesura con Roger Corman (anch'esso presente nel cast del film) e il grandissimo Sam Fuller ha dato eccellenti risultati al di là del modesto budget a disposizione

Straordinaria la sequenza finale, che anticipa di diversi anni, e con un tono certamente meno romantico, il Woody Allen di "la rosa purpurea del Cairo"

Davanti all'efferatezza del crimine non è solo l'horror vittoriano di Karloff ma la beffarda follia della realtà moderna a consegnare all'orrore sociale la sua dimensione "impura" di iconoclastia

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1 risposta al commento
Ultima risposta 21/05/2013 00.54.51
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