ferro3 - la casa vuota regia di Kim Ki-duk Corea del Sud 2004
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ferro3 - la casa vuota (2004)

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locandina del film FERRO3 - LA CASA VUOTA

Titolo Originale: BINJIP

RegiaKim Ki-duk

InterpretiSeoung-yeon Lee, Hee Jae

Durata: h 1.35
NazionalitàCorea del Sud 2004
Generedrammatico
Al cinema nel Dicembre 2004

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Trama del film Ferro3 - la casa vuota

Tae-suk č un ragazzo che passa il tempo alla ricerca di case altrui da abitare in assenza dei proprietari. Visitandone una si imbatte nella ricca Sun-hwa, maltrattata dal marito. I due sceglieranno di vivere ai margini, spostandosi di casa in casa, finchč la scoperta di un cadavere negherŕ loro la promessa di libertŕ.

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Voto Visitatori:   8,22 / 10 (222 voti)8,22Grafico
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Voti e commenti su Ferro3 - la casa vuota, 222 opinioni inserite

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  Pagina di 1  

Romi  @  11/02/2012 16:48:12
   7½ / 10
Siamo tutti case vuote
E aspettiamo qualcuno
Che apra la porta e ci renda liberi.
Un giorno il mio desiderio si avvera.
Un uomo arriva come un fantasma
E mi libera dalla mia prigione.
E io lo seguo, senza dubbi, senza riserve…
Finchè incontro il mio nuovo destino.

Ferro 3 – la casa vuota, può essere definito come un inno alla delicatezza dei sentimenti: la storia è quasi priva di dialoghi, del tutto assenti tra i due protagonisti. Loro comunicano tramite cenni, sguardi, sorrisi appena accennati e questo basta per capirsi.
Tae-suk si introduce nelle case vuote, ma non è ben chiaro il motivo: forse la sua vita è troppo triste e solitaria? O forse vuole portare un po' del suo amore nelle case di coloro che potrebbero essere tristi, litigiosi o con problemi coniugali?
Case, che Tae-suk, ritiene momentaneamente abbandonate grazie a dei volantini pubblicitari che lascia dietro le porte delle stesse. Ripasserà, in un secondo momento, per verificare quale porta ha ancora il volantino dietro, ciò gli segnalerà che la casa è vuota.
Inoltre il ragazzo gioca sempre con una mazza da golf n.3, da cui prende nome il film, infatti secondo il regista la mazza da golf n.3 è anch'essa una metafora (come le case vuote) perché è la meno usata e quindi si può paragonare anche ad una persona sola, abbandonata.
Al tempo stesso la mazza da golf è l'arma con la quale Tae-suk salva Sun-hwa, rappresentando così anche il simbolo della speranza in un cambiamento.
La spiegazione sembra ovvia, ma non è ben chiaro perché il ragazzo giochi sempre con quella mazza. Le metafore spiegate dal regista non si spiegano chiaramente all'interno della storia.
Forse il ragazzo si identifica anch'egli con la mazza n. 3? A sottolineare la sua condizione di solitudine o è una specie di angelo che salva gli altri dalla solitudine?
Ed è proprio attraverso queste sue peregrinazioni nelle case vuote che incontra Sun-hwa, una donna maltrattata dal marito.
L'atteggiamento dei protagonisti potrebbe essere inteso come anarchico, in quanto possono apparire vittime di una società malata e incapace di comunicare. Loro si oppongono ad essa attraverso il loro mutismo. L'amore tra i due infatti è capace di sconfiggere qualsiasi situazione avversa sempre attraverso il loro mutismo che li innalza oltre lo squallore e la volgarità del mondo.
Tae-suk appone il mutismo perfino quando è arrestato e ciò non lo aiuterà ad evitare la galera. In questo contesto il film presenta aspetti surreali perché Tae-suk, nella sua cella, si perfeziona nell'arte del celarsi.
Grazie a questa eccezionale capacità solo Sun-hwa riesce a vedere Tae-suk, egli infatti ha imparato a rendersi visibile solo per lei, e invisibile per il resto del mondo così violento e caotico.
E solo verso la fine, infatti, che Sun-hwa riesce a dire "ti amo", proprio quando egli è invisibile, come se solo allora il loro amore protetto dall'invisibilità di Tae-suk avesse permesso a Sue-hwa di pronunciare le parole più importanti. Il loro amore viene così sublimato in un abbraccio come pura sostanza senza peso e gravità (scena del finale in cui i due si abbracciano sopra la bilancia il cui ago segna lo 0).
Ferro 3, in definitiva, non è un film per tutti, ci sono degli spunti affascinanti: le idee profonde e originali legate alle case vuote, le scene delicate e piene di poesia dei due protagonisti, ma non è di facilissima comprensione e può lasciare anche perplessi sull'aspetto, forse troppo incisivo, che riguarda il bene e il male chiaramente distinti.
Il film si conclude con la frase "è difficile dire se il mondo in cui viviamo è sogno o realtà", forse perché i due protagonisti si rifugiano in un mondo che sembra svanire dietro una cortina di fumo che li rende invisibili attraverso il loro amore sublimato in cui rifugiarsi sicuri da quel mondo ostile e squallido che li circonda.
C'è chi lo definisce un film che prende spunti dalla cultura orientale per trasmutarlo appositamente per il mercato occidentale. Ciò non toglie, secondo me, che il film sia estremamente poetico, evidenziando la delicatezza dei sentimenti, dei buoni sentimenti, di certi valori che, benché se ne dica, sembrano tanto mancare nella società contemporanea.

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