diciassette anni regia di Zhang Yuan Italia, Cina 1999
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diciassette anni (1999)

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locandina del film DICIASSETTE ANNI

Titolo Originale: GUO NIAN HUI JIA

RegiaZhang Yuan

InterpretiLi Jun, Liang Song, Li Yaping, Li Yeding, Li Bingbing, Liu Lin

Durata: h 1.30
NazionalitàItalia, Cina 1999
Generedrammatico
Al cinema nell'Aprile 1999

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Trama del film Diciassette anni

Tao Lan è finita in carcere perché in un eccesso d'ira ha ucciso la sorellastra con una bastonata. Sono passati diciassette anni e ora la ragazza, uscita dal carcere, torna in licenza premio (è la notte di Capodanno), a casa dai genitori. La accompagna una guardia carceraria che non se la sente di lasciarla sola, visto che nessuno è venuta a prenderla fuori dal cancello del carcere. Il viaggio le fa scoprire che la Cina non è più la stessa e che la casa dove abitava con i suoi è stata demolita.

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Voto Visitatori:   7,50 / 10 (4 voti)7,50Grafico
Voto Recensore:   8,00 / 10  8,00
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Voti e commenti su Diciassette anni, 4 opinioni inserite

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kafka62  @  09/05/2018 14:14:15
   6 / 10
Non si capisce bene perché "Diciassette anni" sia stato boicottato dalle autorità cinesi: forse perché quella descritta da Zhang Yuan non è la Cina del rampante progresso economico di cui parlano le statistiche, ma assomiglia semmai alla Polonia di Kieslowski, tutta rovina e macerie (materiali e non); forse perché un poliziotto fa la guardia in un luogo deserto senza sapere il perché, solo perché glielo hanno ordinato i suoi superiori; o forse per qualche altra ragione, oscura per lo spettatore occidentale. Fatto sta che "Diciassette anni" è un film piccolo piccolo, appena dignitoso nel suo ritratto di Tao Lan, una ragazza che, dopo un lungo periodo passato in carcere (17 anni appunto) per avere ucciso accidentalmente la sorellastra, ottiene un permesso di tre giorni per festeggiare il Capodanno cinese insieme alla sua famiglia. Accompagnata da una giovane guardia carceraria, Tao Lan vaga disorientata per una Pechino che non riconosce più, raggiunge i congiunti che non la aspettavano, passa con loro momenti di intollerabile disagio per la distanza che il tempo e il rimorso hanno scavato, ma alla fine si riconcilia (grazie anche a una pietosa bugia) con il patrigno, che ancora non si è rassegnato alla morte della figlia. Forse l'invenzione migliore di "Diciassette anni" sta nell'aver fatto della occasionale accompagnatrice di Tao Lan la vera protagonista del film, spettatrice di un dolore che la costringe a uscire dalla rigidità e dalla burocratica impassibilità del suo ruolo sociale. Ma il film, oltre a una corretta messa in scena, non offre molto di più, per cui mi sembra parzialmente immeritato il Leone d'Oro per la regia vinto al Festival di Venezia.

luca2012  @  13/04/2009 13:18:43
   8 / 10
Bellissimo film, malinconico, da recuperare.

Ciaby  @  27/02/2009 12:45:58
   8 / 10
incredibilmente suadente e delicato. Un dramma con protesta all'estrema occidentalizzazione di una Cina in movimento. Fotografia oscura. Splendide le scene girate tra i mattoni rotti e le macerie. Finale silenzioso e denso di dolore. Ridicola e trash solo la scena iniziale dell'omicidio

Gruppo COLLABORATORI SENIOR Invia una mail all'autore del commento kowalsky  @  19/05/2007 20:44:33
   8 / 10
Il racconto di un'espiazione: prima è il disagio giovanile come forma di ribellione alla carenza affettiva (o genetica?) e anche come precoce, disperata, scellerata, voglia di indipendenza all'interno di un nucleo famigliare non tradizionale.
Poi è la lunga detenzione nelle carceri dove l'espressivo rigore del Regime detiene ancora un suo primato oltranzista e coercitivo
Infine, i destini incrociati che si ritrovano per la prima volta DAVVERO, fuori dalle mura, quasi affini agli stessi disagi (la famiglia come fonte di "inaccettabile prova della verità").
Quando Yuan riconosce, un poco Maoisticamente, quel senso di giustizia sociale come prova irrefutabile come "occasione di nuova vita" rischia di apparire retorico.
Ma il film - frutto di uno compromesso produttivo tra la Cina e il Veneto - resta bellissimo, sofferto, e straziante come pochi.
Rimanda forse qualche eco involontario dell'"Ultima courvè" di Hal Ashby (v. l'ufficiale) mette in moto meccanismi diversi in un'unica, empatica solitudine mentale
Se il tempo è sovrano, ecco che nel nome di un dolore reciproco (la donna costretta a vivere con l'uomo la cui figlia è stata uccisa dalla sua...), dei rancori mai sopiti, dell'impossibilità temporale di lordare la ferita dell'animo, la "condanna" più spaventosa è in quel lungo silenzio, che reclama l'assenza/presenza di un Padre, e soprattutto il bisogno di "liberarsi" definitivamente.
Scendono le lacrime quando le vere prigioni sono finite: un film che colpisce e stupisce per questa faticosa "odissea di verità"

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