faccia a faccia (1967) regia di Sergio Sollima Italia 1967
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faccia a faccia (1967)

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locandina del film FACCIA A FACCIA (1967)

Titolo Originale: FACCIA A FACCIA

RegiaSergio Sollima

InterpretiGian Maria Volontč, Tomas Milian, William Berger, Carole André

Durata: h 1.48
NazionalitàItalia 1967
Generewestern
Al cinema nell'Agosto 1967

•  Altri film di Sergio Sollima

Trama del film Faccia a faccia (1967)

Un insegnante di storia (Gian Maria Volontč), in giro per il West, diventa un bandito; un bandito (Tomas Milian) si ravvede e mostra di avere un cuore.

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Voti e commenti su Faccia a faccia (1967), 21 opinioni inserite

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Invia una mail all'autore del commento anthonyf  @  16/03/2012 20:28:09
   6½ / 10
"Faccia a Faccia" di Sergio Sollima è senza dubbio un buon esempio di spaghetti-western, ma questa definizione, purtroppo, va leggermente (e correttamente) analizzata. Inizio col dire che il film parte bene e regala allo spettatore serenità e buone aspettative: un'inquadratura su un tavolo, un cappello da maestro che viene posato, e subito la macchina da presa che va sul volto, emaciato dalla malattia, di un grande Gian Maria Volontè che, rivolto agli alunni, spiega il motivo per il quale sarà costretto a lasciarli dalla scuola in cui era solito insegnare. Poi, dopo alcune brevi ma accettabili battute, ecco che il protagonista, il prof. Fletcher, arriva in Texas e si trova sul terrazzo di una tavernetta gestita da messicani, a respirare aria pura, cercando di rilassare la mente e di curarsi. Da qui comincia poi la storia della pellicola ed è anche il punto in cui il film perde completamente credibilità e comincia a barcollare fortemente. Arriva nel locale una diligenza con degli uomini di legge (apparentemente) che hanno con loro un bandito, un certo Beauregard, e iniziano a maltrattarlo. Volontè si oppone e, venendo poi, con uno stratagemma, rapito dallo stesso, ne diverrà amico, fido alleato nelle imprese banditesche ed, infine, egli stesso subirà una negativa trasformazione, diventando, dal mite professore che era, incapace di uccidere un solo animale per cibarsene, un feroce e crudele bandito, che sfrutta la popolazione di Pietra di Fuoco e che uccide e stupra donne senza pietà. Per carità, l'interpretazione di Volonté è superba, ma è la storia che non è credibile, assolutamente. Milian dal canto suo se la cava molto bene, aiutato anche dalla voce di Locchi, e se vogliamo, la narrazione scorre anche godibilmente, ma la storia diventa sempre più infarcita di eccessi e di cliché che, purtroppo, anche ad un appassionato di western (italiani) come me, viene davvero voglia di strapparsi i capelli, dati gli attori e il potenziale sprecato. Eppure il film gode almeno di qualche brevissimo, impercettibile quasi, frammento di Grande Cinema: un primissimo piano, glaciale, di Tomas Milian, quando va dallo sceriffo per far scarcerare un suo vecchio amico, e poi la scena della rapina in banca, sempre un po' citofonata, ma molto particolare. Per il resto, ci si annoia anche e, i 'risvolti umanistici che caratterizzano l'opera di Sollima, differenziandola dai soliti western all'italiana' che molti citano ed ossequiano, io non gli ho visti proprio. In più il duello 'psicologico' è banalissimo e le musiche di Morricone sono un tantino altisonanti, con alcuni accordi indubbiamente ripetuti in opere precedenti. Le ambientazioni sono, ovviamente, le stesse di altri western come "Per Qualche Dollaro in Più" e "Quein Sabe?", quindi tirando le somme, il mio 6.5 è più che generoso, ma anche meritato. E', in fin dei conti, un western guardabile, ma non credibile e girato abbastanza egregiamente. Sollima non l'ho mai apprezzato troppo come regista, perché nelle sue opere è sempre partito bene, ma quasi rararemente ha mantenuto le stesse aspettative iniziali fino alla fine della storia. Ed in ogni caso, se l'é cavata meglio con il ciclo di "Sandokan" o con due noir come "Revolver" con Oliver Reed e "Città Violenta" con Charles Bronson.
"Faccia a Faccia" va visto per quello che è: un tentativo di variare le tematiche dello Spaghetti, riducendo la violenza e aumentando i risvolti 'umanistici', spesso poco trattati.
Senza fare troppo paragoni, se volete godervi proprio dei capolavori senza cliché che colpiscono ad ogni visione per espressività visiva, per poesia, per recitazione, regia e per epicità, vedetevi i western leoniani, da "Per un Pugno di Dollari" al drammatico-politico su sfondo messicano "Giù la Testa".
Se proprio volete fare, invece, un salto proprio d'originalità (ma non vi assicuro che vi possa piacere), vedetevi "Indio Black" con Yul Brynner, un antico precursore del 'pulp' che indubbiamente ha ispirato registi come Tarantino e Rodriguez.

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