la polveriera regia di Goran Paskaljevic Jugoslavia, Francia, Grecia, Macedonia 1998
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la polveriera (1998)

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locandina del film LA POLVERIERA

Titolo Originale: BURE BARUTA

RegiaGoran Paskaljevic

InterpretiSergej Trifunovic, Mirjana Jokovic, Lazar Ristovski, Miki Manojlovic

Durata: h 1.40
NazionalitàJugoslavia, Francia, Grecia, Macedonia 1998
Generedrammatico
Al cinema nel Novembre 1998

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Trama del film La polveriera

Boris è un pugile che dopo aver perso il treno vaga nella città nella speranza di tornare a casa. Mane che, appena sbarcato dall'estero, è deciso a tornare al suo paese natìo, Ana che seduce i passeggeri dell'autobus che prende ogni mattina. E poi c'è Kosta, Natalia e tutti gli altri che credono di avere in pugno la loro vita, ma, in realtà, sono tutti vittime.

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Voto Visitatori:   6,69 / 10 (8 voti)6,69Grafico
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Voti e commenti su La polveriera, 8 opinioni inserite

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kafka62  @  16/05/2018 10:12:45
   8 / 10
"La polveriera" è una sorta di "nuovissimi mostri" in versione jugoslava, una macabra ronde in cui tutti i personaggi sono mossi da una cieca e autodistruttiva pulsione di violenza, di sopraffazione e di follia, un domino perverso in cui chi è carnefice in un episodio si ritrova vittima nell'altro. Paskaljevic, che ricordavamo buon regista ("Tango argentino", "Il tempo dei miracoli"), è geniale nel mettere in scena questo agghiacciante e crudele "tutto in una notte" belgradese, questo "fuori orario" privo di qualsiasi via di scampo, con uno spirito sovente beffardo (il personaggio che, truccato come il Joel Grey di "Cabaret", ci invita al "Cabaret Balkan" promettendoci che ne vedremo delle belle e alla fine beve alla nostra salute) e intriso di humour nero (l'uomo tornato in patria per riconquistare la sua vecchia fiamma finge di annegarsi per amore, ma viene alla fine affogato per davvero dal timido e imbranato rivale).
Manca, in questo desolante e apocalittico scenario, un sia pur minimo segnale di speranza, un qualche barlume di umanità (a meno che non lo si voglia vedere nell'abbraccio dell'anziano conducente di autobus al giovane dirottatore che ha appena ammazzato a colpi di spranga). Non è un film morale, "La polveriera": qui si uccide, prima con le parole e poi con le armi, il proprio miglior amico, qui (per citare il verso di una vecchia canzone di De André) "chi non terrorizza si ammala di terrore", qui si rappresenta, è il caso di dirlo, la più lucida e spietata allegoria della guerra (in tempo di pace) mai vista al cinema. L'odio chiama odio, la vendetta chiama vendetta (l'episodio dell'incontro tra il vecchio invalido e il suo torturatore) e la violenza dilaga a macchia d'olio, in un'escalation incontrollabile (lo scontro d'auto che degenera in ritorsioni via via più sproporzionate). Non è un film morale, "La polveriera", lo ripeto, ma è un film in qualche modo profetico, che può servire a spiegare la guerra del Kosovo più di tante, documentate, analisi sociologiche e politiche.

Gruppo COLLABORATORI SENIOR The Gaunt  @  05/10/2011 18:23:15
   8 / 10
La polveriera è il ritratto spietato di una enorme pentola a pressione sul punto di esplodere, di una situazione conflittuale palese o più latente che non trova sbocco, impossibilitata ad ogni tipo di soluzione. Tutte le situazioni che il film ci presenta potrebbero avere una risoluzione dettata dal puro buon senso, ma quest'ultimo viene sistematicamente messo da parte, lasciando che le ferite di un passato invece di cicatrizzarsi, siano cosparse di sale.
Scegliendo il tono grottesco il regista si toglie dalla trappola dell'artificio e dell'univocità delle singole storie, offrendo uno spaccato tutt'altro che conciliante ed anzi evidenziando che sotto le ceneri, la violenza può svilupparsi in qualsiasi momento senza lasciare scampo.

JOKER1926  @  07/04/2010 20:42:34
   6 / 10
Ambientato in amarissimi territori di un' Europa da tempo economicamente, politicamente, socialmente miseramente sbilanciata, pendenti cronicamente verso un fondo nero Goran Paskaljevic illustra un'amara (ma enfatizzata) situazione che avvolge Belgrado colpita e stuprata da una serie di incresciosi problemi di guerre civili e di caos.
Strutturato ad episodi che si intrecciano fra di loro, stile "Pulp Fiction" la pellicola è composta principalmente (e forse unicamente) dal fattore violenza, a volte psicologica, in altri frangenti così sottile e beffarda da essere catalogata in una disarmante ironia nera.

"La polveriera" come evoca il titolo è una bolgia di persone diverse ma misere, a lunghi tratti il film proprio per la sua "irrealtà" e per la sua (forse inefficace) spigliatezza espositiva diventa un po' balordo è soprattutto un po' scomodo da seguire; insomma oltre a cogliere i palesi messaggi di Paskaljevic circa il "suo" mondo tempestato da arroganza e fanatismo sfociante nella crudele e veemente euforia dei personaggi (come il tizio del bus) del film resta non tanto, narrazione molto frivola e spesse volte improbabile e vuota. Resta impressa qualche scena, qualche personaggio e gli scenari cupi e tremendamente monotoni. Poteva nascere un gran bel film, ma manca una solida sceneggiatura, manca il sincronismo fra "pulp" e narrazione; prodotto non sfavillante ma meritevole di visione.

5 risposte al commento
Ultima risposta 09/04/2010 21.26.21
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popoviasproni  @  02/09/2008 20:59:37
   7½ / 10
Vicende corali di un crogiolo etnico e culturale in perenne ebollizione.
Grottesco, disperato e inesorabile.
Ottime tutte le interpretazioni.

forzalube  @  29/08/2008 11:26:47
   6½ / 10
Non mi ha convinto. Gli "episodi", per lo più collegati in maniera pretestuosa, si susseguono troppo velocemente uno all'altro e la psicologia dei personaggi è a mala pena abbozzata.

Gruppo COLLABORATORI JUNIOR Invia una mail all'autore del commento tylerdurden73  @  04/06/2008 14:33:36
   7½ / 10
Uno spaccato urbano di una crudezza devastante in una Belgrado notturna che sembra proprio una polveriera pronta ad esplodere nella maniera più violenta che si possa immaginare.
Crudeltà,sbeffeggiamenti e prevaricazioni sono la normalità in un paese che ha ormai perduto ogni valore.Privato di una guida stabile,naviga nella confusione più assoluta che trova terreno fertile nelle menti dei suoi abitanti, per poi esplodere in una furia cieca spesso gratuita o suggerita dalla paura.Ogni persona è vittima e carnefice al tempo stesso,il dolore è causato e subito in ugual misura,i personaggi sono avviluppati da un malessere serpeggiante che invade la notte belgradese,monito inquietante di qualcosa di inevitabile ed ancora più grave che sta per accadere.
Il gioco al massacro ha inizio,Paskaljevic gira un film disperato senza via d’uscita,l’ombra della guerra incombe ed il regista non lascia scampo allo spettatore invischiandolo in un vortice di violenza realmente crudo e a tratti disturbante.Il suo pessimismo raggiunge vette destabilizzanti mentre i suoi personaggi,pedine di un disegno corale, sfogano le loro frustrazioni contro chiunque gli capiti a tiro.
Molto bravi gli attori tra cui il volto più noto è quello di Miki Manojlovic.
Il regista mostra come la violenza sia generata a prescindere dall’estrazione sociale ,dall’età o dall’etnia di appartenenza, in un viaggio senza luce e privo di speranze,specchio di un luogo senza pace.

Gruppo COLLABORATORI SENIOR Invia una mail all'autore del commento kowalsky  @  20/02/2007 00:33:57
   8 / 10
Davvero un'ottimo film: è probabile che abbia perso il suo spirito "eversivo" e politically uncorrect, ma quando uscì in piena guerra del Kossovo fece un bel po' di scalpore... concessioni risibili di un mondo che crede di aver trovato i "colpevoli" (Milosevic, i serbi) contro i "buoni" dell'altra parte: l'affare piu' scandaloso della storia recente, strumentalizzare la stampa internazionale in sfavore di qualcuno e per una guerra "non nostra", e il primo segno tangibile della falsità dei mass-media.

Per dirla tutta, dopo il Kossovo la verità su ogni evento è stata praticamente omessa

Ma parliamo del film: corale, rievoca - grazie anche ai personaggi memorabili che racconta (il tassista vendicativo, il pugile che uccide l'amico fedifrago, un musulmano tornato in paese dopo un lungo esilio per riconquistare la moglie, il travestito attore di cabaret, il giovane folle che prende in ostaggio passeggeri di un autobus cfr. come il Bunuel di "l'illusione viaggia in tramvai") un clima degno del nazismo imminente dei romanzi di Isherwood.

L'odio come ossessione di un popolo (chi e soprattutto quale?) pronto a scatenare l'inferno, gente comune nella loro quotidianità piu' bieca, un fortissimo senso di alienazione e disprezzo senza ragione: questo è un film che dice le cose come stanno, anche se è diretto - ORRORE! - DA UN SERBO, che pensa a Kassowitz ma forse si ispira a Cassavetes.

Di chi la colpa? "Non è colpa mia" parole che risuonano come moniti mentre si assiste all'ennesimo atto di follia omicida, ben lontano dalle zingarate e dal parossismo ideologico-surrealista di Kusturika.
E il fuoco che divampa sembra bruciare simbolicamente anche la Pietà del Martirio di un Cr.is.to in mano a spietati esecutori.

E' un film violentissimo: non dà scampo, non offre speranza.
Spietato, anviso a tutto il buonismo imperante, e per questo da vedere e rivedere.

Ma in fondo Belgrado è solo l'ennesimo "ventre" criminale di una giostra etnica sempre pronta ad esplodere e distruggersi

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