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Vero esordio cinematografico di Fellini (due anni prima firmò la regia di “Luci del Varietà” assieme ad Alberto Lattuada), “Lo sceicco bianco” presenta i tratti di quel cd. neorealismo rosa che in negli anni cinquanta spopolava con le commedie di Comencini, anche se già si avverte il sentore di quella vena poetica che, da “La strada” in poi, caratterizzerà in maniera marcata le opere del regista di Rimini. La storia, semplice e forse anche un po’ zuccherosa, costituisce una sorta di sguardo disilluso sulla vita di città, in cui tutto ciò che è trasfigurato nell’idealizzazione di chi proviene dalla provincia assumerà lentamente la sua vera forma: cioè una dimensione di rozzezza e ipocrisia che non è poi tanto dissimile da quella della realtà dei paesi. Non è sicuramente il miglior Fellini, ma è pur sempre un film piacevole che, tra caricature e bonaria ironia, scorre facendo sorridere.