Vittorio, ragazzo di buona famiglia, ma viziato, arrogante e con il denaro come unico valore, con l'aiuto di alcuni amici fa strage della sua famiglia.
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Per chi ricorda ancora la vicenda Maso questo film riesce ad essere disturbante perchè é uno dei casi più tragici e tristemente famosi di fine secolo scorso. Manuzzi prendendo spunto da quel fatto di cronaca, vuol cercare di creare una sorta di evoluzione perversa, con le debite distanze qualitative, de I vitelloni di Fellini. La famiglia non è più sufficiente a contenere esseri privi di valori che non siano le loro voglie narcisistiche. Le famiglie sono ormai un ostacolo da abbattere per soddisfare tali voglie. Se per Sordi & C. il legame familiare è ancora ben saldo, dato il loro comportamento da immaturi e oziosi, ma in fondo inoffensivi, ne I Pavoni il legame viene spezzato senza pietà e senza rimorso. Buone aspettative che non vengono mantenute un po' per il taglio televisivo e su alcuni elementi come la recitazione decisamente sotto la media. Aldilà di Marescotti, unico veramente all'altezza del compito, gli altri vanno a corrente alternata e considerando che molti erano esordienti, si sono ritrovati con dei ruoli non facili da gestire. Peccato perchè le premesse erano molto buone.
Ispirato, neanche troppo liberamente, al terribile Caso Maso (tra i Mostri della nostra amata penisola, il piu' inquietante nella sua gelida "normalità") non è probabilmente un buon esempio di film di denuncia. Le sequenze dei delitti - le piu' efferate ma disgraziatamente le piu' efficaci, sembrano uscire dalle matite degli identikid degli uffici giudiziari, e forse un po' facile il ricorso a descrivere i genitori dell'assassino alias le vittime come delle persone superficiali di una certa borghesia veronese. Malgrado tutto, pero' non è affatto male: per quanto faticosamente si regga sulla sufficienza, il film esaudisce la tensione e l'orrore per quel brutale massacro, e non è poco, in fondo. Anche con i suoi limiti formali, un'onesto film di cronaca